PaginaZero

RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Spaziopensiero. Diario da Sarajevo. #3

Pubblicato da paolo fichera su aprile 2, 2007

Nemo ite [prima parte]

di Claudia Maspero

Ho iniziato questo viaggio in una sorta di buio emotivo, come il cielo al momento della nostra partenza alle 20.30 dalla Svizzera; si è fatto sempre più nero. Abbiamo dormito mentre il bus scivolava lungo l’autostrada e sconfinava paesi, non sapevo bene dove mi avrebbe portato e attraverso quali strade, ci siamo risvegliate a giorno fatto, ormai in Bosnia.

Entrando in Sarajevo ho una strana sensazione, noto con forte piacere la quantità di case in costruzione, case di tutti i colori e le forme. E’ l’ora di pranzo quando sui balconi privi di protezione si vedono famiglie riunite a pranzare. Perché queste case non abbiano i balconi chiusi non riesco a spiegarmelo; mi dico che forse è ancora troppo presto, che serve aver pronta una via di fuga e allora il mio pensiero va alla guerra, a quello che queste persone hanno dovuto subire, alla fatica di dover ricostruire le proprie case, la propria vita.

Dopo 19 ore di viaggio scendiamo dal Kantic, l’autobus che ci ha portate fino a qui. […]

Riceviamo subito il nostro primo invito: alle 18.30 cena per il compleanno di Elmedin. Saliamo al piano superiore e troviamo ad aspettarci tre generazioni di donne, la baba (nonna), la figlia in vacanza da Vienna con marito e due figlie, la nuora, moglie del festeggiato e numerosi bambini e bambine. Ci accomodiamo in un grazioso giardino, questa sera barbecue. Sara si destreggia con il suo bosniaco, che nei giorni si farà sempre più sicuro, la prima parola che memorizzo è cruska, significa pera, la baba mi sta indicando un robusto albero da frutta dai rami intrecciati. Con le nipoti si intrecciano bosniaco, italiano, tedesco e inglese; una è appena stata in Italia, a Firenze, capisce l’italiano e chiede a noi di parlarlo, l’altra lavora in un negozio in centro e sa benissimo l’inglese. Ma le lingue non sono l’unica cosa ad intrecciarsi, si intrecciano anche una complessità di emozioni e di sentimenti. La nonna annuisce con la testa mentre la figlia racconta che è stata sei lunghi anni in Austria senza sapere dove fosse sua madre. La nonna è riuscita a scappare da Srebrenica con Sheila, la nipote ora 20enne, ed arrivare fino a qui. Non capisco la lingua ma i toni di voce, i gesti comunicano emozioni perfettamente riconoscibili: tristezza, paura. Ad un tratto mi accorgo che attorno al grande tavolo siamo tutte donne, diverse generazioni, alcune figlie della guerra, altre decisamente più fortunate.

Sabato mattina Jenny ha appuntamento con un prete anglicano e i suoi due figli. Due macchine, alla guida Elmedin e Amar, quest’ultimo è un ragazzo bosniaco che sa benissimo l’italiano, ha vissuto per tre anni a Torino ed aiuta Jenny nelle sue traduzioni. Percorriamo il Ponte di Suada, dove ci fu la prima donna vittima della guerra, Suada Dilberovic, durante una manifestazione di pace “Mi smo za mir”, “Noi siamo per la pace”. Passiamo davanti all’Holiday Inn, all’Università, la facoltà di matematica, alla stazione degli autobus e agli scavi dove si alzerà la nuova sede dell’ambasciata americana; l’Oslobodenje, sede del famoso quotidiano sopravvissuto all’aggressione della guerra, appena ricostruito; Amar ci fa da cicerone. Guardo fuori dal finestrino, alti palazzi di vetro riflettono il sole che si sta alzando nel cielo, mi chiedo il motivo di questa forma di architettura che stona con la mia idea di Sarajevo vecchia città, mi trovo accerchiata da tanti occhi di vetro, che nascondono, che consentono a chi sta all’interno di vedere ma non di essere visto, ma forse sono ancora troppo fragili. Siamo nella nuova Sarajevo, e stiamo andando verso una parte vecchia e nascosta della città: il Tunel. Dove si trova questo Tunel bene non si sa, è più o meno sotto l’aereoporto ma non vi sono indicazioni. Sara dice che la seconda volta che è stata a Sarajevo ha provato a cercarlo, si sono fermati a chiedere, hanno girato per le vie ma nessuno ha saputo dir loro dove si trovava. Il tunel è stato costruito durante la guerra per permettere ai Bosniaci di fare rifornimenti di armi e di viveri. Hanno scavato sotto terra per mesi, una galleria lunga 800 metri alta un metro e 65 buia e umida. Consentiva di trasportare feriti e viveri, di scappare ed entrare in città. La casa da dove partiva il tunel è stata trasformata in un museo, un filmato di una ventina di minuti descrive la situazione di Sarajevo durante la guerra, l’uso del tunel; è un video solo di immagini, privo di suoni; gli occhi si possono, chiudere le orecchie è più difficile. Si siede accanto a noi anche Amar, guarda il video, ogni tanto abbassa lo sguardo.. io faccio altrettanto, forse è troppo anche per me. Le foto appese sono bellissime, mi fermo a guardare quella di una vecchietta che china porge una tazzina d’acqua ad un uomo che sta uscendo dal tunel. Amar mi si avvicina, siamo in silenzio. Dico che trovo questa foto molto bella, un gesto semplice e dolce. Amar sorride. Dico anche che non è facile vedere certe cose; lui risponde che non gli piace venire qui, anche se non ricorda molto cosa è successo, era piccolo e poi è venuto in Italia. Io ascolto senza parole, davvero non ho parole, ho ancora un vuoto alla stomaco dopo il video di prima. Lui continua e dice che ad un certo punto ci si abitua: che uno dei giochi che faceva con i suoi amici era quello di nascondersi dietro un container e quando arrivava un proiettile correre a prenderlo, vinceva chi a fine giornata ne prendeva di più. Ci invitano a fare un pezzettino del tunel, forse 20 passi, poi usciamo.

La seconda tappa della giornata è il parco dove nasce il fiume Bosna; un parco bellissimo (dalla morte alla vita) e da li saliamo per le impervie strade di Sarajevo fino alla casa di tre bambini. Facciamo un pezzo di strada sterrata, una salitona a piedi e dietro ad un alto muro di mattoni rossi c’è una piccolissima casa, abusiva, senza acqua, un tavolino diviso in due da un’asse e due racchette da ping pong. Ci sono 3 ragazzini. [continua]

About these ads

Al momento l'inserimento di commenti non è consentito.

 
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 27 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: