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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Il golem è un sosia

Pubblicato da paolo fichera su marzo 19, 2010

Scena dal film muto Der Golem, wie er in die Welt kam (1920) di Paul Wegener

Nel racconto di Jorge Luis Borges c’è un uomo che guarda al golem, al simulacro che sta sognando. Nell’opera di Maria Korporal è viceversa il golem a guardare; e quanto appare riflesso dagli schermi è ciò che il suo occhio scruta. Ma il golem è anche un sosia, un’immagine di noi, emulsionata in una fisica dirimpetta, da un nostro atto immaginativo iniquo, in cui ci si plasmi, o per verità o per morte, assoluti, e senza nessuna variabile nell’ambito di questo spettro. Se il golem è anche questo, noi stessi, come sembra suggerire l’opera di Maria Korporal, ne risultiamo al suo occhio, simulacri che si sognano riflessi da una teoria di schermi. E come il golem, fantocci devoluti al loro stesso occhio, che si credono umani, inseguendo il sogno di apparire. E si ribellano solo nel caso in cui si voglia disinnescare la loro immagine, cancellando un’iniziale (Viviana Scarinci)

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