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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for 12 marzo 2007

Sergej Timofeev, “Un dee-jay”

Pubblicato da pasha39 su marzo 12, 2007

(a cura di paolo galvagni)

Se il destino vi getterà nella capitale di questo piccolo paese baltico, chiamata in onore del fiume Ridzen, da tempo impacchettato in tubature sotterranee di pietra, non dimenticatevi di questo. Di sera, verso le undici, camminate lungo un altro fiume – il grande e sonnolento Daugava, simile a un pitone, la cui testa da tempo emette bolle nel Mar Baltico, e la cui coda gioca con se stessa, persa nelle vastità della Bielorussia. Proprio dal lungofiume, tra alcune case, inizia la sua rincorsa la via Peldu, dove, tra altri caffè e osterie, è situato il «caffè musicale» o club «Nessuno scrive al comandante». Nel design del club poco o niente ricorda la fonte primaria – i racconti di Marquez. Forse solo la semioscurità e la frescura, qui imperanti, tipiche del patio latino-americano. Entrando, vi ritrovate in una grande sala quadrangolare. In mezzo, delimitato da due possenti colonne, appare il bancone ad anello del bar, accanto una piccola pista da ballo e, attorno, i tavolini e le sedie di legno di varia misura. Predomina nel quadro comune il colore di ocra scura, con sfumature di viola, verde e giallo limone. La strada è stretta, le case sono attaccate l’una all’altra, pertanto anche in una giornata calda nel locale è buio e fresco. Qui vengono le compagnie, qui venite se avete il cuore graffiato dai gatti solitari ed emaciati di Riga, che annunciano con un miagolio che non avete proprio nessuno con cui dividere la serata. Ci sono molti solitari, che bevono la tequila con la sprite o un balsamo di Riga con succo caldo di ribes. Tutti assomigliano a generali, che attendono assiduamente lettere, telegrammi, messaggi, sorrisi. Forse per questo il club ha avuto il suo nome.
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