PaginaZero

RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for marzo 2007

Fani Zguro

Pubblicato da Mauro Daltin su marzo 30, 2007

zguro1.jpg

UNOROSSODUE
di Sergio Daolio Presenta

E X T E R M I N A T O R S | Fani Zguro
MiArt | fieramilanocity | 19.00
30.03 until 2.04.2007

Unorossodue
Via Boltraffio 12, 20159 Milano
tel/fax +39 02.365.117.94
mob +39 335.711.81.69
http://www.unorossodue.it
info@unorossodue.it

EXTERMINATORS è la serie di disegni a carbone realizzati sopra i rotoli di appunti scritti a mano per la raccolta di racconti “Mr. Dosti”, dell’ artista albanese Fani Zguro. Fuoriusciti dall’immaginario heavy-metal e dai suoi teschi, dove i denti e gli occhiali da sole rimangono gli ultimi segnali della presenza di un corpo, gli sterminatori sono anche i disinfestatori di insetti delle storie allucinate di William Burroughs.
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Spaziopensiero. Diario da Sarajevo. #2

Pubblicato da paolo fichera su marzo 30, 2007

Le parole per dirlo [seconda parte]

di Sara Castelnuovo

31 Luglio
La Direttrice, Drs Senka Mesihović, cardiologa, ci accoglie con calore e descrive brevemente l’Ospedale Pediatrico. Si tratta più precisamente di una Clinica Universitaria dove lavorano 48 dottori ed altre 200 figure professionali; l’ospedale può ospitare fino a 100/120 pazienti (da 0 a 18 anni).
Ci sono già stati degli scambi con l’Italia, in particolare con medici provenienti dal Gaslini di Genova, dall’Ospedale di Bergamo e di Bologna, per un progetto medico inerente i bambini con problemi cardiaci e con la Fondazione “Pavarotti and friends” per un progetto di musicoterapica.
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Osip Mandel’stam, da “Tristia”

Pubblicato da pasha39 su marzo 29, 2007

a cura di paolo galvagni

La raccolta “Tristia” comprende le liriche scritte tra il 1916 e il 1920, uscì a Berlino nel 1922 presso la casa editrice Petropolis. Si tratta di una raccolta di attese escatologiche. L’autore percepisce che s’è conclusa un’epoca storica. La guerra e la rivoluzione sono percepite come processo di distruzione delle forme antiche, il che getta l’esistenza nel caos. Poiché il mondo si trova in uno stato crepuscolare, come di eclisse, anche il sole subisce una metamorfosi: in questo ciclo appare l’ossimoro del sole “notturno”, “nero”.
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Intersezioni babeliche: 18-21 aprile

Pubblicato da Mauro Daltin su marzo 29, 2007

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Prigione

Conoscere una sola lingua
un solo lavoro
un solo costume
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione

(Ndjock Ngana)

Presentazione
“Intersezioni babeliche” è un progetto a previsione pluriennale che, per la durata di tre giorni, concentrerà sul territorio di San Daniele scrittori, poeti, personaggi della cultura, giornalisti, musicisti. Lo scopo sarà affrontare una tematica che sempre di più negli ultimi anni, sta diventando il simbolo di un meticciato sociale e culturale del nostro vivere quotidiano: il pluralismo linguistico e il lavoro di scrittori che nella loro esperienza artistica hanno scritto in più lingue. L’aspetto linguistico di una regione e di uno stato è una sorta di cartina tornasole dei problemi storici e sociali che quella regione o stato hanno vissuto. È anche una sorta di spia di molti problemi attuali del mondo, che si esprimono spesso come problemi linguistici. In questo senso basti pensare alla colonizzazione e ai rapporti tra le lingue, ai grandi flussi migratori, alle tematiche di dominio culturale a livello mondiale che si esprimono spesso come assunzione della lingua dei dominanti – anche con esempi storici, dal greco del periodo ellenistico, dal latino all’arabo del mondo islamico, fino all’inglese dei giorni nostri, ma anche della situazione delle lingue di minoranza in Friuli Venezia Giulia, Catalogna, Sardegna, Occitania e così via.
Partendo dalla considerazione che queste lingue dovrebbero avere all’interno del processo di integrazione europea, è importante comprendere il passaggio da una lingua all’altra in letteratura (fra lingue di minoranza a lingue ufficiali, intersezioni linguistiche e culturali in una persona che parla e scrive in più lingue, processo di colonizzazione linguistica ecc.) ed in particolare l’uso di più lingue da parte di uno scrittore durante la sua attività letteraria e culturale. Questo processo, per uno scrittore e un intellettuale, comporta un arricchimento ancora più significativo e importante sia a livello collettivo sia a livello personale.
Punto fondamentale nell’organizzazione di questa manifestazione saranno le quattro lingue attraverso cui si è deciso di comunicare: friulano, sloveno, tedesco e italiano.

Il progetto è sostenuto e patrocinato da: Regione Friuli Venezia Giulia; Città di San Daniele del Friuli – Citât di San Denêl; Associazione culturale “Elisa Mertens”

Staff organizzativo: Alessandra Kersevan, Mauro Daltin, Giovanni Fortunato, Manuela Bisconcin
Via Zugliano 42 – 33100 Udine
Tel. 0432530540 Fax: 0432530140
info@intersezionibabeliche.net

http://www.rivistapaginazero.net – per il programma
Per leggere il programma adesso: Leggi il seguito di questo post »

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Intervista a Noam Chomsky

Pubblicato da Mauro Daltin su marzo 29, 2007

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SAAD SAYEED intervista NOAM CHOMSKY
Excalibur Online

Fonte: http://www.excal.on.ca
Link: “http://www.excal.on.ca/index.php?
option=com_content&task=view&id=2322&Itemid=2″
25.10.2006

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da MANRICO TOSCHI

Il problema risiede nel non voler riconoscere che il tuo terrorismo é terrorismo- Noam Chomsky

Noto nel mondo accademico per il suo contributo nel campo della linguistica, il professor Noam Chomsky del MIT [Massachusset Institute of Technology] é ampiamente riconosciuto come uno dei dissidenti politici più influenti del nostro tempo. In questa intervista, Chomsky parla delle radici del terrorismo e del ruolo dell’intellettuale nella società.

Excalibur (Ex): Quanto é importante la comprensione del ruolo svolto da stati come gli Usa ed il Regno Unito quando si esamina la questione del terrorismo?
Chomsky (Ch): Dipende se vogliamo essere onesti e veritieri oppure se vogliamo servire il potere di stato (…) Dovremmo considerare tutte le forme di terrorismo. Scrivo di terrorismo da 25 anni, da quando l’amministrazione Reagan si insediò al governo nel 1981 e dichiarò che il punto focale della sua politica estera sarebbe stata la guerra al terrore. Una guerra contro il terrorismo di stato che definirono la piaga del mondo moderno a causa delle sue barbarie e così via. Questo fu il fulcro della loro politica estera e da allora scrivo di terrorismo. Ma ciò che scrivo causa rabbia estrema per la semplice ragione che uso la definizione ufficiale di terrorismo fornita dal governo Usa e che si trova sui testi ufficiali di legge ufficiale degli Stati Uniti. Se si usa quella definizione, ne segue chiaramente che gli Usa sono il principale stato terrorista ed il maggior sostenitore del terrorismo e visto che tale conclusione é inaccettabile, provoca rabbia furiosa.
Ma il problema risiede nel rifiuto di riconoscere che il tuo terrorismo é terrorismo. Questo non solo é vero negli Stati Uniti, é vero in generale. Il terrorismo é qualcosa che fanno a noi. In entrambi i casi é terrorismo e se vogliamo essere seri dobbiamo affrontare la questione.
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Spaziopensiero. Diario da Sarajevo. #1

Pubblicato da paolo fichera su marzo 28, 2007

Con oggi inauguriamo una nuova sezione Spaziopensiero. Diario da Sarajevo. che intende presentare le attività dell’équipe di Spaziopensiero Onlus, associazione milanense che esplora microcosmi geografici, sociali, culturali e relazionali per sviluppare spazi transizionali di conoscenza e competenza psicologica, individuare aree di disagio emergente, ideare e realizzare nuovi progetti di cura e prevenzione per bambini e genitori. www.spaziopensiero.eu. Ringraziamo per la disponibilità il dott. Stefano Fregonese, presidente di Spaziopensiero Onlus, psicoterapeuta e psicoanalista del bambino e della famiglia insegna Psicopatologia e Psicologia della Relazione Educativa all’Università di Piacenza; e tutti i membri dell’équipe che opera a Sarajevo: Gabriella Gilli, Alessandra Rampani, Claudia Maspero e Sara Castelnuovo.

Le parole per dirlo [prima parte]

di Sara Castelnuovo*

Forse è difficile dire quando si inizia a pensare ad un progetto. Se mi guardo indietro scopro che il cammino per arrivare e questi pensieri, ora ordinati e scritti, è stato lungo.
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Lo sfacelo di una civiltà: intervista a Gian Ruggero Manzoni

Pubblicato da Mauro Daltin su marzo 27, 2007

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a cura di Mauro Daltin
Intervista pubblicata su PaginaZero – Letterature di frontiera n°3

Poeta, narratore, pittore, scultore: a quale di queste arti ti senti più vicino?
Sono un poeta. Sono nato poeta. Sono poeta anche quando dipingo e modello la creta. Se si nasce poeti poi lo si è in ogni gesto che fai, in ogni pensiero che intraprendi, in ogni disciplina che pratichi, anche non artistica. Penso ad esempio ad Einstein, amava suonare il violino, era quello che gli piaceva maggiormente fare e anche quando formulava le sue teorie fisico-matematiche era la musica ad accompagnarlo, l’orecchio musicale. L’universo che ha descritto Einstein è, in effetti, una melodia infinita, un’illimitata suonata per archi. Padre Turoldo, quando predicava in Duomo a Milano, procedeva nel dire come stesse recitando un poema. Ho avuto la fortuna di ascoltarlo, era il 1983, vent’anni fa, è stata un’esperienza che mi ha segnato molto. Quando sei poeta non puoi sfuggire a quel tuo fremito interiore. Pare una banalità, ma è così.

Hai un approccio diverso rispetto a questi diversi aspetti della tua personalità e della tua arte?
L’approccio si diversifica solo in accezione psicologica. Se, con lo scrivere, accumulo tensione, dipingendo o lavorando con la creta elimino…scarico energia. Lo scrivere, per me, è circolare, è su se stessi, è arte autoinglobante; le arti visive e plastiche, invece, sono maggiormente
‘proiettive’, più fecondanti l’esterno…fecondanti l’altro da te, per intenderci. Lo scrivere è un mettersi continuamente incinta, almeno così lo sento io, mentre l’affrontare la tela o la creta è un mettere incinta. Anche quando lo scritto poi prende forma nel libro e tramite il libro si sparge
nel mondo continuo a sentirlo mio, questo, invece, non mi capita coi quadri o con le sculture. Quando le vedo esposte in una galleria o in un museo le vivo come non fossero più mie, ma dello spazio che le contiene, quindi patrimonio dell’occhio o della mano del fruitore. Leggi il seguito di questo post »

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Chi siamo

Pubblicato da paolo fichera su marzo 27, 2007

Nella sezione a lato, CHI SIAMO (http://rivistapaginazero.wordpress.com/chi-siamo/), potete leggere l’elenco, a oggi, dei collaboratori del blog.

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La poesia della Crimea

Pubblicato da pasha39 su marzo 26, 2007

Maksimilian Vološin, Il cantore della Cimmeria

a cura di paolo galvagni

La mia terra serba la quiete,
Come il volto di un’icona consunta.
Qui ogni traccia è riarsa dall’uggia.
Qui ogni collina è un impeto trattenuto.
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Libertà di espressione: Razia Khan

Pubblicato da Mauro Daltin su marzo 25, 2007

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RAZIA KHAN
(Bangladesh P.E.N. Centre)
Libertà di espressione e diritti umani per gli scrittori del mondo

Spesso, quando sentiamo queste parole, noi crediamo di averle, tali libertà, finché una qualche entità dispotica non ci impone improvvisi divieti su quanto diciamo o scriviamo. Quando vediamo degli scrittori gettati in prigione o esiliati per avere espresso ciò in cui credono, ci rendiamo conto che esiste una grave privazione di libertà e di diritti umani. Dante visse in esilio fino alla morte, a causa dell’intolleranza politica di potenti gruppi nell’Italia di quel tempo. Il poeta Shelley venne espulso da Oxforf per avere scritto un libello sull’ateismo. Julius Fucik fu incarcerato per le sue idee di sinistra. Munir Chowdhury, il nostro brillante drammaturgo, subì una lunga incarcerazione. Il poeta Nazrul l’agitatore fu gettato in prigione dagli Inglesi per avere dato sfogo al suo fervore patriottico. Nel mondo intero ci sono infiniti esempi di violazione dei diritti fondamentali degli scrittori. Leggi il seguito di questo post »

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Fergana, Uzbekistan

Pubblicato da pasha39 su marzo 23, 2007

Fergana è una valle dimenticata da Dio e dagli uomini, la periferia delle periferie, ma al tempo stesso è un benedetto spazio vuoto, dove del tutto naturalmente risuona qualunque testo poetico (gli oggettivisti  americani degli anni Trenta, gli ermetici italiani degli anni ‘20, etc.).»

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PaginaZero su Radio Onde Furlane

Pubblicato da Mauro Daltin su marzo 23, 2007

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Martedì 27 marzo, alle ore 10.30, sulle frequenze di Radio Onde Furlane (90 MHz in Friuli) sarà presentato il decimo numero della rivista PaginaZero-Letterature di frontiera. A dialogare sulle tematiche del numero e sul progetto PaginaZero oltre a Paolo Cantarutti (critico e conduttore radiofonico) sarà presente Mauro Daltin (direttore) e Raphael D’Abdon (Università di Udine, autore dell’articolo Lo specchio d’acciaio. Proposte sulla narrativa femminile dal carcere nel Sudafrica dell’apartheid apparso nel decimo numero).
Un’occasione per fare il punto sulla rivista, giunta al decimo numero, e per aprire il dibattito sulle nuove strade e sui progetti futuri.

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Jaroslav Mogutin, poeta gay russo

Pubblicato da pasha39 su marzo 22, 2007

mogutin
(traduzione di paolo galvagni)

Vivo in un letto altrui
Dormo in un letto altrui
Strano che non mi caccino via
Strano che non mi becchino
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Aldo Busi: “Bisogna essere profondamente e scientemente anticlericali”

Pubblicato da Mauro Daltin su marzo 21, 2007

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Scritto da Alteredo, lunedì 19 marzo 2007
tratto dal sito http://www.informationguerrilla.org

“Questa è una guerra fra froci: i froci privilegiati, che si travestono con una tonaca nera, e noi che siamo dei pezzenti e che non possiamo vivere nemmeno la nostra frociaggine. Sono stanco di una sinistra così papale papale, così clericale”

Bentrovato Aldo Busi alla manifestazione per i diritti civili, Diritti ora!, partecipe della piazza…
Sono partecipe ma con una punta di critica. Perché l’unica maniera per promuovere i propri diritti è promuovere i diritti degli altri. Allora, se i gay continuano ad accettare di definirsi gay e di essere definiti gay, il ghetto si fa sempre più stretto. Parlare dei diritti delle persone omosessuali è già un obbrobrio linguistico, perché non esiste l’omosessualità, non esiste l’eterosessualità, ma esiste la sessualità umana e quella è insindacabile, è inoppugnabile da un punto di vista giuridico. Fermo restando il rispetto delle leggi sull’età del consenso, per i bambini che sono sacri e intangibili, per il resto la sessualità è cultura e ognuno è giusto che viva il proprio sogno come meglio crede. Però non si può essere così sciocchi da accettare l’etichetta messa da altri, questo è il grande sbaglio. Quindi, per parlare dei cosiddetti nostri diritti, a parte il fatto che io non ne ho (perché, a me mi ci vedi a vivere con un uomo? preferirei vivere con un formichiere… quell’odore di coglioni decotti, tremendo, di notte, pazzesco…), quello che è bello di questi ragazzi, e loro stessi non lo sanno ancora, è che sono delle coscienze civili militanti. E non è una prerogativa o una qualità dei gay. Perché i gay, contrariamente a quello che pensa Berlusconi, sono tutti machisti e di destra. Non sono di sinistra. Addirittura il 70%! E io sono sul campo, non ho corsie preferenziali nella vita.
Dunque, questi ragazzi sminuiscono se stessi nel permettere di essere connotati in quanto a gusto sessuale. Perché loro sono altro, io sono altro. Ho dovuto lottare per dire che non ero uno scrittore omosessuale, io sono uno scrittore. Che io sia omosessuale o casto o no, che importanza ha? Leggi il seguito di questo post »

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Nikolaj Kljuev, il regno dell’izba

Pubblicato da pasha39 su marzo 21, 2007

di paolo galvagni

Nikolaj Alekseevic Kljuev nasce nel 1884 a Koštuga, nei pressi di Olonec, nell’estremo Nord della Russia europea, in una famiglia di vecchi credenti (1). Nella casa dei Kljuev vi sono molti libri antichi, manoscritti, icone autentiche. Spesso vi si fermano i pellegrini. L’atmosfera religiosa, che aleggia nella famiglia, e in generale nel Settentrione, determinerà largamente le concezioni del futuro poeta. Nell’adolescenza Kljuev compie lunghe peregrinazioni nei monasteri e negli eremi dei vecchi credenti in varie parti del paese, dal natio Nord al Caucaso. I viaggi in paesi esotici (India, Cina, Persia), di cui egli narra ripetutamente, rientrano in quella finzione letteraria con cui egli ama adornare la propria biografia. Egli partecipa ai fatti rivoluzionari degli inizi del secolo. Diffonde tra la popolazione di Olonec proclami, letteratura marxista, scrive versi civili. Nel 1906 viene imprigionato per sei mesi. I primi versi, pubblicati su riviste pietroburghesi, risalgono agli inizi del secolo.
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Proprietà intellettuali, si avvicina la stretta UE

Pubblicato da paolo fichera su marzo 21, 2007

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da www.informationguerrilla.org

Crescono le preoccupazioni per l’avanzare della direttiva IPRED2, destinata a criminalizzare gli utenti e a fare degli ISP dei poliziotti della rete. Major e brevetti più tutelati che mai. Si privatizza la giustizia?

cliccare qui per leggere l’articolo:
http://www.informationguerrilla.org/rd.php/punto-informatico.it/p.aspx?id=1928412&r=PI

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“Lasciami così” di Giovanni Fierro

Pubblicato da Mauro Daltin su marzo 20, 2007

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Recensione di Mauro Daltin
Lasciami così di Giovanni Fierro, Edizioni Sottomondo

Che cosa fa di una poesia una bella poesia? Di un libro di poesie, un bel libro? Credo sia difficile rispondere a domande di questo tipo, e credo che ogni giudizio debba partire dal testo, dai versi, dalle parole e che non ci siano delle regole oggettive e valide per tutti. Sono convinto che le coppie di sostantivi semplicità/profondità, parola/immagine, realtà/sogno, rabbia/rassegnazione siano la base caratterizzante di questa raccolta di poesie. Che è un bel libro, come non se ne trovano molti. Giovanni Fierro ha scritto poesie importanti, poesie che rimangono dopo aver chiuso le pagine, che si stringono al lettore come in un abbraccio, che lo invitano a una rilettura, a soffermarsi su alcuni versi, su singoli aggettivi e su alcune immagini.
Mario Benedetti, nella quarta di copertina, scrive che “le poesie di Fierro possiedono una gravità che attira, si fissano sulla pagina con fermezza, con una forza morale di raro spessore”. Il poeta scrive di sé, della propria infanzia, del presente, della ex-Jugoslavia nelle quattro sezioni in cui è suddivisa la raccolta. Scrive di sé (Ho un corpo/pelle ossa muscoli nervi sangue/ che un giorno mi abbandonerà/ sarà nel momento dell’errore/ di direzione, al bivio/ fra rabbia e stanchezza) con lucidità e rassegnazione, non facendo sconti, sapendo che un giorno ci sarà la lotta e il giorno dopo il riposo. Leggi il seguito di questo post »

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Gli abissi di Pietro Spirito

Pubblicato da Mauro Daltin su marzo 19, 2007

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Un corpo sul fondo di Pietro Spirito, edizioni Guanda
Recensione di Mauro Daltin

Un corpo sul fondo (Guanda) del giornalista e scrittore triestino Pietro Spirito è una storia che guarda al passato con l’occhio del presente, presente che riesce a coprire un vuoto nella memoria e nella storia. La vicenda è quella del sommergibile italiano Medusa che nel gennaio del 1942 al largo delle coste di Pola, viene colpito da un siluro britannico. L’equipaggio si adagia sul fondo del mare, quattordici uomini sono intrappolati nella camera di lancio e per giorni vivono tra la vita e la morte, con l’ossigeno che scarseggia ogni minuto che passa e con la speranza che da lassù qualcuno li tiri fuori. Ma non succederà. Dopo sessant’anni, una storia simile si ripete, quella del sommergibile russo Kursk che dà il là alla riemersione di memorie e sensi di colpa di un anziano reduce che contatta un giornalista e comincia a raccontare la sua personale versione dei fatti, approssimativa e contaminata, ma che fa scattare la curiosità al giornalista. Ha inizio una ricerca su quello che è effettivamente accaduto in quel lontano 1942. Le storie si intrecciano, come pure i generi letterari che passano da narrativi a saggistici, da notizie storiche e tecniche a racconti quotidiani.
Il libro vive di questa ricerca che non avviene esclusivamente tra archivi, documenti o memorie, ma è un’analisi su più piani fra coscienza individuale e collettiva, senso di colpa personale e senso di colpa della Storia, volutamente ignara di aver sotterrato in fondo al mare 14 uomini. Leggi il seguito di questo post »

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Mihai Mircea Butcovan

Pubblicato da paolo fichera su marzo 19, 2007

Dal numero due della rivista “Artpool”, profilo di Mihai Mircea Butcovan, “scrittore romeno italianizzato che ci offre in chiave ironica una riuscita lettura dei nostri tempi”

http://www.art-pool.it/scritture.htm

Mihai Mircea Butcovan è nato nel 1969 a Oradea, in Transilvania (Romania). È arrivato in Italia, a Milano, nel 1991, dove attualmente lavora come educatore professionale nell’ambito del recupero dei tossicodipendenti. I suoi testi sono inseriti in diverse antologie, soprattutto dedicate alla letteratura italiana della migrazione, e in alcune attuali riviste letterarie. Con la raccolta di poesie Borgo Farfalla (Eks&Tra 2006) ha vinto la XII edizione del premio Exs&Tra e con il romanzo Allunaggio di un immigrato innamorato (Besa Editore) ha vinto un premio per scrittori migranti.

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La tentazione dell’antipolitica, di Carlo Dentali

Pubblicato da paolo fichera su marzo 19, 2007

La tentazione dell’antipolitica
di Carlo Dentali

Servono nel sud dell’Afghanistan “baionette e scarponi sul campo di battaglia”, ecco quanto ripetono a gran voce gli alti ufficiali britannici agli alleati italiani, tedeschi e spagnoli, dell’Isaf (la fonte è il “Corriere della Sera” del 21 febbraio) e quanto ripete anche Blair, e resta da chiedersi come è possibile che una richiesta così chiara – e cioè soldati che vadano a combattere – non sia stata ragione di discussione nella recente crisi di governo. Infatti si è solo discusso in astratto sulla missione militare in quel lontano paese evitando accuratamente di evidenziare all’Italia intera persino il reale contenuto della “lettera aperta” al popolo italiano dei sei ambasciatori guidati dall’americano Ronald Spogli, non si è dibattuto nemmeno un attimo su una così precisa richiesta, e si è continuato tranquillamente a discorrere, con sospetta retorica, di una missione di soccorso alla popolazione civile di uno stato sovrano.
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Taras Ševčenko (1814-1861), cantore del popolo ucraino

Pubblicato da pasha39 su marzo 17, 2007

a cura di paolo galvagni

Petrus’ (1)

Vivevano in un cascinale
Un povero signore e la moglie.
Allevavano una figlia,
Era ormai cresciuta;
Un generale la chiese in sposa,
Giacché era assai bella,
E il generale era assai ricco.
Ecco la sorte che Dio mandò
Allo sventurato cascinale, – fu
Benedetto il Sovrano dei cieli!
La agghindarono per bene
E una domenica la sposarono,
La chiamarono generalessa,
E la portarono in carrozza a Kiev.
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L’Italia all’80° posto per libertà d’informazione

Pubblicato da Mauro Daltin su marzo 16, 2007

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Freedom House ha censito le democrazie nel mondo. Le dittature sono sempre in vantaggio. Solo 90 Stati su 193 sono democratici. L’Italia compare nella ricerca come Stato democratico.
Questa notizia è stata ripresa con gioia da alcuni giornali italiani. Che hanno evitato di riportare la classifica di Freedom House sulla libertà d’informazione.
Dove l’Italia è all’ottantesimo posto. Dopo Tonga e Botswana. E appena prima di Antigua e Barbuda e di Burkina Faso. Nel 2004 era al settantaquattresimo posto. Stiamo scavando.
Se guardate la mappa, in tutta l’Europa occidentale l’Italia è l’unica nazione “partly free”, parzialmente libera. Nel nostro territorio c’è però libertà di informazione nella Repubblica di San Marino.

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comunità migranti e nuove periferie

Pubblicato da paolo fichera su marzo 16, 2007

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Convegno

comunità migranti e nuove periferie
Milano – Teatro della Cooperativa – Via Hermada 8
17 marzo 2007, 9:15 -12:30

per scaricare il pdf dell’evento:
http://www.etnica.biz

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Jaroslav Mogutin

Pubblicato da pasha39 su marzo 15, 2007

(a cura di paolo galvagni)

La morte di Miša Beautiful

   Alcuni amici moscoviti, recentemente di passaggio a New York, mi hanno riferito una notizia scioccante: in prigione è stato ucciso Miša Beautiful. La storia della sua breve vita – proprio nello spirito di Jean Genet, di Williams Burroughs, Fassbinder o di Gus Van Sant (1) – potrebbe diventare un buon materiale per un libro o un film. Il suo nome non appariva nelle cronache mondane. D’altronde, nessuno sapeva il suo vero nome né l’età. Dicevano che al momento della morte avesse 19 anni. La sua morte  non è stata annunciata nei necrologi ed è improbabile che qualcuno ne parli, oltre a me.
   Senza Beautiful non si sarebbe svolta nessuna festa, legata alla droga o al rave. Lo conoscevano quasi tutti. Era una delle esotiche creature della notte, uno dei ragazzi – ragazze, su cui tutto ciò si regge in qualunque capitale del mondo. Qui, a New York, li chiamano club kids o party kids – bambini della festa.
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L’editoria italiana 4° in Europa

Pubblicato da paolo fichera su marzo 15, 2007

editoria.jpg

Simmaco ha presentato i risultati di una ricerca esplorativa condotta sul mercato dell’editoria italiana, messa a confronto con i mercati degli altri Paesi europei. Quello italiano è risultato essere il quarto in Europa, e il sesto nel Mondo, con un fatturato di oltre 4 mld di euro nel 2005 (circa il 50% di quello tedesco e inglese, il 25% di quello francese). Dall’analisi comparata con i mercati di Germania, Regno Unito, Francia e Spagna (1995/2205), emerge anche che l’Italia ha sensibilmente ridotto il divario nei confronti delle altre nazioni sul piano della produzione, distribuzione e consumo dei libri, grazie al processo di trasformazione e crescita più intenso. Per quanto riguarda la lettura, nel 2005 i lettori in Italia erano circa 29 mln (53,1% della popolazione con più di 6 anni), con una media non molto inferiore rispetto a quella dei primi 15 paesi dell’Unione (45%). Il punto di debolezza del mercato emerso dall’indagine è rappresentato dai cosiddetti libri “utili” (manualistica, scienza e tecnologia, formazione). Nell’ultimo decennio, però, l’industria libraria italiana ha dato prova di grande vitalità: il fatturato è cresciuto mediamente del 2,5% annuo, con una crescita dell’11% dei lettori. Anche la concentrazione delle superfici distributive, la dimensione media degli editori e le loro internazionalizzazione sono aumentate, ma restando elementi di debolezza all’interno del sistema. Infine, il prezzo dei libri in Italia è cresciuto più dell’inflazione, con un +27% negli ultimi 10 anni, mentre solo in Spagna l’aumento è stato più alto. L’incremento ha mascherato, così come in Francia, una sostanziale stazionarietà del numero dei libri.
Simmaco Management Consulting è una società specializzata nelle industrie della comunicazione.
Tratto da “BOOKSHOP”, Marzo 2007

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