Archivio per la categoria ‘POESIA’
Pubblicato da paolo fichera su Ottobre 5, 2009

è uscita per la casa editrice L’arcolaio di Gianfranco Fabbri, nella collana “Il laboratorio” diretta da Stefano Guglielmin, l’ultima raccolta di Paolo Fichera: nel respiro.
*
ascolta e resta carne
nel legno
che la parola fissa e annida
e chiara rende la luce
ora che la luce
ha scavato la penombra
ora che l’ha resa
sperma
ora che la notte ha sete
e l’umanità è il battito ampio
di un vagito che si perde
*
per acquistare il volume rivolgersi alla casa editrice: http://78.6.11.203/Arcolaio/
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Pubblicato da rivistapaginazero su Settembre 18, 2009

L’altra notte è morto Luciano Morandini, uomo, poeta, scrittore, intellettuale che ha donato a chi lo conosceva un sacco di cose. Non solo i libri che ha scritto e le parole che condivideva, ma per me rimane assoluta la lezione di onestà dell’uomo, il non scendere mai a compromessi con i poteri rimanendo sempre libero.
Ricordo l’ultima volta che ci siamo seduti in casa sua e abbiamo chiacchierato un po’ di libri, poesia, giovani scrittori. Lo guardavo muoversi tra gli scaffali infiniti della sua libreria, avvicinarmi, prendermi per un braccio e sospirarmi tutta la sua paura e preoccupazione per come le cose si stavano mettendo. Ma la sua non era una nostalgia, ma una rabbia timida, una decisa ma silenziosa battaglia.
Angelo Floramo mi ha scritto un sms che racchiude bene il senso di vuoto che un personaggio così ci lascia: “Stiamo perdendo i pezzi migliori della nostra coscienza”. Parlando con Luciano dovevi fare i conti con la coscienza di un tempo e di un popolo. Non potevi sottrarti alle responsabilità, non potevi trovare giustificare a ingiustizie e sopprusi.
“Mauro, continua con la rivista, non mollare, è un progetto politico e culturale nel senso alto del termine…” mi incoraggiava Luciano parlandomi di PaginaZero. Non ti ho ascoltato Luciano. Tu avresti continuato, lo so, avresti affrontato e combattutto le difficoltà. Per questo tuo esempio ti sarò grato sempre e per questo dico che abbiamo perso molto. Tutti.
Mauro Daltin
Pubblico anche una lettera di addio a Luciano firmata da un po’ di persone della cultura friulana e non solo.
A Luciano
In sordina, defilato, senza clamori, te ne sei andato Luciano, uomo forte e taciturno, che con i tuoi silenzi sapevi trarre maggior forza e peso alle tue parole quand’esse uscivano a comporre versi o prose, o quando con la tua voce antica sapevano riempire i cuori.
In questa epoca triste, con la tua mente attenta e viva e la tua storia di intellettuale multiforme e onesto, hai sofferto anche tu del timore che poesia e bellezza, così come impegno civile e coerenza, scomparissero nel nulla
della attuale quotidianità che ben altri “valori” impone.
E di certo per questo e per la tua gentilezza, per il tuo sguardo indagatore e fraterno, che ci mancherai compagno e
amico, a ogni 25 Aprile e Primo Maggio, e in ogni attimo in cui cercheremo poesia; ma in ogni giornata varranno anche
per te quei tuoi stessi versi che mirabilmente hai saputo donare a tutti noi: “la morte giammai spense il vostro ardor, dal cuor della terra rispunta l’amor…”.
Addio Luciano.
Omero Antonutti, Carla Battistella, Alessandra Bertolissi, Renato Calligaro, Claudio Cojaniz, Giorgio Cojaniz, Silvio Cumpeta, Mauro Daltin, Augusto De Bernardi, Aldina De Stefano, Silvana Fachin Schiavi, Angela Felice, Marina Giovannelli, Claudio Grisancich, Edi Kanzian, Alessandra Kersevan, Tito Maniacco, Claudio Martelli, Maurizio Mattiuzza, Graziella Moreale, Marina Moretti, Dario Pagani, Teresa Parmesan, Giancarlo Pauletto, Alessandro Rocco, Francesco Schiavi, Giacomo Scotti, Luigina Soranzio, Michela Spanghero, Andrea Valcic, Giancarlo Velliscig, Franca Visintin.
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Pubblicato da paolo fichera su Gennaio 25, 2009
La frontiera della poesia: Petr Halmay
di Antonella Zambelloni
Sconosciuto in Italia e edito, per la prima volta, grazie a Le Edizioni del Foglio Clandestino, L’impronta del tempo di Petr Halmay è arrivato nel nostro paese quasi in sordina. La letteratura dell’Est, come è noto, è un genere di nicchia e non particolarmente conosciuto. Se a questo si aggiunge un poeta sui generis che ha un pubblico di riferimento ben preciso e non massificato, allora è facile intuire la scommessa che è stata fatta nel pubblicarlo.
La scarsa notorietà però non deve frenare o impedire la lettura, ma deve essere un modo, al contrario, per stimolarla e far riflettere su quanti scrittori circolino al di là del circuito letterario classico e canonico e quanto quindi la poesia, ormai al margine della società contemporanea, abbia ancora qualcosa da dire e da insegnare.
Petr Halmay è nato nel 1958 a Praga e fa parte di quella generazione di poeti cechi che ha dovuto affrontare la censura e la difficoltà dello scrivere all’interno di un regime che proibiva alla parola poetica di esprimersi al meglio. Solo negli anni 90 infatti è incominciata la così detta normalizzazione della libertà di espressione che ha permesso a molti artisti di affacciarsi nel panorama contemporaneo con più facilità.
Quando si legge Halmay bisogna tener presente questo contesto socio-culturale di riferimento, che qui si è solo accennato, perché è indispensabile per capire la portata del testo di questo scrittore, quanto peso abbiano allora le sue immagini e il loro messaggio.
Nelle sue poesie è possibile riscontare un elemento ricorrente, una sorta di leitmotiv costante che appare in tutte le sue sfumature. Ecco allora il dissidio, costante, fra l’io e il mondo, fra la contemporaneità e la ricerca di una pace interiore in un altro mondo, lo scontro fra passato e presente, fra uomo e donna, fra amore e odio: si riscontra sostanzialmente una frontiera all’interno del testo, un luogo che sta al mezzo fra queste contrapposizioni. E il luogo di frontiera è la stessa poesia: l’autore infatti non trova una soluzione all’interno di questi dissidi, ma lascia la strada aperta allo scontro e al dialogo col lettore, chiamato a essere protagonista di questa interpretazione. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da paolo fichera su Dicembre 17, 2008

BOLESŁAW LEŚMIAN: IL POETA POLACCO DEL VERSO DI-VERSO
di Ilaria De Nuzzo
Bolesław Leśmian rappresenta un caso straordinario nella letteratura polacca – e, oserei dire, mondiale – di tutti i tempi. A lungo gli fu dato esiguo spazio nelle Storie della letteratura “di casa”, ed ancora oggi ne trova pochissimo in quelle fuori porta. Il primo accidente si spiega con i tempi propagandistici e tutt’altro che di libertà di espressione, pensiero e scelte culturali che la Polonia ha attraversato nell’ultimo secolo- e non solo- e che videro il poeta passare in secondo piano per far posto a quelle voci che, per vocazione o per dovere, portarono avanti le cause sociale e politica. Il fatto che all’estero sia rimasto sconosciuto, e che anche successivamente alle sua “rivelazione” non si siano mossi passi significativi nel senso della propagazione del suo operato, si spiega anche – ahi noi traduttori! – con l’immane difficoltà di convertire il suo codice linguistico in qualcosa di pacatamente simile e modestamente equivalente sul piano espressivo. La fantasia di Leśmian nell’accostare immagini e produrre neologismi è sorprendente per il madrelingua polacco, sconvolgente per l’impavido straniero. Eppure, proprio questo incendia la fantasia e la voglia di proseguire per questo sentiero, guidati da una musicalità del verso che ha gettato, in modo consapevole oppure no, le basi per una poesia auto-produttrice e nuova che “risvegli l’attenzione già morta dell’ascoltatore ed ecciti di nuovo l’entusiasmo creatore nello stesso autore”(1) .
Impresa ardua, il tentativo di inquadrare Leśmian e la sua variegata opera in un cronotopo (2) se non coincidente, quantomeno coerente con le definizioni che della sua poetica si ebbero: espressionista, simbolista, realista, modernista, …ista, …ista, …ista: fu bravissimo, il nostro poeta, ad eludere ogni movimento, ogni corrente, ogni possibile definizione, facendo parte al contempo di tutto e lasciando un segno indelebile, al quale non ci si può rivolgere con sentimento che non sia di riconoscenza.
Il solo scopo che mi prefiggo scrivendo quanto segue, è quello di suscitare interesse ed ammirazione nei confronti di una personalità che fu ogni cosa e il suo contrario, che appartiene ad ogni tempo ed è pur sempre anzitempo, che fu in grado di indagare l’uomo di ogni epoca, puntando i piedi in una tradizione popolare, quella slava, da una prospettiva di universale tragicità ed irripetibilità. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da paolo fichera su Novembre 17, 2008

Cari amici,
come ormai molti di voi già sanno, Casa della poesia vive un momento di grande difficoltà, pur continuando a svolgere le proprie attività e i propri progetti.
A voi, amici di Casa della poesia, appassionati frequentatori, o simpatizzanti da lontano, amici dei nostri amici poeti, il nostro appello: aiutateci a r/esistere con un gesto semplice e piccolo, acquistando per voi, per un regalo natalizio, per i vostri amici del cuore, uno o più libri della Multimedia Edizioni.
È questa la maniera di darci autonomia e l’aiuto di cui ora abbiamo bisogno.
Richiedeteli direttamente a noi o andando nell’E-STORE del nostro sito:
http://www.casadellapoesia.org/estore-elenco.php?cat=Libri
Siamo certi di avere il vostro aiuto e di ricambiare continuando a portarvi tanti progetti e la grande poesia nazionale ed internazionale.
Attendiamo con fiducia vostre notizie e per chi “vive in zona”, vi aspettiamo per un caffè, un tè, un bicchiere di vino, una grappa, nella nostra nuova “casa”.
Saluti
Raffaella Marzano & Sergio Iagulli
tel. 089/951621 – 347/6275911
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Pubblicato da paolo fichera su Novembre 12, 2008
Dalla raccolta inedita Adorando l’Orsa, di V.K.
Essere nella fuga che varca
E nel varco essere la fuga
Un bianco malato morso
L’inguine trapuntato di orse maggiori
Al cielo irriflesse rosso
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Pubblicato da paolo fichera su Novembre 11, 2008
da Gian Paolo Guerini:
“Elio Grasso mi ricorda che il 23 novembre sono 20 anni che Adriano Spatola ci ha lasciati.
Grazie alla cortese disponibilità del fratello, Maurizio Spatola, vogliamo ricordarlo con la possibilità di rileggere “L’ebreo negro”, seguito dall’intervento nel libro “Il movimento della poesia italiana negli anni sessanta”, curato da Tomaso Kemeny e Cesare Viviani: http://www.gianpaologuerini.it/b_aboutyou/2_guests/
Grazie a Eugenio Gazzola che mi invia una fotografia della tomba: http://www.gianpaologuerini.it/b_aboutyou/6_graves/

Vi comunico anche che La Biblioteca Poletti dedica ad Adriano Spatola (1941-1988) l’undicesima mostra della rassegna <In forma di libro>, per rendere omaggio alla figura e all’opera di uno dei protagonisti della Neoavanguardia italiana, a vent’anni dalla scomparsa. Poeta, artista, performer e animatore culturale, Spatola si dedicò ad una continua sperimentazione sulla parola che lo portò alla formulazione del concetto di poesia “totale” intesa come fatto artistico visivo, sonoro e gestuale. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da paolo fichera su Novembre 10, 2008
Dalla raccolta inedita Adorando l’Orsa di V.K.
imprimo a te che leggi
un segno di castagno sotto i piedi
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Pubblicato da paolo fichera su Ottobre 29, 2008

È uscito il volume Sono pesi queste mie poesie, di Nika Turbina, traduzione dal russo e cura di Federico Federici (Edizioni Via del Vento, 2008, 36 p., Euro 4,00, ISBN 978-88-6226-017-6); ordini: info@viadelvento.it
Due foto: Nika Turbina da bambina e Nika Turbina, nella stessa posa. La frangetta che ricade sulle sopracciglia folte e la fronte aperta che si incunea tra due rocce di capelli. L’uomo noterà gli occhi della bambina fissati dalla malinconia; l’uomo noterà la bocca carnosa, il neo sopra il labbro evidenziato da altro trucco. In mezzo la stessa morte che è poi la stessa vita. Nasce nel 1974 e muore nel 2002. Il nostro tempo, quello della nostra vita e della nostra nascita e del nostro sopravviverle. E tutti i testi presentati, tranne quattro, scritti “fra i sette e i nove anni di età”. Qualcosa che sa di vertigine, che stordisce, che ci pone di fronte al punto fermo della nostra percezione di uomini e scrittori. Federico Federici è il curatore e traduttore del volume. Aggiungo, curatore e traduttore da anni e con amore, perché è d’amore che qui si parla. Amore anche nelle piccole cose, come il dire “scompare tragicamente a Mosca”, omettendo il suicidio più volte cercato e infine trovato dal poeta. Sono versi fusi dal dolore e dal tremore di fronte alla Bellezza della vita. Sono i versi di una Grazia che ci sovrasta, attraversa e si dilegua lasciando le pietre sul fondo a farsi levigare dal fiume, con la consapevolezza che fonte e foce non sono un inizio e una fine ma la stessa dimenticanza, come di chi ha già scritto i passi che un giorno percorrerà. (Paolo Fichera)
Per leggere e ascoltare poesie di Nika Turbina QUI
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Pubblicato da paolo fichera su Ottobre 25, 2008

land
dall’editoriale di Sebastiano Aglieco:
… land vuole essere, appunto, progetto di visione e di attenzione, vedetta dell’oltre; anche l’oltre dalla poesia che sconfina dal proprio statuto e s’insinua nella vita, nella marginalità, nella potenzialità di tutti i linguaggi. Compito – questo della visione – della poesia tutta; di chi la fa e di chi la legge…
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Pubblicato da paolo fichera su Ottobre 23, 2008
… è la ricerca di una possibile parola fedele. e ho la nitida sensazione che questa ricerca è come una corrente nel corpo che si esaurisce solo con la vita, profondamente consapevole nello stesso momento della irraggiungibilità di qualsiasi autenticità. questa ricerca è come smussare gli angoli per riportarli ad un orizzonte, un angolo diritto. per poi comprendere lo spazio che abbiamo costruito, o meglio, la vista di questo spazio, e riuscire a circoscrivere, almeno con la consapevolezza, ciò che lasciamo e perdiamo tutti i giorni, il non visto, ma non per questo non condiviso, inesistente o che incute paura.
Mikica Pindzo
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Pubblicato da paolo fichera su Ottobre 21, 2008
Edizioni Gorée
Opera Poetica completa
César Vallejo

A cura di Roberto Paoli e Antonio Melis
Traduzione di Roberto Paoli
Prefazione di Antonio Melis e Roberto Paoli
L’opera, in due volumi, è pubblicata con testo a fronte in lingua originale spagnola. Comprende l’opera completa di César Vallejo (composta dalle raccolte “Araldi neri”, “Trilce”, “Poemi in prosa”, “Poemi umani”, “Spagna, allontana da me questo calice”),
Il poeta peruviano César Vallejo (1892-1938), emerge sempre di più come la voce più originale e profonda della poesia latinoamericana. Il suo messaggio umano e poetico ha profonde radici nell’anima india, ma non nasce da un’intenzione bardica e celebrativa, esterna e, per così dire, paternalistica rispetto ai valori di un gruppo emarginato ed oppresso, bensì da un’originaria identità. Con Vallejo il lettore europeo si trova davanti a un linguaggio tanto inaudito e atipico quanto sommamente espressivo.
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Pubblicato da paolo fichera su Aprile 4, 2008

(clicca sull’immagine)
A base di versi… a cena con i poeti sul lungomare di Lazzaro
Si aprirà giovedì 10 aprile la serie di eventi poetici ed enogastronomici promossi dall’Associazione Culturale “Angoli Corsari”, dalla Casa della Poesia e dal ristorante l’Accademia di Lazzaro. Gli eventi, unici all’interno del panorama locale e nazionale, vedranno protagonisti poeti provenienti da ogni parte del mondo, esponenti significativi di culture diverse dalla nostra, che renderanno “l’Accademia” un piccolo centro cosmopolita di incontro e scambio. Ai presenti
in sala verrà così data l’opportunità di gustare un ottimo menù, anche legato alla cultura di provenienza del poeta ospite della serata, e allo stesso tempo di assistere ad un evento peculiare e magico, un contatto diretto con gli scrittori che leggeranno, talvolta con accompagnamento musicale, le loro creazioni in versi con contemporanea video-proiezione dei testi in traduzione italiana. I poeti che apriranno la serie di eventi il 10 aprile saranno Josip Osti e Sinan Gudzevic, che porteranno un sospiro balcanico in riva allo Stretto di Messina. Il primo, con la sua poesia pacata ed intimista, creerà momenti di tenerezza e riflessione, in cui il dramma della guerra dei Balcani si intreccia all’esaltazione dell’amore come unica salvezza e rifugio, mentre il secondo, con i suoi “Epigrammi Romani”, porterà una ventata di arguzia e simpatia. L’unione di queste due componenti personali, diverse e complementari, darà vita ad una serata intensa, che abbraccia la totalità del sentire umano e soddisfa la varietà delle inclinazioni emotive del pubblico. Al primo seguiranno altri tre incontri, in cui si avvicenderanno grandi nomi del panorama poetico mondiale: la poetessa siriana Maram al Masri (24 aprile), che, con delicatezza e sensualità allo stesso tempo, dà voce e versi ad una sensibilità femminile sentita e avvolgente; il poeta haitiano Louis Philippe Dalembert (9 maggio), appena insignito del prestigioso premio di Casa de las Americas a Cuba; gli americani Jack Hirschman e Agneta Falk (30 maggio), compagni nella vita e nell’ideale di una poesia impegnata, che dà voce agli “ultimi” e che trova ispirazione nella realtà socio-politica attuale. Il ciclo di incontri, è evidente, dà spazio ad una pluralità di espressioni e di esperienze, creando una fusione tra piaceri diversi, quello intellettuale e quello della gola, che certamente incontrerà il favore di coloro che avranno voglia di evadere dal torpore attuale per risvegliare
l’animo ed i sensi.
Per prenotare e avere notizie di carattere logistico (locazione, costi, menù) rivolgersi a “L’Accademia”: tel. 0965/714132 e.mail: info@laccademia.it; Per la stampa, foto, interviste, e per informazioni di “carattere poetico” rivolgersi a Giada Diano: 339/8022713; e-mail: giada742000@yahoo.it
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Pubblicato da federico federici su Marzo 16, 2008
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Pubblicato da paolo fichera su Marzo 11, 2008
A gennaio è la fibra del vento
che incaverna l’elemento sacro e
benedetto, la bava che rosicchia
il lume gravido olio della sera
picchio e legno, ossario in granito in piombo
la tela asciugata al sole al solstizio
dello sposo, la vergine col lume
accanto alle candele viola a dire
amen signore amen sole amen amo
colei che apre il travaglio il maglio l’osso
l’ibrida speranza un sacrario dotto
all’osso, ecco l’ilarità che musica
i topi, che pietrifica la mente
dei bisonti, ilare sera, bava
di ragno, gemono gli scarafaggi
tra le tele delle ombre più lunghe e tu
vai in quelle rovine invernali
dove il giorno più breve figlia e lima
la schiena e l’acqua della notte
…
(Paolo Fichera)
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Pubblicato da paolo fichera su Marzo 10, 2008
POESIAPRESENTE2008
Poesia Contemporanea in Monza e Brianza
LA POESIA DEGLI ERETICI
nei versi dei poeti contemporanei
giovedì 13 marzo, ore 21,00
CESANO MADERNO, Palzzo Borromeo, Sala Aurora, via Borromeo
L’ERESIA DI LUCREZIO
poeta ospite: Milo De Angelis
Introduce Sebastiano Aglieco
Nell’età di Cesare e Cicerone, un poeta solitario inizia a scrivere da un’epoca remota. Non sappiamo dove è nato né dove è vissuto, non sappiamo nulla di lui, se non che si chiamava Tito Caro Lucrezio, che visse nel primo secolo avanti Cristo, che fu stimato da qualche contemporaneo e considerato folle da altri. (…)
Milo De Angelis, poeta che con i suoi versi ha segnato nell’ultimo trentennio italiano un solco fra i più profondi, introduce così il suo “Sotto la scure silenziosa” (Satyros Editore, 2002), libro in cui sono raccolti trentasei frammenti da lui tradotti dal “De Rerum Natura” di Lucrezio. L’antologia, isolando quattro temi – la natura, l’angoscia, l’amore, la malattia – ci restituisce una scrittura indiscutibilmente originaria e contemporanea, che scuote le coscienze assopite e recide il velo che gli occhi benda, chiusi noi tutti in una visione che non concede di afferrare, nemmeno un attimo, della nostra unica vita.
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Pubblicato da paolo fichera su Marzo 9, 2008
andando via dal tempio velatevi il capo, slacciatevi le vesti e alle spalle gettate le ossa della grande madre (Ovidio, Metamorfosi, Libro I).
la palude ha voce, annega
l’albero ammaestra la frusta,
il metallo di collana nel sangue.
il pastore in fumi fiamminghi riparerà
nella casa i piedi e la pupilla nel paiolo.
la stalla pure c’è e dà silenzio
ingannatore. trittico del fieno,
riposo dei rospi, angeli ribelli.
morte certa all’avidità,
curiosità di chi ne mangia, morte
certa. cervi, storpi, asini. il prestigiatore.
coscienza dell’Ognitempo, da un respiro
ritornata strega, pozzo di chiostro,
donna di denari, fiammiferaia. Lei,
per i vicoli di Delft, preparerà per te
una minestra.
partiamo per Narragonien.
Sibilla
(dall’e-book I mosaici di Idrusa di Ilaria Seclì)
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Pubblicato da federico federici su Marzo 1, 2008

[1] Il poeta di otto anni si chiama Nika Turbina. È nata il 17 Dicembre 1974 a Yalta e, per una meravigliosa coincidenza, frequenta a Yalta la stessa scuola dove una volta studiava Marina Tsvetayeva. Il nonno di Nika – Anatoli Ignatievich Nikanorin – è poeta e autore di parecchi volumi di poesia. Molte persone studiano però nella scuola della Tsvetayeva e altrettante persone hanno nonni che sono poeti. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da pasha39 su Febbraio 26, 2008

Il “Ponte del palazzo” (Dvorcovyj most) è uno dei più importanti ponti di San Pietroburgo.
Michail Nikitajskij è nato ne 1969 a Leningrado – San Pietroburgo, dove vive tuttora. È leader del gruppo “ptickin les” [Bosco degli uccelli].
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Pubblicato su MONDO, POESIA, Poesia: AREA RUSSOFONA | Lascia un commento »
Pubblicato da pasha39 su Febbraio 17, 2008
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Pubblicato da paolo fichera su Febbraio 15, 2008
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Pubblicato da pasha39 su Febbraio 7, 2008
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Pubblicato da paolo fichera su Febbraio 5, 2008
VOCI DALLA POESIA:
I Laboratori di Lettura e Scrittura Creativa in seno al Carcere di Opera e di Bollate
(…) per la costruzione di un macro-spazio generato da mente, sentimento e attraverso la scrittura, in alternativa al micro-spazio dettato invece dall’autocensura come alternativa allo stato affittivo dell’ambiente nonché dalla mancanza di relazione sociale, spazio fisico personale e scelta, dove scelta implica non solo un “qualcosa da fare” ma la proiezione di sé stessi verso il futuro possibile.
Leggere su TELLUSfolio
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Pubblicato da pasha39 su Gennaio 28, 2008
Evgenij Palamarčuk è nato nel 1979. Vive a Kaliningrad, enclave russa “incastrata” tra la Polonia e la Lituania. Si occupa di poesia e arte.
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Pubblicato da paolo fichera su Gennaio 27, 2008


Miklós Radnóti: alla radice del cielo
di Katia Paoletti
tratto dal numero 10 della rivista “PaginaZero-Letterature di frontiera”
Il confine è labile: tra cielo e terra si consuma il canto, in un dialogo di preghiere e versi. Parentesi per non dimenticare ogni inizio e ogni fine nel ciclo continuo di rimandi e fughe. Ne osservo rispettosamente il moto e, in silenzio, ascolto la terra. Fonema radicato a se stesso, alla propria sonorità viscerale. Ne percepisco l’essenza: odore di erba e fango, memoria e presente infinito. Evoca immagini, rumori, inni. La valenza non ha significato terrestre: è una natura più terrena, umanamente contaminata, poco nordica, meno protagonista: spontanea, popolare, selvatica. La ripida discesa tra gli abissi di tutti i mondi possibili dove la vita cede il passo all’esistenza, alla sopravvivenza. Di tutte le vorticose peripezie con cui si costruiscono ponti e passaggi segreti. Scava con fatica e, dall’altra parte, si apre di nuovo il cielo.
Penso tanta letteratura centroeuropea e/o europeista e perdo il senso dell’orientamento. La terra come patria, rifugio, casa. Poeti, drammaturghi, narratori italiani, ungheresi, turchi: la rivolta estenuante, la lotta, la primavera dei popoli. Un triangolo nato per gioco, per simmetrie e affinità ma anche per quel chiaroscuro tra i cui veli prende forma una sensibilità lirica lontanamente bucolica che, nella maturità, si trasforma in sentimenti umani di rabbia e vendetta con forme espressionistiche crude che del fonema assumono sembianza. E dai labirinti del paradosso alle estremità corpose del non senso, per le deviazioni e le contraddizioni crudeli di ogni forma da natura umana toccata, si risale per i cunicoli fangosi nell’altro cielo che, per rotazione, torna nel primo: quello pastorale del canto, del ricordo, dell’infanzia. In tal senso, l’intera opera del poeta ungherese Miklós Radnóti proietta il ciclo evocato con una radice tragica e chiaramente esistenziale:
Le poesie saranno compiute con la morte. L’opera strutturata nel corso della vita con la morte diventa completa. La composizione, il messaggio poetico, che è stato svelato dalla vita superficiale, dal corpo, col cadere del corpo nella fossa della tomba diventa visibile, l’opera s’innalza e comincia a dare luce.
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