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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for the ‘REPORTAGE’ Category

Di qua e di là della frontiera

Posted by Mauro Daltin su marzo 2, 2009

7estnord

Trovate in edicola da venerdì il nuovo numero del settimanale “Carta”. Nel supplemento “Carta estnord” è stato pubblicato un articolo di Mauro Daltin dal titolo Di qua e di là delle frontiera, che racconta le suggestioni del confine orientale, del concetto di frontiera eccetera.

Questo il pdf dell’articolo:
qui

Questo il sommario del numero del supplemento Carta qui-estnord numero 7 del 2009 in allegato in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Sud Tirolo

Sommario
Lezioni di geografia [Mauro Daltin]
Cartoline dall’altro nordest [Carta Estnord]
La politica di Provincia [Gianni Belloni ]
La decrescita passa per il Comune [Chiara Spadaro]
Il cambiamento immobile. Cosa c’è nel voto del Veneto [Chiara Spadaro]
Il cambiamento immobile. Cosa c’è nel voto del Veneto -intervista a Gianni Riccamboni
Oltre il balcone fiorito [Alessandra Zendron]
Estest [Andrea Bellavite]
De Gustibus [Danilo Gasparini]
Pratiche di cittadinanza [Fabio Della Pietra]
L’ambulatorio degli irregolari [Giulio Todescan]
La città del Passante e Veneto City [Paolo Cacciari]
La signora Gelmini odia il Veneto [Gianni Belloni]
L’acqua dopo la privatizzazione [Andrea Trentin]
Economie dal basso, coop operaie [Gianni Belloni]
Il vento dei Balcani soffia ancora -Intervista a Michele Nardelli
Le monete oltre gli schei [Eliana Caramelli]
Resistenza zingara [Irene Rui]
Cartolina [Marco Baravalle]

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Oltre le Bocche di Cataro

Posted by Mauro Daltin su agosto 1, 2007

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Oltre le Bocche di Cataro

di Stefano Fregonese

Potete anche leggere e scaricare il reportage in formato pdf cliccando qui:
oltre-le-bocche-di-cataro.pdf

“Si, l’Albania è una faccenda complicata” disse un altro vecchio”.
Ismail Kadarè, La città di pietra

Mai ho varcato i confini oltre le Bocche di Cataro. E neppure sono disceso verso le paludose sponde del lago di Skutari, aggirandole a nord per penetrare nelle terre desolate d’Albania. Mai prima d’ora lo sguardo s’è posato, come vento che discende dai monti, sulla città colorata di Tirana. Mai prima d’ora ho portato i miei pensieri tanto all’interno della mio balcanico Sé, non senza soffrire l’irreparabile lacerazione che mi separa dal mondo; non senza godere la matura pienezza della consapevolezza di ogni cosa. Leggi il seguito di questo post »

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Cepletischis

Posted by Mauro Daltin su luglio 6, 2007

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Cepletischis

di Stefano Fregonese

Potete anche leggere e scaricare il reportage in formato pdf cliccando qui:
cepletischis.pdf

Quando la moto inforca la deviazione per il centro del paese Laura, alle mie spalle, non si tiene e inizia a ridere forte. Nei dieci anni in cui ha vissuto a Udine nulla più di un no sense, alla stregua di uno scioglilingua, è suonata la parola che ora, sul cartello stradale, scritta bianca su sfondo azzurro, si fa nome e case e persone; persone che ci guardano stupite e sospettose quando il rombo del motore si amplifica negli stretti vicoli che separano una pietra dall’altra. Io saluto tutti, quasi a scusarmi dell’intrusione ma dentro di me rido come Laura. Cepleche? Cepletischis.

L’idea di giocare con la storia e la geografia a Laura è piaciuta subito; tra un anno il confine con la Slovenia, la vecchia cortina di ferro, non ci sarà più. Non ci sarà più sulle carte ma ci vorranno generazioni perché sparisca dall’immaginario. Leggi il seguito di questo post »

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Torviscosa

Posted by Mauro Daltin su luglio 4, 2007

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Torviscosa

di Stefano Fregonese

Potete anche leggere e scaricare il reportage in formato pdf cliccando qui: torviscosa.pdf

La brezza tesa e fredda, che ieri sera sembrava annunciare un improbabile fine stagione, si è spenta alle prime luci dell’alba lasciando nell’aria sole agostano e sudore. I muri del soggiorno, esposto a sud e ad est, irradiano ora il calore accumulato durante la giornata. Vivo quest’estate diversa da ogni altra. Mi attardo. Leggo molto. Lobo Antunes staziona sul comodino.
Domenica ho viaggiato accompagnato dal capitano Alatriste. A Pordenone mi ha accolto un gioviale Luca. Com’è noto sono un buon orecchio, capace di ascoltare e Luca, se non ha la pipa tra i denti, ama parlare.
Luca è venuto a prendermi in stazione a Pordenone e mi ha condotto con la sua auto verso la bassa friulana. Se guida non può leggere. E se non legge sogna. Sogna, quando la moglie è dall’altra parte del mondo ad insegnare l’oceano californiano ai tre figli, sogna Luca, di andare a vivere a Trieste.

Marinotti e Bignami, mi spiega Luca, in trecentoventi giorni hanno costruito Torviscosa. Leggi il seguito di questo post »

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L’viv – immagini

Posted by pasha39 su giugno 4, 2007

L’viv , L’vov, Leopoli, Lemberg, vari nomi di un’antica città dell’Ucraina occidentale, città tradizionalente cosmopolita, rivolta all’Occidente.
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Immagini da L’viv – Leopoli (Ucraina Occidentale)

Posted by pasha39 su aprile 3, 2007

(paolo galvagni)

L’viv, L’vov, Leopoli, città situata nell’Ucraina occidentale, ai piedi dei Carpazi, 830.000 abitanti. E’ certamente uno dei maggiori centri dell’Ucraina.

Fu fondata a metà del XIII secolo dal principe Daniele Romanovic, che le diede il nome del figlio Lev (“Leone”). Quindi la “città di Leone” (o anche la “città dei leoni”). Nei corso nei secoli è stata contesa da varie nazioni: la Polonia, l’impero Asburgico, la Russia prima, l’URSS poi. Probabilmente viene da qui il cosmopolitismo della città. Dal 1991, col crollo dell’impero sovietico, L’viv e l’Ucraina ottennero l’indipendenza.
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Fergana, Uzbekistan

Posted by pasha39 su marzo 23, 2007

Fergana è una valle dimenticata da Dio e dagli uomini, la periferia delle periferie, ma al tempo stesso è un benedetto spazio vuoto, dove del tutto naturalmente risuona qualunque testo poetico (gli oggettivisti  americani degli anni Trenta, gli ermetici italiani degli anni ‘20, etc.).»

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Jaroslav Mogutin

Posted by pasha39 su marzo 15, 2007

(a cura di paolo galvagni)

La morte di Miša Beautiful

   Alcuni amici moscoviti, recentemente di passaggio a New York, mi hanno riferito una notizia scioccante: in prigione è stato ucciso Miša Beautiful. La storia della sua breve vita – proprio nello spirito di Jean Genet, di Williams Burroughs, Fassbinder o di Gus Van Sant (1) – potrebbe diventare un buon materiale per un libro o un film. Il suo nome non appariva nelle cronache mondane. D’altronde, nessuno sapeva il suo vero nome né l’età. Dicevano che al momento della morte avesse 19 anni. La sua morte  non è stata annunciata nei necrologi ed è improbabile che qualcuno ne parli, oltre a me.
   Senza Beautiful non si sarebbe svolta nessuna festa, legata alla droga o al rave. Lo conoscevano quasi tutti. Era una delle esotiche creature della notte, uno dei ragazzi – ragazze, su cui tutto ciò si regge in qualunque capitale del mondo. Qui, a New York, li chiamano club kids o party kids – bambini della festa.
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Sergej Timofeev, “Un dee-jay”

Posted by pasha39 su marzo 12, 2007

(a cura di paolo galvagni)

Se il destino vi getterà nella capitale di questo piccolo paese baltico, chiamata in onore del fiume Ridzen, da tempo impacchettato in tubature sotterranee di pietra, non dimenticatevi di questo. Di sera, verso le undici, camminate lungo un altro fiume – il grande e sonnolento Daugava, simile a un pitone, la cui testa da tempo emette bolle nel Mar Baltico, e la cui coda gioca con se stessa, persa nelle vastità della Bielorussia. Proprio dal lungofiume, tra alcune case, inizia la sua rincorsa la via Peldu, dove, tra altri caffè e osterie, è situato il «caffè musicale» o club «Nessuno scrive al comandante». Nel design del club poco o niente ricorda la fonte primaria – i racconti di Marquez. Forse solo la semioscurità e la frescura, qui imperanti, tipiche del patio latino-americano. Entrando, vi ritrovate in una grande sala quadrangolare. In mezzo, delimitato da due possenti colonne, appare il bancone ad anello del bar, accanto una piccola pista da ballo e, attorno, i tavolini e le sedie di legno di varia misura. Predomina nel quadro comune il colore di ocra scura, con sfumature di viola, verde e giallo limone. La strada è stretta, le case sono attaccate l’una all’altra, pertanto anche in una giornata calda nel locale è buio e fresco. Qui vengono le compagnie, qui venite se avete il cuore graffiato dai gatti solitari ed emaciati di Riga, che annunciano con un miagolio che non avete proprio nessuno con cui dividere la serata. Ci sono molti solitari, che bevono la tequila con la sprite o un balsamo di Riga con succo caldo di ribes. Tutti assomigliano a generali, che attendono assiduamente lettere, telegrammi, messaggi, sorrisi. Forse per questo il club ha avuto il suo nome.
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