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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for febbraio 2009

Letterature bicolori

Posted by Mauro Daltin su febbraio 17, 2009

testataletterature

Segnalo con piacere questo progetto di una scuola superiore di Torino che si intitola “Letterature bicolori” e che potete leggere sul loro bel sito internet cliccando qui. E questo è il loro blog: http://letteraturebicolori.blogspot.com/
In tempi di discorsi di classi separate fra studenti italiani e studenti immigrati e di sfascio dell’istituzione scolastica, questa mi pare una di quelle cose che scaldano il cuore e che fanno ancora sperare.

Il sito in formazione del liceo A. Einstein di Torino invita studentesse e studenti, insegnanti, lettori, scrittori, curiosi impenitenti a incontrarsi intorno alla letteratura migrante che si esprime in italiano, letteratura che mescola i diversi colori dei linguaggi e delle culture.

Nell’Istituto è operativa una commissione di docenti che si occupano della accoglienza degli studenti stranieri e della loro alfabetizzazione con corsi specifici in relazione alle diverse esigenze.

Alcuni studenti provenienti da nazioni differenti, con una specifica formazione di peer educators, affiancano gli insegnanti nelle varie fasi di sostegno all’inserimento degli studenti immigrati: accoglienza, spiegazione delle regole sociali scolastiche, dell’organizzazione dello studio, della valutazione, dei modi di intendere il rapporto studente-docente.

Tutti gli anni si svolgono attività di educazione alla cittadinanza ed alla legalità per sviluppare negli studenti la consapevolezza della necessità dell’impegno sociale attraverso la conoscenza del territorio, la cultura delle pari opportunità intesa come rispetto dell’altro, la difesa del valore della pace.

Da questa realtà è nato il progetto Letterature bicolori

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Estratti

Posted by paolo fichera su febbraio 17, 2009

Estratti

“Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo”
Angelo Maria Ripellino

“… Essere poeta ed uomo vuol dire essere bosco senza tronchi e vedere… Essere non è lieve… Lievi sono solo gli stronzi…”
“Occorrerebbe vivere per essere,/ma non sarete, perché non vivete,/e non vivete, perché non amate,/perché non amate voi stessi, e tanto meno il prossimo”
“Perché il tuo volo è malato,/perché s’attarda ed è oscuro?/- Per quindici anni ho parlato ad un muro”
Vladimir Holan

“Deviarmi? La via del mio fermo proposito è segnata da rotaie di ferro per correre sulle quali il mio spirito è scanalato”
Herman Melville

“Ai morti la sepoltura e ai vivi la foccaccia”
Miguel de Cervantes

“Si è così tristi, da giovani! D’altronde, tutta questa roba non è allegra! Almeno per certe nature”
Gustave Flaubert

“Tutto passa, la corrente della vita, quel che nella corrente della vita noi rincorriamo è a noi più caro di ogni altra cosa”
James Joyce

“L’odore dell’orizzonte da ogni parte,/Cenere, come se le colline celassero un fuoco/Che altrove divorava un universo”
Yves Bonnefoy

“Non posso addormentarmi, compongo sempre. Scrivo, e tutto si incatena armoniosamente”
Lev Tolstoj

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Mi uccida, altrimenti è un assassino

Posted by paolo fichera su febbraio 10, 2009

Molti anni prima aveva detto che “sarebbe stato contento di morire”, se non ci fossero stati troppi dolori. Ma i dolori furono tremendi, e forse voleva ancora vivere. La mattina del 3 giugno chiese la morfina, e disse a Robert Klopstock: “Lei me l’ha sempre promessa, ormai da quattro anni. Lei mi tortura, mi ha sempre torturato. Non voglio più parlarle. E’ così che morirò”. Gli fecero due iniezioni. Dopo la seconda iniezione, disse: “Non mi prenda in giro. Lei mi dà un antidoto. Mi uccida, altrimenti è un assassino”. Quando gli diedero la morfina, ne fu felice: “Così va bene, ma ancora, ancora, non fa effetto”. Si addormentò lentamente, si risvegliò confusamente. Klopstock gli reggeva la testa, e lui pensò che fosse sua sorella Elli: “Vai via, Elli, non così vicino, non così vicino…”. Poi, con un cenno brusco e inusuale, ordinò che l’infermiera uscisse: si strappò con forza la sonda e la buttò in mezzo alla stanza. “Basta con questa tortura. Perché prolungare?” Quando Klopstock si allontanò dal letto per pulire la siringa, Kafka gli disse: “Non vada via”. “No, non vado via” disse Klopstock. Con voce profonda, Kafka ribatté: “Ma vado via io”.

Kafka di Pietro Citati

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