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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Sul Mar Nero si incontrano gas e politica

Posted by paolo fichera su ottobre 27, 2007

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Sul Mar Nero si incontrano gas e politica

di Francesco Bellini

A partire dal 1 gennaio 2007, con l’ingresso della Romania e Bulgaria nelle fila dei paesi membri della Ue, il mar Nero si è posto al centro dell’attenzione delle due aree geografiche che ne delimitano i suoi confini, Russia ed Unione Europea. Si tratta di uno spazio strategico, dove si concentrano molte controversie che riguardano i già problematici rapporti tra Mosca e Bruxelles. Con una superficie poco superiore ai 420.000 km2, questo spazio relativamente piccolo di mare non sembra interessare troppo agli europei, ma è proprio in questa zona che bisogna cominciare a prendere in esame questioni di rilievo: le future vie degli idrocarburi, le migrazioni clandestine, i trafficanti di armi e droga, l’espansione della democrazia e la creazione di una stabilità politico-economica nel sud-est europeo e nel Caucaso.

Dopo il Baltico ed il Mediterraneo, il mar Nero diventa il terzo mare d’Europa per importanza strategica. Durante la guerra fredda era una zona statica, divisa tra il blocco comunista e la Turchia, membro della Nato dal 1951. Gli sconvolgimenti seguiti alla caduta del muro di Berlino, hanno radicalmente cambiato i rapporti di forza: per l’impero sovietico, oramai in declino, si è trattato di un arretramento geopolitico a dir poco rilevante. La parte controllata oggi dal Cremlino si limita ad una striscia che va dalla città balneare di Soci, al mare di Azov, di fronte all’Ucraina e, proprio qui a Sebastopoli, la flotta russa manterrà le sue basi militari fino al 2017. Romania e Bulgaria (entrambe membri della Nato) accoglieranno sulle loro coste le aree di addestramento americane. Georgia ed Ucraina stanno spingendo per entrare nell’Alleanza atlantica, giustificate dalla necessità di consolidare l’assetto dei Balcani. Lo spazio del Mar Nero è diventato una zona di confronto aperto tra due concezioni opposte: quella euroatlantica e quella filorussa.

La vecchia Europa per ora sta a guardare, giocando un ruolo a dir poco marginale. La presidenza di turno tedesca della Ue ha annunciato che il mar Nero rappresenterà una delle priorità dei prossimi mesi (ma siamo già agli sgoccioli del mandato…), così come le relazioni con l’Asia centrale, fonte alternativa di energia rispetto al colosso russo. Dal 1993 l’obiettivo del progetto europeo Traceca (Corridoio di trasporti tra Europa, Caucaso e Asia) è l’attuazione di una nuova “via della seta” per l’energia, unendo l’Asia centrale all’Europa centrale. Proprio in questo quadro si colloca il progetto Nabucco, un gasdotto che unisce l’Azerbaigian all’Ungheria, aggirando con i suoi oltre 3000 km la Russia. Un piano che sarà in grado di alimentare il 15% del fabbisogno di gas europeo. La società russa Gazprom vorrebbe neutralizzare la potenziale concorrenza entrando nel progetto Nabucco. La sua via d’accesso preferenziale sarebbe il Blue Stream, inaugurato nel 2005 da Putin, Berlusconi ed Erdogan, con i suoi 1.200 chilometri, 380 dei quali realizzati dall’Eni e posati ad una profondità di 2.140 metri sul fondo del mar Nero, che ne fanno il più profondo gasdotto sottomarino del mondo.

La scelta degli europei avrà ripercussioni importanti e non è detto che i finanziamenti per oltre 4 miliardi di euro, vadano a buon fine. Con l’allargamento, la Ue si troverà costretta ad osservare più da vicino e con maggiore coinvolgimento le tensioni della zona, dopo aver lasciato da sempre agli Usa il compito di proteggere l’area, arrecando non pochi disagi a Mosca. L’Europa dovrà essere presente in misura maggiore, soprattutto nei confronti della Georgia, sottoposta da quasi un anno ad un embargo russo che sembra voler destabilizzare uno dei pochi poteri democraticamente eletti dell’area caucasica. Dalla metà degli anni Novanta, gli Stati Uniti hanno fatto sentire tutto il loro peso per fare del mar Nero una zona importante di transito di petrolio e gas dell’Asia centrale, aggirando il vasto territorio russo. L’oleodotto Btc, che collega l’Azerbaijan alla Turchia ed il gasdotto tra Erzurum (Turchia) e la capitale azera sono nati da questo tipo di politica. Di fronte alla posta in gioco, gli europei stentano a formulare una visione strategica chiara che vada oltre l’allargamento dell’Unione, programma che sembra aver maggiore appeal mediatico e forse di più facile attuazione. Il piano statunitense per un “grande mar Nero”, si contrappone alle ambizioni “revansciste” di Mosca, e proprio in questo spazio si definiranno le relazioni tra Russia ed Europa per i primi decenni del ventunesimo secolo.

(articolo tratto da http://www.geopolitica.info)

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2 Risposte to “Sul Mar Nero si incontrano gas e politica”

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