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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for the ‘POESIA’ Category

metavideo: CRYPTA: rita r. florit-paolo fichera-simone giorgino

Posted by paolo fichera su settembre 23, 2010

Ideazione e Testi: Rita R. FloritPaolo Fichera
Voce: Simone Giorgino
Riprese e Montaggio: Angelo Melpignano
Regia: Rita R. Florit

ORIGINE:

“grotte: dove sulle pareti ci siano graffiti e video. ma che siano i testi le grotte, i testi al cui interno siano inserite immagini e video… video di: un pezzo di carta, ma non semplice, qualcosa tipo cartone rovinato, alla Rotella, all’Emilio Villa. e sopra scritti i testi, miei, nostri. e poi questa carta si allunga, come un elastico. si allarga piano, si vedono i testi scritti allungarsi, le lettere allargarsi fino a diventare loro stesse la carta e avvolgere ciò che uno vede come una grotta: da qui si potrebbe innestare l’immagine di una grotta vera. il tutto con la voce che segue lo sviluppo dell’allungarsi, del crearsi della grotta dalle parole.”

“la mia idea che si “innesta” nella tua. ho pensato a un metavideo… un video nel video… come se il visitatore entrasse nella grotta per la prima volta, mai vista e invece dei graffiti di Lascaux ci trovasse sulla parete, proiettato il video, il cui argomento è l’idea che mi hai esposto, insomma una specie di archeologia contemporanea di scavo a ritroso nel passato per scoprire l’arcana scrittura di un testo che viene trasmesso con un mezzo tecnologico… la parola riportata a uno stadio primordiale un ouroboros segnico che si realizza all’interno di una cavità che la ospita, protetta dalle intemperie della storia, che realizza la fusione annullando la storia… per scrivere sulla grotta scenderemo nella grotta… a ritrovare l’osso primordiale… che ha la forma di una carta preziosa (Rotella o Villa) ritrovata… dove i segni si deformano…”

“deformazione della parola fino allo stiramento, allungamento visivo, all’accartocciarsi dell’immagine, all’annullamento della carta in grotta è un annullamento del testo in favore della parola detta”

“è il testo che diventa grotta in una grotta che diventa testo. – si realizza all’interno di una cavità che la ospita –. sulla voce: all’allungamento visivo corrisponde la deformazione della parola-scritta fino a divenire lei stessa grotta, che ben inteso era già grotta anche all’origine quando la vista la vedeva scritta intera, quindi la voce dovrebbe accompagnare tale deformazione seguendone la deformazione fino a restare lei, una voce sola nella grotta creata dalla deformazione della parola.”

“l’entrata in una grotta (aperta e luminosa, con rocce calcaree sui toni del verde ocra e rosa) dopo una rapidissima esplorazione del contesto la camera si ferma su una parete… lì innesterei l’immagine di uno schermo (negli stessi toni di colore possibilmente) incastonato nella parete che trasmetterà il video sul testo che si allunga, (o deforma e allarga fino a prendere spazio e diventare la stessa parete, la stessa grotta) e sul quale s’innesterà l’audio coi tuoi-nostri testi…”

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Fichera-Korporal-Marcacci-Scarinci: “dormi come visibile”

Posted by paolo fichera su settembre 5, 2010

Dormi come visibile è il frutto di un progetto lungamente meditato. Il punto di partenza sono state 9 opere di Mirco Marcacci. L’ipotesi di lavoro è stata quella che da queste opere potesse farsi poesia, potesse secondo due distinte sensibilità, quella di Paolo Fichera e la mia (Viviana Scarinci), avverarsi una traduzione che dall’immagine virasse alla parola. Si è proceduto autonomamente a due scritture che solo in un secondo momento si sono confrontate per mutarsi di poco. Mirco Marcacci dopo la lettura delle  poesie ha consegnato all’opera una copertina originale e Maria Korporal ne ha curato il progetto grafico.”

Per sfogliare e leggere il libro cliccare sull’immagine di copertina:

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Forugh Farrokhzâd

Posted by paolo fichera su maggio 27, 2010

La bambola meccanica

Più di così,

sì molto più ancora

si può restare in silenzio

Per ore,

con lo sguardo immobile dei cadaveri,

si può fissare il fumo di una sigaretta

la forma di una tazza

un pallido fiore sul tappeto

un vago tratto sul muro

Con le rigide dita

si può scostare la tenda

e guardare fuori la pioggia che batte,

il bimbo e l’aquilone dipinto

sotto il porticato

e il vecchio carro

attraversare chiassoso la piazza deserta

Vicino alla tenda

si può restare immobili

senza vedere, senza sentire

Con la voce aliena e artefatta

si può gridare forte

“Io amo”

Tra le braccia vigorose di un uomo,

si può essere una donna sana e bella

Con il corpo dalla pelle tesa

con i seni duri e pieni

si può inquinare

nel letto di uno sbronzo, un randagio, un folle

la purezza di un amore

Si può beffare con astuzia

ogni incomprensibile enigma

e accontentarsi di un cruciverba

Si può essere felici

di una risposta banale di cinque o sei lettere,

sì, una risposta banale

Ci si può inginocchiare,

tutta la vita, a testa bassa,

innanzi a un santuario freddo

Si può vedere Dio in una tomba ignota

Si può credere in Dio

Per una piccola moneta

Si può lentamente marcire

come un vecchio predicare

nelle piccole stanze di una moschea

Si può, come lo zero,

nelle divisioni e nelle moltiplicazioni,

restare sempre immutati

si può considerare il tuo sguardo di rancore

il bottone scolorito di una vecchia scarpa

e come l’acqua prosciugarsi nel proprio fossato

Si può nascondere timidamente

in fondo a un vecchio baule,

come una buffa istantanea in bianco e nero,

la bellezza di un attimo

Si può appendere

nella cornice vuota di una giornata

l’immagine di un condannato, vinto crocefisso

si possono coprire,

dietro le maschere, le crepe del muro

o aggiungere ancora altre inutili figure

Si può guardare al proprio mondo

con gli occhi vitrei della bambola meccanica

Si può dormire in una scatola di panno ruvido

con il corpo riempito di paglia

tra pizzi e perline

e a ogni volgare pressione delle dita

gridare invano

“oh, come sono felice”

Trad. Faezeh Mardani

§

Forugh Farrokhzâd (da qui) nasce a Teheran nel 1935, in un periodo di grandi trasformazioni sociali, terza di sette figli, Forugh studia arte e inizia prestissimo a comporre versi appassionati. A sedici anni sposa il cugino trentenne, Parviz Shapoor, disegnatore e caricaturista e l’anno successivo dall’unione nasce Kamyar. Dopo tre anni di matrimonio si sentirà costretta a scegliere tra il marito e la poesia e sceglierà quest’ultima, perdendo per sempre, secondo la legge coranica, la possibilità di rivedere suo figlio. Pubblica nel 1955, la silloge Asir (Prigioniera) che suscita scalpore. Per la prima volta nella storia islamica una donna esprime emozioni e sentimenti, con una lirica dal linguaggio esplicito e spontaneo, considerata immorale dalla cultura tradizionale, per la sensualità e la carica erotica. Ma Forugh “paga” duramente le coraggiose scelte di autonomia e anticonformismo, con una forte depressione che la porterà nel settembre dello stesso anno al ricovero di un mese in un ospedale psichiatrico. Parte poi per un lungo viaggio in Italia e in Europa. È il 1956 ed esce la sua seconda silloge, Divar (Il muro), dedicata all’ex marito. Quello stesso anno ha inizio l’intenso rapporto artistico e sentimentale col regista-scrittore Ebrahim Golestan che, pur avendo già una moglie, tra alti e bassi, l’accompagnerà fino alla morte. L’eclettica Forugh si dedica quindi con successo alla sceneggiatura, al montaggio, alla recitazione e infine, col documentario Khamnè siyab ast (La casa è nera), girato in una colonia di lebbrosi, ottiene, nel 1964, il primo premio per la regia al festival di Uberhausen. Del 1964 è anche la pubblicazione di Tavallodi digar (Un’altra nascita), dedicata a Golestan, una raccolta di 35 poesie scritte nei precedenti sei anni di intensa attività artistica. Quest’opera vede la luce in un periodo in cui le restrizioni del regime dello scià Pahlavi trasformano ogni scritto in voce di protesta ed è già forte in Iran l’influsso della cultura europea. Sarà pubblicato postumo, nel 1974, l’ultimo volume Imam biavarim be aghaz-efasl-esard (Crediamo soltanto all’inizio della stagione fredda). Nel pomeriggio del 13 febbraio 1967, al culmine del successo seppur ignorata e invisa ai regnanti, alla guida della sua jeep sbanda e si schianta contro il muro di un viale alberato di Teheran, in circostanze mai chiarite dalle istituzioni. Ha solo 32 anni.

La strage dei fiori

Traduzione italiana di Domenico Ingenito. Disponibile qui

È solo la voce che resta

Traduzione italiana di Faezeh Mardani. Aliberti Editore

The House is Black. Khamnè siyab ast

“Se io ho scritto poesie per tutta la vita, questo non significa che la Poesia sia l’unico mezzo di espressione. A me piace il cinema. Se potessi lavorerei in ogni campo. Se non fosse esistita la Poesia avrei recitato in Teatro. Se non fosse esistito il Teatro, avrei fatto del Cinema. Se perseguo la strada dell’Arte è perché ho qualcosa da dire.”

Forugh Farrokhzâd

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LA POESIA NELLA RETE

Posted by paolo fichera su marzo 13, 2010

PoesiaPresente e Poesia teXtura Festival 2010

Per il terzo anno consecutivo le associazioni Mille Gru (PoesiaPresente) e delleAli (Poesia teXtura Festival) incrociano le proprie strade. Dopo aver presentato, per la prima volta insieme, Mariangela Gualtieri e Mauro Ermanno Giovanardi (poesia e musica – 2008) e “Fra le mura”, di Maria Arena, con Rosaria Lo Russo e Daniela Orlando (poesia e danza – 2009), quest’anno il festival indagherà il rapporto tra “poesia, arti visive e nuove tecnologie” con Nanni Balestrini, Giovanni Fontana, Stefano Massari e Giacomo Verde (che per teXtura terrà anche un video-laboratorio).
La terza serata è dedicata espressamente al rapporto tra poesia e rete:

LA POESIA NELLA RETE
Spazi virtuali e immaginari poetici
A cura di Sebastiano Aglieco
Vimercate, Biblioteca civica, piazza Unità d’Italia 2 g
Sabato 17 aprile ore 15/19

Temi:
I blog più rappresentativi di poecast.
La poesia e i poeti in facebook.
Gli editori di poesia in rete.
Spazi personali e alternativi.
Arti e poesia: videopoesia, immagini, progetti di lettura.
Dalla rete alla carta stampata: due esperienze di critica letteraria e una antologia:
Radici delle isole, di Sebastiano Aglieco
Poesia e finitezza, di Stefano Guglielmin
Leggere variazioni di rotta, a cura di Liberinversi

Gli amici poeti, critici, editori, organizzatori di eventi che utilizzano la Rete come mezzo di fruizione e di diffusione della poesia, sono tutti invitati a partecipare direttamente alla serata per esporre la propria esperienza. Per esigenze organizzative è necessario rivolgersi a Sebastiano Aglieco scrivendo urgentemente a: narcyso@virgilio.it

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Holan Pasolini. L’ossimoro della finestra

Posted by paolo fichera su dicembre 22, 2009

dal blog di Viviana Scarinci:

Holan Pasolini. L’ossimoro della finestra

di Giovanni Raboni

Nessuno di noi vuole per altro nascondersi, o nascondere al lettore, che non solo la copertina di questo libro, ma il libro stesso – la sua esistenza, la sua comparsa in questa collana – è o può sembrare una sorta di ossimoro. Quando, nel 1975, compì settant’anni Holan, una rivista italiana (…) pubblicò, assieme a una sua breve poesia inedita (…) anche dei versi, pure inediti, di Pasolini, intitolati “Guardo la finestra chiusa della casa Holan”. E questi versi erano, anzi sono (anzi possono sembrare) un attacco a Holan, che Pasolini descrive come un eremita “divenuto venerabile” la cui privatezza è “vezzeggiata e protetta” dalle “migliori signore borghesi”, un vecchio malato le cui mani “non gli servono più se non a tremare” e che sorbisce “brodi e tè/ come un piccolo sublime porco ferito/ ingrugnato e affabile” un “poeta da teatro” che fa “il gesto di scrivere poesia anziché scrivere poesia” …
Nella decisione di pubblicare questo libro nei “Quaderni di Pier Paolo Pasolini” qualcuno potrebbe vedere, una volontà di paradosso, una bizzarra e un po’ sconsiderata provocazione. Come interpretare come giudicare altrimenti, la presenza di un poeta che Pasolini non amava, al quale Pasolini si rivolgeva con dura estraneità e quasi con ripugnanza, nella collana che porta il suo nome?
Si rassicuri il lettore: le cose non stanno così. Che Pasolini, lungi dal non amare la poesia di Holan, la apprezzasse grandemente e desiderasse conoscerla più di quanto la conosceva, lo prova in modo inequivocabile un articolo uscito il 14 aprile 1974 sul Corriere della Sera (…) : “Un’ombra che prese corpo , un “nome” che è diventato un fatto. Holan è entrato nel novero dei poeti letti”. Leggi il seguito di questo post »

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Poesia Araba – Sussurri al di là del mare

Posted by paolo fichera su dicembre 8, 2009

Su Clepsydra Edizioni, presentazione di una raccolta di quindici poeti di lingua araba.

“Questa raccolta raccoglie diverse testimonianze di come il poeta vede la guerra, la vita, l’amore per l’altro, l’amore per Dio e di come tutto questo influenzi la visione della poesia all’interno di un contesto sociale diverso da quello occidentale. Una poesia molto intima quanto certamente collettiva: si ritorna un po’ al passato leggendo questa poesia, perchè essa si fa promotrice di valori molto forti come l’amore e la fede; di impronta non solo soggettiva ma anche oggettiva. Questa poesia sembra il punto d’incontro delle anime; è la forza che accelera e fa sì che esistano gli incontri tra le persone; è certamente una poesia che continuamente cerca di trasmettere e completare quello che le persone comuni pensano, ma non sanno dire. In un certo senso, si mostra come poesia rivelatrice. Il poeta quindi è colui che rivela al mondo quello che non riesce a dire, a vedere, ad osservare; e lo fa con un linguaggio molto alto, intensamente ricercato perché la parola attraversi i cuori e la mente; perché la parola possa esprimersi, semplicemente.” (Anila Resuli)

Per scaricare i pdf della raccolta in triplice lingua italiano-inglese-arabo: QUI

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Il poeta tuareg: Mahmoudan Hawad

Posted by paolo fichera su dicembre 8, 2009

Mahmoudan Hawad. Biografia e poesia
a cura di Marco Ribani

Scrittore e pittore tuareg, nato nel 1950 in una famiglia nomade a nord di Agadez, in un accampamento della tribù Ikaskazen, appartenente alla confederazione dei Kel Aïr (l’Aïr è un massiccio montuoso situato al nord ovest dell’attuale Niger). Sua madre e sua zia lo allevarono secondo la tradizione tuareg che egli distingue scrupolosamente dall’educazione islamica per la quale nutrirà un odio profondo per tutta la sua infanzia. Definisce l’educazione tuareg non solo come l’apprendimento della vita nel deserto, della transumanza, della conoscenza e classificazione delle specie (vegetali e animali), ma anche come l’apprendimento di una cultura trasmessa attraverso cicli di racconti molto elaborati, cinque cicli in tutto, di cui l’ultimo tiene insieme il tutto. Impara il dominio sulle parole accompagnando suo nonno alle riunioni politiche (chiamate “asagawar”) e partecipa con sua madre e lo zio materno agli “ahal” le veglie che sono allo stesso tempo scuole di teatro, filosofia e poesia. Oltre a due romanzi, Hawad ha pubblicato una quindicina
di opere poetiche.

Houles des horizons disegni tuareg su lettura Hawad

Attraversando il crepuscolo
Tra la notte e la luna,
passano gli uomini aghi
che l’insonnia ricuce.
Tra la notte e le tombe,
camminano gli uomini.
Tra la luna e l’ombra della palma,
passano gli uomini della penombra, sogno,
uomini che portano a spalla un fucile
e la rete delle strade e dei canti,
uomini rami del loro sogno,
uomini che calzano i ciottoli,
uomini che risalgono la notte
sul campo della notte,
uomini miscuglio di barba e rivolta,
braccia d’uomini,
passano e seminano aurore,
fruste che fustigano i giorni.
O uomini resistenti
Che attraversano il crepuscolo!
Uomini,
ormai siete braccia dell’aurora
e albero del giorno.
Uomini
Non dimenticate le donne,
radici e cime del giorno.
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di Ilaria Seclì

Posted by paolo fichera su dicembre 3, 2009

di Ilaria Seclì

a Marino,
estrema resistenza al processo di adultificazione

Se il mare o le altezze la prenderanno. O la voragine incolmabile di questo amore senza scampo, né sosta o fine. Questa fibra straripata da nomi e storie, vicoli, ponti, malìe di balconi all’undicesimo piano, acque di febbraio, tramonti del primo mese, scroscio di fontana, cerchio di lago. Un pesce giura di averla vista impigliata tra la scogliera di Castro mentre urlava un nome incomprensibile. Un bambino la vide ascoltare il giubilo e il calore delle case degli altri, persa nel fumo dei comignoli, il 24 di un imprecisato dicembre.
In Germania, ormai è l’altro secolo, -ma la neve è ancora quella, ed è ancora fresca- un’ossuta vecchietta giurò di averla vista carponi nell’infinita distesa di bianco. Sfilava coriandoli, dal muto dormitorio di gigli vitrei e li lanciava al nero torvo di maleodoranti nubi, cantando nenie in una lingua sconosciuta. Un uccello la spiò arrampicata su un albero, vicino alla fermata del tram, osservare passi e gesti, sorrisi, malinconie, rabbie, tremori, ascoltare discorsi, fissare corpi trepidanti o senza speranza. Sulla strada, tra le vite sospese,  scrutare timorosa e sfacciata volti, piedi nudi,  mani, ascoltare imprecazioni alla legge, fumi d’incensi, abbaiare rabbiosi di cani. Nelle bettole tra gli ubriachi e tra chi fa di dipendenza suo resistente, dinoccolato incedere. E nei teatri, tutti gli esseri del bosco ne sono testimoni. Lì vive, presa da una gioia fremente e malinconica. Gioia viva. Lì piange e ride, lì esalta compiuto il suo essere.
Nelle stazioni più di una voce ne testimonia la presenza. E la si dice in lacrime, soprattutto per il saluto tra una mamma e la figlia, o tra due amanti. Nei suoi vicoli è certo, la si incontra sempre. Passeggia assorta e attenta insieme, tocca la pietra d’ambra e sole, prima di porgerle l’orecchio in attesa della voce, si dice, di un ignoto e affascinante clown normanno, dai lunghi capelli rossi, scomparso all’improvviso per una  magia fin troppo riuscita.

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paolo fichera: nel respiro

Posted by paolo fichera su ottobre 5, 2009

copertina
è uscita per la casa editrice L’arcolaio di Gianfranco Fabbri, nella collana “Il laboratorio” diretta da Stefano Guglielmin, l’ultima raccolta di Paolo Fichera: nel respiro.

*

ascolta e resta carne
nel legno
che la parola fissa e annida

e chiara rende la luce

ora che la luce
ha scavato la penombra
ora che l’ha resa
sperma
ora che la notte ha sete
e l’umanità è il battito ampio
di un vagito che si perde

*

per acquistare il volume rivolgersi alla casa editrice: http://78.6.11.203/Arcolaio/

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Addio Luciano

Posted by Mauro Daltin su settembre 18, 2009

luciano

L’altra notte è morto Luciano Morandini, uomo, poeta, scrittore, intellettuale che ha donato a chi lo conosceva un sacco di cose. Non solo i libri che ha scritto e le parole che condivideva, ma per me rimane assoluta la lezione di onestà dell’uomo, il non scendere mai a compromessi con i poteri rimanendo sempre libero.
Ricordo l’ultima volta che ci siamo seduti in casa sua e abbiamo chiacchierato un po’ di libri, poesia, giovani scrittori. Lo guardavo muoversi tra gli scaffali infiniti della sua libreria, avvicinarmi, prendermi per un braccio e sospirarmi tutta la sua paura e preoccupazione per come le cose si stavano mettendo. Ma la sua non era una nostalgia, ma una rabbia timida, una decisa ma silenziosa battaglia.
Angelo Floramo mi ha scritto un sms che racchiude bene il senso di vuoto che un personaggio così ci lascia: “Stiamo perdendo i pezzi migliori della nostra coscienza”. Parlando con Luciano dovevi fare i conti con la coscienza di un tempo e di un popolo. Non potevi sottrarti alle responsabilità, non potevi trovare giustificare a ingiustizie e sopprusi.
“Mauro, continua con la rivista, non mollare, è un progetto politico e culturale nel senso alto del termine…” mi incoraggiava Luciano parlandomi di PaginaZero. Non ti ho ascoltato Luciano. Tu avresti continuato, lo so, avresti affrontato e combattutto le difficoltà. Per questo tuo esempio ti sarò grato sempre e per questo dico che abbiamo perso molto. Tutti.
Mauro Daltin

Pubblico anche una lettera di addio a Luciano firmata da un po’ di persone della cultura friulana e non solo.

A Luciano

In sordina, defilato, senza clamori, te ne sei andato Luciano, uomo forte e taciturno, che con i tuoi silenzi sapevi trarre maggior forza e peso alle tue parole quand’esse uscivano a comporre versi o prose, o quando con la tua voce antica sapevano riempire i cuori.
In questa epoca triste, con la tua mente attenta e viva e la tua storia di intellettuale multiforme e onesto, hai sofferto anche tu del timore che poesia e bellezza, così come impegno civile e coerenza, scomparissero nel nulla
della attuale quotidianità che ben altri “valori” impone.
E di certo per questo e per la tua gentilezza, per il tuo sguardo indagatore e fraterno, che ci mancherai compagno e
amico, a ogni 25 Aprile e Primo Maggio, e in ogni attimo in cui cercheremo poesia; ma in ogni giornata varranno anche
per te quei tuoi stessi versi che mirabilmente hai saputo donare a tutti noi: “la morte giammai spense il vostro ardor, dal cuor della terra rispunta l’amor…”.

Addio Luciano.

Omero Antonutti, Carla Battistella, Alessandra Bertolissi, Renato Calligaro, Claudio Cojaniz, Giorgio Cojaniz, Silvio Cumpeta, Mauro Daltin, Augusto De Bernardi, Aldina De Stefano, Silvana Fachin Schiavi, Angela Felice, Marina Giovannelli, Claudio Grisancich, Edi Kanzian, Alessandra Kersevan, Tito Maniacco, Claudio Martelli, Maurizio Mattiuzza, Graziella Moreale, Marina Moretti, Dario Pagani, Teresa Parmesan, Giancarlo Pauletto, Alessandro Rocco, Francesco Schiavi, Giacomo Scotti, Luigina Soranzio, Michela Spanghero, Andrea Valcic, Giancarlo Velliscig, Franca Visintin.

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La frontiera della poesia: Petr Halmay

Posted by paolo fichera su gennaio 25, 2009

halmay1La frontiera della poesia: Petr Halmay
di Antonella Zambelloni

Sconosciuto in Italia e edito, per la prima volta, grazie a Le Edizioni del Foglio Clandestino, L’impronta del tempo di Petr Halmay è arrivato nel nostro paese quasi in sordina. La letteratura dell’Est, come è noto, è un genere di nicchia e non particolarmente conosciuto. Se a questo si aggiunge un poeta sui generis che ha un pubblico di riferimento ben preciso e non massificato, allora è facile intuire la scommessa che è stata fatta nel pubblicarlo.
La scarsa notorietà però non deve frenare o impedire la lettura, ma deve essere un modo, al contrario, per stimolarla e far riflettere su quanti scrittori circolino al di là del circuito letterario classico e canonico e quanto quindi la poesia, ormai al margine della società contemporanea, abbia ancora qualcosa da dire e da insegnare.
Petr Halmay è nato nel 1958 a Praga e fa parte di quella generazione di poeti cechi che ha dovuto affrontare la censura e la difficoltà dello scrivere all’interno di un regime che proibiva alla parola poetica di esprimersi al meglio. Solo negli anni 90 infatti è incominciata la così detta normalizzazione della libertà di espressione che ha permesso a molti artisti di affacciarsi nel panorama contemporaneo con più facilità.
Quando si legge Halmay bisogna tener presente questo contesto socio-culturale di riferimento, che qui si è solo accennato, perché è indispensabile per capire la portata del testo di questo scrittore, quanto peso abbiano allora le sue immagini e il loro messaggio.
Nelle sue poesie è possibile riscontare un elemento ricorrente, una sorta di leitmotiv costante che appare in tutte le sue sfumature. Ecco allora il dissidio, costante, fra l’io e il mondo, fra la contemporaneità e la ricerca di una pace interiore in un altro mondo, lo scontro fra passato e presente, fra uomo e donna, fra amore e odio: si riscontra sostanzialmente una frontiera all’interno del testo, un luogo che sta al mezzo fra queste contrapposizioni. E il luogo di frontiera è la stessa poesia: l’autore infatti non trova una soluzione all’interno di questi dissidi, ma lascia la strada aperta allo scontro e al dialogo col lettore, chiamato a essere protagonista di questa interpretazione. Leggi il seguito di questo post »

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BOLESŁAW LEŚMIAN: IL POETA POLACCO DEL VERSO DI-VERSO

Posted by paolo fichera su dicembre 17, 2008

boleslaw_lesmian

BOLESŁAW LEŚMIAN: IL POETA POLACCO DEL VERSO DI-VERSO

di Ilaria De Nuzzo

Bolesław Leśmian rappresenta un caso straordinario nella letteratura polacca – e, oserei dire, mondiale – di tutti i tempi. A lungo gli fu dato esiguo spazio nelle Storie della letteratura “di casa”, ed ancora oggi ne trova pochissimo in quelle fuori porta. Il primo accidente si spiega con i tempi propagandistici e tutt’altro che di libertà di espressione, pensiero e scelte culturali che la Polonia ha attraversato nell’ultimo secolo- e non solo- e che videro il poeta passare in secondo piano per far posto a quelle voci che, per vocazione o per dovere, portarono avanti le cause sociale e politica. Il fatto che all’estero sia rimasto sconosciuto, e che anche successivamente alle sua “rivelazione” non si siano mossi passi significativi nel senso della propagazione del suo operato, si spiega anche – ahi noi traduttori! – con l’immane difficoltà di convertire il suo codice linguistico in qualcosa di pacatamente simile e modestamente equivalente sul piano espressivo. La fantasia di Leśmian nell’accostare immagini e produrre neologismi è sorprendente per il madrelingua polacco, sconvolgente per l’impavido straniero. Eppure, proprio questo incendia la fantasia e la voglia di proseguire per questo sentiero, guidati da una musicalità del verso che ha gettato, in modo consapevole oppure no, le basi per una poesia auto-produttrice e nuova che “risvegli l’attenzione già morta dell’ascoltatore ed ecciti di nuovo l’entusiasmo creatore nello stesso autore”(1) .
Impresa ardua, il tentativo di inquadrare Leśmian e la sua variegata opera in un cronotopo (2) se non coincidente, quantomeno coerente con le definizioni che della sua poetica si ebbero: espressionista, simbolista, realista, modernista, …ista, …ista, …ista: fu bravissimo, il nostro poeta, ad eludere ogni movimento, ogni corrente, ogni possibile definizione, facendo parte al contempo di tutto e lasciando un segno indelebile, al quale non ci si può rivolgere con sentimento che non sia di riconoscenza.
Il solo scopo che mi prefiggo scrivendo quanto segue, è quello di suscitare interesse ed ammirazione nei confronti di una personalità che fu ogni cosa e il suo contrario, che appartiene ad ogni tempo ed è pur sempre anzitempo, che fu in grado di indagare l’uomo di ogni epoca, puntando i piedi in una tradizione popolare, quella slava, da una prospettiva di universale tragicità ed irripetibilità. Leggi il seguito di questo post »

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Casa della Poesia

Posted by paolo fichera su novembre 17, 2008

sconosciuto

Cari amici,
come ormai molti di voi già sanno, Casa della poesia vive un momento di grande difficoltà, pur continuando a svolgere le proprie attività e i propri progetti.

A voi, amici di Casa della poesia, appassionati frequentatori, o simpatizzanti da lontano, amici dei nostri amici poeti, il nostro appello: aiutateci a r/esistere con un gesto semplice e piccolo, acquistando per voi, per un regalo natalizio, per i vostri amici del cuore, uno o più libri della Multimedia Edizioni.

È questa la maniera di darci autonomia e l’aiuto di cui ora abbiamo bisogno.

Richiedeteli direttamente a noi o andando nell’E-STORE del nostro sito:

http://www.casadellapoesia.org/estore-elenco.php?cat=Libri

Siamo certi di avere il vostro aiuto e di ricambiare continuando a portarvi tanti progetti e la grande poesia nazionale ed internazionale.

Attendiamo con fiducia vostre notizie e per chi “vive in zona”, vi aspettiamo per un caffè, un tè, un bicchiere di vino, una grappa, nella nostra nuova “casa”.

Saluti

Raffaella Marzano & Sergio Iagulli

tel. 089/951621 – 347/6275911

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Adorando l’Orsa (2), di V.K.

Posted by paolo fichera su novembre 12, 2008

Dalla raccolta inedita Adorando l’Orsa, di V.K.

Essere nella fuga che varca
E nel varco essere la fuga
Un bianco malato morso
L’inguine trapuntato di orse maggiori
Al cielo irriflesse rosso

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Adriano Spatola

Posted by paolo fichera su novembre 11, 2008

da Gian Paolo Guerini:

“Elio Grasso mi ricorda che il 23 novembre sono 20 anni che Adriano Spatola ci ha lasciati.

Grazie alla cortese disponibilità del fratello, Maurizio Spatola, vogliamo ricordarlo con la possibilità di rileggere “L’ebreo negro”, seguito dall’intervento nel libro “Il movimento della poesia italiana negli anni sessanta”, curato da Tomaso Kemeny e Cesare Viviani: http://www.gianpaologuerini.it/b_aboutyou/2_guests/

Grazie a Eugenio Gazzola che mi invia una fotografia della tomba: http://www.gianpaologuerini.it/b_aboutyou/6_graves/

spatola

Vi comunico anche che La Biblioteca Poletti dedica ad Adriano Spatola (1941-1988) l’undicesima mostra della rassegna <In forma di libro>, per rendere omaggio alla figura e all’opera di uno dei protagonisti della Neoavanguardia italiana, a vent’anni dalla scomparsa. Poeta, artista, performer e animatore culturale, Spatola si dedicò ad una continua sperimentazione sulla parola che lo portò alla formulazione del concetto di poesia “totale” intesa come fatto artistico visivo, sonoro e gestuale. Leggi il seguito di questo post »

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Adorando l’Orsa, di V.K.

Posted by paolo fichera su novembre 10, 2008

Dalla raccolta inedita Adorando l’Orsa di V.K.

imprimo a te che leggi
un segno di castagno sotto i piedi

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Sono pesi queste mie poesie, di Nika Turbina, Edizioni Via del Vento

Posted by paolo fichera su ottobre 29, 2008

È uscito il volume Sono pesi queste mie poesie, di Nika Turbina, traduzione dal russo e cura di Federico Federici (Edizioni Via del Vento, 2008, 36 p., Euro 4,00, ISBN 978-88-6226-017-6); ordini: info@viadelvento.it

Due foto: Nika Turbina da bambina e Nika Turbina, nella stessa posa. La frangetta che ricade sulle sopracciglia folte e la fronte aperta che si incunea tra due rocce di capelli. L’uomo noterà gli occhi della bambina fissati dalla malinconia; l’uomo noterà la bocca carnosa, il neo sopra il labbro evidenziato da altro trucco. In mezzo la stessa morte che è poi la stessa vita. Nasce nel 1974 e muore nel 2002. Il nostro tempo, quello della nostra vita e della nostra nascita e del nostro sopravviverle. E tutti i testi presentati, tranne quattro, scritti “fra i sette e i nove anni di età”. Qualcosa che sa di vertigine, che stordisce, che ci pone di fronte al punto fermo della nostra percezione di uomini e scrittori. Federico Federici è il curatore e traduttore del volume. Aggiungo, curatore e traduttore da anni e con amore, perché è d’amore che qui si parla. Amore anche nelle piccole cose, come il dire “scompare tragicamente a Mosca”, omettendo il suicidio più volte cercato e infine trovato dal poeta. Sono versi fusi dal dolore e dal tremore di fronte alla Bellezza della vita. Sono i versi di una Grazia che ci sovrasta, attraversa e si dilegua lasciando le pietre sul fondo a farsi levigare dal fiume, con la consapevolezza che fonte e foce non sono un inizio e una fine ma la stessa dimenticanza, come di chi ha già scritto i passi che un giorno percorrerà. (Paolo Fichera)

Per leggere e ascoltare poesie di Nika Turbina QUI

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land

Posted by paolo fichera su ottobre 25, 2008

land

dall’editoriale di Sebastiano Aglieco:

land vuole essere, appunto, progetto di visione e di attenzione, vedetta dell’oltre; anche l’oltre dalla poesia che sconfina dal proprio statuto e s’insinua nella vita, nella marginalità, nella potenzialità di tutti i linguaggi. Compito – questo della visione – della poesia tutta; di chi la fa e di chi la legge…

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la ricerca di una possibile parola fedele

Posted by paolo fichera su ottobre 23, 2008

… è la ricerca di una possibile parola fedele. e ho la nitida sensazione che questa ricerca è come una corrente nel corpo che si esaurisce solo con la vita, profondamente consapevole nello stesso momento della irraggiungibilità di qualsiasi autenticità. questa ricerca è come smussare gli angoli per riportarli ad un orizzonte, un angolo diritto. per poi comprendere lo spazio che abbiamo costruito, o meglio, la vista di questo spazio, e riuscire a circoscrivere, almeno con la consapevolezza, ciò che lasciamo e perdiamo tutti i giorni, il non visto, ma non per questo non condiviso, inesistente o che incute paura.

Mikica Pindzo

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César Vallejo, Opera Poetica completa, Edizioni Gorée

Posted by paolo fichera su ottobre 21, 2008

Edizioni Gorée

Opera Poetica completa
César Vallejo

A cura di Roberto Paoli e Antonio Melis
Traduzione di Roberto Paoli
Prefazione di Antonio Melis e Roberto Paoli

L’opera, in due volumi, è pubblicata con testo a fronte in lingua originale spagnola. Comprende l’opera completa di César Vallejo (composta dalle raccolte “Araldi neri”, “Trilce”, “Poemi in prosa”, “Poemi umani”, “Spagna, allontana da me questo calice”),

Il poeta peruviano César Vallejo (1892-1938), emerge sempre di più come la voce più originale e profonda della poesia latinoamericana. Il suo messaggio umano e poetico ha profonde radici nell’anima india, ma non nasce da un’intenzione bardica e celebrativa, esterna e, per così dire, paternalistica rispetto ai valori di un gruppo emarginato ed oppresso, bensì da un’originaria identità. Con Vallejo il lettore europeo si trova davanti a un linguaggio tanto inaudito e atipico quanto sommamente espressivo.

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A base di versi… a cena con i poeti sul lungomare di Lazzaro

Posted by paolo fichera su aprile 4, 2008

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(clicca sull’immagine)

A base di versi… a cena con i poeti sul lungomare di Lazzaro

Si aprirà giovedì 10 aprile la serie di eventi poetici ed enogastronomici promossi dall’Associazione Culturale “Angoli Corsari”, dalla Casa della Poesia e dal ristorante l’Accademia di Lazzaro. Gli eventi, unici all’interno del panorama locale e nazionale, vedranno protagonisti poeti provenienti da ogni parte del mondo, esponenti significativi di culture diverse dalla nostra, che renderanno “l’Accademia” un piccolo centro cosmopolita di incontro e scambio. Ai presenti
in sala verrà così data l’opportunità di gustare un ottimo menù, anche legato alla cultura di provenienza del poeta ospite della serata, e allo stesso tempo di assistere ad un evento peculiare e magico, un contatto diretto con gli scrittori che leggeranno, talvolta con accompagnamento musicale, le loro creazioni in versi con contemporanea video-proiezione dei testi in traduzione italiana. I poeti che apriranno la serie di eventi il 10 aprile saranno Josip Osti e Sinan Gudzevic, che porteranno un sospiro balcanico in riva allo Stretto di Messina. Il primo, con la sua poesia pacata ed intimista, creerà momenti di tenerezza e riflessione, in cui il dramma della guerra dei Balcani si intreccia all’esaltazione dell’amore come unica salvezza e rifugio, mentre il secondo, con i suoi “Epigrammi Romani”, porterà una ventata di arguzia e simpatia. L’unione di queste due componenti personali, diverse e complementari, darà vita ad una serata intensa, che abbraccia la totalità del sentire umano e soddisfa la varietà delle inclinazioni emotive del pubblico. Al primo seguiranno altri tre incontri, in cui si avvicenderanno grandi nomi del panorama poetico mondiale: la poetessa siriana Maram al Masri (24 aprile), che, con delicatezza e sensualità allo stesso tempo, dà voce e versi ad una sensibilità femminile sentita e avvolgente; il poeta haitiano Louis Philippe Dalembert (9 maggio), appena insignito del prestigioso premio di Casa de las Americas a Cuba; gli americani Jack Hirschman e Agneta Falk (30 maggio), compagni nella vita e nell’ideale di una poesia impegnata, che dà voce agli “ultimi” e che trova ispirazione nella realtà socio-politica attuale. Il ciclo di incontri, è evidente, dà spazio ad una pluralità di espressioni e di esperienze, creando una fusione tra piaceri diversi, quello intellettuale e quello della gola, che certamente incontrerà il favore di coloro che avranno voglia di evadere dal torpore attuale per risvegliare
l’animo ed i sensi.
Per prenotare e avere notizie di carattere logistico (locazione, costi, menù) rivolgersi a “L’Accademia”: tel. 0965/714132 e.mail: info@laccademia.it; Per la stampa, foto, interviste, e per informazioni di “carattere poetico” rivolgersi a Giada Diano: 339/8022713; e-mail: giada742000@yahoo.it

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Giuseppe Ungaretti

Posted by federico federici su marzo 16, 2008

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principio di un inedito

Posted by paolo fichera su marzo 11, 2008

A gennaio è la fibra del vento
che incaverna l’elemento sacro e
benedetto, la bava che rosicchia
il lume gravido olio della sera
picchio e legno, ossario in granito in piombo
la tela asciugata al sole al solstizio
dello sposo, la vergine col lume
accanto alle candele viola a dire
amen signore amen sole amen amo

colei che apre il travaglio il maglio l’osso
l’ibrida speranza un sacrario dotto
all’osso, ecco l’ilarità che musica
i topi, che pietrifica la mente
dei bisonti, ilare sera, bava
di ragno, gemono gli scarafaggi
tra le tele delle ombre più lunghe e tu
vai in quelle rovine invernali
dove il giorno più breve figlia e lima
la schiena e l’acqua della notte

(Paolo Fichera)

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LA POESIA DEGLI ERETICI

Posted by paolo fichera su marzo 10, 2008

POESIAPRESENTE2008
Poesia Contemporanea in Monza e Brianza

LA POESIA DEGLI ERETICI
nei versi dei poeti contemporanei

giovedì 13 marzo, ore 21,00
CESANO MADERNO, Palzzo Borromeo, Sala Aurora, via Borromeo
L’ERESIA DI LUCREZIO

poeta ospite: Milo De Angelis
Introduce Sebastiano Aglieco

Nell’età di Cesare e Cicerone, un poeta solitario inizia a scrivere da un’epoca remota. Non sappiamo dove è nato né dove è vissuto, non sappiamo nulla di lui, se non che si chiamava Tito Caro Lucrezio, che visse nel primo secolo avanti Cristo, che fu stimato da qualche contemporaneo e considerato folle da altri. (…)
Milo De Angelis, poeta che con i suoi versi ha segnato nell’ultimo trentennio italiano un solco fra i più profondi, introduce così il suo “Sotto la scure silenziosa” (Satyros Editore, 2002), libro in cui sono raccolti trentasei frammenti da lui tradotti dal “De Rerum Natura” di Lucrezio. L’antologia, isolando quattro temi – la natura, l’angoscia, l’amore, la malattia – ci restituisce una scrittura indiscutibilmente originaria e contemporanea, che scuote le coscienze assopite e recide il velo che gli occhi benda, chiusi noi tutti in una visione che non concede di afferrare, nemmeno un attimo, della nostra unica vita.

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Sibilla di Ilaria Seclì

Posted by paolo fichera su marzo 9, 2008

andando via dal tempio velatevi il capo, slacciatevi le vesti e alle spalle gettate le ossa della grande madre (Ovidio, Metamorfosi, Libro I).

la palude ha voce, annega
l’albero ammaestra la frusta,
il metallo di collana nel sangue.
il pastore in fumi fiamminghi riparerà
nella casa i piedi e la pupilla nel paiolo.
la stalla pure c’è e dà silenzio
ingannatore. trittico del fieno,
riposo dei rospi, angeli ribelli.
morte certa all’avidità,
curiosità di chi ne mangia, morte
certa. cervi, storpi, asini. il prestigiatore.
coscienza dell’Ognitempo, da un respiro
ritornata strega, pozzo di chiostro,
donna di denari, fiammiferaia. Lei,
per i vicoli di Delft, preparerà per te
una minestra.
partiamo per Narragonien.

Sibilla

(dall’e-book I mosaici di Idrusa di Ilaria Seclì)

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