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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Immagini da L’viv – Leopoli (Ucraina Occidentale)

Posted by pasha39 su aprile 3, 2007

(paolo galvagni)

L’viv, L’vov, Leopoli, città situata nell’Ucraina occidentale, ai piedi dei Carpazi, 830.000 abitanti. E’ certamente uno dei maggiori centri dell’Ucraina.

Fu fondata a metà del XIII secolo dal principe Daniele Romanovic, che le diede il nome del figlio Lev (“Leone”). Quindi la “città di Leone” (o anche la “città dei leoni”). Nei corso nei secoli è stata contesa da varie nazioni: la Polonia, l’impero Asburgico, la Russia prima, l’URSS poi. Probabilmente viene da qui il cosmopolitismo della città. Dal 1991, col crollo dell’impero sovietico, L’viv e l’Ucraina ottennero l’indipendenza.

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4 Risposte to “Immagini da L’viv – Leopoli (Ucraina Occidentale)”

  1. Giovanna said

    Aggiungerei il nome polacco e quello tedesco della città: rispettivamente Lwów e Lemberg.
    Dal XV e per tutto il XIX sec. e fino al 1939 la cultura della città fu fortemente caratterizzata dal rinasciment, poi dal barocco, poi dal romanticismo e dal modernismo polacchi, e questo non va dimenticat. Anche se oggi la “polonità” di Lwów è visibile essenzialmente nell’architettura, ne resta una forte eredità nella gentilezza degli abitanti, nei numerosi caffé e nel “savoir vivre”, nel senso dello humor e in altri aspetti culturali.
    Dalla fine del Settecento e fino al 1918 la Leopoli polacco-ucraina-cosmopolita fece partedell’Impero austro-ungarico. Oggi, alcuni dei migliori scrittori ucraini hanno fatto dell’eredità galiziana un vero e proprio mito.

  2. Giovanna said

    Aggiungerei il nome polacco e quello tedesco della città: rispettivamente Lwów e Lemberg.
    Dal XV e per tutto il XIX sec. e fino al 1939 la cultura della città fu fortemente caratterizzata dal rinascimento, poi dal barocco, poi dal romanticismo e dal modernismo polacchi, e questo non va dimenticato. Anche se oggi la “polonità” di Lwów è visibile essenzialmente nell’architettura, ne resta una forte eredità nella gentilezza degli abitanti, nei numerosi caffé e nel “savoir vivre” (laddove non sia stato distrutto dalla mentalità sovietica), nel senso dello humor e in altri aspetti culturali.
    Dalla fine del Settecento e fino al 1918 la Leopoli polacco-ucraina-cosmopolita fece parte dell’Impero austro-ungarico: è difficile distinguere quanto le buone maniere e l’arte del vivere facciano parte dell’eredità polacca o di quella austro-ungarica – certamente le due eredità sono inseparabili. Oggi, alcuni dei migliori scrittori ucraini hanno fatto dell’eredità galiziana un vero e proprio mito.

  3. Giovanna said

    Aggiungerei il nome polacco e quello tedesco della città: rispettivamente Lwów e Lemberg.
    Dal XV e per tutto il XIX sec. e fino al 1939 la cultura della città fu fortemente caratterizzata dal rinascimento, poi dal barocco, poi dal romanticismo e dal modernismo polacchi, e questo non va dimenticato. Anche se oggi la “polonità” di Lwów è visibile essenzialmente nell’architettura, ne resta una forte eredità nella gentilezza degli abitanti, nei numerosi caffé e nel “savoir vivre” (laddove non sia stato distrutto dalla mentalità sovietica), nel senso dello humor e in altri aspetti culturali.
    Dalla fine del Settecento e fino al 1918 la Leopoli polacco-ucraina-cosmopolita fece parte dell’Impero austro-ungarico: è difficile distinguere quanto le buone maniere e l’arte del vivere siano patrimonio dell’eredità polacca o di quella austro-ungarica; certamente le due eredità sono difficilmente separabili. Oggi, alcuni dei migliori scrittori ucraini hanno fatto dell’eredità galiziana un vero e proprio mito. Leopoli però è ancora un mito pure per i polacchi…

  4. Giulia said

    In Leopoli, più che polonità io ho visto l’impronta del passato asburgico. L’ho immediatamente percepita come un’elegante città austriaca sui generis. In tanti e tanti scorci mi ricordava Milano e mi sentivo a casa. Ma senz’altro il ritmo piacevole della vita, l’assenza di tensione, la gentilezza degli abitanti ne fanno una città vivibile, a differenza di Kiev, che, come tutte le capitali, post-sovietiche in particolare, può presentare aspetti decisamente meno piacevoli. I kieviani dicono che Leopoli è una cittadona di provincia, fuori dal flusso degli eventi e che quindi il paragone con la dinamica capitale non è proponibile. Ma non è del tutto vero.
    Ciò detto, vale senz’altro una visita. A proposito, se dite Leopoli nessuno capirà neppure dove andate. Il nome è sconosciuto al popolo italiano. Un vago barlume s’innesca quando dite Lviv o, come sempre, Lvov.

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