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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for novembre 2007

Oleksandr Oles’, lirico ucraino

Pubblicato da pasha39 su novembre 27, 2007

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Oleksandr Oles’ (1878-1944),  poeta, drammaturgo e traduttore

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Šamšad Abdullaev, la magia uzbeca

Pubblicato da pasha39 su novembre 26, 2007

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Šamšad Abdullaev è nato nel 1957 a Fergana (Uzbekistan). Ha pubblicato le raccolte poetiche “Okraina” [Periferia] (Taškent 1987), “Promežutok” [Intervallo] (S. Peterburg 1992), “Medlennoe leto” [Lenta estate] (S. Peterburg 1997);
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Considero valore – Erri De Luca

Pubblicato da Mauro Daltin su novembre 26, 2007

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Museo di arte contemporanea a Sarajevo

Pubblicato da paolo fichera su novembre 26, 2007

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Fonte: http://www.primapagina.regione.toscana.it/

Un Museo d’arte contemporanea a Sarajevo, la città martire dei Balcani, distrutta dalla guerra ma anche simbolo della volontà di ricostruzione e della convivenza pacifica di etnie diverse.
In attesa della costruzione della struttura firmata dal grande architetto Renzo Piano, per la quale è stato già localizzato il terreno, la sede temporanea del museo, presso il centro di Skenderija a Sarajevo, è stata inaugurata lo scorso 27 aprile durante una cerimonia carica di significato alla quale hanno partecipato l’assessore Massimo Toschi per la Regione Toscana, il viceministro Patrizia Sentinelli per il Governo, l’assessore Luana Zanella del Comune di Venezia, le autorità bosniache, il presidente della Fondazione Ars Aevi, il direttore del centro Skenderija e rappresentanti dell’Unesco.
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“Il cane alato” di Bozidar Stanisic

Pubblicato da Mauro Daltin su novembre 25, 2007

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ERNESTO BALDUCCIONLUS
ASSOCIAZIONE – CENTRO DI ACCOGLIENZA E PROMOZIONE CULTURALE

“E.BALDUCCI” – Zugliano – Pozzuolo del Friuli (Udine)

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

Il cane alato
di Bozidar Stanisic
(Perosini Editore)

DOMENICA 2 DICEMBRE 2007 – ORE 18 – Chiesa parrocchiale a Zugliano

L’autore de “I buchi neri di Sarajevo” racconta le sue terre al confine tra Italia e Balcani, tra disincanto e speranza.)

Intervengono:

PIERLUIGI DI PIAZZA, responsabile del Centro Balducci
PAOLO RUMIZ, giornalista e scrittore
ALICE PARMEGGIANI, traduttrice
PIERLUIGI PEROSINI, editore
BOZIDAR STANISIC, autore del libro

CRISTINA BENEDETTI, legge alcuni brani

SEGUE MOMENTO CONVIVIALE

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Dmitrij A. Prigov (1940-2007) poesie sugli scarafaggi

Pubblicato da pasha39 su novembre 22, 2007

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Sono rimaste celebri le liriche che Prigov scrisse sugli scarafaggi negli anni Settanta – Ottanta del secolo scorso (gli anni bui del ristagno sovietico).
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Lev Rubinštejn, “Il tempo procede”

Pubblicato da pasha39 su novembre 22, 2007

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Lev Rubinštejn è nato nel 1947 a Mosca, dove attualmente risiede. Si dedica alla letteratura dagli anni Settanta.
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Mostra – Mbeubeus: vivere di rifiuti – andrea foschi

Pubblicato da paolo fichera su novembre 21, 2007

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presso:
Permess de Sejour – Fabbrica del Vapore, Via Procaccini 4, Milano
tel. 02 3492027, www.fabbricadelvapore.org - www.mascherenere.it
Orari: da mercoledì a sabato dalle ore 14.00 alle 19.00, lunedì e martedì chiusura anticipata alle 17.00, domenica orario continuato dalle ore 10.00 alle 19.00.

L’inaugurazione avverrà sabato 24 novembre, alle ore 19.00.
Alle 19,30 è prevista la proiezione del documentario

La mostra rimarrà allestita fino al 1° dicembre. L’ingresso è gratuito.

Le fotografie di Andrea Foschi presentano il contesto della più grande discarica dell’Africa Occidentale (a Dakar in Senegal) fatto di oltre 2000 persone che ci vivono e lavorano. Il documentario di Simona Risi, racconta invece la giornata di Ngor, un bambino di 11 anni, dedito al business dei rifiuti.

Il reportage testimonia anche i risultati di un progetto di Fratelli dell’Uomo (www.fratellidelluomo.org), associazione di cooperazione internazionale, che ha permesso di sottrarre 287 bambini dal lavoro in discarica. Il progetto ha avuto come testimonial Diego Abatantuono, che ha donato la propria voce per un’originale spot radiofonico.

Nello spazio espositivo sarà possibile acquistare gli originali Riciclattoli (http://www.fratellidelluomo.org/newfdu/master/visualizza.asp?ID=1&spot=540&cartella=sinistra&pagina=1) , piccole opere d’arte realizzate in Africa con latta di recupero.

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INTERVISTA CON MASSIMO CACCIARI

Pubblicato da paolo fichera su novembre 19, 2007

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Proseguono le interviste di Laura Tussi. Dopo Moni Ovadia (si può leggere qui: http://rivistapaginazero.wordpress.com/2007/11/02/intervista-con-moni-ovadia/#more-373) oggi presentiamo l’intervista a Massimo Cacciari.

Intervista con MASSIMO CACCIARI
La confusione dialogica

di Laura Tussi

Come colloca la Sua storia di formazione rispetto al personale impegno politico, sociale e culturale?

L’impegno politico e culturale si è svolto insieme alla mia formazione e mi sono formato anche tramite l’impegno politico e culturale: vi è un’assoluta complementarità. L’impegno politico non è sopraggiunto, ma è stato intrinseco alle primissime letture, ai primi incontri, e ai giovanili interessi sia filosofici che culturali.

Come può il centro sinistra far fronte alle nuove ed incombenti sfide dettate da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e differenti modi di essere e di pensare?

Il problema non è solo del centro sinistra, è di ognuno di noi, è anche del centro destra. E’ evidente che il mondo non è più semplicemente suddivisibile in civiltà, in classi sociali, ma il pianeta è sempre più un insieme confuso o apparentemente confuso di elementi, per cui occorre cercare di rendere questa confusione “dialogica”, perché altrimenti, prima o poi, catastrofizza e scade nel conflitto, così occorre che queste distinzioni di cultura, di linguaggio, di civiltà, di religione diventino elementi di un rapporto dialogico. Per ottenere questi risultati è necessario intendersi, comprendere le rispettive diversità di linguaggi, saper tradurre una lingua in un’altra, saper costruire analogie: il problema si affronta davvero con una vera cultura dialogica, altrimenti si ottiene o la guerra o l’omologazione universale, ed entrambe le soluzioni non sono adeguate.
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Il discorso tipico dello schiavo

Pubblicato da Mauro Daltin su novembre 17, 2007

Il discorso tipico dello schiavo
di Silvano Agosti
a cura di Sandro Pascucci
Fonte: www.signoraggio.com

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Lettera aperta al Ministro della Salute Livia Turco

Pubblicato da paolo fichera su novembre 17, 2007

Ricevo dall’amico Fabrizio Centofanti la notizia della Lettera aperta al Ministro della Salute Livia Turco da parte di Sante Bernardi,malato di sla (sclerosi laterale amiotrofica o malattia dei motoneuroni). Vi invito alla lettura qui:

http://santebernardi.wordpress.com/2007/11/15/lettera-aperta-al-ministro-della-salute-livia-turco/

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Quarto Potere

Pubblicato da Mauro Daltin su novembre 16, 2007

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Quarto potere
12.11.2007, da Pristina
di Francesco Martino

Intervista apparsa su Osservatorio sui Balcani

La stampa kosovara si muove in acque agitate, stretta tra legami politici, pressioni del governo e della comunità internazionale e una fragile cornice economica. Ne parliamo con Berat Buzhala, caporedattore del quotidiano “Express”. Berat Buzhala ha lavorato per alcuni anni come giornalista investigativo per “Zeri” e per “Koha Ditore”. Dopo una breve esperienza a “Lajm”, quotidiano finanziato dal businessman Behxhet Pacolli, nel 2005 è stato uno dei fondatori di “Express”, di cui oggi è caporedattore.

In una realtà piccola come quella del Kosovo, colpisce la presenza di molti quotidiani. Qual è la cornice economica in cui i media della carta stampata si trovano ad operare nella regione?

E’ vero, in Kosovo ci sono parecchi giornali, ma la diffusione complessiva dei quotidiani è molto bassa. Questo è dovuto innanzitutto agli scarsi investimenti fatti nel settore dell’informazione, soprattutto se confrontiamo il Kosovo con il resto della regione balcanica. Grandi gruppi, come la tedesca WAZ, sono intervenuti nel mercato editoriale di Serbia, Macedonia, Montenegro, alzando notevolmente il livello delle vendite. Anche “Express” è stato contattato da imprenditori stranieri interessati ad un possibile acquisto, ma la situazione in Kosovo, soprattutto a causa dell’incertezza sul futuro status, scoraggia investimenti in tutti i settori, compreso quello dei media. La diffusione dei quotidiani resta quindi bassa, e la cattiva distribuzione, che rende reperibili i quotidiani quasi solo nelle grandi città, non fa che peggiorare le cose. Leggi il seguito di questo post »

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Un manifesto di scrittori e artisti contro la violenza su rom, rumeni e donne

Pubblicato da Mauro Daltin su novembre 15, 2007

Il triangolo nero
Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori e artisti contro la violenza su rom, rumeni e donne

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori…

Per continuarne la lettura e per sottoscriverlo andare qui e qui:
http://www.nazioneindiana.com/2007/11/15/il-triangolo-nero/#comments

http://www.petitiononline.com/trianero/petition.html

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Biennale di Venezia: è l’ora degli artisti rom

Pubblicato da paolo fichera su novembre 13, 2007

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Fino al 21 novembre la 52esima edizione dell’Esposizione ospiterà Paradise Lost, il primo padiglione sull’arte gitana.

articolo tratto da http://www.cafèbabel.com. Autore: Pim de Kuijer; Traduzione: Marco Riciputi

Timea Junghaus, la curatrice della mostra, arriva all’intervista con un’ora di ritardo. «Aaaah, gli artisti!» esclama sbuffando, come per scusarsi, sedendosi all’aperto in un caffè veneziano. Spiega che ha trascorso la notte in bianco per assisterne uno in preda a un attacco nervoso. Ma questo è solo uno dei tanti inconvenienti che ha dovuto affrontare per riuscire a offrire al pubblico della 52esima Biennale di Venezia Paradise Lost (“Paradiso perduto”), il primo padiglione d’arte contemporanea rom, visitabile dal 10 giugno al 21 novembre nel seicentesco Palazzo Pisani.
«Inizialmente gli organizzatori erano restii a dedicare una mostra ai soli artisti rom perché di solito i padiglioni sono su base nazionale» spiega Timea. «Pensavano fossi una di quelle femministe sempre arrabbiate e fissate con le minoranze.» Ma alla fine l’ha avuta vinta, grazie anche all’appoggio del ministro italiano per le Politiche europee Emma Bonino e del presidente dell’Unione Europea José Manuel Durão Barroso.
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Voci da Est – Saša Zograf

Pubblicato da Mauro Daltin su novembre 12, 2007

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Voci da Est – Saša Zograf

di Angelo Floramo

Per ingrandire lo splendido logo di Saša Zograf cliccaci sopra. Il logo è stato appositamente realizzato da Zograf per il Diario-Sezione Voci da Est di Angelo Floramo.

Ogni presentazione di Saša risulterebbe impietosamente banale. Di lui è già stato detto, scritto e raccontato tutto da ben altre penne, molto più preparate della mia. Da che cosa cominciare allora? Forse da quando l’ho incontrato per la prima volta, a Villacaccia, in una vecchia casa contadina, di quelle coloniche, friulane di Bassa pianura, costruite in pietra di fiume grigia e legno di rovere. Giurerei che fosse novembre: il colore che mi ricordo di più è quello delle foglie, l’odore quello delle castagne, il sapore quello mieloso della ribolla, torbida e freschissima. E sciami furiosi di scintille dal braciere acceso nel centro dell’aia. Freddo che ti arrossa il naso. E ti congela le orecchie. Saša era già Zograf. Almeno per noi lo era fin dai bombardamenti NATO su Belgrado, nel 1999. Ce li raccontò a fumetti, spedendo le strisce via e-mail ai giornali di tutto il mondo, per testimoniare quell’orrore. Ed era lì, a due anni di distanza, per presentare una mostra di cose sue. Bellissima. Ricordo anche un giovane “bluesman”, completamente ubriaco, strafatto di Tocai, che gli stava scrivendo sull’avambraccio il suo numero di telefono. Così, perché non se ne dimenticasse. Con un pennarello rosso. Correva l’anno 2001. Quello delle torri gemelle. E dell’Afganistan violentato a bomba in nome di una giustizia retributiva squisitamente “made in U.S.A”. Credo che la sfacciataggine con cui l’ho avvicinato me l’abbia suggerita un filmato di Emergency. C’è Gino Strada che grida e bestemmia tra il sangue e la sporcizia per fermare l’emorragia a un bambino. Ovviamente un pericoloso terrorista. La telecamera inquadra piccole mani congestionate dall’esplosione. Occhi tristi, sofferenti ma incredibilmente muti. Anzi no: capaci di gridare, pur restando muti. Attimi di concitazione. Di una violenza che non ti può lasciare mai più. E poi il silenzio. Infinito. Disperato… Gino si toglie la mascherina, la getta per terra e se ne va via. Sul letto restano quegli occhi socchiusi e quelle mani. “Živio Saša. Angelo sem iz furlanije. Kako greš?” Non so se rispose per salvarsi dal bluesman, che ormai, avendo finito lo spazio disponibile sull’avambraccio, stava indicandogli, a gesti, quell’altro….Così ho insistito, tra ribolla e castagne. Leggi il seguito di questo post »

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Noi romeni e il razzismo. In attesa degli “europei”

Pubblicato da paolo fichera su novembre 9, 2007

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Pubblichiamo la versione integrale dell’articolo di Mihai Mircea Butcovan* apparso, in versione ridotta, sul “Manifesto” il 6 novembre.
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Noi romeni e il razzismo. In attesa degli “europei”

di Mihai Mircea Butcovan

Come romeno che vive e lavora da oltre quindici anni in Italia, vorrei fare alcune considerazioni su quanto accaduto in questi giorni. Chissà che non vengano chiamate “qualunquiste” o “antipolitica”.

C’è stato un delitto. E la vittima, donna, ha nome e cognome. Italiano. L’autore del reato, uomo, anch’egli ha nome e cognome, romeno. Se da qui si può desumere che in qualche modo è stato offeso l’intero popolo italiano e le donne non si può certamente ritenere che il delitto sia stato commesso dall’intero popolo romeno o da tutti gli uomini.
E l’uomo che si è macchiato di questo delitto non è rappresentante del popolo romeno, della Romania e nemmeno del popolo rom.
Questa facile equazione “romeni = delinquenti”, dove la variabile romeno non è incognita ma semplicemente soluzione di tutti i mali, non rende onore all’intelligenza delle persone che la praticano.
E nemmeno la rabbia, umana e più che mai legittima, non può trasformarsi in accuse ad un intero popolo, ad un’intera nazione. C’è chi invoca “i roghi, i fucili, lo sterminio”…

Per una volta vorrei “sprecare” una riga del già esiguo spazio editoriale assegnato agli immigrati per esprimersi. Una riga di silenzio a commento e sgomento di fronte a tali frasi scritte sui forum del terzo millennio da persone che si ritengono dei bravi, quando non ottimi, cittadini.
E questa volta chi inneggia a “stermini, roghi, fucilazioni” non è cresciuto, per sua fortuna, in baracche come quelle che vorrebbe bruciare, non è vissuto in condizioni di miseria e degrado come quelle che ci mostra la televisione in questi giorni. No, da quelle situazioni non possiamo aspettarci grandi impianti filosofici, nemmeno programmi di politiche sociali.
Ma da chi invece è cresciuto in ambienti puliti, è andato a scuola in un paese democratico, ha studiato, ha fatto sport e viaggiato per diletto, da chi vota liberamente i suoi rappresentanti e può farsi eleggere come rappresentante, non ci aspettavamo frasi razziste, disumane, che spesso fanno da anticamera o motore ad aggressioni tanto ingiustificate ed orrende quanto l’uccisione della signora Giovanna Reggiani.
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BRANE MOZETIC a Gorizia

Pubblicato da paolo fichera su novembre 8, 2007

SABATO 10 novembre 2007
alle 18.00
presso la ‘EQUILIBRI’ libreria
via seminario 8, Gorizia
0481532128
equilibri.libreria@libero.it

sarà presente BRANE MOZETIC per la presentazione del suo nuovo romanzo PASSION edito da Zoe editore. L’incontro è curato dal poeta Michele OBIT.

- L’autore:
Brane Mozetic è nato nel 1958; è poeta, scrittore, traduttore ed editore.
Dal 1990 pubblica la rivista gay “Revolver”, recentemente è stato direttore del Centro di Letteratura Slovena, una organizzazione che promuove la scrittura slovena all’estero.Mozetic ha pubblicato dieci raccolte di poesie e tre romanzi; gli è stato assegnato il Premio di Poesia Città di Lubiana e il Premio Europeo di Poesia ‘Falgwe’.
È stato tradotto in Italia, Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Spagna e Austria.
Ha tradotto in sloveno autori francesi come Rimbaud, Genet, Foucault, Brossard, Daoust.

- Il libro:
“Passione si traduce con desiderio, ma anche con dolore. Quando il protagonista scopre che l’orologio della sua vita può aver cominciato il conto alla rovescia, in lui si accende una miccia devastante: esplode la rabbia, la violenza, il desiderio di diffondere la sofferenza intorno a se’, la sete di dominio e di umiliazione che si risolve sempre in prevaricazione sessuale. Altre volte, pero’, l’anelito alla tenerezza e all’amore sembrano stemperare questa mania distruttiva: sullo sfondo rimane la nostalgia per il compagno, amato ma assente, rimane la solidarietà nei confronti di un amico con cui condividere l’intimo destino.Sono il dolore e il desiderio, il sangue e lo sperma gli ingredienti che si mischiano negli incontri del protagonista: con il vanitoso amante occasionale, la marchetta sadica, lo sconosciuto egocentrico, il ragazzino scaltro, il ballerino pornodipendente, il vecchio amore che ritorna. Ed emerge, tra le righe, l’ironia con cui Mozetic sa disegnare i tratti e le manie di personaggi che ogni lettore ha conosciuto nel proprio, personale, viaggio nella passione.”

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e-book: Simone Giorgino

Pubblicato da paolo fichera su novembre 6, 2007

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È uscito il secondo e-book della collana di poesia le betulle nane

Da un bar di Simone Giorgino

per scaricarlo qui:
simone-giorgino.pdf

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I poeti di AlpeAdria

Pubblicato da paolo fichera su novembre 6, 2007

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I poeti di AlpeAdria

8 novembre 2007

Programma

9.30 – 9.45: Saluti (dott. Adriano Rasi Caldogno, segretario generale programmazione Regione Veneto, dott. Angelo Tabaro, dirigente cultura R.V., prof. Antonio Cassati, presidente Gruppo Progetto AlpeAdria)

9.50 – 10.10: Performance “Jingle Joyce” di D. Nacinovic

10.10 – 10.15: Introduzione ai lavori: Antonio Cassuti

10.15 – 10.20: Giorgio Lotto (La biblioteca di AlpeAdria)

10.20 – 11.00: Tavola rotonda (prima parte). Analisi dell’esistente: testimonianze dalla comunità.

Intervengono Michele Obit e Taja Kramberger (Topolò e Linguaggi Diversi, due festival letterari interlinguistici), Daniel Nacinovic (poesia e performance: la situazione croata), Iztok Osojnik (una poesia, molte lingue), Lucia Stupica (il Festival Pranger), Gina Zanon (l’ass. culturale Merlin Cocai e i poeti tra Vicenza e Treviso), Gasper Malej (il Centro di letteratura slovena). Alii.

breve pausa

11.15 – 12.30/12.45: Tavola rotonda (seconda parte).

Roberto Nassi (A. Spirito e ambizioni del progetto “I Poeti di AlpeAdria/La poesia di AlpeAdria”. Direzioni di sviluppo. B. Individuazione dei referenti progettuali per le aree linguistiche. C. Agenda li lavoro). Confronto sulle linee progettuali e interventi dei partecipanti alla tavola rotonda. Conclusioni provvisorie.

Durante la tavola rotonda e la pausa sarà proiettato il video: “Un caffé con Cesare Ruffato” (intervista inedita a cura di valeriaebepiartmakers).

Dopo il pranzo dibattiti e confronti tra i convenuti che non devono ripartire subito possono proseguire in via informale allo stand della Regione Veneto o visitando gli stand di ArteFiera.

Saranno presenti:

Daniel Nacinovic (poeta), Boris Biletic (poeta, presidente ass. scrittori croati), Iztok Osojnik (poeta), Gasper Malej (traduttore e referente per il Centro per la letteratura slovena), Mauro Daltin (Direttore PaginaZero), Maurizio Mattiuzza (redattore e poeta), Francesco Tomada (poeta), Michele Obit (poeta, traduttore, curatore della sez. poesia al festival di Topolò), Marcello Conti (Campanotto Edizioni), Gina Zanon (poeta e conduttrice radiofonica), Enrico Grandesso (critico e curatore dei Nuovi Quaderni Reboriani), Otello Fabris (presidente Ass. Amici di Merlin Cocai), Federico Boccignone (Esedra Editore), Fabio Magro (critico), Giorgio Lotto (direttore biblioteca Bertoliana), Roberto Nassi (poeta, saggista), Fritz Popp (poeta), Gerard Kanduth (presidente Karntner Schriftstellerverband)…

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INTERVISTA CON MONI OVADIA

Pubblicato da paolo fichera su novembre 2, 2007

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Intervista con MONI OVADIA
L’impegno culturale, sociale e artistico per la rivendicazione della pari dignità sociali

di Laura Tussi

Moni Ovadia uomo d’estro e d’ingegno, politicamente impegnato sul fronte del mondo in fermento dei sindacati per le tutele dei lavoratori e delle rivendicazioni per i diritti dei “più deboli”, nell’impegno culturale militante delle pari dignità sociali, per la fratellanza universale tra uomini…nella militanza “senza armi”, disarmante degli strapoteri, finalizzata ad un’utopia realizzabile, sociale, con risvolti comunitari e democratici de facto… L’impegno politico alla luce di una profonda, costruttiva e lucida critica di libera ispirazione marxista nella “lotta” di rivendicazione per le pari dignità sociali…
In Italia, per una cultura delle memorie di ieri e pluriappartenenze di oggi.

Come si collocano il Suo teatro, l’espressione musicale e cinematografica rispetto al personale impegno politico, sociale e culturale?

L’arte è uno strumento di espressione e di comunicazione che costituisce la forma dello specifico dell’artista, ma la scelta dei contenuti che l’arte deve esprimere non è più una questione di scelta dell’artista solo, ma è anche un’opzione dell’artista in quanto cittadino ed essere umano. Allora siccome l’arte deve esprimere l’essere umano in tutte le sue variegate contraddizioni e sfaccettature ed il senso della nostra presenza sulla terra, ne consegue un significato connesso a valori etici e quindi politici, non nell’accezione degli schieramenti e delle fazioni, ma nel senso lato del concetto di polis come città e comunità educante, luogo di incontro e di formazione della società: allora l’arte è uno strumento tramite cui l’artista esprime la relazione con questi valori.

Come può il centro-sinistra far fronte alle nuove sfide dettate da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e differenti modi di essere e di pensare?

Uno dei primi compiti del centro-sinistra è proprio definire la propria identità culturale, il che non implica un’identità monolitica, ma dove convivano differenti culture del centro-sinistra, ma in modo sinergico e non in un’ottica autodisgregante. Personalmente sono ebreo e laico, però posso tranquillamente partecipare a battaglie politico-sociali nel campo della pace e dei diritti anche con dei sacerdoti cattolici, perché condividiamo una comune cultura valoriale. Allora il centro-sinistra deve definire la propria identità e l’identità delle proprie identità al suo interno e trovare il modo che queste realtà ideative operanti si sinergizzino e si arricchiscano reciprocamente; perché un’elezione, cioè la “battaglia” si può vincere sul piano della tattica politica, la guerra si vince sul piano della cultura. Berlusconi lo ha dimostrato. Prima ha imposto la sottocultura, di cui è figlio e padre, al Paese e quindi ha vinto le elezioni, addirittura influenzando la temperie dell’intera società negativamente, come una gramigna devastante ed influenzando anche i comportamenti di molta sinistra, che ha perso per molti aspetti la propria fibra morale. Occorre che la sinistra definisca la propria identità e l’identità delle molteplici realtà interne in modo sinergico, ossia reciprocamente, in modalità arricchenti. In seconda istanza la realtà di centro-sinistra deve essere ferma e chiara nei principi e affrontare le congiunture che si presentano. Le grandi “battaglie” operaie si svolgevano in una società che aveva appunto la classe operaia come pilastro portante delle trasformazioni sociali.
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