PaginaZero

RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for the ‘SAGGI’ Category

Il caso Kundera di Bozidar Stanisic

Posted by paolo fichera su ottobre 29, 2008

Il caso Kundera
di Bozidar Stanisic

“Oggi verso le ore 16 – dice l’inedito rapporto di polizia numero 624/1950, conservato negli archivi del ministero dell’Interno – uno studente di nome Milan Kundera, nato il 1° aprile 1929 a Brno, si è presentato a questo dipartimento per riferire che una studentessa doveva incontrarsi in serata con un certo Miroslav Dvoracek, un giovane disertore in procinto di recarsi clandestinamente in Germania”.
Lo studente di allora era Miroslav Kundera, autore dei celebri romanzi Lo scherzo e L’insostenibile leggerezza dell’essere, protagonista della primavera praghese, a sua volta più noto dissidente cecoslovacco. L’accusa arriva dal settimanale ceco “Respekt”. Nell’articolo di Adam Hradilek, storico e giornalista, che lavora all’Istituto per lo Studio dei Regimi Totalitari, oltre alle prove di accusa contro Kundera, è apparsa anche la testimonianza di Iva Militka, amica d’infanzia di Kundera e allora ragazza di Miroslav Dlask, che raccontò a Kundera della presenza di Dvoracek. Dvoracek aveva lasciato la Cecoslovacchia dopo il colpo di stato del 1948; in un campo profughi a Monaci di Baviera, era stato reclutato dalla rete di spionaggio americana e rispedito in Cecoslovacchia. Il suo ritorno nel Paese però ebbe una fine tragica. Arrestato sul luogo e nel giorno dell’appuntamento con Militka indicato da Kundera alla Stb, polizia segreta, Dvoracek fu processato e, avendo sfiorato la pena di morte, condannato a 22 anni di carcere. Fu costretto ai lavori forzati in una miniera di uranio, dove finivano molti dissidenti dell’epoca. Kundera aveva 21 anni anni all’epoca dei fatti; non conosceva personalmente Dvoracek, ex pilota che lavorava per gli occidentali. Fu rilasciato nel 1963; nel 1968 Dvoracek scappò in Svezia, dove vive tuttora. Tre mesi fa ha subito un ictus. Secondo la rivista, la studentessa a cui Miroslav Dvoracek aveva dato appuntamento è vissuta per anni con il senso di colpa per l’arresto dell’amico. ”Da allora mi sento in colpa per aver parlato di lui tra amici, ero troppo ingenua”, ha detto Militka al settimanale. ”Lui sa solo che è stato denunciato – ha detto Marketa, moglie di Dvoracek – Chi è stato, oggi per lui non ha nessuna importanza.“
E poi aggiunge: “Non siamo affatto stupiti che Kundera sia stato chiamato in causa”. Leggi il seguito di questo post »

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Libertà di espressione: Razia Khan

Posted by Mauro Daltin su marzo 25, 2007

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RAZIA KHAN
(Bangladesh P.E.N. Centre)
Libertà di espressione e diritti umani per gli scrittori del mondo

Spesso, quando sentiamo queste parole, noi crediamo di averle, tali libertà, finché una qualche entità dispotica non ci impone improvvisi divieti su quanto diciamo o scriviamo. Quando vediamo degli scrittori gettati in prigione o esiliati per avere espresso ciò in cui credono, ci rendiamo conto che esiste una grave privazione di libertà e di diritti umani. Dante visse in esilio fino alla morte, a causa dell’intolleranza politica di potenti gruppi nell’Italia di quel tempo. Il poeta Shelley venne espulso da Oxforf per avere scritto un libello sull’ateismo. Julius Fucik fu incarcerato per le sue idee di sinistra. Munir Chowdhury, il nostro brillante drammaturgo, subì una lunga incarcerazione. Il poeta Nazrul l’agitatore fu gettato in prigione dagli Inglesi per avere dato sfogo al suo fervore patriottico. Nel mondo intero ci sono infiniti esempi di violazione dei diritti fondamentali degli scrittori. Leggi il seguito di questo post »

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Nuovi ponti oltre le nere barricate – il sogno di un’idea

Posted by Mauro Daltin su febbraio 27, 2007

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di Giacomo Scotti

La Jugoslavia fu un sogno per i grandi spiriti della Slavia meridionale nella seconda metà dell’Ottocento; si dimostrò una costruzione sbagliata subito dopo la nascita nel 1919, sotto la monarchia dei Karadjordjević e l’egemonia serba.
Si sfasciò perciò subito, sotto il primo urto delle truppe d’invasione tedesche e italiane nell’aprile del 1941. Dalla Resistenza armata, dall’epopea partigiana cominciata nello stesso anno, in giugno, nacque il progetto di una Jugoslavia diversa, democratica, repubblicana, federativa.
Nacque nel novembre 1943 in territorio libero dalla creazione e dalla confederazione di sei repubbliche e due regioni autonome. Rinacque repubblicano il Montenegro il cui regno era stato ingoiato dalla Serbia nel 1918; furono dichiarate entità statali nell’ambito della Federazione la Slovenia e la Macedonia che Stati non lo erano mai stati; i macedoni ebbero per la prima volta la dignità di popolo e il loro idioma fu considerato lingua ufficiale; la dignità di popolo fu concessa pure ai musulmani bosniaci; l’autonomia politica e culturale fu concessa alle grosse minoranze ungherese e albanese nella Vojvodina e nel Kosovo, l’uguaglianza dei diritti fu concessa a tutte le altre comunità etniche minori, compresa quella italiana dell’Istria e del Quarnero. Leggi il seguito di questo post »

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Nuovi ponti oltre le nere barricate – miraggi di pensiero

Posted by Mauro Daltin su febbraio 27, 2007

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di Giacomo Scotti

Scegliendo negli anni giovanili di percorrere la via jugoslava, non mi sentii in esilio. Provai fortemente l’esilio dieci-dodici anni dopo allorquando, volendo rivedere la mia terra, mi fu negato il passaporto. E questo esilio imposto, per me atroce, questa separazione forzata dal paese della fanciullezza si protrasse fino al 1964, anno in cui potei accompagnare una delegazione di poeti jugoslavi nella terra di Dante, da Firenze a Pistoia.
Dopo aver respirato l’aria del mio paese, dopo decine di ritorni a una casa che sentivo sempre meno mia, a una terra che sentivo ormai troppo diversa dalle mie abitudini, dalla mia assuefazione-educazione a una vita sobria e severa, al dovere e al lavoro, finì per spegnersi in me la nostalgia.
Mi resi conto di non appartenere in pieno a compaesani con i quali non avevo condiviso gioie e dolori. Rimase forte in me l’amore per la patria grande e l’attaccamento alla sua lingua, alla sua cultura, ma mi sono riappropriato della mia libertà. Leggi il seguito di questo post »

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Nuovi ponti oltre le nere barricate – l’esilio

Posted by Mauro Daltin su febbraio 26, 2007

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di Giacomo Scotti

Il tema dell’esilio, il sogno o l’idea della ex Jugoslavia, la recente guerra balcanica, gli intellettuali e il loro ruolo, le nuove generazioni: ragionando su questi argomenti piuttosto accidentati, affondando in essi, ne verrebbe fuori un libro in cui raccogliere anche le voci e le riflessioni di altri scrittori fra “asilo ed esilio”, come si esprimerebbe il mio amico Predrag Matvejević.

l’esilio

Comincerò dal mio “esilio”. Fu la scelta di un diciottenne al quale la guerra in cui ci aveva precipitati Mussolini nel 1940 strappò: un fratello scomparso in mare con l’incrociatore Zara nella tragica battaglia di Capo Matapan del 28 marzo 1941; il padre morto di crepacuore per la fine del figlio; un secondo fratello preso dai tedeschi in fuga dal Sud e da essi ammazzato sul finire di settembre del 1943. Due mesi prima, in luglio, prima della caduta di Mussolini, un terzo fratello mio era stato preso prigioniero dagli Alleati sulla piana di Catania: si era addormetato accanto a un cannone della contraerea dopo aver sparato per ventiquattro ore di seguito.
Ancora ragazzino seguii gli Alleati, vestendone l’uniforme, lungo tutto lo Stivale per fermarmi nei dintorni di Trieste. Nell’estate del 1947 varcai la incerta linea di demarcazione sul Carso di Monfalcone-Doberdò per correre incontro a un’avventura tutta giovanile e al miraggio di una vita migliore in Jugoslavia. Fu invece una vita dura che mi ha temprato, senza togliermi l’innato “vizio” della libertà intellettuale. A cominciare già dal 1954 per i miei atteggiamenti e scritti libertari e controcorrente subii trasferimenti punitivi, arresti, la prigione, diversi anni di lavoro coatto in un’azienda portuale: un susseguitsi di esilii nell’esilio.
Normalizzatasi alquanto la situazione, rientrato nel giornalismo e nella vita civile, nel 1964 fui a fianco di alcuni intellettuali di prima linea della comunità italiana in Jugoslavia – Eros Sequi, Lucifero Martini, Sergio Turconi e alcuni altri – nel promuovere una rivista letteraria, “La Battana” (si pubblica tuttora a Fiume), che fu la base “per l’avvio di nuove riflessioni culturali”, per la ricerca “di un equilibrio che sentivamo di aver perso”, per rendere più autonomi e consapevoli i nostri intellettuali. Leggi il seguito di questo post »

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L’ultima volta di Anja – Anna Politkovskaja

Posted by Mauro Daltin su febbraio 20, 2007

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L’ultima volta di Anja – Anna Politkovskaja
di Angelo Floramo

tratto dall’articolo Scatti di dissidenza – “PaginaZero N° 10″

L’ottobre a Mosca è senz’altro rosso. Con sfumature d’oro. Un biondo miele che si stempera nella tavolozza dell’autunno, mentre da Nord senti già l’alito di Buran, che odora di neve. Il supermercato Ramstor non è lontano da via Lesnoij, la “via dei boschi“. Luci e carrelli per la spesa e tutta la pesantezza di una giornata di lavoro sotto le palpebre. Facce in fila alla cassa guardano fuori, verso la strada che si inghiotte in un traffico congestionato di tram rumorosi, tutti vetri e lamiere, mentre vecchie zigulì scatarrano ottani puzzolenti dal motore fiat immatricolato anni ’70. Periferia di gente comune.
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L’intellettuale è morto – utopia (1)

Posted by Mauro Daltin su febbraio 16, 2007

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C’è stata una generazione di intellettuali che si è formata nel dopo-guerra: penso a uomini di cinema (Pasolini, Antonioni, Bertolucci e ne potrei dire a decine di questo livello), uomini di lettere (Mario Rigoni Stern, Pasolini, Vittorini, Bianciardi, Berto, Volponi, Bartolini, e ne potrei citare a decine), uomini di cultura (critici, filosofi eccetera). Chi possiamo citare oggi? Al di là della generazione dei settantenni, chi ha preso il loro posto, c’è qualcuno che bussa dietro la porta? Dico con il peso culturale, etico e morale di questi personaggi.

L’utopia credo possa essere il primo termine da prendere in esame per un’analisi: utopia come tensione, come impegno civile, come indignazione verso le cose, nel senso in cui un intellettuale debba essere al centro dei processi e delle dinamiche sociali. Come l’economista, come il sociologo, come il politico, come il professore universitario, nel passato lo scrittore ci metteva la faccia, la sua faccia. Penso alle pagine del Corriere di Pasolini, penso ai libri storici di Mario Rigoni Stern, penso all’impegno partigiano di Elio Bartolini, ma tutti, tutti, erano coinvolti nella Vita Vera. Era una generazione nella quale molti avevano fatto la guerra, nella quale c’era la miseria, il sogno di affrancarsi eccetera. Tutte cose che non ci sono più, per fortuna. Ma la guerra c’è ancora, diversa, ma c’è. La miseria sta ritornando un tema di attualità, la forbice tra le classi sociali si sta di nuovo ampliando. Chi si fa portatore e interprete di questi cambiamenti? Dove sono le critiche degli scrittori? Negli anni Sessanta si sapeva se uno scrittore stava da una parte o dall’altra. Adesso non lo si sa più (al di là del Baricco veltroniano o del Buttafuoco destrorso), troppo pericoloso schierarsi, si potrebbe rischiare di perdere pubblico, lettori, occasioni, inviti. I libri sono più neutri, le pagine culturali sono diventate marchette pubblicitarie. Ovviamente ci sono eccezioni, ma sempre nel senso della spettacolarizzazione (Aldo Nove e le sue sparate, ad esempio) e le polemiche sono sterili, prive di contenuti forti. Internet è un mezzo in cui si trova qualcosa in questo senso, ma cosa rimarrà di tutto questo? Dov’è finita l’utopia di pensare alla cultura come fonte e strumento per il cambiamento dello stato delle cose?

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