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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for ottobre 2008

Eltjon Valle MARINZ The National Gallery of Arts Tirana

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 31, 2008

Eltjon Valle
MARINZ
A cura di Francesco Poli e Rubens Shima
THE NATIONAL GALLERY OF ARTS TIRANA
07.11.08 – 07.12.08

Concentrare l’attenzione sull’espressività primaria dei materiali, non quelli tradizionali della pittura e della scultura ma quelli di fondamentale importanza della dimensione urbana e naturale, è senza dubbio uno dei contributi più rilevanti dell’arte processuale e ambientale degli anni ‘60/’70. Questa genere di esperienze caratterizzate da installazioni e interventi che coinvolgono anche direttamente la realtà esterna è stata ripresa in modo originale da parecchi artisti internazionali delle ultime generazioni, e sviluppata con una consapevolezza molto più avvertita delle implicazioni sociali, politiche e ecologiche a livello di impatto globale. Anche Eltjon Valle ha deciso di andare in questa direzione, impegnandosi in una complessa ricerca elaborata con diverse modalità operative (che vanno dall’installazione al video, dalla foto ai dipinti e disegni) su una materia prima di cruciale importanza, il petrolio. Fonte di energia alla base dello sviluppo economico di tutti i paesi del mondo, e purtroppo causa di gravissime tensioni e di guerre terribili, l’oro nero ha un valore strategico assoluto, e come tale rappresenta anche dal punto di visto simbolico un elemento carico di significati che impregnano l’immaginario collettivo. Mettere in gioco in un progetto artistico il petrolio, e tutto ciò che esso significa, è una sfida non di poco conto. Eltjon Valle lo ha fatto riuscendo a trasformare, con grande efficacia, una esplorazione sul campo (e proprio su una specifica area di campi petroliferi in Albania) in una operazione carica di autentiche energie estetiche, che partendo dalle problematiche di una circoscritta situazione reale, da vita a una articolata visione multipla, a diversi livelli. Leggi il seguito di questo post »

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Serbia Hardcore

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 29, 2008

Autore: Dušan Veličković
Titolo: Serbia Hardcore
Editore: Zandonai
Traduzione: Sergej Roić
Con una nota di: Nicole Janigro
Collana: i piccoli fuochi
Anno: 2008
Pg.:184
Isbn: 978-88-95538-17-4
Prezzo: €16.00

Dušan Veličković ha iniziato a scrivere queste pagine durante i bombardamenti Nato su Belgrado, pensando che un giorno sarebbero tornati utili per una rielaborazione più unitaria. Annota le voci e i racconti che ascolta e che vive per strada, tratteggia gli aneddoti, gli umori, le letture e i cambiamenti di abitudini imposti dai bombardamenti. Passate le bombe – ma come viene più volte ricordato, citando Faulkner, il passato non è mai passato - sono proprio la potenza e la concisione racchiusi in quei brevissimi schizzi a dare vita ad una sorprendente ipotesi di romanzo: un racconto in frantumi che ribalta la fragilità di una scrittura in pericolo in un punto di vista lucido ed essenziale e soprattutto vaccinato da una disiullusa ironia. L’edizione italiana si presenta arricchita rispetto all’originale, pubblicato a Belgrado nel 1999, e permette ai lettori italiani di ripercorrere gli ultimi nove anni della repubblica di Serbia fino al recente arresto di Radovan Karadžić.

Dusan Veličković, nato nel 1947 a Sabac, è uno dei più noti e stimati giornalisti serbi. È anche scrittore, film maker ed editore. Figura emblematica di intellettuale liberal, voce brillante e coraggiosa dell’intelligenzia democratica belgradese e vera e propria coscienza critica del proprio Paese, dal 1993 al 1997 è stato direttore del più importante settimanale di Belgrado, “NIN”. Leggi il seguito di questo post »

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Sono pesi queste mie poesie, di Nika Turbina, Edizioni Via del Vento

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 29, 2008

È uscito il volume Sono pesi queste mie poesie, di Nika Turbina, traduzione dal russo e cura di Federico Federici (Edizioni Via del Vento, 2008, 36 p., Euro 4,00, ISBN 978-88-6226-017-6); ordini: info@viadelvento.it

Due foto: Nika Turbina da bambina e Nika Turbina, nella stessa posa. La frangetta che ricade sulle sopracciglia folte e la fronte aperta che si incunea tra due rocce di capelli. L’uomo noterà gli occhi della bambina fissati dalla malinconia; l’uomo noterà la bocca carnosa, il neo sopra il labbro evidenziato da altro trucco. In mezzo la stessa morte che è poi la stessa vita. Nasce nel 1974 e muore nel 2002. Il nostro tempo, quello della nostra vita e della nostra nascita e del nostro sopravviverle. E tutti i testi presentati, tranne quattro, scritti “fra i sette e i nove anni di età”. Qualcosa che sa di vertigine, che stordisce, che ci pone di fronte al punto fermo della nostra percezione di uomini e scrittori. Federico Federici è il curatore e traduttore del volume. Aggiungo, curatore e traduttore da anni e con amore, perché è d’amore che qui si parla. Amore anche nelle piccole cose, come il dire “scompare tragicamente a Mosca”, omettendo il suicidio più volte cercato e infine trovato dal poeta. Sono versi fusi dal dolore e dal tremore di fronte alla Bellezza della vita. Sono i versi di una Grazia che ci sovrasta, attraversa e si dilegua lasciando le pietre sul fondo a farsi levigare dal fiume, con la consapevolezza che fonte e foce non sono un inizio e una fine ma la stessa dimenticanza, come di chi ha già scritto i passi che un giorno percorrerà. (Paolo Fichera)

Per leggere e ascoltare poesie di Nika Turbina QUI

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Il caso Kundera di Bozidar Stanisic

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 29, 2008

Il caso Kundera
di Bozidar Stanisic

“Oggi verso le ore 16 – dice l’inedito rapporto di polizia numero 624/1950, conservato negli archivi del ministero dell’Interno – uno studente di nome Milan Kundera, nato il 1° aprile 1929 a Brno, si è presentato a questo dipartimento per riferire che una studentessa doveva incontrarsi in serata con un certo Miroslav Dvoracek, un giovane disertore in procinto di recarsi clandestinamente in Germania”.
Lo studente di allora era Miroslav Kundera, autore dei celebri romanzi Lo scherzo e L’insostenibile leggerezza dell’essere, protagonista della primavera praghese, a sua volta più noto dissidente cecoslovacco. L’accusa arriva dal settimanale ceco “Respekt”. Nell’articolo di Adam Hradilek, storico e giornalista, che lavora all’Istituto per lo Studio dei Regimi Totalitari, oltre alle prove di accusa contro Kundera, è apparsa anche la testimonianza di Iva Militka, amica d’infanzia di Kundera e allora ragazza di Miroslav Dlask, che raccontò a Kundera della presenza di Dvoracek. Dvoracek aveva lasciato la Cecoslovacchia dopo il colpo di stato del 1948; in un campo profughi a Monaci di Baviera, era stato reclutato dalla rete di spionaggio americana e rispedito in Cecoslovacchia. Il suo ritorno nel Paese però ebbe una fine tragica. Arrestato sul luogo e nel giorno dell’appuntamento con Militka indicato da Kundera alla Stb, polizia segreta, Dvoracek fu processato e, avendo sfiorato la pena di morte, condannato a 22 anni di carcere. Fu costretto ai lavori forzati in una miniera di uranio, dove finivano molti dissidenti dell’epoca. Kundera aveva 21 anni anni all’epoca dei fatti; non conosceva personalmente Dvoracek, ex pilota che lavorava per gli occidentali. Fu rilasciato nel 1963; nel 1968 Dvoracek scappò in Svezia, dove vive tuttora. Tre mesi fa ha subito un ictus. Secondo la rivista, la studentessa a cui Miroslav Dvoracek aveva dato appuntamento è vissuta per anni con il senso di colpa per l’arresto dell’amico. ”Da allora mi sento in colpa per aver parlato di lui tra amici, ero troppo ingenua”, ha detto Militka al settimanale. ”Lui sa solo che è stato denunciato – ha detto Marketa, moglie di Dvoracek – Chi è stato, oggi per lui non ha nessuna importanza.“
E poi aggiunge: “Non siamo affatto stupiti che Kundera sia stato chiamato in causa”. Leggi il seguito di questo post »

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Presidenti, Senatori, picchiate picchiate

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 27, 2008

Sul blog di Luigi Metropoli, discussione aperta sull’intervista rilasciata da Francesco Cossiga e la sua cura.

Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale e molto MOLTO altro

QUI

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Latitanze, di Mauro Daltin

Pubblicato da Mauro Daltin su ottobre 25, 2008

LATITANZE
di Mauro Daltin
Prefazione di Pietro Spirito
Pagine 120 – ISBN 978-88-497-0566-9 – euro 10,00
Besa Editrice, www.besaeditrice.it

La distribuzione nazionale è affidata a PDE.

Il libro è acquistabile anche su: www.unilibro.it e fra poco su www.ibs.it

Latitanze è anche un blog: clicca qui.
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Queste storie percorrono una strada di meta-realismo, oltre la realtà, verso un territorio dove i gesti hanno una tonalità e un peso incomprensibile per la logica comune.
Elio Bartolini

C’è un’ansia di ricerca costante in questi racconti, vere e proprie ricognizioni ad ampio raggio nei territorio di un immaginario molto ricco [...]. Una commistione di realismo e surrealismo, partendo da un approccio visivo per approdare a esiti più visionari…

Dalla prefazione di Pietro Spirito

“Un passo dietro l’altro in una cadenza ritmata, fatta di morbide ricadute sulla terra e di lievi voli in aria. Schiacciò con forza la testa del pagliaccio dalle calze blu che aveva in tasca. Uscì dal parco e proseguì lungo il fiume, oltre il ponte, oltre l’uomo con il berretto verde e la mezza sigaretta tra le labbra. A destra aveva l’acqua, a sinistra la terra scura. Davanti a lei solo ghiaia e foglie che si spezzavano sotto le scarpe”.

Dieci racconti, dieci storie costrette in spazi e tempi circoscritti, in eterne latitanze quotidiane sospese fra reale e surreale, fra manie e abitudini. Dieci fotografie minime catturate nel loro divenire senza, molto spesso, accennare a cause e conseguenze, a un prima o a un dopo. Il delitto, il sogno, la follia, l’assenza, il tempo sono le regioni in cui queste storie si addentrano. E la mappa che si ricava è fatta di racconti brevi, short stories, per lo più giocati in presa diretta, dove echeggia la lezione carveriana, un minimalismo teso all’analisi minuta del reale, perché è lì che si nasconde il significato delle cose.

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land

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 25, 2008

land

dall’editoriale di Sebastiano Aglieco:

land vuole essere, appunto, progetto di visione e di attenzione, vedetta dell’oltre; anche l’oltre dalla poesia che sconfina dal proprio statuto e s’insinua nella vita, nella marginalità, nella potenzialità di tutti i linguaggi. Compito – questo della visione – della poesia tutta; di chi la fa e di chi la legge…

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la ricerca di una possibile parola fedele

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 23, 2008

… è la ricerca di una possibile parola fedele. e ho la nitida sensazione che questa ricerca è come una corrente nel corpo che si esaurisce solo con la vita, profondamente consapevole nello stesso momento della irraggiungibilità di qualsiasi autenticità. questa ricerca è come smussare gli angoli per riportarli ad un orizzonte, un angolo diritto. per poi comprendere lo spazio che abbiamo costruito, o meglio, la vista di questo spazio, e riuscire a circoscrivere, almeno con la consapevolezza, ciò che lasciamo e perdiamo tutti i giorni, il non visto, ma non per questo non condiviso, inesistente o che incute paura.

Mikica Pindzo

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Cosa ho messo nel mio zaino di Enrico Brizzi

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 21, 2008

Inauguriamo oggi una nuova sezione del blog: “NEL VIAGGIO”. Verranno raccolti pezzi che hanno come protagonista il viaggio affrontato a piedi, in treno, in bicicletta.
“Camminare significa aprirsi al mondo. L’atto del camminare riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi (…) Spesso camminare è un espediente per riprendere contatto con noi stessi!” (David Le Breton)

*

La sezione, curata da Mauro Daltin, si apre con uno scritto di Enrico Brizzi.

“Ho incontrato qualche giorno fa Enrico Brizzi, mi ha raccontato di cammini, sud Italia a piedi, Gerusalemme, via Francigena… di luoghi attraversati solo a forza di piedi, gambe e testa, di pastori incontrati, di aie che nascondono mondi al loro interno… e di molto altro. Pubblico in questo non luogo, a puntate, questo suo pezzo che mi ha gentilmente concesso di inserire” (Mauro Daltin)

Cosa ho messo nel mio zaino
di Enrico Brizzi

Ti piace camminare? Non ci hai mai pensato sul serio. Ti piace scegliere un posto e andarci a piedi, questo sì. Ma se dovessi dire, in tutta sincerità, camminare è solo un accidente necessario: se vuoi muoverti in autonomia, è semplicemente l’unica cosa che puoi fare. Preparare lo zaino, impermeabilizzare la tenda e spegnere il cellulare. Ti piace andare libero, e il fatto di camminare lo accetti come una conseguenza naturale della tua decisione. Poi c’è il fatto che camminare è un’attività antichissima. A trent’anni – un’età in cui nessuno dovrebbe più nutrire fiducia nelle scienze esatte – devi ammettere con te stesso che ami sempre di più rifugiarti in attività antichissime. Camminare, scrivere, ma anche coltivare le amicizie, innamorarsi e diventare padre. In un certo senso, i doni migliori della tua vita erano già a disposizione per gli uomini di molti secoli fa. Leggi il seguito di questo post »

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César Vallejo, Opera Poetica completa, Edizioni Gorée

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 21, 2008

Edizioni Gorée

Opera Poetica completa
César Vallejo

A cura di Roberto Paoli e Antonio Melis
Traduzione di Roberto Paoli
Prefazione di Antonio Melis e Roberto Paoli

L’opera, in due volumi, è pubblicata con testo a fronte in lingua originale spagnola. Comprende l’opera completa di César Vallejo (composta dalle raccolte “Araldi neri”, “Trilce”, “Poemi in prosa”, “Poemi umani”, “Spagna, allontana da me questo calice”),

Il poeta peruviano César Vallejo (1892-1938), emerge sempre di più come la voce più originale e profonda della poesia latinoamericana. Il suo messaggio umano e poetico ha profonde radici nell’anima india, ma non nasce da un’intenzione bardica e celebrativa, esterna e, per così dire, paternalistica rispetto ai valori di un gruppo emarginato ed oppresso, bensì da un’originaria identità. Con Vallejo il lettore europeo si trova davanti a un linguaggio tanto inaudito e atipico quanto sommamente espressivo.

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PaginaZero su Osservatorio Balcani

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 20, 2008


Su Osservatorio Balcani in Balcani Cooperazione una lunga intervista a Mauro Daltin con tema la rivista “PaginaZero”

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POE.MI

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 20, 2008

POE.MI

poe.mi (Milano, 21 ottobre – 23 novembre 2008) è un festival espositivo-performativo che unisce scritture, media e arti visive e cerca di costruire alcune mappe nei territori correnti della produzione artistica e letteraria italiana. In questa prima edizione, dal titolo “Tiriamo le reti”, poe.mi intende fare il punto sul web, e soprattutto sui blog, come canale privilegiato di molta nuova poesia italiana, in alcuni casi in dialogo con realtà straniere o legate alle altre arti, e spesso con esiti ed esperienze qualitative confrontabili con le proposte dell’editoria cartacea tradizionale.

I blog, a pochi anni dalla loro diffusione, sembrano essere diventati sia un contesto vivacissimo di dibattito e contatto tra realtà poetiche, o più in generale letterarie, fino a poco tempo fa lontane e bisognose di una continua mediazione, sia il palinsesto per produzioni letterarie specifiche, che sfruttano le nuove dimensioni e le nuove modalità di fruizione che la rete offre.

poe.mi ha luogo in tre diverse sedi, ognuna dedicata ad un aspetto specifico del festival.

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Abbiamo ragione noi

Pubblicato da paolo fichera su ottobre 20, 2008

Abbiamo ragione noi e gli altri hanno torto. Parlare di queste cose, sforzarsi di capirne la natura e, dopo averla capita, sforzarsi adagio, con umiltà e costanza, di esprimere, di spremere ancora dalla terra grezza o da ciò che essa produce, dai suoni, dalle forme e dai colori che sono le porte del carcere dell’anima nostra, un’immagine della Bellezza di cui abbiamo finito con il renderci conto… questa è arte
J. Joyce

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