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	<description>RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA</description>
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		<title>PaginaZero</title>
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		<title>Rostropovich suona mentre a Berlino il muro cadeva</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 14:51:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[MONDO]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/11/09/rostropovich-suona-mentre-a-berlino-il-muro-cadeva-2/"><img src="http://img.youtube.com/vi/gRerg33Ohb8/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Terre di vite: vino, volti, suoni, immagini e parole</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 04:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

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		<description><![CDATA[
Oggetto: “Terre di vite: vino, volti, suoni, immagini e parole”
Cantine del Castello Conti
via Borgomanero 15 – 28014 Maggiora (NO)
Sabato 7 novembre 2009 dalle 18 alle 22
si terrà la manifestazione
Terre di vite: vino, volti, suoni, immagini e parole
introdotta, alle 17.00, da una tavola rotonda sul tema
“Il vino tra terra e poesia”
interverranno:
Sandro Sangiorgi         fondatore e direttore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1285&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-full wp-image-1286" title="853_2" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/11/853_2.jpg?w=150&#038;h=113" alt="853_2" width="150" height="113" /></p>
<p>Oggetto: “Terre di vite: vino, volti, suoni, immagini e parole”</p>
<p><strong>Cantine del Castello Conti<br />
via Borgomanero 15 – 28014 Maggiora (NO)<br />
Sabato 7 novembre 2009 dalle 18 alle 22</strong></p>
<p>si terrà la manifestazione</p>
<p><em><strong>Terre di vite: vino, volti, suoni, immagini e parole</strong></em></p>
<p>introdotta, alle 17.00, da una tavola rotonda sul tema</p>
<p><strong>“Il vino tra terra e poesia”</strong></p>
<p>interverranno:</p>
<p><strong>Sandro Sangiorgi         fondatore e direttore di Porthos, giornalista e sommelier<br />
Marco Arturi             giornalista</strong></p>
<p>modera</p>
<p><strong>Luigi Metropoli            Divino Scrivere </strong></p>
<p>La manifestazione si inserisce nel settore della viticoltura di qualità all&#8217;interno del vivace panorama vinicolo italiano.<br />
Il filo conduttore della serata è l&#8217;amore per la terra, per il territorio in cui si opera e per il lavoro nelle vigne, nel segno di un ritorno a una naturalità che non rinuncia alla cultura, ma anzi la incontra per un arricchimento i cui beneficiari sono l’uomo e l’ambiente.</p>
<p>Saranno presenti i seguenti produttori vitivinicoli, con relativi banchi d’assaggio:<br />
<strong>Cantine del Castello </strong>– Elena Conti (doc Boca – Piemonte)<br />
<strong>Le Piane </strong>– Christoph Künzli (doc Boca – Piemonte)<br />
<strong>Antoniolo </strong>– Lorella Zoppis (docg Gattinara – Piemonte)<br />
<strong>Antoniotti Odilio</strong> – Odilio Antoniotti (doc Bramaterra – Piemonte)<br />
<strong>Cappellano </strong>– Augusto Cappellano (docg Barolo – Piemonte)<br />
<strong>Ar.Pe.Pe </strong>– Isabella Pelizzatti Perego (docg Valtellina Superiore – Lombardia)<br />
<strong>Az. Agr. Crociani </strong>– Susanna Crociani (docg Nobile di Montepulciano – Toscana)<br />
<strong>Az. Vin. Fiorini </strong>– Cristina e Alberto Fiorini (doc Lambrusco di Sorbara – Emilia)</p>
<p>La serata, ideata e curata dalle sorelle <strong>Conti</strong>, <strong>Barbara Brandoli </strong>e <strong>Luigi Metropoli </strong>dell’associazione culturale <strong>Divino Scrivere</strong>, <strong>Gianni Usai,</strong> si articola in un percorso sinestetico ricco di seduzioni, di intrecci sensoriali che allieteranno anche lo spirito. Oltre ai banchi d’assaggio, nella cornice delle Cantine Conti, dove si possono degustare i vini delle varie aziende presenti, si potrà intraprendere un percorso fotografico, “Tralci di vita” di <strong>Massimo Prizzon</strong> www.massimoprizzon.it, che arricchirà la degustazione, mentre versi e rime di poeti contemporanei fungeranno da raccordo tra i vari banchetti. Durante la serata l’artista <strong>Oreste Sabadin </strong>www.orestesabadin.it realizzerà “Arte di Vino”, piccole opere su carta con i terricci e i vini dei produttori coinvolti. Scenografie e allestimento a cura di <strong>Mauro Maulini.</strong> Le poesie sono dei poeti: <strong>Cristina Babino, Maria Grazia Calandrone, Chiara Daino, Federico Federici, Paolo Fichera, Adriano Padua, Anila Resuli, Ilaria Seclì.</strong><br />
<span id="more-1285"></span><br />
La manifestazione, di respiro nazionale, intende porre in rilievo le problematiche della produzione vinicola di qualità, il lavoro artigiano, il rispetto per la natura, la multi-secolare tradizione vinicola che tutte le aree rappresentate ai banchetti continuano a testimoniare. E lo fa anche attraverso l’arte, poiché gli ideatori sono persuasi che il vino rappresenti il vertice di un incontro natura-cultura e sia di per se stesso un prodotto “artistico”, un miracolo che la terra genera con la complicità dell’uomo. È da questa convinzione che si avverte l’esigenza di introdurre la manifestazione con una tavola rotonda in cui si dibatterà del rapporto tra vino, terra e poesia, prendendo ispirazione dalla ormai celebre massima che Mario Soldati scrisse nel suo racconto <em>Il vino di Carema</em>: “il vino […] è la poesia della terra”: con Sandro Sangiorgi e Marco Arturi, ci avventureremo in questo interessante viaggio.</p>
<p>La presenza di aziende medio-piccole, tutte a carattere familiare, è indicativa delle scelte effettuate, poiché esse rappresentano la testimonianza diretta dei diversi caratteri territoriali, di tradizioni multisecolari, di lavori artigiani che si confrontano con tecniche antiche e sapienti, consapevoli che sono la terra e la vite la base ineliminabile di un grande vino. Inoltre è un’occasione per dare slancio a piccole doc e docg che, malgrado un’elevata qualità raggiunta, scontano ancora una scarsa attenzione della stampa di settore. La manifestazione offre dunque la possibilità di confrontarsi con queste piccole realtà, emblemi della diversità, genuinità e qualità. L’offerta giunge da una prospettiva inedita, artistica in modo da favorire uno scambio altrettanto inedito tra le categorie del settore, gli appassionati, i ristoratori, i sommelier, i giornalisti…</p>
<p>In occasione della manifestazione si potranno gustare menu dedicati “Terre di vite” a prezzo fisso, con tre vini in degustazione, e aperitivo “Terre di vite” nei seguenti locali:</p>
<p>RISTORANTI<br />
Lo Schiaccianoci &#8211; Via Vittorio Emanuele, 82 – 28014 Maggiora, NO – tel.+39.0322.866743<br />
Osteria Ori Pari &#8211; V.le Partigiani, 9 – 28010 Boca, NO &#8211; tel.+39.0322.87961 www.oripari.it<br />
Pinocchio – Via Matteotti, 147 – 28021 Borgomanero, NO – tel.+39.0322.82273 fax +39.0322.835075 &#8211; bertinotti@ristorantepinocchio.it &#8211; www.ristorantepinocchio.it<br />
San Pietro &#8211; P.za Martiri, 6 – 28021 Borgomanero, NO – tel.+39.0322.81160 cell.+39.349.6152144<br />
Però &#8211; Via De Amicis, 20 – 28077 Prato Sesia, NO – tel.+39.335.5207623 ristorantepero@yahoo.it  www.peroristorante.it<br />
Hostaria della Macina &#8211; Località Molino Nuovo – 28010 Fontaneto d’Agogna, Cressa, NO tel.+39.0322.863582<br />
Ristorante e Bistrot Duetto &#8211; Via XXIV Aprile, 5 &#8211; 28041 Arona,  Fraz. Mercurago, NO tel.+39.0322.44903 &#8211; cell. +39.333.8837906  &#8211; mercuragoduetto@gmail.com</p>
<p>BAR<br />
Enoteca Bocadoc Pinguino Bar  – P.za Matteotti, 2 – 28010 Boca, NO – tel.+39.0322.87170 renolfig@gmail.it  www.bocadoc.it<br />
Il Portichetto &#8211; C.so Garibaldi, 106 – 28021 Borgomanero, NO – tel.+39.0322.091037 cell.+39.340.9975599</p>
<p>Inoltre vi saranno convenzioni con i seguenti alberghi, residence e agriturismi per coloro che esibiranno biglietti d’ingresso o inviti alla serata “Terre di vite”:</p>
<p>AGRITURISMI<br />
La Capuccina – Via Novara, 19/B &#8211; Loc. La Capuccina &#8211; 28060 CUREGGIO, NO<br />
tel.+39.0322.839930  fax+39.0322.883691 info@lacapuccina.it www.lacapuccina.it</p>
<p>ALBERGHI, RESIDENCE<br />
Hotel Rinaldo &#8211; Via Foscolo, 31 &#8211; 28021 Borgomanero, NO &#8211; tel.+39.0322.845264<br />
fax+39.0322.82410 cell.+39.338.7233729 info@hotelrinaldo.it  www.hotelrinaldo.it<br />
Hotel Ramoverde &#8211; Via Matteotti, 1 &#8211; 28021 Borgomanero, NO &#8211; tel.+39.0322.81479<br />
fax+39.0322.844594 hotelramoverde@tiscali.it  www.hotelramoverde.it<br />
Albergo Residence Isotta &#8211; Via Pozzarino, 1 – 28010 Veruno, NO – tel. +39.0322.830502 fax +39.0322.830708 – info@residenceisotta.it &#8211; www.residenceisotta.it<br />
Hotel Cortese &#8211; via Due Riviere, 34 &#8211; 28011 Armeno, NO &#8211; tel.+39.0322.999081 fax+39.0322.999067 info@cortesehotel.it  www.cortesehotel.it</p>
<p>Sabato 7 novembre 2009<br />
Dalle 17 alle 18 tavola rotonda.<br />
Dalle 18 alle 22 banchi degustazione.<br />
Contributo d’ingresso 10 euro.<br />
Cantine del Castello Conti, via Borgomanero 15, 28014 Maggiora (NO), Tel +39.0322.87187<br />
info@castelloconti.it</p>
<p>Ufficio Stampa : Divino Scrivere<br />
info@divinoscrivere.it</p>
<p>Per accredito stampa inviare un’email a info@divinoscrivere.it</p>
<p>Per conoscere i menù e ulteriori dettagli dei locali convenzionati con “Terre di Vite” consultare il programma sul sito www.castelloconti.it</p>
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		<title>paolo fichera: nel respiro</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 12:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIA]]></category>

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		<description><![CDATA[
è uscita per la casa editrice L&#8217;arcolaio di Gianfranco Fabbri, nella collana &#8220;Il laboratorio&#8221; diretta da Stefano Guglielmin, l&#8217;ultima raccolta di Paolo Fichera: nel respiro.
*
ascolta e resta carne
nel legno
che la parola fissa e annida
e chiara rende la luce
ora che la luce
ha scavato la penombra
ora che l&#8217;ha resa
sperma
ora che la notte ha sete
e l&#8217;umanità è il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1272&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1271" title="copertina" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/10/copertina1.jpg?w=209&#038;h=300" alt="copertina" width="209" height="300" /><br />
è uscita per la casa editrice <strong>L&#8217;arcolaio</strong> di Gianfranco Fabbri, nella collana &#8220;Il laboratorio&#8221; diretta da Stefano Guglielmin, l&#8217;ultima raccolta di <a href="http://cattedrale.wordpress.com/">Paolo Fichera</a>: <em>nel respiro</em>.</p>
<p>*</p>
<p><em>ascolta e resta carne<br />
nel legno<br />
che la parola fissa e annida</em></p>
<p><em>e chiara rende la luce</em></p>
<p><em>ora che la luce<br />
ha scavato la penombra<br />
ora che l&#8217;ha resa<br />
sperma<br />
ora che la notte ha sete<br />
e l&#8217;umanità è il battito ampio<br />
di un vagito che si perde</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>per acquistare il volume rivolgersi alla casa editrice: </strong><a href="http://78.6.11.203/Arcolaio/">http://78.6.11.203/Arcolaio/</a></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rivistapaginazero.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rivistapaginazero.wordpress.com/1272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1272/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1272&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Addio Luciano</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/09/18/addio-luciano/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 06:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIA]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;altra notte è morto Luciano Morandini, uomo, poeta, scrittore, intellettuale che ha donato a chi lo conosceva un sacco di cose. Non solo i libri che ha scritto e le parole che condivideva, ma per me rimane assoluta la lezione di onestà dell&#8217;uomo, il non scendere mai a compromessi con i poteri rimanendo sempre libero.
Ricordo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1265&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://latitanze.files.wordpress.com/2009/09/luciano.jpeg?w=124&#038;h=93" alt="luciano" title="luciano" width="124" height="93" class="alignnone size-full wp-image-755" /></p>
<p>L&#8217;altra notte è morto Luciano Morandini, uomo, poeta, scrittore, intellettuale che ha donato a chi lo conosceva un sacco di cose. Non solo i libri che ha scritto e le parole che condivideva, ma per me rimane assoluta la lezione di onestà dell&#8217;uomo, il non scendere mai a compromessi con i poteri rimanendo sempre libero.<br />
Ricordo l&#8217;ultima volta che ci siamo seduti in casa sua e abbiamo chiacchierato un po&#8217; di libri, poesia, giovani scrittori. Lo guardavo muoversi tra gli scaffali infiniti della sua libreria, avvicinarmi, prendermi per un braccio e sospirarmi tutta la sua paura e preoccupazione per come le cose si stavano mettendo. Ma la sua non era una nostalgia, ma una rabbia timida, una decisa ma silenziosa battaglia.<br />
Angelo Floramo mi ha scritto un sms che racchiude bene il senso di vuoto che un personaggio così ci lascia: &#8220;Stiamo perdendo i pezzi migliori della nostra coscienza&#8221;. Parlando con Luciano dovevi fare i conti con la coscienza di un tempo e di un popolo. Non potevi sottrarti alle responsabilità, non potevi trovare giustificare a ingiustizie e sopprusi.<br />
&#8220;Mauro, continua con la rivista, non mollare, è un progetto politico e culturale nel senso alto del termine&#8230;&#8221; mi incoraggiava Luciano parlandomi di PaginaZero. Non ti ho ascoltato Luciano. Tu avresti continuato, lo so, avresti affrontato e combattutto le difficoltà. Per questo tuo esempio ti sarò grato sempre e per questo dico che abbiamo perso molto. Tutti.<br />
<em>Mauro Daltin</em></p>
<p>Pubblico anche una lettera di addio a Luciano firmata da un po&#8217; di persone della cultura friulana e non solo. </p>
<p>A Luciano</p>
<p>In sordina, defilato, senza clamori, te ne sei andato Luciano, uomo forte e taciturno, che con i tuoi silenzi sapevi trarre maggior forza e peso alle tue parole quand’esse uscivano a comporre versi o prose, o quando con la tua voce antica sapevano riempire i cuori.<br />
In questa epoca triste, con la tua mente attenta e viva e la tua storia di intellettuale multiforme e onesto, hai sofferto anche tu del timore che poesia e bellezza, così come impegno civile e coerenza, scomparissero nel nulla<br />
della attuale quotidianità che ben altri “valori” impone.<br />
E di certo per questo e per la tua gentilezza, per il tuo sguardo indagatore e fraterno, che ci mancherai compagno e<br />
amico, a ogni 25 Aprile e Primo Maggio, e in ogni attimo in cui cercheremo poesia; ma in ogni giornata varranno anche<br />
per te quei tuoi stessi versi che mirabilmente hai saputo donare a tutti noi: &#8220;la morte giammai spense il vostro ardor, dal cuor della terra rispunta l&#8217;amor&#8230;&#8221;.</p>
<p>Addio Luciano.</p>
<p>Omero Antonutti, Carla Battistella, Alessandra Bertolissi, Renato Calligaro, Claudio Cojaniz, Giorgio Cojaniz, Silvio Cumpeta, Mauro Daltin, Augusto De Bernardi, Aldina De Stefano, Silvana Fachin Schiavi, Angela Felice, Marina Giovannelli, Claudio Grisancich, Edi Kanzian, Alessandra Kersevan, Tito Maniacco, Claudio Martelli, Maurizio Mattiuzza, Graziella Moreale, Marina Moretti, Dario Pagani, Teresa Parmesan, Giancarlo Pauletto, Alessandro Rocco, Francesco Schiavi, Giacomo Scotti, Luigina Soranzio, Michela Spanghero, Andrea Valcic, Giancarlo Velliscig, Franca Visintin.</p>
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		<title>Non essendo che uomini</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 14:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>
		<category><![CDATA[MONDO]]></category>

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		<description><![CDATA[Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi
(Dylan Thomas, Poesie inedite)


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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi</p>
<p>(Dylan Thomas, <em>Poesie inedite</em>)</p>
<p><span style="font-size:85%;"><br />
</span><em><span style="font-size:85%;"></span></em></p>
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		<title>Ritorno ai Balcani: un viaggio fra passato e presente nei ricordi di Nedim Gürsel</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/05/25/ritorno-ai-balcani-un-viaggio-fra-passato-e-presente-nei-ricordi-di-nedim-gursel/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 17:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[NARRAZIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ritorno ai Balcani: un viaggio fra passato e presente
nei ricordi di Nedim Gürsel
di Antonella Zambelloni
In Ritorno ai Balcani (editore Ananke, 1996) l’autore ci immerge in una serie infinita di immagini e di ricordi, di esperienze e di storia, di realismo e di fantasia: la volontà pare proprio quella di delineare il percorso della sua vita, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1252&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-1257" title="images" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/05/images.jpeg?w=136&#038;h=82" alt="images" width="136" height="82" /></p>
<p><strong><em>Ritorno ai Balcani</em>: un viaggio fra passato e presente<br />
nei ricordi di Nedim Gürsel</strong></p>
<p>di <strong>Antonella Zambelloni</strong></p>
<p>In <em>Ritorno ai Balcani </em>(editore Ananke, 1996) l’autore ci immerge in una serie infinita di immagini e di ricordi, di esperienze e di storia, di realismo e di fantasia: la volontà pare proprio quella di delineare il percorso della sua vita, la storia del suo paese attraverso uno stile chiaro e limpido, che riporta alla mente quella chiarezza e quella ricerca della realtà della scrittura settecentesca classica. È possibile infatti effettuare un paragone, tenendo comunque conto di tutte le differenze e delle specificazioni del caso, con la <em>Vita</em> di Vittorio Alfieri, il grande scrittore autore di alcune fra le più belle tragedie della nostra letteratura e di un’autobiografia in cui si intersecano con maestria romanticismo, ormai alle porte nel panorama letterario della sua epoca, e quel gusto per la descrizione e l’analisi, tipico del secolo dei lumi. Come è noto, Alfieri divide la sua opera in quattro parti, corrispondenti alle quattro fasi della vita umana (infanzia, adolescenza, giovinezza, virilità) nelle quali traccia il percorso della propria esistenza mostrando come dall’iniziale repulsa quasi per le lettere sia maturato in lui il desiderio dell’arte e della scrittura creativa. Narra delle proprie passioni, dei propri amori e sogni, delle proprie esperienze, dei propri viaggi che gli hanno fatto conoscere l’Europa di allora, del suo odio per il potere “tiranno” e della sua ricerca di libertà e indipendenza lontano dall’oppressione. Alfieri era un carattere appassionato, poco incline ad essere incanalato in rigide convenzioni formali o in facili categorizzazioni: Alfieri ha lasciato alcune fra le migliori pagine di un diario intimo, di un resoconto di viaggio, di una delineazione di un percorso artistico, raccontando del suo desiderio di lasciare una immagine di sé che fosse veritiera e che potesse rispecchiare la sua vera natura, un carattere ribelle e allo stesso tempo fragile, come solo un artista può essere. In Gürsel non è sbagliato affermare che si ripresentano simili strutture e simili volontà: anche lo scrittore turco ha infatti tracciato non solo il ritratto del suo paese ma lo ha impreziosito con le sue osservazioni e con tutta una serie di riferimenti che fanno capo da un lato alla tradizione letteraria dall’altro alla cronaca più recente. Per chi non conosce i Balcani e la loro travagliata vicenda e vuole osservarla attraverso gli occhi di chi ha vissuto sulla propria pelle quella tragedia questo libro potrebbe dargli le giuste risposte.<span id="more-1252"></span><br />
Come è noto, i Balcani sono una zona limite, spaccata da divisioni interne, dai nazionalismi, sono la così detta zona cerniera, un luogo meta per le grandi potenze mondiali, un territorio che sembra avere perduto la sua identità  e che a stento riesce a trovare la propria autonomia e la propria direzione. Uno dei temi portanti infatti del testo è sicuramente quello del conflitto bellico, della guerra e della morte, dei massacri e di feriti, della distruzione di città e famiglie. La guerra è descritta quasi con distacco, con un piglio giornalistico e distaccato, come se l’autore volesse dare una visione oggettiva della difficoltà di vedere il proprio paese ridotto a un cumulo di detriti senza forma né nome. La distanza stilistica assunta è però necessaria per poter comprendere al meglio quelle che sono le dinamiche di quella che è la realtà in quel momento, in modo da avere uno sguardo oggettivo su quello che è un paese dilaniato dai conflitti. Accanto a questa freddezza formale, però si accompagnano momenti più intimistici in cui lo scrittore si abbandona alla riflessione e alla ricerca di una spiegazione. Ecco allora alcuni motivi cari sempre alla vena razionalistica classica e settecentesca, come il meccanicismo o il fatalismo con cui lo scrittore ascolta e delinea certi elementi: egli accusa il destino, la natura umana, la presa di posizione nei confronti del conflitto, ma lo vive con lucida semplicità e con uno sguardo critico che punta alla verità.<br />
“Ricordo qualche vecchia fotografia. Fotografie dai colori sbiaditi che ho visto sui libri di storia e sulle riviste ammucchiate in un solaio. Fotografie di bambini arrampicati sui carri con grandi ruote carichi di roba e trainati da bufali rachitici, di vecchi stanchi su strade piene di fango. Tra questa gente che scappava dai massacri smarrendosi nelle immense pianure della Tracia, c’erano anche i miei nonni. Anche loro avevano subito la pulizia etnica come centinaia di rimpatriati dei Balcani”.<br />
Nonostante però la presenza di questi motivi pessimistico-realistici, non mancano nel testo anche ampi squarci di fiducia e di lirismo. Questi si dispiegano nelle lunghe descrizioni della città quando la guerra non era ancora giunta o nelle delineazioni dei pomeriggi passati con gli amici di un tempo, nel tepore e nella bellezza dei ricordi. La terra riprende a vivere e si colora di magica naturalezza, di un tepore quasi suggestivo, di immaginazione e di fantasia. L’autore è capace di delineare tutta una serie di impressioni, di piccoli momenti di tenerezza, di amicizia e di solidarietà, lontani dal tempo presente della distruzione e che abbracciano il lettore in un vortice di allegria. L’autore vuole chiaramente istituire un confronto fra quanto resta di quel tempo passato che egli delinea, anzi tratteggia come se fosse un pittore impressionista. Gürsel vuole fare comprendere che quel mondo che vive nei suoi ricordi corrisponde a quello che dovrebbe vivere di fronte ai suoi occhi ora: emerge una fiducia nei confronti dell’uomo e uno spirito di  nostalgia forte e sentito, di chi ama il proprio paese e non accetta di vederlo distrutto. La rabbia e il dolore per quanto è avvenuto segnano ancora le pagine del libro e ne dipingono ritratti forti, che non possono lasciare indifferenti né possono passare inosservati. La rabbia denota l’attaccamento al passato, alle tradizioni descritte con semplicità, a quello che è stato e che ora è scomparso. Gli amici di un tempo morti, la lontananza dalla propria patria, la politica che come sempre non funziona se non in base al potere del più forte, i campi distesi al sole, il profumo della primavera appena cominciata, la possibilità di parlare di arte: questo motivi di matrice quasi elegiaca accompagnano il testo in un continuo altalenarsi di poesia e realtà, volto a sottolineare come, nonostante tutto, la bellezza sia ancora possibile.<br />
“Ma voglio ricordare la freschezza dell’acqua, il percorso del fiume, dalle profondità del lago e le sue acque che scorrono sotto il ponte, dove, tutti gli anni, a Struga i poeti leggono le loro poesie, per poi scomparire nella città. Il fiume si perde nel lago, avevi detto. Ma se guardi dall’alto, vedrai i meandri di un corso d’acqua che scorre sul fondo. Il Drim non si concede facilmente, come le trote che si rifugiano sul fondo del lago Ohrid a causa del caldo”.<br />
Non a caso riempiono le pagine del testo numerosissime citazioni letterarie che spaziano dalla <em>Bibbia</em> al <em>Corano</em> ai grandi nomi della letteratura balcana a noi occidentali forse non molto noti ma simbolo di una storia, di un pensiero, di un passato che resiste e non si cancella. È la letteratura, insieme all’anima umana, che si contrappone alla distruzione e alla dissoluzione.<br />
“Un grande fiume di poesia che si nutre del genio popolare della lingua turca scorre attraverso i secoli mescolando le parole ai versi, i versi alle quartine, le quartine alle raccolte di poesia. Nasce nelle sacre terre del Khorassan e attraversa l’Anatolia per arrivare fino a questo convento sperduto ai piedi del monte Sipka in Macedonia […] Alla fine di questo viaggio forse resteranno solo le cose che ho scritto, forse il ricordo di una notte d’amore”.<br />
È la fiducia verso la cultura, verso l’arte, verso l’humanitas che si ripercuote in questo magnifico testo, intenso e veritiero: la fiducia che la vita sia qualcosa che vada oltre la morte, che si intersechi con magia e con determinazione verso la conquista e l’arricchimento di sé con le perdite e le nascite, con il passato e il presente, con i ricordi e le nuove esperienze.<br />
Classicismo nella scelta tematica e stile chiaro e lineare sono gli elementi vincenti di questo testo che parla di una città cosmopolita e multiculturale, soffocata dalle lotte e dalle pulizia etnica, sotto le spinte xenofobe. Uno scrittore che guarda con angoscia la sua città ma che non smette di portare alla luce le proprie origini, nella speranza che queste possano finalmente essere motivo di cambiamento e di rinnovamento.</p>
<p>Nedim Gürsel è nato nel 1951 in Turchia ed è considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura Turca. Insegnante presso l’Università di Parigi, è autore di numerosi romanzi tra cui <em>Un long été à Istanbul</em> e <em>La prima donna</em>.</p>
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		<title>parole in forma di colore. visioni nella poesia di Rita R. Florit</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2009 14:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

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		<description><![CDATA[
parole in forma di colore
a cura di Francesca Pietracci
 
visioni nella poesia di
Rita R. Florit

con proiezione delle videopoesie
Lezioni inevitabili (2005)
Varchi del rosso (2006)
TwinVideo: Air-TuttoXaria (2008)

OPENING
 
sabato 16 maggio 2009 – ore 19:00
fino al 7 giugno 2009


Bibliothé Contemporary Art
via Celsa, 5 (piazza del Gesù) Roma – 06.6781427
lunedì&#62;venerdì 12:00&#62;20:00 – sabato 18:00&#62;24:00
      [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1249&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p align="center"><strong>parole in forma di colore</strong></p>
<p align="center">a cura di Francesca Pietracci</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center">visioni nella poesia di</p>
<p align="center">Rita R. Florit</p>
<p align="center">
<p align="center">con proiezione delle videopoesie</p>
<p align="center"><em>Lezioni inevitabili (2005)</em></p>
<p align="center"><em>Varchi del rosso (2006)</em></p>
<p align="center"><em>TwinVideo: Air-TuttoXaria (2008)</em></p>
<p align="center">
<p align="center"><strong>OPENING</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>sabato 16 maggio 2009 – ore 19:00</strong></p>
<p align="center">fino al 7 giugno 2009</p>
<p align="center">
<p align="center">
<p align="center"><strong>Bibliothé Contemporary Art</strong></p>
<p align="center">via Celsa, 5 (piazza del Gesù) Roma – 06.6781427</p>
<p align="center">lunedì&gt;venerdì 12:00&gt;20:00 – sabato 18:00&gt;24:00</p>
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		<item>
		<title>Berlusconi-Mills: sentenza&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/05/19/berlusconi-mills-sentenza/</link>
		<comments>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/05/19/berlusconi-mills-sentenza/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 15:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[MONDO]]></category>

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		<description><![CDATA[In ordine sparso:
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>In ordine sparso:</strong></p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/processo-mills/stampa-estera/stampa-estera.html">repubblica</a></p>
<p><a href="http://news.google.it/news/story?hl=it&amp;q=sentenza+berlusconi+mills&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;ncl=dh-SVYeCSg2dxcM&amp;ei=hNESSoOlNMnGsgbm5ImBDg&amp;sa=X&amp;oi=news_result&amp;ct=more-results&amp;cd=1&amp;resnum=1">articoli sulla notizia</a></p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/02/condanna-mills-visti-lontano.shtml?uuid=fdc0dbc2-fdbb-11dd-a045-7ddd7f20774b&amp;DocRulesView=Libero">ilsole24ore</a></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Procedimenti_giudiziari_a_carico_di_Silvio_Berlusconi">procedimenti a carico di silvio berlusconi da wikipedia</a></p>
<p><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/6551/berlusconi-mills-lodo/">giornalettismo</a></p>
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	</item>
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		<title>ALI – rivista d’arte, letteratura e idee…</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 16:26:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginazero.wordpress.com/?p=1229</guid>
		<description><![CDATA[ALI – rivista d’arte, letteratura e idee… 

 Sommario : n° 1 

 Breve premessa – Gian Ruggero Manzoni
 Nella carne dormono Ali – Antonio Castronuovo
 Vertebrae – (poesie) Pasquale Di Palmo
 Nella rete si dibattono Ali – Elio Copetti
 Il volo dello struzzo – Vittorio Zanotta
 Un maestro : Emilio Villa e il suo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1229&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><strong>ALI – rivista d’arte, letteratura e idee… </strong></em></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1230" title="copertina 001" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/05/copertina-001.jpg?w=107&#038;h=150" alt="copertina 001" width="107" height="150" /></p>
<p><strong> Sommario : n° 1 </strong><br />
<em></em></p>
<p><em> Breve premessa </em>– Gian Ruggero Manzoni<br />
<em> Nella carne dormono Ali </em>– Antonio Castronuovo<br />
<em> Vertebrae </em>– (poesie) Pasquale Di Palmo<br />
<em> Nella rete si dibattono Ali </em>– Elio Copetti<br />
<em> Il volo dello struzzo </em>– Vittorio Zanotta<br />
<em> Un maestro : Emilio Villa e il suo volo nel sapere</em> – Luca Ariano<br />
<em> Dune, paesaggio di un corpo elevato </em>– Marisa Vescovo<br />
<em> Sull’origine – (Boncinelli/Moriggi a colloquio)</em> – Andrea D’Agostino<br />
<em> Distanza Netta</em> – (poesie) Sebastiano Aglieco<br />
<em> Su roccia o tela, su osso o tastiera lo stesso<br />
impatto atemporale del bello</em> – Salvatore Scafiti<br />
<em> Il senso di un incontro… il lungo cammino della magia</em> – Castagna/Lagazzi<br />
<em> La funzione dell’artista nella contemporaneità</em> –  Antonella Zambelloni<br />
<em> Ri-traduzione e contro-traduzione del trentottesimo<br />
frammento del Minima moralia di Adorno</em> – Pier Marco Turchetti<br />
<em> Per un’alchimia salutare</em> – Nicola Macolino<br />
<em> Il settimo sigillo</em> – Elisa Ravaglia<br />
<em> Emanazioni alate </em>– Gian Ruggero Manzoni</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1231" title="Immagine" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/05/immagine.jpg?w=107&#038;h=150" alt="Immagine" width="107" height="150" /></p>
<p><strong> Sommario : n° 2</strong><em></em></p>
<p><em>Sociale. La questione prima di una generazione che fa poesia</em> – Matteo Fantuzzi<br />
<em>Manifesto con parole chiare </em>– Antonin Artaud,<br />
<em>L&#8217;incidenza della poesia è nulla</em> – Manzoni/Sica<br />
<em>Lingua, linguaggio, parola: magia, musica, metamorfosi, sacralità </em>– Paolo Ruffilli<br />
<em>Il mito dell&#8217;altro che è in noi </em>– Marisa Vescovo<br />
<em>Dialogo tra &#8220;La grande abbuffata&#8221; e Marco Ferreri</em> – Elisa Ravaglia<br />
<em>Emilio Vedova. De-scrivere, de-contestualizzare l&#8217;opera</em> – Luciano Marucci<br />
<em>Il richiamo della natura come madre e come possibilità</em> – Gretha Harstad<br />
<em>La tradizione non è tradizionale</em> – Antonio Castronuovo<br />
<em>ALI, per un&#8217;estetica a venire (o per un uomo a venire)</em> – Rubina Giorgi<br />
<em>Helle Busacca: l&#8217;Antigone dimenticata</em> – Luca Ariano<br />
<em>La caduta tra chiari e scuri &#8211; per le opere di Orodè </em>– Gian Ruggero Manzoni</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1229/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1229/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1229/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1229/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1229/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1229/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rivistapaginazero.wordpress.com/1229/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rivistapaginazero.wordpress.com/1229/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1229/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1229/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1229&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">copertina 001</media:title>
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			<media:title type="html">Immagine</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Marcel Duchamp. La vita di un&#8217;opera d&#8217;arte.</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/04/29/marcel-duchamp-la-vita-di-unopera-darte/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 08:20:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

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		<description><![CDATA[
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1226&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/04/29/marcel-duchamp-la-vita-di-unopera-darte/"><img src="http://img.youtube.com/vi/E0D1Q2NUQGU/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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			<media:title type="html">paolo fichera</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://img.youtube.com/vi/E0D1Q2NUQGU/2.jpg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>La crisi, l&#8217;editoria e il giornale di domani</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/03/27/la-crisi-leditoria-e-il-giornale-di-domani/</link>
		<comments>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/03/27/la-crisi-leditoria-e-il-giornale-di-domani/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 07:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[EDITORIA]]></category>

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		<description><![CDATA[





La crisi  colpisce l&#8217;editoria così sarà il giornale di domani
di Enrico Franceschini
articolo tratto da &#8220;la Repubblica&#8221;, 18 marzo 2009
Il necrologio è sormontato da due date: 1764-2009. &#8220;Dopo una lunga battaglia con pubblicità in declino, età anagrafica dei lettori troppo avanzata, concorrenza di Internet, sconsiderati livelli di indebitamento, costi inflessibili, ambizioni esagerate e crisi di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1218&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h2><!-- fine FIRMA --><!-- fine SOMMARIO --></h2>
<div id="multimedia">
<div class="fotosxb"><!-- inizio FOTO1 --><!-- fine FOTO1 --></div>
</div>
<p><!--end multimedia--></p>
<div id="testo"><!-- inizio TESTO --></p>
<p><strong>La crisi  colpisce l&#8217;editoria così sarà il giornale di domani</strong></p>
<p>di <strong>Enrico Franceschini</strong></p>
<p>articolo tratto da &#8220;la Repubblica&#8221;, <!-- inizio DATA -->18 marzo 2009<!-- fine DATA --></p>
<p>Il necrologio è sormontato da due date: 1764-2009. &#8220;Dopo una lunga battaglia con pubblicità in declino, età anagrafica dei lettori troppo avanzata, concorrenza di Internet, sconsiderati livelli di indebitamento, costi inflessibili, ambizioni esagerate e crisi di nervi, l&#8217;industria dei giornali è passata a miglior vita&#8221;, annuncia il testo. Humour nero, specie se stampato su un giornale: il Financial Times, che ieri ha aperto a questo modo un&#8217;inchiesta sulla crisi dell&#8217;informazione quotidiana. Dal New York Times alle gazzette di provincia, la carta stampata è in declino: alla sua crisi strutturale, provocata dall&#8217;avvento del web, si è aggiunta la mazzata della crisi ciclica, la peggiore recessione economica a memoria d&#8217;uomo. Negli Stati Uniti, grandi giornali vanno in bancarotta uno dopo l&#8217;altro; ovunque, tutti perdono copie e profitti, e cercano di sopravvivere riducendo le spese.</p>
<p>Eppure la stampa quotidiana non ha mai avuto tanti lettori come oggi: grazie alle edizioni online, che tuttavia nella maggior parte dei casi sono gratuite e generano entrate pubblicitarie ancora troppo basse. &#8220;Dacci oggi il nostro giornale quotidiano&#8221;, continuano a dire i cittadini del mondo, però si sono abituati a leggerlo sullo schermo di un computer o di un telefonino, senza sborsare un soldo.<span id="more-1218"></span></p>
<p>Ma è proprio vero che il quotidiano è morto, come suggerisce l&#8217;articolo del Financial Times (2,5 per cento di copie in meno, rispetto a un anno fa)? Il New York Times ha venduto la nuova sede, disegnata da Renzo Piano, per pagare i debiti; il Philadelphia Enquirer, 180 anni di vita, è fallito; il San Francisco Chronicle è sull&#8217;orlo della chiusura; il Los Angeles Times ha ridotto i giornalisti da 1.300 a 700. E nel vecchio continente la musica non è diversa. Il paradosso, osserva Timothy Egan, esperto di media dell&#8217;Herald Tribune (l&#8217;edizione internazionale del New York Times), è che la crisi dei giornali arriva mentre la loro audience globale sta crescendo più velocemente che mai.<br />
<!--inserto--></p>
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<p>I siti dei quotidiani americani hanno attirato nell&#8217;ultimo trimestre del 2008 più di 66 milioni di visitatori, un record e un aumento del 12 per cento sull&#8217;anno precedente. Il 40 per cento di coloro che navigano su Internet si trovano sul sito di un giornale. In Europa, la tendenza è simile. &#8220;È in crisi il formato dei quotidiani, non la sostanza&#8221;, avverte Egan.<br />
&#8220;Occorre solo aspettare che emerga un nuovo modello&#8221;.<br />
Purché non si debba attendere troppo. Due economisti di Yale, David Swensen e Michael Schmidt, osservano che la libertà di informazione è un bene troppo importante per lasciarlo alla mercé del mercato: perciò propongono che siano filantropi illuminati a salvare i giornali.</p>
<p>Il Nieman Journalism Lab di Harvard ha calcolato quanto ci vorrebbe, soltanto per i quotidiani americani: 114 miliardi di dollari. Un po&#8217; tanto, anche per i filantropi, e non tutti i giornalisti si fiderebbero di avere poi mano libera. In Francia, di questo si fa parzialmente carico lo Stato, che ha iniettato 600 milioni di euro in tre anni nella carta stampata, raddoppiando la pubblicità messa sui giornali. Ma non tutti gli Stati sarebbero disposti a farlo, e non è detto che basti. Una diversa proposta viene da Walter Isaacson, ex-direttore del settimanale Time, il quale dice che continuare a dare gratis informazioni agli utenti, su Internet, è una scelta suicida per i giornali.<br />
Una soluzione è offrire abbonamenti digitali, come fanno in tanti, ma i guadagni così ottenuti sono stati finora modesti. Isaacson pensa a un altro sistema: un metodo di &#8220;micropagamenti&#8221;, di semplice uso, per permettere di scaricare sull&#8217;esempio di iTunes non l&#8217;intero giornale ma anche un solo articolo. &#8220;Viviamo in un mondo in cui qualunque adolescente non ci pensa due volte a pagare per inviare un messaggino&#8221;, ragiona l&#8217;ex-direttore di Time, &#8220;non dovrebbe essere tecnologicamente e psicologicamente impossibile convincere la gente a pagare 10 centesimi per ricevere informazioni&#8221;.</p>
<p>Nella fase di transizione che stiamo vivendo tra vecchio e nuovo (qualunque sarà) modello di giornale, Isaacson prevede che alcuni quotidiani abbandoneranno del tutto la carta, passando in blocco al digitale, altri usciranno in edicola solo il sabato o la domenica, come ha fatto il Christian Science Monitor di Boston, altri ancora tenteranno semplicemente di contenere i costi. Ma su questo punto la discussione si infervora. &#8220;Non si produce buon giornalismo a basso prezzo&#8221;, s&#8217;arrabbia Bill Keller, premio Pulitzer e direttore del New York Times, &#8220;non troverete tanti blogger che vanno per proprio conto ad aprire un ufficio di corrispondenza a Bagdad&#8221;. Non tutti i media, ovviamente, hanno e continueranno ad avere i mezzi per mantenere uffici di corrispondenza in mezzo mondo, e più in generale per spendere i soldi necessari a dare un&#8217;informazione ricca e approfondita.<br />
&#8220;Ma se diminuisci il valore del tuo prodotto, diminuisci le tue possibilità di avere successo, nel giornalismo online come in quello cartaceo&#8221;, ammonisce John Morton, un altro analista di media. &#8220;Nel lungo termine, questo danneggia il brand di un giornale, che è la cosa più importante che un giornale ha. È un circolo vizioso: i giornali soffrono per calo delle copie e della pubblicità, rispondono offrendo ai lettori un giornale più povero per tagliare i costi e cercare di mantenere margini di profitto irrealistici, e in tal modo accelerano il processo di declino. È una strategia di graduale chiusura&#8221;.</p>
<p>Qualcosa d&#8217;altra parte bisogna pur fare, quando calano copie e pubblicità, e nessuno nega che ci siano aree dove è possibile, anzi necessario, tagliare i costi. Una è la necessità di ridurre il debito accumulato, un debito che si porta via ogni anno un&#8217;ingente quota di ricavi.<br />
Uno studio dell&#8217;agenzia Moody ha scoperto che il debito della Gannett, catena di decine di giornali americani, è quattro volte superiore ai guadagni, prima di interessi, tasse, deprezzamento e ammortizzazione. Quello della Tribune, un&#8217;altra catena, è dodici volte più alto. Le cure variano e alcune sono forse ancora da scoprire, ma si potrebbe concludere, parafrasando Mark Twain, che le notizie sulla morte dei quotidiani sono esageratamente premature.</p>
<p><!-- do nothing --> &#8220;Per me i giornali&#8221;, afferma Timothy Egan, il columnist dell&#8217;Herald Tribune, &#8220;restano il migliore diario quotidiano per informare e interpretare la realtà che ci circonda, uno strumento che sarà sempre più necessario in un mondo in cui l&#8217;economia della conoscenza diventa sempre più importante per decidere chi guadagna e chi ha il potere nel mondo&#8221;. Perciò, a suo parere, rimane valida la massima di Thomas Jefferson: &#8220;Se spettasse a me decidere tra avere un governo senza giornali e giornali senza un governo, non esiterei un secondo a preferire la seconda opzione&#8221;.<br />
<!-- do nothing --> <!-- fine TESTO --></div>
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	</item>
		<item>
		<title>The Gonars Memorial</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/03/16/the-gonars-memorial/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 20:07:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
				<category><![CDATA[COMUNICATI STAMPA]]></category>

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		<description><![CDATA[anpi palazzolo-muzzana-precenicco-pocenia-latisana
circolo culturale artetica &#8211; circolo culturale trois

PRIMO APPUNTAMENTO DI RESISTENZE 2009

25 APRILE, ANCORA RESISTENZA
ITINERARI_MEMORIA_MUSICA_STORIE_IMMAGINI_PAROLE
SABATO 21 MARZO
RIVIGNANO – Ex Osteria Alle Piramidi ore 18.30
Gonars 1942/43 &#8211; un lager in Friuli, coltivare la memoria, combattere il revisionismo 
Gonars ‘42/43 &#8211; un lager in Friûl, coltivâ la memorie, combati il revisionisim 
Proiezione del documentario The Gonars memorial. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1216&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>anpi palazzolo-muzzana-precenicco-pocenia-latisana<br />
circolo culturale artetica &#8211; circolo culturale trois<br />
<strong><br />
PRIMO APPUNTAMENTO DI RESISTENZE 2009<br />
</strong></p>
<p>25 APRILE, ANCORA RESISTENZA<br />
ITINERARI_MEMORIA_MUSICA_STORIE_IMMAGINI_PAROLE</p>
<p>SABATO 21 MARZO<br />
RIVIGNANO – Ex Osteria Alle Piramidi ore 18.30</p>
<p><em>Gonars 1942/43 &#8211; un lager in Friuli, coltivare la memoria, combattere il revisionismo </em><br />
<em>Gonars ‘42/43 &#8211; un lager in Friûl, coltivâ la memorie, combati il revisionisim </em></p>
<p>Proiezione del documentario <em>The Gonars memorial. Gonars 1942/43: il simbolo della memoria italiana perduta</em> regia di <strong>Alessandra Kersevan</strong> e <strong>Stefano Raspa</strong> &#8211; dalle ore 21.00 concerto acustico con <strong>Gabriella Gabrielli </strong>(Zuf de Zur) e <strong>Guido Carrara</strong> (Bande Zingare)</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-135" title="gonars-memorial" src="http://artetica.files.wordpress.com/2009/03/gonars-memorial.jpg?w=280&#038;h=278" alt="gonars-memorial" width="280" height="278" />Il dvd contiene un documentario con commenti storici ed interviste a testimoni diretti sul campo di concentramento di Gonars (UD),  uno dei primi realizzati dal regime fascista che rimase aperto dalla primavera del &#8216;42 al settembre del &#8216;43, fino al crollo del regime. Fu un campo particolare perché destinato agli slavi (croati e sloveni) verso cui i fascisti nutrivano da sempre sentimenti di odio paragonabile a quello dei nazisti per gli ebrei. Dopo l&#8217;8 settembre vi erano recluse ancora più di cinquemila persone. I morti furono quattrocentosettantuno, di cui settanta bambini con meno di un anno. <span id="more-1216"></span>Le morti furono quasi tutte dovute alla denutrizione. Il documentario è realizzato e presentato dalla storica triestina Alessandra Kersevan, che per 15 anni ha cercato documenti negli archivi sloveni a Lubiana, all&#8217;archivio di Stato di Udine e in quelli dell&#8217;Esercito italiano a Roma.</p>
<p>&#8220;È una storia di minimizzazioni e amnesie, che hanno offuscato gravi e precise responsabilità e che hanno contribuito all&#8217;affermazione di un pregiudizio, quello della naturale bontà del soldato italiano&#8221; spiega la Kersevan. Il sito del progetto Gonars Memorial è <a href="http://www.gonarsmemorial.eu">www.gonarsmemorial.eu </a></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Di qua e di là della frontiera</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/03/02/di-qua-e-di-la-della-frontiera/</link>
		<comments>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/03/02/di-qua-e-di-la-della-frontiera/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 10:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>
		<category><![CDATA[REPORTAGE]]></category>

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		<description><![CDATA[
Trovate in edicola da venerdì il nuovo numero del settimanale &#8220;Carta&#8221;. Nel supplemento &#8220;Carta estnord&#8221; è stato pubblicato un articolo di Mauro Daltin dal titolo Di qua e di là delle frontiera, che racconta le suggestioni del confine orientale, del concetto di frontiera eccetera. 
Questo il pdf dell&#8217;articolo:
qui
Questo il sommario del numero del supplemento Carta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1214&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://www.carta.org"><img src="http://latitanze.files.wordpress.com/2009/02/7estnord.jpg?w=198&#038;h=282" alt="7estnord" title="7estnord" width="198" height="282" class="alignnone size-full wp-image-425" /></a></p>
<p>Trovate in edicola da venerdì il nuovo numero del settimanale &#8220;Carta&#8221;. Nel supplemento &#8220;Carta estnord&#8221; è stato pubblicato un <strong>articolo di <a href="http://latitanze.wordpress.com">Mauro Daltin</a> dal titolo <em>Di qua e di là delle frontiera</em></strong>, che racconta le suggestioni del confine orientale, del concetto di frontiera eccetera. </p>
<p>Questo il pdf dell&#8217;articolo:<br />
<a href='http://latitanze.files.wordpress.com/2009/02/carta.pdf'>qui</a></p>
<p>Questo il sommario del numero del supplemento Carta qui-estnord numero 7 del 2009 in allegato in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Sud Tirolo</p>
<p><strong>Sommario</strong><br />
Lezioni di geografia [Mauro Daltin]<br />
Cartoline dall’altro nordest [Carta Estnord]<br />
La politica di Provincia [Gianni Belloni ]<br />
La decrescita passa per il Comune [Chiara Spadaro]<br />
Il cambiamento immobile. Cosa c’è nel voto del Veneto [Chiara Spadaro]<br />
Il cambiamento immobile. Cosa c’è nel voto del Veneto -intervista a Gianni Riccamboni<br />
Oltre il balcone fiorito [Alessandra Zendron]<br />
Estest [Andrea Bellavite]<br />
De Gustibus [Danilo Gasparini]<br />
Pratiche di cittadinanza [Fabio Della Pietra]<br />
L’ambulatorio degli irregolari [Giulio Todescan]<br />
La città del Passante e Veneto City [Paolo Cacciari]<br />
La signora Gelmini odia il Veneto [Gianni Belloni]<br />
L’acqua dopo la privatizzazione [Andrea Trentin]<br />
Economie dal basso, coop operaie [Gianni Belloni]<br />
Il vento dei Balcani soffia ancora -Intervista a Michele Nardelli<br />
Le monete oltre gli schei [Eliana Caramelli]<br />
Resistenza zingara [Irene Rui]<br />
Cartolina [Marco Baravalle]</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rivistapaginazero.wordpress.com/1214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rivistapaginazero.wordpress.com/1214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1214/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1214&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Letterature bicolori</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 20:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
				<category><![CDATA[MONDO]]></category>

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		<description><![CDATA[
Segnalo con piacere questo progetto di una scuola superiore di Torino che si intitola &#8220;Letterature bicolori&#8221; e che potete leggere sul loro bel sito internet cliccando qui. E questo è il loro blog: http://letteraturebicolori.blogspot.com/
In tempi di discorsi di classi separate fra studenti italiani e studenti immigrati e di sfascio dell&#8217;istituzione scolastica, questa mi pare una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1212&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://latitanze.files.wordpress.com/2009/02/testataletterature.jpg?w=450&#038;h=109" alt="testataletterature" title="testataletterature" width="450" height="109" class="alignnone size-full wp-image-396" /></p>
<p>Segnalo con piacere questo progetto di una scuola superiore di Torino che si intitola &#8220;Letterature bicolori&#8221; e che potete leggere sul loro bel sito internet cliccando <a href="http://www.letteraturebicolori.org/">qui</a>. E questo è il loro blog: <a href="http://letteraturebicolori.blogspot.com/">http://letteraturebicolori.blogspot.com/</a><br />
In tempi di discorsi di classi separate fra studenti italiani e studenti immigrati e di sfascio dell&#8217;istituzione scolastica, questa mi pare una di quelle cose che scaldano il cuore e che fanno ancora sperare. </p>
<p>Il sito in formazione del liceo A. Einstein di Torino invita studentesse e studenti,  insegnanti, lettori, scrittori, curiosi impenitenti a incontrarsi intorno  alla letteratura migrante che si esprime  in italiano, letteratura che mescola i diversi colori dei linguaggi e delle culture.</p>
<p>Nell&#8217;Istituto è operativa una commissione di docenti che si occupano della accoglienza degli studenti stranieri e della loro alfabetizzazione con corsi specifici in relazione alle diverse esigenze.</p>
<p>Alcuni studenti provenienti da nazioni differenti, con una specifica formazione di <em>peer educators</em>, affiancano gli insegnanti nelle varie fasi di sostegno all’inserimento degli studenti immigrati: accoglienza, spiegazione delle regole sociali scolastiche, dell’organizzazione dello studio, della valutazione, dei modi di intendere il rapporto studente-docente.</p>
<p>Tutti gli anni si svolgono attività di educazione alla cittadinanza ed alla legalità per sviluppare negli studenti la consapevolezza della necessità dell’impegno sociale attraverso la conoscenza del territorio, la cultura delle pari opportunità intesa come rispetto dell’altro, la difesa del valore della pace.</p>
<p>Da questa realtà è nato il progetto <strong>Letterature bicolori</strong> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1212/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1212/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1212/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rivistapaginazero.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rivistapaginazero.wordpress.com/1212/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1212/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1212/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1212&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Estratti</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/02/17/estratti/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 08:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

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		<description><![CDATA[Estratti
“Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo”
Angelo Maria Ripellino
“… Essere poeta ed uomo vuol dire essere bosco senza tronchi e vedere… Essere non è lieve… Lievi sono solo gli stronzi…”
“Occorrerebbe vivere per essere,/ma non sarete, perché non vivete,/e non vivete, perché non amate,/perché non amate voi stessi, e tanto meno il prossimo”
“Perché [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1209&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;"><strong>Estratti</strong></p>
<p>“Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo”<br />
Angelo Maria Ripellino</p>
<p>“… Essere poeta ed uomo vuol dire essere bosco senza tronchi e vedere… Essere non è lieve… Lievi sono solo gli stronzi…”<br />
“Occorrerebbe vivere per essere,/ma non sarete, perché non vivete,/e non vivete, perché non amate,/perché non amate voi stessi, e tanto meno il prossimo”<br />
“Perché il tuo volo è malato,/perché s’attarda ed è oscuro?/- Per quindici anni ho parlato ad un muro”<br />
Vladimir Holan</p>
<p>“Deviarmi? La via del mio fermo proposito è segnata da rotaie di ferro per correre sulle quali il mio spirito è scanalato”<br />
Herman Melville</p>
<p>“Ai morti la sepoltura e ai vivi la foccaccia”<br />
Miguel de Cervantes</p>
<p>“Si è così tristi, da giovani! D’altronde, tutta questa roba non è allegra! Almeno per certe nature”<br />
Gustave Flaubert</p>
<p>“Tutto passa, la corrente della vita, quel che nella corrente della vita noi rincorriamo è a noi più caro di ogni altra cosa”<br />
James Joyce</p>
<p>“L’odore dell’orizzonte da ogni parte,/Cenere, come se le colline celassero un fuoco/Che altrove divorava un universo”<br />
Yves Bonnefoy</p>
<p>“Non posso addormentarmi, compongo sempre. Scrivo, e tutto si incatena armoniosamente”<br />
Lev Tolstoj</p>
<p><span id="more-1209"></span></p>
<p>“Quando all’ombra di Sebastiano moriva l’argentea voce dell’angelo”<br />
Georg Trakl</p>
<p>“In un’opera di psichiatria mi interessano solo i discorsi dei malati, in un libro di critica, solo le citazioni”<br />
Emil Cioran</p>
<p>“Dove sta l’assurdità del mondo? È questo splendore o il ricordo della sua assenza? Con tanto sole nella memoria, come ho potuto puntare sull’assurdo’”<br />
Albert Camus</p>
<p>“Angelo e marionetta: allora è finalmente il dramma”<br />
Rainer Maria Rilke</p>
<p>“Ed io non voglio più essere io!”<br />
Guido Gozzano</p>
<p>“K. rimase a lungo sul ponte di legno che conduce dallo stradone al villaggio, a guardare il vuoto apparente”<br />
Franz Kafka</p>
<p>“dentro la torre che tutto nasconde<br />
alla valanga che tutto ricopre<br />
nella caduta che fissa per sempre”<br />
Claudia Ruggeri</p>
<p>“È da uomo che tu vieni da me. E allora io vengo da te. È molto. Ma è tutto qui. Io ballo davanti a te, nuda e con la luce accesa, e nudo sei anche tu, e tutto il resto non conta. È la cosa più semplice che abbiamo mai fatto: è il massimo. Non rovinare tutto pensando che sia qualcosa più di questo”<br />
Philip Roth</p>
<p>“e non c’è origine prima della fine”<br />
Emilio Villa</p>
<p>“Cerco a tentoni di cogliere nel vuoto il filo bianco invisibile del meraviglioso che vibra e dal quale escono fuori i fatti e i sogni col rumore del ruscello su piccoli sassi preziosi e vivi”<br />
“Per me si tratta di vedere come la testa sta nello spazio, quindi non penso né all’interiorità della persona né alla sua personalità. È chiaro che questo conta, ma non può contare per me durante il lavoro. Si tratta solo di mettere le cose più o meno a posto. Per me l’apparenza e l’essenza sono la stessa cosa. Si potrebbe anche dire che l’apparenza è l’essenza stessa”<br />
“Ed è appunto vedendo che la sfera non diventa sfera che attraverso il suo contrario, che diventa vera…”<br />
Alberto Giacometti</p>
<p>“Le sculture (il mio modo di parlare con i morti), creature chiare nella notte scura (messaggeri della mia libertà e coabitanti della cella), sono le molte dimensioni che si riuniscono per portare la luce sulla loro pelle, che emulano la microscopica natura dell’anima…”<br />
Martin Disler</p>
<p>“ciò che si vede, lo si vede soltanto quando è dipinto”<br />
Georg Baselitz</p>
<p>“La parola non è soltanto un soffio. Colui che parla ha qualcosa da esprimere. Ma questo qualcosa non è determinato esclusivamente dalla parola. La parola, dunque, esiste? O non esiste affatto? Colui che parla è diverso da un pulcino che pigola? Se ne distingue o no?”<br />
Zhuang-zi</p>
<p>“Chiunque può imparare ciò che Louis (Armstrong) sa della musica in poche settimane. Nessuno potrebbe imparare a suonare come lui in mille anni”<br />
Benny Green</p>
<p>“Non puoi dare parole false a un grido vero e non puoi dare parole vere a un grido falso”<br />
Aldo Busi</p>
<p>“Ciascuno di fronte a tutti è per tutti e di tutto colpevole. E non solo a causa della colpa comune, ma ciascuno, individualmente”<br />
Fedor Dostoevskij</p>
<p>“Uno di quei grandi derelitti/condannati all’eterno riso/e che non possono più sorridere”<br />
Charles Baudelaire</p>
<p>“Se vi domandano: ‘Quale segno del vostro Padre è in voi?’, rispondete loro: ‘È un movimento e una quiete’”<br />
Vangelo di Tommaso</p>
<p>“Nessuno sa come ci si sente/a essere l’uomo cattivo/a essere l’uomo triste/dietro gli occhi azzurri… Il mio amore è una vendetta/che non è mai libera”<br />
The Who</p>
<p>“Di tutto quanto è scritto io amo solo ciò che uno scrive col suo sangue. Scrivi col sangue: e allora imparerai che il sangue è spirito”<br />
Friedrich Nietzsche</p>
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			<media:title type="html">paolo fichera</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Mi uccida, altrimenti è un assassino</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/02/10/mi-uccida-altrimenti-e-un-assassino/</link>
		<comments>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/02/10/mi-uccida-altrimenti-e-un-assassino/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 09:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[NARRAZIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti anni prima aveva detto che &#8220;sarebbe stato contento di morire&#8221;, se non ci fossero stati troppi dolori. Ma i dolori furono tremendi, e forse voleva ancora vivere. La mattina del 3 giugno chiese la morfina, e disse a Robert Klopstock: &#8220;Lei me l&#8217;ha sempre promessa, ormai da quattro anni. Lei mi tortura, mi ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1206&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Molti anni prima aveva detto che &#8220;sarebbe stato contento di morire&#8221;, se non ci fossero stati troppi dolori. Ma i dolori furono tremendi, e forse voleva ancora vivere. La mattina del 3 giugno chiese la morfina, e disse a Robert Klopstock: &#8220;Lei me l&#8217;ha sempre promessa, ormai da quattro anni. Lei mi tortura, mi ha sempre torturato. Non voglio più parlarle. E&#8217; così che morirò&#8221;. Gli fecero due iniezioni. Dopo la seconda iniezione, disse: &#8220;Non mi prenda in giro. Lei mi dà un antidoto. Mi uccida, altrimenti è un assassino&#8221;. Quando gli diedero la morfina, ne fu felice: &#8220;Così va bene, ma ancora, ancora, non fa effetto&#8221;. Si addormentò lentamente, si risvegliò confusamente. Klopstock gli reggeva la testa, e lui pensò che fosse sua sorella Elli: &#8220;Vai via, Elli, non così vicino, non così vicino&#8230;&#8221;. Poi, con un cenno brusco e inusuale, ordinò che l&#8217;infermiera uscisse: si strappò con forza la sonda e la buttò in mezzo alla stanza. &#8220;Basta con questa tortura. Perché prolungare?&#8221; Quando Klopstock si allontanò dal letto per pulire la siringa, Kafka gli disse: &#8220;Non vada via&#8221;. &#8220;No, non vado via&#8221; disse Klopstock. Con voce profonda, Kafka ribatté: &#8220;Ma vado via io&#8221;.</p>
<p><em>Kafka </em>di Pietro Citati</p>
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		<title>Rete dei Redattori Precari</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 12:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[EDITORIA]]></category>

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		<description><![CDATA[
Buongiorno,
La Rete dei Redattori Precari comunica la nascita del suo sito web, www.rerepre.org.
La Rete dei Redattori Precari è una libera associazione di redattori e altri lavoratori dell’industria editoriale assunti con contratti atipici che si propone di:
 - far conoscere il ruolo centrale che redattori precari e affini rivestono all’interno della filiera editoriale;
 &#8211; denunciare il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1200&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-1199" title="rerepre_2001" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/01/rerepre_2001.jpg?w=200&#038;h=68" alt="rerepre_2001" width="200" height="68" /></p>
<p>Buongiorno,</p>
<p>La <strong>Rete dei Redattori Precari </strong>comunica la nascita del suo sito web, <a href="http://www.rerepre.org">www.rerepre.org</a>.</p>
<p>La <strong>Rete dei Redattori Precari</strong> è una libera associazione di redattori e altri lavoratori dell’industria editoriale assunti con contratti atipici che si propone di:<br />
<strong> -</strong> far conoscere il ruolo centrale che redattori precari e affini rivestono all’interno della filiera editoriale;<br />
<strong> &#8211; </strong>denunciare il precariato che dilaga in questo settore e che molto spesso viene sottaciuto in nome di una visione edulcorata e mistificata di tutto ciò che concerne l’universo dei libri e della produzione culturale;<br />
<strong> &#8211; </strong>avanzare rivendicazioni giuridiche e salariali in un contesto, quello dell’editoria, in cui il mercato del lavoro è totalmente deregolamentato e spesso caratterizzato da situazioni di vera e propria illegalità;<br />
<strong> -</strong> promuovere iniziative di collaborazione e scambio di esperienze con altri gruppi di lavoratori atipici organizzati al fine di creare e diffondere una coscienza condivisa sulla piaga del precariato.</p>
<p>Vi chiediamo di visitare il sito e di far conoscere l’attività della Rete segnalandone l’esistenza nel vostro spazio web. Da parte nostra, ci dichiariamo sin da ora disponibili allo scambio di link.</p>
<p>Grazie mille per il sostegno che vorrete accordarci,<br />
il gruppo di coordinamento della Rete dei Redattori Precari</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rivistapaginazero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rivistapaginazero.wordpress.com/1200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1200/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1200&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>La frontiera della poesia: Petr Halmay</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 12:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIA]]></category>

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		<description><![CDATA[La frontiera della poesia: Petr Halmay
di Antonella Zambelloni
Sconosciuto in Italia e edito, per la prima volta, grazie a Le Edizioni del Foglio Clandestino, L’impronta del tempo di Petr Halmay è arrivato nel nostro paese quasi in sordina. La letteratura dell’Est, come è noto, è un genere di nicchia e non particolarmente conosciuto. Se a questo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1191&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1193" title="halmay1" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/01/halmay1.jpg?w=218&#038;h=300" alt="halmay1" width="218" height="300" /><strong>La frontiera della poesia: Petr Halmay</strong><br />
di <strong>Antonella Zambelloni</strong></p>
<p>Sconosciuto in Italia e edito, per la prima volta, grazie a <strong>Le Edizioni del Foglio Clandestino</strong>, <em>L’impronta del tempo</em> di <strong>Petr Halmay </strong>è arrivato nel nostro paese quasi in sordina. La letteratura dell’Est, come è noto, è un genere di nicchia e non particolarmente conosciuto. Se a questo si aggiunge un poeta sui generis che ha un pubblico di riferimento ben preciso e non massificato, allora è facile intuire la scommessa che è stata fatta nel pubblicarlo.<br />
La scarsa notorietà però non deve frenare o impedire la lettura, ma deve essere un modo, al contrario, per stimolarla e far riflettere su quanti scrittori circolino al di là del circuito letterario classico e canonico e quanto quindi la poesia, ormai al margine della società contemporanea, abbia ancora qualcosa da dire e da insegnare.<br />
Petr Halmay è nato nel 1958 a Praga e fa parte di quella generazione di poeti cechi che ha dovuto affrontare la censura e la difficoltà dello scrivere all’interno di un regime che proibiva alla parola poetica di esprimersi al meglio. Solo negli anni 90 infatti è incominciata la così detta normalizzazione della libertà di espressione che ha permesso a molti artisti di affacciarsi nel panorama contemporaneo con più facilità.<br />
Quando si legge Halmay bisogna tener presente questo contesto socio-culturale di riferimento, che qui si è solo accennato, perché è indispensabile per capire la portata del testo di questo scrittore, quanto peso abbiano allora le sue immagini e il loro messaggio.<br />
Nelle sue poesie è possibile riscontare un elemento ricorrente, una sorta di leitmotiv costante che appare in tutte le sue sfumature. Ecco allora il dissidio, costante, fra l’io e il mondo, fra la contemporaneità e la ricerca di una pace interiore in un altro mondo, lo scontro fra passato e presente, fra uomo e donna, fra amore e odio: si riscontra sostanzialmente una frontiera all’interno del testo, un luogo che sta al mezzo fra queste contrapposizioni. E il luogo di frontiera è la stessa poesia: l’autore infatti non trova una soluzione all’interno di questi dissidi, ma lascia la strada aperta allo scontro e al dialogo col lettore, chiamato a essere protagonista di questa interpretazione.<span id="more-1191"></span><br />
Halmay penetra all’interno della quotidianità ma non la racconta con un gusto descrittivo: lo spazio perde di contestualità, e diventa una dimensione quasi onirica, di matrice metafisica. Su questo spazio comune, fatto di ricordi e di speranza, si snodano le immagini sottratte al tempo e per questo eterne e rivolte a chiunque, al di là delle differenze.<br />
Halmay delinea la città contemporanea e lo fa tratteggiando gli elementi topici del contesto urbano: un lampione immerso nel silenzio, degli armadi abbandonati sulla strada, il cortile aperto senza più la difesa del cancello. Immagini buie, che rendono con delicatezza della difficoltà del vivere in un mondo caotico e  freddo come possono essere le città alla notte, quando nessuno è lì presente per ascoltare e l’io poetico è indifeso. Eppure, accanto a queste immagini della notte si intravedono anche momenti di luce e di speranza che si proiettano nella lirica con immediatezza e delicatezza decisivi. La luna o il sole, una tenue lampada da dietro una finestra che fa presagire la presenza di qualcuno che abita una casa, le stelle nel cielo della notte, l’arrivo della primavera che spazza via la freddezza, oppure un dolce ricordo che affiora dal passato e si tinge di delicata malinconia.<br />
La forte discrepanza delle immagini qui solo accennate permette di capire cosa si intende per conflitto all’interno della lirica e la portata della frontiera come spartiacque fra una realtà visibile e soffocante e la possibilità di evasione data dalla fantasia, dall’immaginazione, dalla poesia stessa. Il poeta mostra la realtà quotidiana in un’ottica differente cercando di trovare nelle ombre che vede una strada che conduca all’esterno fuori, perché</p>
<p><em>Fuori da qualche parte è iniziata la primavera<br />
Da qualche parte lontano, lontano – tempo fa</em></p>
<p>Egli lamenta la perdita nella realtà della purezza, che egli però ricerca costantemente:</p>
<p><em>E solo la ridicola esilità del torace del cielo<br />
Crea ancora l’impressione del mito</em></p>
<p>L’impossibilità di trovare nella vita quello che il poeta desidera non produce però nella lirica un senso di disperazione o di rinuncia, ma anzi è lo slancio per ritrovare quel qualcosa in più che potrebbe cambiare la situazione.<br />
Ecco allora che la poesia che dà il titolo alla raccolta potrebbe essere la chiave per rispondere a questo dissidio</p>
<p><em>Amare l’impronta del tempo<br />
nel proprio cervello</em></p>
<p style="text-align:left;">Amare quindi quello che resta delle immagini e delle sensazioni che trascorrono inesorabili, ritrovare quel trascorso solo apparente che è immerso però nella quotidianità, riappropriarsi di qualcosa che non può essere dimenticato. L’autore si avvicina all’intimità delle cose perché riscopre il filo che le lega in maniera indissolubile: passato col presente, la vita con l’io, e quel filo è la scrittura, è la memoria comune, è il ricordare ciò che è stato. È questo che dà il significato alle parole del poeta.</p>
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		<title>Come siamo anche stati</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 15:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[MONDO]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l&#8217;acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1188&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&#8220;Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l&#8217;acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l&#8217;elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali&#8221;.<br />
(…)<br />
&#8220;Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell&#8217;Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione&#8221;.</p>
<p><strong>Da una relazione dell&#8217;Ispettorato per l&#8217;Immigrazione del Congresso Americano (ottobre 1912)</strong></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1188/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1188/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1188/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1188/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1188/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1188/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rivistapaginazero.wordpress.com/1188/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rivistapaginazero.wordpress.com/1188/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1188/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1188/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1188&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>BOLESŁAW LEŚMIAN: IL POETA POLACCO DEL VERSO DI-VERSO</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2008/12/17/boleslaw-lesmian-il-poeta-polacco-del-verso-di-verso/</link>
		<comments>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2008/12/17/boleslaw-lesmian-il-poeta-polacco-del-verso-di-verso/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 20:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginazero.wordpress.com/?p=1174</guid>
		<description><![CDATA[
BOLESŁAW LEŚMIAN: IL POETA POLACCO DEL VERSO DI-VERSO
di Ilaria De Nuzzo
Bolesław Leśmian rappresenta un caso straordinario nella letteratura polacca &#8211; e, oserei dire, mondiale &#8211; di tutti i tempi. A lungo gli fu dato esiguo spazio nelle Storie della letteratura “di casa”, ed ancora oggi ne trova pochissimo in quelle fuori porta. Il primo accidente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1174&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1183" title="boleslaw_lesmian" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2008/12/boleslaw_lesmian.png?w=80&#038;h=96" alt="boleslaw_lesmian" width="80" height="96" /></p>
<p><strong>BOLESŁAW LEŚMIAN: IL POETA POLACCO DEL VERSO DI-VERSO</strong></p>
<p>di <strong>Ilaria De Nuzzo</strong></p>
<p>Bolesław Leśmian rappresenta un caso straordinario nella letteratura polacca &#8211; e, oserei dire, mondiale &#8211; di tutti i tempi. A lungo gli fu dato esiguo spazio nelle Storie della letteratura “di casa”, ed ancora oggi ne trova pochissimo in quelle fuori porta. Il primo accidente si spiega con i tempi propagandistici e tutt’altro che di libertà di espressione, pensiero e scelte culturali che la Polonia ha attraversato nell’ultimo secolo- e non solo- e che videro il poeta passare in secondo piano per far posto a quelle voci che, per vocazione o per dovere, portarono avanti le cause sociale e politica. Il fatto che all’estero sia rimasto sconosciuto, e che anche successivamente alle sua “rivelazione” non si siano mossi passi significativi nel senso della propagazione del suo operato, si spiega anche &#8211; ahi noi traduttori! &#8211; con l’immane difficoltà di convertire il suo codice linguistico in qualcosa di pacatamente simile e modestamente equivalente sul piano espressivo. La fantasia di Leśmian nell’accostare immagini e produrre neologismi è sorprendente per il madrelingua polacco, sconvolgente per l’impavido straniero. Eppure, proprio questo incendia la fantasia e la voglia di proseguire per questo sentiero, guidati da una musicalità del verso che ha gettato, in modo consapevole oppure no, le basi per una poesia auto-produttrice e nuova che “risvegli l’attenzione già morta dell’ascoltatore ed ecciti di nuovo l’entusiasmo creatore nello stesso autore”(1) .<br />
Impresa ardua, il tentativo di inquadrare Leśmian e la sua variegata opera in un cronotopo (2)  se non coincidente, quantomeno coerente con le definizioni che della sua poetica si ebbero: espression<em>ista</em>, simbol<em>ista</em>, real<em>ista</em>, modern<em>ista</em>, …<em>ista</em>, …<em>ista</em>, …<em>ista</em>: fu bravissimo, il nostro poeta, ad eludere ogni movimento, ogni corrente, ogni possibile definizione, facendo parte al contempo di tutto e lasciando un segno indelebile, al quale non ci si può rivolgere con sentimento che non sia di riconoscenza.<br />
Il solo scopo che mi prefiggo scrivendo quanto segue, è quello di suscitare interesse ed ammirazione nei confronti di una personalità che fu ogni cosa e il suo contrario, che appartiene ad ogni tempo ed è pur sempre <em>anzitempo</em>, che fu in grado di indagare l’uomo di ogni epoca, puntando i piedi in una tradizione popolare, quella slava, da una prospettiva di universale tragicità ed irripetibilità.<span id="more-1174"></span></p>
<p><strong>CENNI BIOGRAFICI E BIBLIOGRAFICI</strong><br />
1877/8?     (3) Nasce a Varsavia. La sua casa è una sorta di salotto letterario improvvisato, nel quale circolano soprattutto intellettuali russi.<br />
Morta la madre, si trasferisce a Kiev con il padre, e qui intraprende i suoi studi presso la Facoltà di Giurisprudenza. A lezione di filosofia scopre le teorie di Bergson e vi aderisce con profondo entusiasmo.<br />
1901    Ritorna a Varsavia, dove dà inizio alle sue pubblicazioni sulla rivista letteraria «Chimera», fondata dal movimento modernista Młoda Polska.<br />
1903    Parte per Monaco, poi si trasferisce a Parigi, dove si sposa; qui stringe amicizia col poeta russo K. Bal’mont. Pubblica versi in russo su varie riviste, preannunciando la profondità delle sue tematiche.<br />
1907    Rientra a Varsavia e continua le collaborazioni a giornali e riviste.<br />
1911    Fonda il Teatro Artistico.<br />
1912    Pubblica la prima raccolta di poesie, <em>Sad rozstajny</em> (<em>Frutteto al quadrivio</em>).<br />
1914    Dopo un breve soggiorno a Cannes, rientra in Polonia, e a Łódź è direttore letterario del Teatro Polacco.<br />
1918    Ha inizio la sua attività come notaio, che continuerà sino al 1929, quando attraverserà una grava crisi finanziaria.<br />
1920    Pubblica <em>Łąka </em>(<em>Il prato</em>).<br />
1933    Viene chiamato a far parte della PAL (Accademia Polacca di Letteratura).<br />
1936    Dopo essersi trasferito a Varsavia con la famiglia, pubblica <em>Napój cienisty </em>(<em>Filtro d’ombre</em>).<br />
1937    Muore per un attacco di cuore. Usciranno postume le due raccolte <em>Dziejba Leśna</em> (<em>Accadimento boschivo</em>), 1938  e <em>Klechdy polskie </em>(<em>Leggende polacche</em>), 1956.</p>
<p>La biografia di Bolesław Leśmian dice poco sulla sua produzione poetica. Giustifica sicuramente il suo bilinguismo (polacco e russo furono per lui interscambiabili) ed indica la passione e l’entusiasmo nei confronti della letteratura e della vita culturale. I contatti con gli intellettuali russi spiegano anche la sua vicinanza al simbolismo russo; il fascino esercitato dalle teorie di Bergson rende più semplice la comprensione della sua visione dell’esistenza come metamorfosi creatrice. Tutto questo non dà tuttavia segnali concreti circa lo sviluppo delle sue personali visioni del mondo e della Natura, dei suoi commenti quanto mai filosofici su poesia e ritmo, della sua rispettosa distorsione di concetti come Dio e Creazione. Quello che inizialmente sembrava essere un hobby, un’evasione dalla vita borghese nella quale si era ritrovato a vivere, assunse i caratteri di un impegno di vita, costantemente coltivato e maturato in una cura della forma che è tuttora irriproducibile e con una profondità ed una coerenza di contenuto che lo avvicinano all’immagine di un meta-poeta, un filosofo del verso che ha tradotto in componimenti quello che ha studiato e teorizzato con la spontaneità di un prescelto. Per quanto naturale, nulla risulta casuale o abbozzato, nella produzione di Leśmian, ma tutto sembra incluso in un grande libro pensato all’inizio, dove la rottura col vecchio verso e l’affermazione del vero spirito poetico vengono perpetrati in un susseguirsi di realtà chimeriche, oniriche, popolari, a volte, quasi a ricercare alle origini quel senso di fantastico che con il tempo è andato perdendosi o occultandosi a favore del messaggio e dell’insegnamento.</p>
<p>Prima di riportare alcune poesie in traduzione, traccio le linee guida dei temi in esse affrontati e del modo di affrontarli, cercando di non andare troppo nello specifico, ma di evidenziare le principali note stilistiche e semantiche che possano servire, a chi motivato, da spunto per una più approfondita esplorazione di questo universo di analogie e neologie improbabili quanto credibili.</p>
<p><strong>TEMI, POETICA, STILE</strong><br />
Ammirata, mi sono immessa nel mondo <em>leśmiano</em> con riverenza; il timore di calpestare sentieri troppo profondi, lasciandomi condizionare al punto da ritrovarmi persa in questo bosco di segni, è stato forte, fortissimo, quasi in grado di farmi arrendere. Non l’ho fatto, troppo era il fascino di questo universo galleggiante tra realtà e finzione, mai artificioso, ma sempre fortemente reale nella mente di chi l’ha pensato. Così tentandomi, ho appreso quel desiderio di ritorno alla Natura, quell’adorazione per gli alberi, quello slancio verso il verde che altri autori hanno già espresso o continuano a manifestare, ma che con Leśmian diventa <em>verdezza</em>, una proprietà che egli ha saputo condensare in liriche sempre diverse ma del tutto consonanti tra loro. Non solo tra verso e verso, ma tra poesia e poesia, tra raccolta e raccolta si avvertono quel ritmo, quella rima che egli intendeva come entità autonome e produttrici di vita, sovvertendo il concetto di Creatore e confondendone l’identità sino a convincere il lettore di un errore della storia, di una genealogia imperfetta nello sviluppo del mondo.<br />
Dio è debole, la Natura è forte; Dio china il capo, si arrende, si perde in foglie ed arbusti; chiede l’immortalità agli uomini per non deluderli. Il poeta lo immagina scalzo, imbarazzato, impreparato, colpevole di una situazione sfuggita al suo controllo; impotente, fragile, eccessivamente umano. Perché in Leśmian il dramma non è che Dio non esista, ma che Dio esista troppo, e che non sia in grado di sostenere la sua essenza reale e quelle continue trasformazioni che anche Egli, tramite la sua Creazione, attraversa su un piano percettivo. Metamorfosi, queste, che portano alla Morte ed anche oltre: la decomposizione dei corpi, il loro doloroso perdurare su un piano mentale, pur senza reale contatto, ma con un bagaglio di ricordi e di nostalgie che inesorabilmente li àncorano alla terra. Dio ha paura di questo, ha paura dell’irripetibilità della vita, l’ha data tutta nella Creazione e a Lui non è rimasta che la Morte. Quel profondo senso di tragicità, che non si risolve con la fine, Gli rimane accanto per riportarGli alla memoria l’esito del suo canto, la sua dipendenza dalla Creatura, il perduto dono dello spirito vitale, che ha estinto sino all’ultimo soffio. Questa sconfitta consapevole del Dio diventa sfida da parte delle Creazione e trionfo dell’Arte, l’unica via di immortalità e di redenzione, perché nell’Arte ogni delitto si condensa in un fatto, rimane immagine e rimane per sempre. La musica che ha svuotato il petto di Dio sino alla sua impotenza, può riempire di divina sostanza chi la ascolta. Ecco come ogni elemento della creazione contiene in sé un che di divino; allo stesso modo Dio implicita qualcosa di umano: si annulla del tutto ogni gerarchia tra le categorie dell’esistenza.<br />
In questa visione si inquadra anche l’erotismo. Per quanto materiale, concreto, brutale e a volte grottesco l’atto sessuale venga dipinto, esso conserva comunque un sostrato spirituale, un segreto ed intimo legame con la Natura, al punto da elevarlo ad atto di ricongiungimento con la Creazione stessa. La Natura, gli arbusti, i cespugli diventano partecipi dell’amplesso, lo cullano, protetti a loro volta da Dio; si verifica un rapporto orgiastico che spazza via l’opposizione tra erotismo e spiritualità, sino ad ora clichè sociale, coinvolgendo tutte le espressioni dell’essere. Il movimento dell’atto sessuale comporta un dinamismo che Leśmian esalta poi ad ogni livello, introducendo anche la danza come fondamentale componente della rappresentazione della realtà. La componente mimica ed il gesto sono mezzi per scandire la musica e partecipare ancora una volta dell’atto creativo; sono in essa compresi libidine e morte: un turbine peccaminoso che solo l’Arte scioglie in ritmo e redime incondizionatamente.<br />
Per esporre tali temi, Leśmian usò un linguaggio che oggi, a decine d’anni di distanza e progressi significativi nel campo della linguistica e dell’analisi espressiva, è ancora di difficile riproduzione e di difficilissima traduzione. La sua fecondità linguistica è andata oltre le già immense possibilità della lingua polacca; suffissazione e prefissazione hanno collaborato alla demiurgica volontà del poeta in modo strano ma mai estraneo alla realtà della lingua, fino ad arrivare ad una produzione deverbale che compie il definitivo passaggio dal piano filosofico-astratto a quello lessicale-concreto e concretizzato. Il poeta non avrebbe meglio potuto esprimere le sue originali posizioni filosofiche se non generando un suo linguaggio in grado di cogliere le sfumature intime del pensiero, che la perifrasi non è in grado di esplicare efficacemente. A queste varietà ed originalità del lessico di Leśmian si aggiunge il fascino esercitato dai prestiti e dagli adattamenti dalla lingua russa, i quali dotano i componimenti anche di un elemento di estraneità che rende il tutto più esotico, quindi più attraente. Infine, ma non in ordine di importanza, le sue poesie sono scandite da  ritmo e musicalità perfetti, sempre in armonia con i temi trattati, corredati di rime precise ma mai artificiose. Leśmian ha lasciato un saggio, <em>Alle sorgenti del ritmo</em> (4), che sottolinea la necessità del ritmo come movimento di creazione, di gestione della parola, di simbiosi con ogni componente della vita. Nell’atto sessuale, nella morte, nell’arte, il ritmo dona la ripetibilità che altrimenti, per loro natura, essi non avrebbero.</p>
<p>Propongo ora delle poesie (5)  che possano rendere più concreto, agli occhi del lettore, quanto detto sinora in termini teorici. La selezione ha seguito il gusto di chi scrive, ma anche il criterio dell’attinenza alle nozioni sopra riportate, con l’intento di dimostrare nei fatti quello che ho precedentemente esposto. Se dal punto di vista dei contenuti posso ritenermi modestamente soddisfatta della traduzione che dei componimenti ho fatto, agendo nel rispetto ossessivo del loro significato, dal punto di vista stilistico sono pienamente consapevole di aver riprodotto troppo pallidamente la musicalità dell’originale, <em>mea culpa</em>. Del resto, non a caso ho preventivato possibili fallimenti in questo senso, giustificandoli con le difficoltà intrinseche della poetica di questo grande autore.</p>
<p>CREPUSCOLO IRREVOCABILE<br />
Si inrosa al crepuscolo la tua lettera sbiadita…<br />
Un carro romba dietro la finestra. Forse se ne sta andando<br />
Proprio il mio sogno in un’oscurità maligna &#8211; cantando e scarrozzando…<br />
Nel cielo: di nuvole spicciole la gara insuperbita!</p>
<p>Il tramonto, accucciandosi, sbiadì. È nei cieli la parte restante<br />
Di Dio! Oh! Credere in quel Resto e in quell’errore perdurare!<br />
Avere una parte vertiginosa nella storia della stella più distante<br />
E già anzitempo, con ciò che sarà, inargentare…</p>
<p>Oppure lì, dove i dolori del mondo sulle vette nevicano,<br />
In quella neve, in quell’ultracandido trapasso, rinvenire,<br />
Verso un rifugio, due palmi affranti, privi di avvenire,<br />
E baciare, senza sapere a chi appartengano.</p>
<p>Quando nel primaverile offuscamento i tuoi palmi baciavo,<br />
Cosa sapevo di te? Niente: sognare mio effimero!<br />
I tremori e l’anima tuoi, e gli occhi, amavo,<br />
Ed il mondo intero &#8211; e le labbra &#8211; e di nuovo il mondo intero.</p>
<p>IL PRIMO APPUNTAMENTO<br />
Il primo appuntamento oltre la tomba! Una porta spalancata.<br />
Avanza veloce!&#8230; Bacia quel cespuglio strada facendo!<br />
Si tratta di te? Sei ancora la stessa &#8211; eppure già cambiata?<br />
Rassicura!&#8230; Fai un segno con la mano! La vista si sta indebolendo…</p>
<p>Non ci sono segni! Nel nulla già da molto sono svaniti!<br />
Non c’è alcuna certezza! Nessuno in noi confida!&#8230;<br />
Si sono azzittite le risa nell’oscurità e i pianti son finiti.<br />
Il tempo… Nella ragnatela agli angoli si annida.</p>
<p>Cedi il passo alle falene e ai fiori!&#8230; Rifuggi verso l’abbaglio!&#8230;<br />
Forse di più reale v’è questo: un pagliaio…<br />
Perché piangi?- Per la gente assorta nell’esistenza,<br />
È appena un tremore dei fasci lunari, la nostra sofferenza.</p>
<p>Lì, IN TERRA STRANIERA…<br />
Lì, in terra straniera, quando la notte eterna mi darà<br />
Il sostegno del vuoto nell’infinito,<br />
Me ne andrò, tra le morti smarrito,<br />
E quanto incontrerò &#8211; non mi apparterrà.</p>
<p>Colmo di oscurità orfana e di paura,<br />
Sarò a me stesso estranea apparizione-<br />
E allora con che amore e convinzione<br />
Pregherò della betulla anche solo la figura!</p>
<p>In che modo brucerei con una lacrima di brio,<br />
Se all’improvviso nelle tenebre dell’inetto<br />
Mi imbattessi, col palmo in cerca di Dio,<br />
In fiori di gelsomino o in un nido d’uccelletto.</p>
<p>NEL CESPUGLIO DI LAMPONI<br />
Nel cespuglio di lamponi, fino al capo affondati<br />
Al riparo dalla vista dei curiosi, per lunghe ore<br />
Coglievamo i frutti quella notte maturati.<br />
Avevi le dita qua e là insanguinate del loro umore.</p>
<p>Come a minacciare i fiori, ronzava gravemente un calabrone iroso,<br />
Scaldava al sole i bozzi color ruggine la foglia malata,<br />
Rilucevano brandelli di ragnatela lacerata<br />
E sul dorso andava all’indietro uno scarabeo peloso.</p>
<p>Emanava afa dai lamponi che, sussurrando, raccoglievi,<br />
Ma solo allora il nostro sussurro nel loro profumo taceva:<br />
Quando con le labbra estraevo dal palmo che mi porgevi<br />
I frutti, impregnati del profumo che il tuo corpo effondeva.</p>
<p>E divennero i lamponi strumento di carezza<br />
Quella iniziale, quella meravigliata, che in tutto il firmamento<br />
Se stessa conosce e nessun altro rapimento<br />
E continuamente vuole ripetersi per una privata stranezza.</p>
<p>E non so, in quale istante, come sia successo,<br />
Quando mi toccasti con il labbro la fronte che sudava;<br />
Afferrai le tue mani &#8211; le offrivi nell’ammasso,<br />
Ed ancora il cespuglio di lamponi intorno perdurava.</p>
<p>_______________________</p>
<p>(1) Leśmian, B., <em>Trattato sulla poesia</em>, trad. di Pietro Marchesani, in «Niebo» n. 11, EDIGRAF, febbraio-marzo 1980, p. 95.<br />
(2)   La  categoria del xронотоп, in russo, cronotopo, in italiano, definisce quell’unità spazio-temporale che lo studioso Michail Bachtin pone alla base dell’opera letteraria e della sua analisi.<br />
(3) La controversia circa la data nasce dalle differenze tra il calendario giuliano, utilizzato dagli ortodossi, e quello gregoriano, usato dai cristiani. Varsavia era, in quegli anni, sotto il dominio russo, per cui vennero registrate entrambe le datazioni. Parlando di sé, Leśmian ha sempre indicato il ’78 come sua data di nascita; riporto tuttavia entrambe le opzioni per amor di cronaca.<br />
(4) Ristampato in: Leśmian, B., <em>Szkice literackie</em>, PIW, Varsavia 1959, pp. 69-75.<br />
(5) Le poesie riportate sono tratte dalle seguenti raccolte: <em>Crepuscolo irrevocabile</em> e <em>Il primo appuntamento da Napój cienisty </em>(<em>Filtro d’ombre</em>); <em>Lì, in terra straniera… </em>e <em>Nel cespuglio di lamponi  da  Łąka</em> (<em>Il prato</em>).</p>
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		<title>La Mirabile Visione</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 15:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
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La Mirabile Visione è una lettura antologica &#8211; introdotta e commentata da Luigi Scorrano e interpretata da Simone Giorgino &#8211; del primo lavoro letterario attribuito con certezza a Dante Alighieri, la Vita Nova, opera in versi e prosa che il poeta scrisse [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1170&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><!--[if gte mso 9]&gt;                                                                                                                                            &lt;![endif]--><!--[if gte mso 10]&gt;--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;"><span style="font-size:xx-small;"><em><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">La Mirabile Visione</span></em><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> è una lettura antologica &#8211; introdotta e commentata da Luigi Scorrano e interpretata da Simone Giorgino &#8211; del primo lavoro letterario attribuito con certezza a Dante Alighieri, la <em>Vita Nova</em>, opera in versi e prosa che il poeta scrisse prima dei trent’anni, fra il 1292 e il 1293. La vicenda si incentra intorno a un’esperienza d’amore idealizzata, quella del poeta per Beatrice, ripercorsa in un avvincente diario intimo che alcuni fra i più autorevoli critici considerano preludere alla <em>Divina Commedia</em>. <em>La Mirabile Visione</em> si sofferma su alcuni frammenti scelti<span> </span>dell’opera: il primo incontro, avvenuto a soli nove anni, fra Dante e Beatrice; il saluto di lei, di nove anni successivo, che incoraggia il poeta, turbato e confuso, a descrivere il proprio amore per la donna amata;<span> </span>il sogno/profezia della morte di Beatrice; e, infine, l’anticipazione del “poema sacro”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;"><!--[if gte mso 9]&gt;                                                                                                                                            &lt;![endif]--><!--[if gte mso 10]&gt;--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Luigi Scorrano</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">È un autorevole dantista, curatore, con Aldo Vallone, di un importante commento alla <em>Divina Commedia</em>. Fra le sue opere in volume figurano: <em>Modi ed esempi di dantismo novecentesco</em> (1976), <em>Presenza verbale di Dante nella letteratura italiana del Novecento</em> (1994), <em>Tra il “banco” e “l’alte rote”. Letture e note dantesche</em> (1996), <em>Il Dante “fascista”. Saggi, letture, note dantesche</em> (2001).</span></p>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 16:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginazero.wordpress.com/?p=1154</guid>
		<description><![CDATA[TRENTAQUATTROCINQUANTOTTO ARTE CONTEMPORANEA
via Inferiore 26, 31100 Treviso – telefono: +39 0422 582404
DAL 29 NOVEMBRE 2008 AL 17 GENNAIO 2009                 INAUGURAZIONE: 29 NOVEMBRE 2008 ORE 18.30
tessere il vuoto
personale di IVAN DE MENIS curatore: Carolina Lio
Ivan De Menis è un artista [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1154&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2008/11/locandinainvio1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1155" title="locandinainvio1" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2008/11/locandinainvio1.jpg?w=197&#038;h=300" alt="locandinainvio1" width="197" height="300" /></a><strong>TRENTAQUATTROCINQUANTOTTO ARTE CONTEMPORANEA</strong></p>
<p>via Inferiore 26, 31100 Treviso – telefono: +39 0422 582404</p>
<p><strong>DAL 29 NOVEMBRE 2008 AL 17 GENNAIO 2009                 INAUGURAZIONE: 29 NOVEMBRE 2008 ORE 18.30</strong></p>
<p><em><strong>tessere il vuoto</strong></em></p>
<p>personale di <strong>IVAN DE MENIS </strong>curatore: Carolina Lio</p>
<p>Ivan De Menis è un artista che cresce velocemente, che resta nel campo di azione dell&#8217;informale, ma che lo gioca cambiando spesso le regole. Queste regole sono i tipi di colori, di forme, di disposizioni nello spazio. E potremmo chiamarle più efficacemente delle direzioni, in quanto seguono un avanzamento preciso verso una pulizia sempre più evidente. I colori diventano sempre più chiari, le forme regolari e lo spazio si geometrizza. Così si arriva alle famose “tessere” che vengono richiamate dal titolo della mostra e che altro non sono che tasselli, sovrapposizioni di tela e tessuti di forma irregolarmente squadrata che formano scacchiere chiare o con colori sobri, simili a volte agli scacchi o comunque a qualche altro gioco magari non ancora inventato.<br />
Queste disposizioni sono in realtà delle “forma mentis”, modelli di pensiero resi razionali e controllati per uno studio che l&#8217;artista tenta di compiere sui processi umani, apparentemente schematici, che sembrano rifarsi a dei modelli di cosa viene ritenuto giusto e normale, ma che nascondono un insieme di difficoltà coperte da questo apparente “far quadrare i conti”. L&#8217;ordine di superficie è infatti ottenuto, nelle sue opere, da un processo di sovrapposizione, di aggiunta, strato su strato, messi insieme e amalgamati da un colore che quasi li cuce. Per questo il “tessere” del titolo ha una valenza anche verbale e rimanda a un&#8217;operazione manuale lenta, laboriosa, riflessiva che di fatto fa parte del processo creativo di De Menis.<br />
Infine, che cos&#8217;è il vuoto che viene tessuto, il vuoto su cui si muovono le tessere e che viene costruito in una contraddizione in termini? E&#8217; un vuoto strutturato, complesso, quindi in realtà pieno, un vuoto finto, che emerge dall&#8217;analisi del mondo e dell&#8217;umanità contemporanei sotto forma di una omogeneità standardizzata. Un vuoto apparente, una spennellata di bianco che va a coprire un quadro complessissimo, decisamente viscerale, spesse volte cromaticamente reso con colori cupi come un bordeaux sanguigno o un blu intenso e buio, di cui però in superficie non vediamo che qualche traccia e suggerimento, essendo il tutto coperto da una facciata leggera, pacata, appunto bianca (<em>Carolina Lio</em>)</p>
<p>ORARI DI APERTURA: Dal Martedì al Sabato dalle ore 16.00 alle 19.30. Sabato anche dalle 10.00 alle 12.30.</p>
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			<media:title type="html">paolo fichera</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>&#8220;Latitanze&#8221; a Gorizia_28 novembre</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2008/11/24/latitanze-a-gorizia_28-novembre/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 15:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
				<category><![CDATA[COMUNICATI STAMPA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginazero.wordpress.com/?p=1150</guid>
		<description><![CDATA[
VENERDI&#8217; 28 NOVEMBRE &#8211; ORE 18.03 &#8211; SALA APT &#8211; PIAZZALE DELLA STAZIONE &#8211; GORIZIA
RASSEGNA &#8220;IL LIBRO DELLE 18.03&#8243; &#8211; AUTORI IN VIAGGIO
Presentazione del libro
Latitanze
di Mauro Daltin
Introduce
Giovanni Fierro (poeta)
Per scaricare il pdf della locandina della rassegna clicca il-libro-delle-1803.
APT GORIZIA, AL TERMINE DI OGNI INCONTRO, INVITA TUTTI I PARTECIPANTI A PRENDERE PARTE AL RINFRESCO.
PER INFORMAZIONI RIVOLGERSI [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1150&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://latitanze.files.wordpress.com/2008/11/nuolune111.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-248" title="nuolune111" src="http://latitanze.files.wordpress.com/2008/11/nuolune111.jpg?w=125&#038;h=190" alt="nuolune111" width="125" height="190" /></a></p>
<p><strong>VENERDI&#8217; 28 NOVEMBRE &#8211; ORE 18.03 &#8211; SALA APT &#8211; PIAZZALE DELLA STAZIONE &#8211; GORIZIA</strong></p>
<p><strong>RASSEGNA &#8220;IL LIBRO DELLE 18.03&#8243; &#8211; AUTORI IN VIAGGIO</strong></p>
<p><em>Presentazione del libro</em></p>
<p><em><a href="http://latitanze.wordpress.com">Latitanze</a></em><br />
di Mauro Daltin</p>
<p>Introduce<br />
Giovanni Fierro (poeta)</p>
<p>Per scaricare il pdf della locandina della rassegna clicca <a href="http://latitanze.files.wordpress.com/2008/11/il-libro-delle-1803.pdf">il-libro-delle-1803</a>.</p>
<p>APT GORIZIA, AL TERMINE DI OGNI INCONTRO, INVITA TUTTI I PARTECIPANTI A PRENDERE PARTE AL RINFRESCO.</p>
<p>PER INFORMAZIONI RIVOLGERSI A:<br />
APT GORIZIA<br />
Tel. 0481/593506<br />
e-mail: info@aptgorizia.it</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rivistapaginazero.wordpress.com/1150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rivistapaginazero.wordpress.com/1150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1150/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1150&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Ad Istanbul, tra pubbliche intimità</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2008/11/23/ad-istanbul-tra-pubbliche-intimita/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 20:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
				<category><![CDATA[LIBRI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginazero.wordpress.com/?p=1146</guid>
		<description><![CDATA[
Ad Istanbul, tra pubbliche intimità di Enrico Pietrangeli, Edizioni Il Foglio, 10,00 Euro

Recensione di Pier Luigi Coda
Nel periodare di Enrico Pietrangeli, ho ritrovato il “colloquial style” di Stephen Spender, un poeta che mi è caro fra tutti: quel lasciare sgocciolare sulla pagina le dolenti immagini dell’animo, quel certo soppesato disincanto che travalica la solidità strutturale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1146&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2008/11/ad20istanbul.jpg"><img src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2008/11/ad20istanbul.jpg?w=208&#038;h=300" alt="ad20istanbul" title="ad20istanbul" width="208" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1147" /></a></p>
<p><em>Ad Istanbul, tra pubbliche intimità</em> di Enrico Pietrangeli, Edizioni Il Foglio, 10,00 Euro<br />
<strong><br />
Recensione di Pier Luigi Coda</strong></p>
<p>Nel periodare di Enrico Pietrangeli, ho ritrovato il “colloquial style” di Stephen Spender, un poeta che mi è caro fra tutti: quel lasciare sgocciolare sulla pagina le dolenti immagini dell’animo, quel certo soppesato disincanto che travalica la solidità strutturale della costruzione metrica per intingersi nel ritmo musicale che accompagna il formarsi del pensiero.<br />
Ed ho ritrovato quell’ansia dell’andare che scuote il desiderio di appisolarsi nell’acquiescere della propria stupefatta indolenza, (“Che bello dormire/d’inedia morire/ e neppure mangiare,/soltanto sognare”), mentre, nel contempo, urge la frenesia di esplorare siti e lontananze che, inevitabilmente, riportano sempre e comunque a misurarsi col proprio io, a confrontarsi con il proprio turbolento (angosciato?) esistere “lungo quei viali,/onesti e sereni,/ di anonimi borghesi”.<br />
Roma, Trieste, Buenos Aires dove vibrano le fisarmoniche, Istanbul: mete senza approdo, forse le visioni incantate che non esistono se non nell’assenza di un immaginario che non riesce ad offrire né requie né pacificazione perché ovunque c’è da far di conto con la propria lacerazione esistenziale; un profumo di donna, un deserto, una bottiglia di champagne per una notte di sesso, un gatto morto sopra il selciato che giace esentato alla vita.<span id="more-1146"></span><br />
Con questa raccolta poetica, Enrico Pietrangeli si conferma poeta di forte consistenza e di respiro, sicuro del suo “modus operandi” senza ricorrere a superflue sperimentazioni lessicali, ma confidando unicamente nel sapore universale dell’arte per trasformare in poesia il quotidiano cammino del vivere. E leggendo la sua bella raccolta non ho potuto far a meno di ricordare quanto scrisse Dylan Thomas in una lettera inviata a Pamela Hansford Johnson il giorno di Natale del 1933: “Una cosa che ho sempre notato e sempre ammirato nei suoi versi e nelle sue poesie è l’immediatezza delle frasi iniziali; non c’è mai alcun bordeggiamento; dice quello che ha da dire il più rapidamente e il più semplicemente possibile. E non ha mai messo nulla nelle poesie per renderle più difficili”. (D.T. – Ritratto del poeta attraverso le lettere – Einaudi Editore pag. 92)</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1146/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1146/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1146/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rivistapaginazero.wordpress.com/1146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rivistapaginazero.wordpress.com/1146/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1146/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1146&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Casa della Poesia</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2008/11/17/1141/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 08:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIA]]></category>

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		<description><![CDATA[
Cari amici,
come ormai molti di voi già sanno, Casa della poesia vive un momento di grande difficoltà, pur continuando a svolgere le proprie attività e i propri progetti.
A voi, amici di Casa della poesia, appassionati frequentatori, o simpatizzanti da lontano, amici dei nostri amici poeti, il nostro appello: aiutateci a r/esistere con un gesto semplice [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1141&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2008/11/sconosciuto.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1142" title="sconosciuto" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2008/11/sconosciuto.jpg?w=86&#038;h=96" alt="sconosciuto" width="86" height="96" /></a></p>
<p>Cari amici,<br />
come ormai molti di voi già sanno, Casa della poesia vive un momento di grande difficoltà, pur continuando a svolgere le proprie attività e i propri progetti.</p>
<p>A voi, amici di Casa della poesia, appassionati frequentatori, o simpatizzanti da lontano, amici dei nostri amici poeti, il nostro appello: aiutateci a r/esistere con un gesto semplice e piccolo, acquistando per voi, per un regalo natalizio, per i vostri amici del cuore, uno o più libri della Multimedia Edizioni.</p>
<p>È questa la maniera di darci autonomia e l&#8217;aiuto di cui ora abbiamo bisogno.</p>
<p>Richiedeteli direttamente a noi o andando nell&#8217;E-STORE del nostro sito:</p>
<p><a href="http://www.casadellapoesia.org/estore-elenco.php?cat=Libri">http://www.casadellapoesia.org/estore-elenco.php?cat=Libri</a></p>
<p>Siamo certi di avere il vostro aiuto e di ricambiare continuando a portarvi tanti progetti e la grande poesia nazionale ed internazionale.</p>
<p>Attendiamo con fiducia vostre notizie e per chi &#8220;vive in zona&#8221;, vi aspettiamo per un caffè, un tè, un bicchiere di vino, una grappa, nella nostra nuova &#8220;casa&#8221;.</p>
<p>Saluti</p>
<p>Raffaella Marzano &amp; Sergio Iagulli</p>
<p>tel. 089/951621 &#8211; 347/6275911</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rivistapaginazero.wordpress.com/1141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rivistapaginazero.wordpress.com/1141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rivistapaginazero.wordpress.com/1141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rivistapaginazero.wordpress.com/1141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rivistapaginazero.wordpress.com/1141/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&blog=653576&post=1141&subd=rivistapaginazero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">paolo fichera</media:title>
		</media:content>

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			<media:title type="html">sconosciuto</media:title>
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