PaginaZero

RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for febbraio 2007

Informazioni

Pubblicato da paolo fichera su febbraio 28, 2007

Il numero 10 di PaginaZero è uscito oggi. Da oggi saremo meno presenti nel blog, a motivo della distribuzione del numero, degli incontri e delle presentazioni. Abbiamo deciso che da oggi chiudiamo, ma non per sempre, l’accesso ai commenti nel blog. Semplicemente non riusciamo a stare dietro ai commenti come sarebbe necessario. Passano troppi giorni da una nostra risposta a un’altra e le discussioni non si riescono a sviluppare. Ammettiamo un nostro limite al momento. Alcune persone sono state contattate privatamente in risposta a loro commenti e i contatti devono tranquillamente proseguire via mail tra noi e voi. Naturalmente il blog rimane aperto e proseguiranno gli inserimenti dei post ma a un ritmo più ridotto rispetto a quello tenuto fino a oggi. Il blog sarà ampliato, nel frattempo, con la partecipazione di redattori della rivista e con l’aiuto di altri collaboratori. Anche per fare questo abbiamo bisogno di tempo. E vogliamo sviluppare delle idee che l’inserimento giornaliero dei post non ci permette di perseguire. Ringraziamo le persone che a oggi ci hanno scritto, la maggior parte privatamente, e continuiamo a invitarvi a mandarci il vostro materiale.
Paolo e Mauro

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Nuovi ponti oltre le nere barricate – il sogno di un’idea

Pubblicato da Mauro Daltin su febbraio 27, 2007

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di Giacomo Scotti

La Jugoslavia fu un sogno per i grandi spiriti della Slavia meridionale nella seconda metà dell’Ottocento; si dimostrò una costruzione sbagliata subito dopo la nascita nel 1919, sotto la monarchia dei Karadjordjević e l’egemonia serba.
Si sfasciò perciò subito, sotto il primo urto delle truppe d’invasione tedesche e italiane nell’aprile del 1941. Dalla Resistenza armata, dall’epopea partigiana cominciata nello stesso anno, in giugno, nacque il progetto di una Jugoslavia diversa, democratica, repubblicana, federativa.
Nacque nel novembre 1943 in territorio libero dalla creazione e dalla confederazione di sei repubbliche e due regioni autonome. Rinacque repubblicano il Montenegro il cui regno era stato ingoiato dalla Serbia nel 1918; furono dichiarate entità statali nell’ambito della Federazione la Slovenia e la Macedonia che Stati non lo erano mai stati; i macedoni ebbero per la prima volta la dignità di popolo e il loro idioma fu considerato lingua ufficiale; la dignità di popolo fu concessa pure ai musulmani bosniaci; l’autonomia politica e culturale fu concessa alle grosse minoranze ungherese e albanese nella Vojvodina e nel Kosovo, l’uguaglianza dei diritti fu concessa a tutte le altre comunità etniche minori, compresa quella italiana dell’Istria e del Quarnero. Leggi il seguito di questo post »

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Nuovi ponti oltre le nere barricate – miraggi di pensiero

Pubblicato da Mauro Daltin su febbraio 27, 2007

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di Giacomo Scotti

Scegliendo negli anni giovanili di percorrere la via jugoslava, non mi sentii in esilio. Provai fortemente l’esilio dieci-dodici anni dopo allorquando, volendo rivedere la mia terra, mi fu negato il passaporto. E questo esilio imposto, per me atroce, questa separazione forzata dal paese della fanciullezza si protrasse fino al 1964, anno in cui potei accompagnare una delegazione di poeti jugoslavi nella terra di Dante, da Firenze a Pistoia.
Dopo aver respirato l’aria del mio paese, dopo decine di ritorni a una casa che sentivo sempre meno mia, a una terra che sentivo ormai troppo diversa dalle mie abitudini, dalla mia assuefazione-educazione a una vita sobria e severa, al dovere e al lavoro, finì per spegnersi in me la nostalgia.
Mi resi conto di non appartenere in pieno a compaesani con i quali non avevo condiviso gioie e dolori. Rimase forte in me l’amore per la patria grande e l’attaccamento alla sua lingua, alla sua cultura, ma mi sono riappropriato della mia libertà. Leggi il seguito di questo post »

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Nuovi ponti oltre le nere barricate – l’esilio

Pubblicato da Mauro Daltin su febbraio 26, 2007

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di Giacomo Scotti

Il tema dell’esilio, il sogno o l’idea della ex Jugoslavia, la recente guerra balcanica, gli intellettuali e il loro ruolo, le nuove generazioni: ragionando su questi argomenti piuttosto accidentati, affondando in essi, ne verrebbe fuori un libro in cui raccogliere anche le voci e le riflessioni di altri scrittori fra “asilo ed esilio”, come si esprimerebbe il mio amico Predrag Matvejević.

l’esilio

Comincerò dal mio “esilio”. Fu la scelta di un diciottenne al quale la guerra in cui ci aveva precipitati Mussolini nel 1940 strappò: un fratello scomparso in mare con l’incrociatore Zara nella tragica battaglia di Capo Matapan del 28 marzo 1941; il padre morto di crepacuore per la fine del figlio; un secondo fratello preso dai tedeschi in fuga dal Sud e da essi ammazzato sul finire di settembre del 1943. Due mesi prima, in luglio, prima della caduta di Mussolini, un terzo fratello mio era stato preso prigioniero dagli Alleati sulla piana di Catania: si era addormetato accanto a un cannone della contraerea dopo aver sparato per ventiquattro ore di seguito.
Ancora ragazzino seguii gli Alleati, vestendone l’uniforme, lungo tutto lo Stivale per fermarmi nei dintorni di Trieste. Nell’estate del 1947 varcai la incerta linea di demarcazione sul Carso di Monfalcone-Doberdò per correre incontro a un’avventura tutta giovanile e al miraggio di una vita migliore in Jugoslavia. Fu invece una vita dura che mi ha temprato, senza togliermi l’innato “vizio” della libertà intellettuale. A cominciare già dal 1954 per i miei atteggiamenti e scritti libertari e controcorrente subii trasferimenti punitivi, arresti, la prigione, diversi anni di lavoro coatto in un’azienda portuale: un susseguitsi di esilii nell’esilio.
Normalizzatasi alquanto la situazione, rientrato nel giornalismo e nella vita civile, nel 1964 fui a fianco di alcuni intellettuali di prima linea della comunità italiana in Jugoslavia – Eros Sequi, Lucifero Martini, Sergio Turconi e alcuni altri – nel promuovere una rivista letteraria, “La Battana” (si pubblica tuttora a Fiume), che fu la base “per l’avvio di nuove riflessioni culturali”, per la ricerca “di un equilibrio che sentivamo di aver perso”, per rendere più autonomi e consapevoli i nostri intellettuali. Leggi il seguito di questo post »

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Izet Sarajlić: Qualcuno ha suonato

Pubblicato da paolo fichera su febbraio 26, 2007

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Izet Sarajlić, Qualcuno ha suonato, Multimedia Edizioni

***

Non abbiate fretta, ragazzi

Non abbiate fretta di fare i poeti, ragazzi.
Restate quanto più a lungo possibile nella fase prepoetica.
Essere poeti nella vita non è lo stesso che essere poeti in un racconto.
La poesia, sono le disfatte.

Alla fine, vi aspettano, forse, davvero le rose,
ma per molto tempo – a destra e a sinistra – ci sono le spine.
Per la fama non abbiate fretta, restate invece giovani quanto più a lungo,
e solo quando non ne potrete più, proprio allora nascerà la poesia.

1964

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3 numeri di PaginaZero scontati

Pubblicato da Mauro Daltin su febbraio 22, 2007

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I numeri 7-8-9 di PaginaZero-Letterature di frontiera al prezzo totale di 14 euro, anziché 18 euro, comprensivo di spese di spedizione. Scrivi la tua richiesta, con eventuali informazioni, all’indirizzo redazione@rivistapaginazero.net, per ricevere le tre copie direttamente a casa tua. Per leggere i sommari e gli editoriali dei numeri puoi visitare il sito internet http://www.rivistapaginazero.net nella sezione “numeri arretrati”.

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I luoghi e non luoghi del nostro quotidiano e dell’altrove

Pubblicato da Mauro Daltin su febbraio 22, 2007

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di Maurizio Mattiuzza – tratto da PaginaZero n° 7

Una delle fortune dell’essere umano è, di certo, riuscire a immaginarsi il mondo in moto.
Avere una mente che va se c’è da andare.
Sognare le mappe e le rotte, scoprire le scoperte.
Abbiamo, chi più, chi meno, tutti un senso dell’orientamento, una percezione del est e dell’ovest legata al sole che sorge e tramonta, al muschio sugli alberi.
Siamo, sempre, dentro un certo momento e in un certo luogo. La nostra memoria funziona così, come fosse la didascalia di una foto.
Ci serve un angolo di mondo e un secondo, per ritrovare e ritrovarci, per collocare un’esperienza.
Ecco perché, se una città, una via, il tavolo di un caffè non sono anche luogo a sé, in sé, fatichiamo a esistere, a raccontarci quello che ci capita di vivere. A ricordare e a essere, a entrare nelle cose. Leggi il seguito di questo post »

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Editoria americana – CENSURA

Pubblicato da Mauro Daltin su febbraio 21, 2007

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Adesso l’OFAC censura i libri su Cuba
Gabriel Molina – 6 dicembre 2004 – tratto da http://www.disinformazione.it

Gli editori degli Stati Uniti si stanno organizzando per combattere la minaccia che pesa su coloro che pubblicano libri di paesi soggetti ad embargo da parte del Governo di Washington, come Cuba, Iran e Sudan.
L’Ufficio di Controllo dei Beni Stranieri del Dipartimento del Tesoro (la cui sigla in inglese è OFAC), non soddisfatto di impedire implacabilmente che i cittadini nordamericani possano recarsi a Cuba, ha decretato che coloro i quali pubblichino un’opera di autori cubani, iraniani o sudanesi senza un’espressa autorizzazione, possono essere soggetti a multe fino ad un milione di dollari e ad una pena massima di dieci anni di prigione.
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L’ultima volta di Anja – Anna Politkovskaja

Pubblicato da Mauro Daltin su febbraio 20, 2007

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L’ultima volta di Anja – Anna Politkovskaja
di Angelo Floramo

tratto dall’articolo Scatti di dissidenza – “PaginaZero N° 10″

L’ottobre a Mosca è senz’altro rosso. Con sfumature d’oro. Un biondo miele che si stempera nella tavolozza dell’autunno, mentre da Nord senti già l’alito di Buran, che odora di neve. Il supermercato Ramstor non è lontano da via Lesnoij, la “via dei boschi“. Luci e carrelli per la spesa e tutta la pesantezza di una giornata di lavoro sotto le palpebre. Facce in fila alla cassa guardano fuori, verso la strada che si inghiotte in un traffico congestionato di tram rumorosi, tutti vetri e lamiere, mentre vecchie zigulì scatarrano ottani puzzolenti dal motore fiat immatricolato anni ’70. Periferia di gente comune.
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6 tematiche per il Blog

Pubblicato da paolo fichera su febbraio 19, 2007

. Per mantenere una progettualità e un percorso anche nel blog abbiamo pensato di fissare 6 punti-argomenti che verranno sviluppati con il tempo in differenti post. Dai primi commenti e contatti si sono aperte diverse strade ed è già presente il rischio di perderle con il susseguirsi di discussioni in commenti che già dopo qualche giorno, per la struttura stessa della forma-blog, non vengono più letti.
. Ogni argomento è accompagnato da una frase che spiega brevemente l’ambito trattato, ma che può essere ampliato da suggerimenti, interventi e proposte. Chi è interessato a uno dei nuclei proposti ci può contattare via mail e proporre idee, articoli, ecc da inserire poi in successivi post.

Tematiche:

1. dogane dell’informazione (libertà di espressione, contro-informazione, singoli casi di scrittori perseguitati nel mondo, intervista a questi scrittori…)
2. culture di frontiera (temi classici di PaginaZero; interviste, forum, saggi su scrittori di frontiera)
3. altra-letteratura (rapportare la poesia italiana alla poesia degli altri paesi: raffronto su come viene sviluppata-divulgata negli altri paesi rispetto al nostro. Con attenzione anche a internet…)
4. come nasce PZ (un diario condiviso con chi legge sulla nascita di ogni numero di PaginaZero cartaceo: quali temi nascono e come si sviluppano)
5. contro-editoria (il mondo delle case editrici, le logiche di mercato, il mondo delle redazioni, la distribuzione…)
6. confini letterari (uno spazio dove recensire libri sulle tematiche della rivista, incontrare le realtà di altre riviste, creare manifestazioni comuni…)

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Moni Ovadia: libertà di pensiero

Pubblicato da paolo fichera su febbraio 18, 2007

Cosa pensa della sensibilità non tanto dell’opinione pubblica italiana quanto dei suoi intellettuali di fronte alla negazione della libertà di espressione nel mondo?
Contando le decine di giornalisti uccisi ogni anno, ma soprattutto la persecuzione di scrittori in paesi come ad esempio la Cina, ma anche negli USA (con mezzi diversi, ma basti pensare a Chomsky), secondo lei in Italia c’è una consapevolezza reale del problema o tutto è ovattato dato che da noi il problema non sussiste?

Moni Ovadia:
In Italia c’è poca consapevolezza di tutto questo. Lo trovo un paese dalla fibra morale molto declinante. Pensiamo al caso dell’ultima strage di Erba: non c’è il senso di colpa del Paese. Quando c’è un problema la sera si guarda Porta a Porta dove starnazzano un po’ e poi fine della storia. Non c’è una coscienza civile e sociale, i segnali che ribaltano questa tendenza sono pochissimi.
Diventeremo a breve i bassifondi dell’Europa. Cosa vuole che un Paese che ha concluso il caso di Ustica senza colpevoli si preoccupi degli scrittori, degli intellettuali.
C’è una piccola parte, sempre più piccola, di coscienza, ma la devastazione che ha subito questo paese è imperante.

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Nessun uomo è al sicuro II

Pubblicato da paolo fichera su febbraio 17, 2007

“Nel 2005:
26 giornalisti e scrittori uccisi
12 giornalisti scomparsi e dei quali non si hanno notizie
79 denunce per minacce e maltrattamenti
157 casi di aggressione
140 giornalisti e scrittori incarcerati
148 sono sotto processo
62 vittime di attentati
10 sequestrati”

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L’intellettuale è morto – utopia (1)

Pubblicato da Mauro Daltin su febbraio 16, 2007

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C’è stata una generazione di intellettuali che si è formata nel dopo-guerra: penso a uomini di cinema (Pasolini, Antonioni, Bertolucci e ne potrei dire a decine di questo livello), uomini di lettere (Mario Rigoni Stern, Pasolini, Vittorini, Bianciardi, Berto, Volponi, Bartolini, e ne potrei citare a decine), uomini di cultura (critici, filosofi eccetera). Chi possiamo citare oggi? Al di là della generazione dei settantenni, chi ha preso il loro posto, c’è qualcuno che bussa dietro la porta? Dico con il peso culturale, etico e morale di questi personaggi.

L’utopia credo possa essere il primo termine da prendere in esame per un’analisi: utopia come tensione, come impegno civile, come indignazione verso le cose, nel senso in cui un intellettuale debba essere al centro dei processi e delle dinamiche sociali. Come l’economista, come il sociologo, come il politico, come il professore universitario, nel passato lo scrittore ci metteva la faccia, la sua faccia. Penso alle pagine del Corriere di Pasolini, penso ai libri storici di Mario Rigoni Stern, penso all’impegno partigiano di Elio Bartolini, ma tutti, tutti, erano coinvolti nella Vita Vera. Era una generazione nella quale molti avevano fatto la guerra, nella quale c’era la miseria, il sogno di affrancarsi eccetera. Tutte cose che non ci sono più, per fortuna. Ma la guerra c’è ancora, diversa, ma c’è. La miseria sta ritornando un tema di attualità, la forbice tra le classi sociali si sta di nuovo ampliando. Chi si fa portatore e interprete di questi cambiamenti? Dove sono le critiche degli scrittori? Negli anni Sessanta si sapeva se uno scrittore stava da una parte o dall’altra. Adesso non lo si sa più (al di là del Baricco veltroniano o del Buttafuoco destrorso), troppo pericoloso schierarsi, si potrebbe rischiare di perdere pubblico, lettori, occasioni, inviti. I libri sono più neutri, le pagine culturali sono diventate marchette pubblicitarie. Ovviamente ci sono eccezioni, ma sempre nel senso della spettacolarizzazione (Aldo Nove e le sue sparate, ad esempio) e le polemiche sono sterili, prive di contenuti forti. Internet è un mezzo in cui si trova qualcosa in questo senso, ma cosa rimarrà di tutto questo? Dov’è finita l’utopia di pensare alla cultura come fonte e strumento per il cambiamento dello stato delle cose?

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Nessun uomo è al sicuro

Pubblicato da paolo fichera su febbraio 16, 2007

Cosa pensate della sensibilità non tanto dell’opinione pubblica italiana quanto dei suoi intellettuali di fronte alla negazione della libertà di espressione nel mondo?
Contando le decine di giornalisti uccisi ogni anno, ma soprattutto la persecuzione di scrittori in paesi come ad esempio la Cina, ma anche negli USA (con mezzi diversi, ma basti pensare a Chomsky), secondo voi in Italia c’è una consapevolezza reale del problema o tutto è ovattato dato che da noi il problema non sussiste?

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Editoriale del numero 10: Libertà di pensiero nell’Era della meta-vita

Pubblicato da paolo fichera su febbraio 15, 2007

Tra le frontiere fisiche, fatte di permessi, dogane, controlli, possibilità e necessità di attraversare, di migrare, di andare dove vi è una possibilità, di migrare perché altri hanno deciso che quella è l’unica nostra possibilità, si incunea la letteratura, l’essere stranieri in una lingua straniera, l’iniziare il percorso da una lingua-madre a una lingua-altra che accoglie tutti coloro che la vogliono percorrere: le letterature di frontiera.
Il varco in una lingua altra, con tutto quello che comporta, è un passo ammantato da un’altra frontiera che percorrono, restando immobili, milioni di individui: la frontiera dell’informazione. Una frontiera sottile come una pellicola, che non si mostra, che condiziona, crea il pensiero e che si rileva ogni volta che la nostra abitudine si discosta da un binario prestabilito, da una notizia sentita, dall’illusione di essere informati.
Ogni volta che incontriamo un vecchio filmato di Pasolini, in bianco e nero, che intervistato da Enzo Biagi sulla importante funzione della televisione come mezzo per informare i cittadini, ribatte che la televisione è il sistema più anti-democratico che esista, un sistema feroce, dove neanche lui può dire quello che vuole. Uno parla e un altro non può ribattere.
Ti racconto un fatto che tu non hai visto e mai vedrai, di cui non hai conoscenza diretta e tu ormai non metti più in dubbio che quel fatto sia vero, che è avvenuto così, che forse un altro fatto più importante è avvenuto ma non te lo hanno detto. Un filtro, una dogana, dove il cosa, il come, il perché, il quando di un fatto, di una serie di fatti, viene deciso da altri. Prestabilito secondo una logica, delle esigenze, una volontà che è la loro. Ti confeziono un telegiornale dove i fatti si susseguono uno di fila all’altro, in fretta, slegati fra loro e dove l’omicidio, la scelta politica e la partita di calcio hanno lo stesso peso. Una tecnica per annullare il senso critico e impostare un codice ontologico prestabilito a cui poi l’individuo si atterrà e che guiderà le sue azioni.
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PaginaZero-Blog

Pubblicato da paolo fichera su febbraio 13, 2007

Il blog di PaginaZero vuole essere un luogo dove vengono creati forum di discussione e dibattiti con interventi degli autori degli articoli e delle interviste comparsi nei numeri della rivista cartacea. Una spazio dove si partecipa attivamente alle tematiche legate all’informazione, all’editoria, alle culture e letterature di frontiera. La rivista cartacea, giunta al suo 10° numero, proseguirà il suo percorso affiancata ora dal blog che sarà fabbrica di idee, di contatti e di creazione dei numeri successi. L’ambizione infatti è anche quella di mostrare in presa diretta come nasce un numero della rivista, le relative discussioni, la scelta di una tematica e i seguenti passi: come impostarla, come svilupparla, come presentarla. Dopo essersi occupata delle letterature e culture di frontiera, con particolare attenzione alle letterature dell’est-europa e di temi quali l’esilio, i luoghi-non luoghi, la migrazione delle e nelle culture, il carcere, i confini fisici e linguistici, la guerra, la rivista con il numero 10 ha deciso di occuparsi anche delle frontiere dell’informazione, cercando di aprire varchi, di fornire un luogo dove scrittori, intellettuali, giornalisti e poeti possano avere voce oltre la persecuzione della libertà di espressione e il manto di non conoscenza dell’informazione canonizzata.
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