I luoghi e non luoghi del nostro quotidiano e dell’altrove
Pubblicato da rivistapaginazero su Febbraio 22, 2007

di Maurizio Mattiuzza – tratto da PaginaZero n° 7
Una delle fortune dell’essere umano è, di certo, riuscire a immaginarsi il mondo in moto.
Avere una mente che va se c’è da andare.
Sognare le mappe e le rotte, scoprire le scoperte.
Abbiamo, chi più, chi meno, tutti un senso dell’orientamento, una percezione del est e dell’ovest legata al sole che sorge e tramonta, al muschio sugli alberi.
Siamo, sempre, dentro un certo momento e in un certo luogo. La nostra memoria funziona così, come fosse la didascalia di una foto.
Ci serve un angolo di mondo e un secondo, per ritrovare e ritrovarci, per collocare un’esperienza.
Ecco perché, se una città, una via, il tavolo di un caffè non sono anche luogo a sé, in sé, fatichiamo a esistere, a raccontarci quello che ci capita di vivere. A ricordare e a essere, a entrare nelle cose.
Forse ogni non-luogo è anche l’anticipo di un non-momento, un fermarsi a un punto che si è già annegato sulla retta. La sottrazione del molteplice, del diverso, la sua riduzione a un algebra che riconoscendo solo 0 e 1, trasforma la vita in una partita a dama. Pedone bianco e pedone nero, avanti e indietro. Con noi o contro di noi.
Ed è da queste semplificazioni che nascono, spesso, purtroppo, gli algoritmi che programmano le intolleranze peggiori. Ecco perché, credo che le parole e i numeri, le lingue e i paesaggi siano, oltre che curiosità da soddisfare, anche soprattutto differenze da percepire come salvezza. Una teoria delle probabilità che salva l’uomo dall’uomo, quando il desiderio di potere diventa negazione di ogni altro “provare ad essere“. Tra luogo e non luogo vedo la stessa differenza che c’è tra dover scegliere e voler inventare. La linea che divide il vivere dall’abitare.