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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for the ‘NARRAZIONI’ Category

Ritorno ai Balcani: un viaggio fra passato e presente nei ricordi di Nedim Gürsel

Posted by paolo fichera su maggio 25, 2009

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Ritorno ai Balcani: un viaggio fra passato e presente
nei ricordi di Nedim Gürsel

di Antonella Zambelloni

In Ritorno ai Balcani (editore Ananke, 1996) l’autore ci immerge in una serie infinita di immagini e di ricordi, di esperienze e di storia, di realismo e di fantasia: la volontà pare proprio quella di delineare il percorso della sua vita, la storia del suo paese attraverso uno stile chiaro e limpido, che riporta alla mente quella chiarezza e quella ricerca della realtà della scrittura settecentesca classica. È possibile infatti effettuare un paragone, tenendo comunque conto di tutte le differenze e delle specificazioni del caso, con la Vita di Vittorio Alfieri, il grande scrittore autore di alcune fra le più belle tragedie della nostra letteratura e di un’autobiografia in cui si intersecano con maestria romanticismo, ormai alle porte nel panorama letterario della sua epoca, e quel gusto per la descrizione e l’analisi, tipico del secolo dei lumi. Come è noto, Alfieri divide la sua opera in quattro parti, corrispondenti alle quattro fasi della vita umana (infanzia, adolescenza, giovinezza, virilità) nelle quali traccia il percorso della propria esistenza mostrando come dall’iniziale repulsa quasi per le lettere sia maturato in lui il desiderio dell’arte e della scrittura creativa. Narra delle proprie passioni, dei propri amori e sogni, delle proprie esperienze, dei propri viaggi che gli hanno fatto conoscere l’Europa di allora, del suo odio per il potere “tiranno” e della sua ricerca di libertà e indipendenza lontano dall’oppressione. Alfieri era un carattere appassionato, poco incline ad essere incanalato in rigide convenzioni formali o in facili categorizzazioni: Alfieri ha lasciato alcune fra le migliori pagine di un diario intimo, di un resoconto di viaggio, di una delineazione di un percorso artistico, raccontando del suo desiderio di lasciare una immagine di sé che fosse veritiera e che potesse rispecchiare la sua vera natura, un carattere ribelle e allo stesso tempo fragile, come solo un artista può essere. In Gürsel non è sbagliato affermare che si ripresentano simili strutture e simili volontà: anche lo scrittore turco ha infatti tracciato non solo il ritratto del suo paese ma lo ha impreziosito con le sue osservazioni e con tutta una serie di riferimenti che fanno capo da un lato alla tradizione letteraria dall’altro alla cronaca più recente. Per chi non conosce i Balcani e la loro travagliata vicenda e vuole osservarla attraverso gli occhi di chi ha vissuto sulla propria pelle quella tragedia questo libro potrebbe dargli le giuste risposte. Leggi il seguito di questo post »

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Mi uccida, altrimenti è un assassino

Posted by paolo fichera su febbraio 10, 2009

Molti anni prima aveva detto che “sarebbe stato contento di morire”, se non ci fossero stati troppi dolori. Ma i dolori furono tremendi, e forse voleva ancora vivere. La mattina del 3 giugno chiese la morfina, e disse a Robert Klopstock: “Lei me l’ha sempre promessa, ormai da quattro anni. Lei mi tortura, mi ha sempre torturato. Non voglio più parlarle. E’ così che morirò”. Gli fecero due iniezioni. Dopo la seconda iniezione, disse: “Non mi prenda in giro. Lei mi dà un antidoto. Mi uccida, altrimenti è un assassino”. Quando gli diedero la morfina, ne fu felice: “Così va bene, ma ancora, ancora, non fa effetto”. Si addormentò lentamente, si risvegliò confusamente. Klopstock gli reggeva la testa, e lui pensò che fosse sua sorella Elli: “Vai via, Elli, non così vicino, non così vicino…”. Poi, con un cenno brusco e inusuale, ordinò che l’infermiera uscisse: si strappò con forza la sonda e la buttò in mezzo alla stanza. “Basta con questa tortura. Perché prolungare?” Quando Klopstock si allontanò dal letto per pulire la siringa, Kafka gli disse: “Non vada via”. “No, non vado via” disse Klopstock. Con voce profonda, Kafka ribatté: “Ma vado via io”.

Kafka di Pietro Citati

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Serbia Hardcore

Posted by paolo fichera su ottobre 29, 2008

Autore: Dušan Veličković
Titolo: Serbia Hardcore
Editore: Zandonai
Traduzione: Sergej Roić
Con una nota di: Nicole Janigro
Collana: i piccoli fuochi
Anno: 2008
Pg.:184
Isbn: 978-88-95538-17-4
Prezzo: €16.00

Dušan Veličković ha iniziato a scrivere queste pagine durante i bombardamenti Nato su Belgrado, pensando che un giorno sarebbero tornati utili per una rielaborazione più unitaria. Annota le voci e i racconti che ascolta e che vive per strada, tratteggia gli aneddoti, gli umori, le letture e i cambiamenti di abitudini imposti dai bombardamenti. Passate le bombe – ma come viene più volte ricordato, citando Faulkner, il passato non è mai passato - sono proprio la potenza e la concisione racchiusi in quei brevissimi schizzi a dare vita ad una sorprendente ipotesi di romanzo: un racconto in frantumi che ribalta la fragilità di una scrittura in pericolo in un punto di vista lucido ed essenziale e soprattutto vaccinato da una disiullusa ironia. L’edizione italiana si presenta arricchita rispetto all’originale, pubblicato a Belgrado nel 1999, e permette ai lettori italiani di ripercorrere gli ultimi nove anni della repubblica di Serbia fino al recente arresto di Radovan Karadžić.

Dusan Veličković, nato nel 1947 a Sabac, è uno dei più noti e stimati giornalisti serbi. È anche scrittore, film maker ed editore. Figura emblematica di intellettuale liberal, voce brillante e coraggiosa dell’intelligenzia democratica belgradese e vera e propria coscienza critica del proprio Paese, dal 1993 al 1997 è stato direttore del più importante settimanale di Belgrado, “NIN”. Leggi il seguito di questo post »

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Il caso Kundera di Bozidar Stanisic

Posted by paolo fichera su ottobre 29, 2008

Il caso Kundera
di Bozidar Stanisic

“Oggi verso le ore 16 – dice l’inedito rapporto di polizia numero 624/1950, conservato negli archivi del ministero dell’Interno – uno studente di nome Milan Kundera, nato il 1° aprile 1929 a Brno, si è presentato a questo dipartimento per riferire che una studentessa doveva incontrarsi in serata con un certo Miroslav Dvoracek, un giovane disertore in procinto di recarsi clandestinamente in Germania”.
Lo studente di allora era Miroslav Kundera, autore dei celebri romanzi Lo scherzo e L’insostenibile leggerezza dell’essere, protagonista della primavera praghese, a sua volta più noto dissidente cecoslovacco. L’accusa arriva dal settimanale ceco “Respekt”. Nell’articolo di Adam Hradilek, storico e giornalista, che lavora all’Istituto per lo Studio dei Regimi Totalitari, oltre alle prove di accusa contro Kundera, è apparsa anche la testimonianza di Iva Militka, amica d’infanzia di Kundera e allora ragazza di Miroslav Dlask, che raccontò a Kundera della presenza di Dvoracek. Dvoracek aveva lasciato la Cecoslovacchia dopo il colpo di stato del 1948; in un campo profughi a Monaci di Baviera, era stato reclutato dalla rete di spionaggio americana e rispedito in Cecoslovacchia. Il suo ritorno nel Paese però ebbe una fine tragica. Arrestato sul luogo e nel giorno dell’appuntamento con Militka indicato da Kundera alla Stb, polizia segreta, Dvoracek fu processato e, avendo sfiorato la pena di morte, condannato a 22 anni di carcere. Fu costretto ai lavori forzati in una miniera di uranio, dove finivano molti dissidenti dell’epoca. Kundera aveva 21 anni anni all’epoca dei fatti; non conosceva personalmente Dvoracek, ex pilota che lavorava per gli occidentali. Fu rilasciato nel 1963; nel 1968 Dvoracek scappò in Svezia, dove vive tuttora. Tre mesi fa ha subito un ictus. Secondo la rivista, la studentessa a cui Miroslav Dvoracek aveva dato appuntamento è vissuta per anni con il senso di colpa per l’arresto dell’amico. ”Da allora mi sento in colpa per aver parlato di lui tra amici, ero troppo ingenua”, ha detto Militka al settimanale. ”Lui sa solo che è stato denunciato – ha detto Marketa, moglie di Dvoracek – Chi è stato, oggi per lui non ha nessuna importanza.“
E poi aggiunge: “Non siamo affatto stupiti che Kundera sia stato chiamato in causa”. Leggi il seguito di questo post »

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frammenti da Opera di Carlo Bodoni #5

Posted by paolo fichera su febbraio 17, 2008

i poeti non hanno più niente da dirmi. Consacrazione e crocifissione sono la stessa faccia di una medaglia che non ha facce.

(da Opera di Carlo Bodoni)

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Fantasmi

Posted by paolo fichera su febbraio 15, 2008

…ma alla fine forse sono solo stanco, soprattutto di me stesso. credo sempre di più che a un certo punto bisogna recidere veramente i ponti, bruciarli dietro di sé per non continuare a inseguire fantasmi. è un bisogno di sentirsi vivi, non di Vita: quella c’è sempre…

…forse bruciare i ponti dietro di sé significa fare in modo che solo i NOSTRI fantasmi ci seguano, solo loro e non più quelli degli altri. e che nella solitudine nostra con loro, loro inizino veramente a riparlare la lingua necessaria e Vera…

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Operazione Foibe. Tra storia e mito

Posted by paolo fichera su febbraio 10, 2008

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Claudia Cernigoi, Operazione “Foibe” tra storia e mito, Kappa Vu, Udine 2005, pagg. 300, euro 16,00

Lo studio di Claudia Cernigoi vuole fare chiarezza sulla storia delle nostre terre, vuole rendere giustizia ai morti di tutte le parti, finora strumentalizzati a scopo di propaganda; vuole mettere fine a quella continua creazione di elementi di tensione politica in un’area di confine delicata come la nostra e, oltretutto, potrebbe servire a liberare finalmente anche gli Sloveni e la sinistra da quel senso di colpa che si portano dietro come “infoibatori”, accusa che viene loro mossa incessantemente da sessant’anni senza che d’altra parte si tenga minimamente conto dei vent’anni di dominio fascista e snazionalizzazione forzata subita dai popoli “non italiani” e dei successivi anni di guerra con massacri feroci perpetrati contro le popolazione dell’Istria, della Slovenia e di tutta quell’area che viene chiamata Venezia Giulia.

(tratto dal sito della Kappa Vu, dove è anche possibile leggere un’intervista a Claudia Cernigoi, a cura di Angelo Floramo; oltre a una recensione pubblicata sul sito dei Wu Ming)

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frammenti da Opera di Carlo Bodoni #3

Posted by paolo fichera su febbraio 7, 2008

la danza è finita. le mani ora suonano una musica diversa da prima. Le stesse mani. Ora il corpo è deposto in un organo, nel metrò, nella musica asfittica di una metrica senza parole. La divina è senza commedia, è lasciata sola. La porta è aperta, la legione esce e vi rientra. Ogni parola ora è un macigno. Metterne in fila due è avere davanti a sé un abisso. Fissarne una terza è sentirsi persi. Tutto si lascia consumare. La follia dell’Arte, dove? Le barbe invecchiano i visi giovani: si di-me-na-no.

(da Opera di Carlo Bodoni)

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frammenti da Opera di Carlo Bodoni #2

Posted by paolo fichera su febbraio 6, 2008

la chiosa varcava la memoria, come il destino del come, come il sapore che non è rancido ma sapore. Tra cielo e rovine e sopra l’onda, lo schiaffo sfuggente tracimava un altro richiamo. “non ho polso” ma chiamo. Non ho corpo genuflesso, ma gioventù dimenticata in un destino di fiato. E mi impongo la brutta poesia come la sfida che il mio corpo impone all’inizio di un secolo. I testicoli fatti carne da combattimento. Ogni ora lavata, ogni richiamo. Sono il più sensibile e il più debole. La geometria della Storia è fatta da uomini che non hanno la carne negli occhi. Avete fame ancora, ma la tavola è imbandita da resti. Unti d’olio non d’unguento, tutte le parole che non cibano vi appartengono.

(da Opera di Carlo Bodoni)

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frammenti da Opera di Carlo Bodoni #1

Posted by paolo fichera su febbraio 5, 2008

l’indovino di notte certifica il frammento, lo fa natura di fiato e dice che la dama è senza la gioventù del Castello. All’urlo la fiamma imboccava una strada e una croce moriva infissa in terra. Ai morti poeti il più fragile appariva vitello da latte e il lupo con la veste d’agnello varcava la soglia della Casa con passo tonante. Il profeta è morto, si è fatto viandante. E cala perfetta l’abitudine della morte sulla veste baronale, il passo nel latte, i corpi in salvo.

(da Opera di Carlo Bodoni)

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L’eretico e il cattolico. Intervista a Elio Bartolini

Posted by paolo fichera su gennaio 21, 2008

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L’eretico e il cattolico. Intervista a Elio Bartolini
di Mauro Daltin
Kappa Vu Editore

I primi 25 anni di Elio Bartolini, raccontati direttamente dallo scrittore attraverso una lunga intervista: l’infanzia, Conegliano e Codroipo, il periodo del seminario, l’avvicinamento al cattolicesimo, la povertà, il lavoro, le prime letture, lo studio, la guerra, il fascismo, l’avvicinamento al comunismo, le bande partigiane, le prime esperienze narrative, Pasolini… Attraverso una riflessione a tutto campo Bartolini racconta sé e il mondo, il suo pensiero, la sua arte, l’evoluzione dell’uomo e dell’intellettuale all’interno del Friuli tra le due guerre mondiali. Una testimonianza fondamentale per capire da dove e come parte tutto il percorso letterario e artistico del grande scrittore. “Un’intervista totale, una sorta di dichiarazione definitiva sulla mia vita e sul mio pensiero. Penso sia il momento giusto” mi disse Elio Bartolini quando gli proposi il progetto di una testimonianza diretta, attraverso il genere dell’intervista, che raccontasse a tutto tondo il suo personaggio. Leggi il seguito di questo post »

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Considero valore – Erri De Luca

Posted by Mauro Daltin su novembre 26, 2007

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Lev Rubinstejn (Mosca 1947), ll concettualismo moscovita

Posted by pasha39 su marzo 13, 2007

a cura di paolo galvagni

Elegia

      1.

A volte ti chiedi: “Ma è ancora possibile?” – e in quel momento sembra che sia possibile.

      2.

A volte sembra: “Be’, ciò non avrà mai fine!” – e, in effetti, non se ne vede la fine.

      3.

A volte ragioni se valga la pena di limitare l’ambito di un processo che scorre naturalmente. E in verità – ne vale la pena?

      4.

A volte non disturba per niente indicare la circostanza che qualcosa comunque accade. Ma qualcosa accade, no?

      5.

A volte occorre notare che al momento attuale tutto si è già formato tanto che, si può dire,  si delinea un quadro.  

      6.

A volte basta un solo sguardo fugace per capire se non tutto, almeno la cosa fondamentale.
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I luoghi e non luoghi del nostro quotidiano e dell’altrove

Posted by Mauro Daltin su febbraio 22, 2007

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di Maurizio Mattiuzza – tratto da PaginaZero n° 7

Una delle fortune dell’essere umano è, di certo, riuscire a immaginarsi il mondo in moto.
Avere una mente che va se c’è da andare.
Sognare le mappe e le rotte, scoprire le scoperte.
Abbiamo, chi più, chi meno, tutti un senso dell’orientamento, una percezione del est e dell’ovest legata al sole che sorge e tramonta, al muschio sugli alberi.
Siamo, sempre, dentro un certo momento e in un certo luogo. La nostra memoria funziona così, come fosse la didascalia di una foto.
Ci serve un angolo di mondo e un secondo, per ritrovare e ritrovarci, per collocare un’esperienza.
Ecco perché, se una città, una via, il tavolo di un caffè non sono anche luogo a sé, in sé, fatichiamo a esistere, a raccontarci quello che ci capita di vivere. A ricordare e a essere, a entrare nelle cose. Leggi il seguito di questo post »

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