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	<title>PaginaZero</title>
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		<title>PaginaZero</title>
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		<title>senza titolo</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 11:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[MONDO]]></category>

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		<description><![CDATA[<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1532&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/11/pomperi_domus_gladiatori_uil22-400x300.jpg"><img src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/11/pomperi_domus_gladiatori_uil22-400x300.jpg?w=400&#038;h=300" alt="" title="Pomperi_Domus_Gladiatori_Uil22--400x300" width="400" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-1533" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1532/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1532/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1532&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>metavideo: CRYPTA: rita r. florit-paolo fichera-simone giorgino</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 09:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIA]]></category>
		<category><![CDATA[VOCE]]></category>

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		<description><![CDATA[Ideazione e Testi: Rita R. Florit &#8211; Paolo Fichera Voce: Simone Giorgino Riprese e Montaggio: Angelo Melpignano Regia: Rita R. Florit ORIGINE: “grotte: dove sulle pareti ci siano graffiti e video. ma che siano i testi le grotte, i testi al cui interno siano inserite immagini e video… video di: un pezzo di carta, ma [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1506&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ideazione e Testi: <strong>Rita R. Florit</strong> &#8211; <strong>Paolo Fichera</strong><br />
Voce: <strong>Simone Giorgino</strong><br />
Riprese e Montaggio: <strong>Angelo Melpignano</strong><br />
Regia: <strong>Rita R. Florit</strong></p>
<div class="embed-vimeo"><iframe src="http://player.vimeo.com/video/15103825?title=1&amp;byline=1&amp;portrait=1" width="500" height="291" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></div>
<p><strong>ORIGINE:</strong></p>
<p>“grotte: dove sulle pareti ci siano graffiti e video. ma che siano i testi le grotte, i testi al cui interno siano inserite immagini e video… video di: un pezzo di carta, ma non semplice, qualcosa tipo cartone rovinato, alla Rotella, all’Emilio Villa. e sopra scritti i testi, miei, nostri. e poi questa carta si allunga, come un elastico. si allarga piano, si vedono i testi scritti allungarsi, le lettere allargarsi fino a diventare loro stesse la carta e avvolgere ciò che uno vede come una grotta: da qui si potrebbe innestare l’immagine di una grotta vera. il tutto con la voce che segue lo sviluppo dell’allungarsi, del crearsi della grotta dalle parole.”</p>
<p>“la mia idea che si “innesta” nella tua. ho pensato a un metavideo&#8230; un video nel video… come se il visitatore entrasse nella grotta per la prima volta, mai vista e invece dei graffiti di Lascaux ci trovasse sulla parete, proiettato il video, il cui argomento è l’idea che mi hai esposto, insomma una specie di archeologia contemporanea di scavo a ritroso nel passato per scoprire l’arcana scrittura di un testo che viene trasmesso con un mezzo tecnologico&#8230; la parola riportata a uno stadio primordiale un ouroboros segnico che si realizza all’interno di una cavità che la ospita, protetta dalle intemperie della storia, che realizza la fusione annullando la storia… per scrivere sulla grotta scenderemo nella grotta&#8230; a ritrovare l’osso primordiale&#8230; che ha la forma di una carta preziosa (Rotella o Villa) ritrovata&#8230; dove i segni si deformano&#8230;” </p>
<p>“deformazione della parola fino allo stiramento, allungamento visivo, all’accartocciarsi dell’immagine, all’annullamento della carta in grotta è un annullamento del testo in favore della parola detta”</p>
<p>“è il testo che diventa grotta in una grotta che diventa testo. – si realizza all’interno di una cavità che la ospita –. sulla voce: all’allungamento visivo corrisponde la deformazione della parola-scritta fino a divenire lei stessa grotta, che ben inteso era già grotta anche all’origine quando la vista la vedeva scritta intera, quindi la voce dovrebbe accompagnare tale deformazione seguendone la deformazione fino a restare lei, una voce sola nella grotta creata dalla deformazione della parola.”</p>
<p>“l’entrata in una grotta (aperta e luminosa, con rocce calcaree sui toni del verde ocra e rosa) dopo una rapidissima esplorazione del contesto la camera si ferma su una parete&#8230; lì innesterei l’immagine di uno schermo (negli stessi toni di colore possibilmente) incastonato nella parete che trasmetterà il video sul testo che si allunga, (o deforma e allarga fino a prendere spazio e diventare la stessa parete, la stessa grotta) e sul quale s’innesterà l’audio coi tuoi-nostri testi&#8230;”</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1506/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1506/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1506&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Fichera-Korporal-Marcacci-Scarinci: &#8220;dormi come visibile&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 23:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>
		<category><![CDATA[POESIA]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Dormi come visibile è il frutto di un progetto lungamente meditato. Il punto di partenza sono state 9 opere di Mirco Marcacci. L’ipotesi di lavoro è stata quella che da queste opere potesse farsi poesia, potesse secondo due distinte sensibilità, quella di Paolo Fichera e la mia (Viviana Scarinci), avverarsi una traduzione che dall’immagine virasse alla parola. Si è proceduto autonomamente a due scritture che solo in un secondo momento si sono confrontate per mutarsi di poco. Mirco Marcacci dopo la lettura delle  poesie ha consegnato all’opera una copertina originale e Maria Korporal [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1494&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Dormi come visibile</em> è il frutto di un progetto lungamente meditato. Il punto di partenza sono state 9 opere di <a href="http://www.mircomarcacci.it/">Mirco Marcacci</a>. L’ipotesi di lavoro è stata quella che da queste opere potesse farsi poesia, potesse secondo due distinte sensibilità, quella di <a href="http://cattedrale.wordpress.com/2010/08/03/dormi-come-visibile/" target="_blank">Paolo Fichera </a>e la mia (<a href="http://vivianascarinci.wordpress.com/">Viviana Scarinci</a>), avverarsi una traduzione che dall’immagine virasse alla parola. Si è proceduto autonomamente a due scritture che solo in un secondo momento si sono confrontate per mutarsi di poco. Mirco Marcacci dopo la lettura delle  poesie ha consegnato all’opera una copertina originale e <a href="http://www.mariakorporal.com/" target="_blank">Maria Korporal</a> ne ha curato il progetto grafico.&#8221;</p>
<p>Per sfogliare e leggere il libro cliccare sull&#8217;immagine di copertina:</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.korporalwebdesign.com/ebooks/dormicomevisibile/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1496" title="copertina-dormi" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/09/copertina-dormi.jpg?w=357&#038;h=504" alt="" width="357" height="504" /></a></p>
<p><a href="http://www.korporalwebdesign.com/ebooks/dormicomevisibile/"></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1494/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1494&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>e-book: Paolo Fichera</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 14:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-BOOK PZ]]></category>

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		<description><![CDATA[È uscito il nuovo e-book della collana di poesia le betulle nane nel rame di Paolo Fichera per scaricarlo qui: paolo fichera<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1489&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg" href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2007/12/logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg"><img src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2007/12/logo_pz2thumbnailthumbnail.thumbnail.jpg" alt="logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg" /></a></p>
<p>È uscito il nuovo e-book della collana di poesia <strong>le betulle nane</strong></p>
<p><em>nel rame </em>di <strong>Paolo Fichera</strong> <em><br />
</em></p>
<p><strong>per scaricarlo qui:<br />
<a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/06/paolo-fichera.pdf">paolo fichera</a></strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1489/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1489/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1489&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>e-book: Viviana Scarinci</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2010/06/28/e-book-viviana-scarinci/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 06:51:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-BOOK PZ]]></category>

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		<description><![CDATA[È uscito il nuovo e-book della collana di poesia le betulle nane Atti del farsi di Viviana Scarinci per scaricarlo qui: Viviana Scarinci<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1483&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg" href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2007/12/logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg"><img src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2007/12/logo_pz2thumbnailthumbnail.thumbnail.jpg" alt="logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg" /></a></p>
<p>È uscito il nuovo e-book della collana di poesia <strong>le betulle nane</strong></p>
<p><em>Atti del farsi </em>di <strong>Viviana Scarinci</strong><em><br />
</em></p>
<p><strong>per scaricarlo qui:<a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/06/viviana-scarinci.pdf"><br />
Viviana Scarinci</a><br />
</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1483/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1483&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">paolo fichera</media:title>
		</media:content>

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	</item>
		<item>
		<title>JUS il Giusto nel suo mondo &#8211; Simone Pellegrini</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2010/06/18/jus-il-giusto-nel-suo-mondo-simone-pellegrini/</link>
		<comments>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2010/06/18/jus-il-giusto-nel-suo-mondo-simone-pellegrini/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 13:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

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		<description><![CDATA[“Un vento di bêtise soffia ora sul mondo” Gustave Flaubert Personale di Simone Pellegrini “JUS, il Giusto nel suo mondo” catalogo con testi di Luigi Cerutti e Adriana Polveroni Inaugurazioni: 05.06 Galleria Cardelli&#38;Fontana, Via Torrione Stella Nord 5,Sarzana (SP) www.cardelliefontana.com 17.06 Galleria Giacomo Guidi artecontemporanea, Vicolo Sant’Onofrio22/23 Roma www.galleriagiacomoguidi.com Intervista a Simone Pellegrini di Sara [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1473&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/06/rev917341-ori1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1477" title="rev91734(1)-ori" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/06/rev917341-ori1.jpg?w=485&#038;h=236" alt="" width="485" height="236" /></a></p>
<p style="text-align:center;">“Un vento di bêtise soffia ora sul mondo” Gustave Flaubert</p>
<p style="text-align:center;">Personale di Simone Pellegrini<br />
“JUS, il Giusto nel suo mondo”<br />
catalogo con testi di Luigi Cerutti e Adriana Polveroni<br />
Inaugurazioni:</p>
<p style="text-align:center;">05.06 Galleria Cardelli&amp;Fontana, Via Torrione Stella Nord 5,Sarzana (SP)                <strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong><a href="http://www.cardelliefontana.com/"><strong>www.cardelliefontana.com</strong></a></p>
<p style="text-align:center;">17.06 Galleria Giacomo Guidi artecontemporanea, Vicolo Sant’Onofrio22/23 Roma    <strong> </strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.galleriagiacomoguidi.com/"><strong>www.galleriagiacomoguidi.com</strong></a></p>
<div>Intervista a <strong>Simone Pellegrini</strong> di <strong>Sara Vannacci</strong></div>
<div>08.03.2007</div>
<div>da <a href="http://www.teknemedia.net/magazine_detail.html?mId=2087" target="_blank">qui</a></div>
<p><strong>Sara Vannacci</strong>: Anche se la tua arte si può definire pienamente matura tu sei un artista a tutti gli effetti molto giovane.C’è stato un momento fondamentale nei tuoi primi anni di carriera che ti ha influenzato particolarmente e ha contribuito ad indirizzarti verso la tua produzione artistica attuale?</p>
<p><strong>Simone Pellegrini</strong>: Niente che si collochi all’inizio della carriera.<br />
A determinare il quanto del principio è un “levato”.<br />
Quando si comincia in assenza si diventa tacitamente complici della stessa al punto da fare di se stessi i costruttori e i sottrattori dell’elemento aggiunto. Niente che si possa definire realmente fondante ha una valenza positiva tanto da indurci ad immaginare una sua originaria processione verso di noi. Quel che ci inizia alla storia è la recessione del solo elemento che finirà con l’indurci al reale. A noi corre l’obbligo di ricondurre incessantemente questo frammento nel punto interstiziale tra immaginario, simbolico e reale (tenendo in considerazione la suddetta propensione dello stesso verso questo ultimo tropo) pur di darci l’illusione di poter stringere il nodo che siamo.<br />
Proprio riguardo al negativo che insiste da sempre, noi sappiamo (almeno da quando alcuni si sono dati il pensiero di dimostrare la coesistenza di macro e micro pur nella non condivisione delle medesime leggi) che il suo “salto” nell’aldiqua del visibile è dato solo nella moltiplicazione.</p>
<p><span id="more-1473"></span></p>
<p><strong>S.V</strong>.: Sono rimasta molto colpita dalla coerenza tematica e formale del tuo lavoro di questi ultimi anni. Quando i più tendono a variare, cercando di stupire con la spettacolarizzazione della propria ”evoluzione” stilistica, tu resti ancorato a questo medium molto semplice, e per semplice non intendo banale. Cosa ti ha affascinato per prediligere il disegno su carta, nelle sue innumerevoli variazioni tematiche?</p>
<p><strong>S.P</strong>.: I materiali sono semplici ma essenziali allo scopo.<br />
La materia è una lusinga che finisce con il perderti.<br />
La rappresentazione. Una messa in scena che teatralizzi i presupposti dell’individuo, che disponga i solecismi fino a far vacillare la silloge che l’essere non è. Qualcosa che sia tra i teatrini di Camillo e lo spazio della crudeltà vagheggiato da Artaud. Un rituale questo che serve a recuperare quanto di improprio ci sostanzia a nostra insaputa, che sia utile a rifondarci tanto quanto a disperderci.<br />
Se prima l’unità era un postulato ineludibile ora i segni mi dicono che l’uomo è un possesso, che egli è tornato ad essere un possesso e che lo spazio  da Sofocle a Foucault è la distanza trasversale di una storia della pienezza e dell’interezza fortemente voluta ma supportata da nulla.<br />
Ritornare quindi con un salto dall’empireo alla bordura di un vulcano per un’empedoclea che ci restituisca al cosmo se necessario. Elia ed Empedocle. Queste due figure sono due estremi tesi da una identica forza. Rapito,il primo, si eleva uno e circonfuso da fiamme celesti. Il secondo spinge se stesso sul fondo restituendosi ad una dispersione elementare. Questo è come quel saltare dalle proprie costole, in un delirio panico e oltre il gigantismo alla Majakovskij.</p>
<p><strong>S.V</strong>.: La semplicità formale si contraddice nell’estrema profondità ed erudizione dei contenuti. L’ancestrale il totemico ritornano in ogni tua opera,come valori di un passato universale che accomuna ogni uomo. Ma non ritieni che sia una concezione un pò elitaria dell’arte? un’arte che non lascia trasparire il contenuto a chi non conosca il mito e il soggetto raffigurato?</p>
<p><strong>S.P</strong>.: Un’operazione mitopoietica. E’ di questo che si tratta.<br />
Rifondare di continuo. Accertarsi di continuo che quel che ci profila sia utile anche a definirci. Il problema del confine appunto. E’ probabile che ogni elemento aggiunto, scovato o costretto ad informarsi al fine di significare all’interno<br />
di una sintassi, una nuova, ingombrante idea, non sia altro che una verifica di ampliamento di campo. All’interno di queste vedute si evidenzia la propensione dei vari elementi non solo ad articolarsi fra loro ma finanche a confondersi con quanto gli si prospetta. Qui la cedevolezza della bordura apre alla metamorfosi fino a disporre in soluzione quanto<br />
risulta da ogni nuovo processo. E’ all’interno dei motivi metamorfosati che appaiono per la prima volta elementi, particole metonimiche che attraversano i composti come fossero vettori negativi, braccia straniere atte a rapire, promesse o minaccie che intersecano, che incrociano il positivo colto tanto nell’indifferenza quanto nella consapevolezza del suo statuto effimero.<br />
Ed è proprio il nuovo spazio conquistato ad essere animato da quel che alla forma risulta come un’insinuazione che s’invisa quale alterità costretta alla connotazione prima dell’offesa.<br />
Alla vettorialità dei negativi e alle forme isolate in cui praticano i loro attraversamenti fanno da contraltare  “cittadelle”, fortificazioni in cui una parte ha fatto della moltiplicazione di se stessa un motivo.<br />
Si tratta di isole su cui aleggia un sospetto di autosufficienza.<br />
La redistribuzione semantica che induce ad una nuova intuizione dello spazio così come del pensiero verrebbe allora a coincidere con un riassestamento della psiche.<br />
Questa cartografia, che nel titolo di “Isolari” giunge a dichiararsi è la continua rappresentazione di frammenti temporali che spazializzati risultano quali veri e propri comprensòri. Lo specchio infranto cartaceo rifletterebbe allora non più l’unità perduta ma alcuni momenti e luoghi dello “spirito” il cui significato si esplica mediante la legge<br />
articolare e i fenomeni di rifrazione in esso contenuti.<br />
Questo approccio geografico (che restituisce all’opera la sua funzione di sismografo) è alla resa dei conti il metodo unico e non alternativo di rapportarmi all’arte. Ed è perché siamo alla fine della storia e da qualsivoglia lettura filologica dell’opera che possiamo rendere tutto alla superficie e al disincanto.<br />
Ora immagini lungamente trattenute in un credo, piegate a significare quanto di più altero, tornano a noi per dirci che siamo noi quell’alterità verso cui ora, stanno marciando, noi l’Oriente,noi l’ornamento.<br />
Io cedo  alla tentazione del pensiero. Niente di elitario in questa che continua ad apparirmi nei modi come una Bibliae pauperum in cui tutto un’apparato gestuale,figurale viene ricondotto al suo creatore di sempre che divenuto consapevole del suo monologo, ravvisa all’intorno non uno scempio ma una panoplia che sia come un maltolto. Il mio diviene allora un impegno a restituire non ciò che sarebbe inconoscibile quanto piuttosto ciò che essendo stato diversamente destinato appare come irriconoscibile.</p>
<p><strong>S.V</strong>.: Per definizione il mito non è che la narrazione fantastica di eventi per spiegare l’origine incomprensibile di altri eventi.. Per te, nel contesto dell’arte figurativa, che connotati va ad assumare il mito?</p>
<p><strong>S.P</strong>.: ( risposta contenuta nel papiro sopra…………..)</p>
<p><strong>S.V</strong>.: Guardando alcune tue opere mi è venuto alla mente Jung, con la sua teoria dell’inconscio collettivo.<br />
Tu ritieni che la psicologia abbia influenzato la tua arte?</p>
<p><strong>S.P</strong>.: La psicologia e più estesamente tutto quel che riguarda l’uomo senza mai esaurirlo, senza mai definitivamente restituirlo alla sua totalità, mi interessa.<br />
Tutto l’edificio innalzato per consumare l’attesa è mirabile. E l’uomo ha costruito tanto. E’ commovente.<br />
Jung ha avuto il suo tempo nel mio pensiero ma oggi lo rileggerei con Warburg, per vedere non solo quel che torna ad affiancarci dopo silenzi carsici ma anche per sciogliere il bacile con i suoi archetipi nella non forma della fonte e nella fluidità che soggiace ad ogni primeva intuizione della forma.<br />
Dobbiamo sì sempre confrontarci con tutto quanto da lontano ci raggiunge capace di contegno come di contenuti, ma non possiamo eludere tutto quel che ha resistito ad ogni declinazione formale.</p>
<p><a href="www.simonepellegrini.com ">www.simonepellegrini.com </a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1473/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1473/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1473&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Forugh Farrokhzâd</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 07:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIA]]></category>

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		<description><![CDATA[La bambola meccanica Più di così, sì molto più ancora si può restare in silenzio Per ore, con lo sguardo immobile dei cadaveri, si può fissare il fumo di una sigaretta la forma di una tazza un pallido fiore sul tappeto un vago tratto sul muro Con le rigide dita si può scostare la tenda [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1464&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://lebetullenane.files.wordpress.com/2010/05/forugh20farrokhzad1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-257" title="Forugh%20Farrokhzad[1]" src="http://lebetullenane.files.wordpress.com/2010/05/forugh20farrokhzad1.jpg?w=210&#038;h=300" alt="" width="210" height="300" /></a></h2>
<h2>La bambola meccanica</h2>
<p>Più di così,</p>
<p>sì molto più ancora</p>
<p>si può restare in silenzio</p>
<p>Per ore,</p>
<p>con lo sguardo immobile dei cadaveri,</p>
<p>si può fissare il fumo di una sigaretta</p>
<p>la forma di una tazza</p>
<p>un pallido fiore sul tappeto</p>
<p>un vago tratto sul muro</p>
<p>Con le rigide dita</p>
<p>si può scostare la tenda</p>
<p>e guardare fuori la pioggia che batte,</p>
<p>il bimbo e l’aquilone dipinto</p>
<p>sotto il porticato</p>
<p>e il vecchio carro</p>
<p>attraversare chiassoso la piazza deserta</p>
<p>Vicino alla tenda</p>
<p>si può restare immobili</p>
<p>senza vedere, senza sentire</p>
<p>Con la voce aliena e artefatta</p>
<p>si può gridare forte</p>
<p>“Io amo”</p>
<p>Tra le braccia vigorose di un uomo,</p>
<p>si può essere una donna sana e bella</p>
<p>Con il corpo dalla pelle tesa</p>
<p>con i seni duri e pieni</p>
<p>si può inquinare</p>
<p>nel letto di uno sbronzo, un randagio, un folle</p>
<p>la purezza di un amore</p>
<p>Si può beffare con astuzia</p>
<p>ogni incomprensibile enigma</p>
<p>e accontentarsi di un cruciverba</p>
<p>Si può essere felici</p>
<p>di una risposta banale di cinque o sei lettere,</p>
<p>sì, una risposta banale</p>
<p>Ci si può inginocchiare,</p>
<p>tutta la vita, a testa bassa,</p>
<p>innanzi a un santuario freddo</p>
<p>Si può vedere Dio in una tomba ignota</p>
<p>Si può credere in Dio</p>
<p>Per una piccola moneta</p>
<p>Si può lentamente marcire</p>
<p>come un vecchio predicare</p>
<p>nelle piccole stanze di una moschea</p>
<p>Si può, come lo zero,</p>
<p>nelle divisioni e nelle moltiplicazioni,</p>
<p>restare sempre immutati</p>
<p>si può considerare il tuo sguardo di rancore</p>
<p>il bottone scolorito di una vecchia scarpa</p>
<p>e come l’acqua prosciugarsi nel proprio fossato</p>
<p>Si può nascondere timidamente</p>
<p>in fondo a un vecchio baule,</p>
<p>come una buffa istantanea in bianco e nero,</p>
<p>la bellezza di un attimo</p>
<p>Si può appendere</p>
<p>nella cornice vuota di una giornata</p>
<p>l’immagine di un condannato, vinto crocefisso</p>
<p>si possono coprire,</p>
<p>dietro le maschere, le crepe del muro</p>
<p>o aggiungere ancora altre inutili figure</p>
<p>Si può guardare al proprio mondo</p>
<p>con gli occhi vitrei della bambola meccanica</p>
<p>Si può dormire in una scatola di panno ruvido</p>
<p>con il corpo riempito di paglia</p>
<p>tra pizzi e perline</p>
<p>e a ogni volgare pressione delle dita</p>
<p>gridare invano</p>
<p>“oh, come sono felice”</p>
<p><em>Trad. Faezeh Mardani </em></p>
<p style="text-align:center;"><em> </em></p>
<p style="text-align:center;"><em>§</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><a href="http://vivianascarinci.files.wordpress.com/2010/05/leaningonhand1.jpg"><img class="alignleft" title="leaningonhand[1]" src="http://vivianascarinci.files.wordpress.com/2010/05/leaningonhand1.jpg?w=300&#038;h=202" alt="" width="300" height="202" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Forugh Farrokhzâd (da <a href="http://www.terranews.it/news/2010/02/forugh-farrokhzad-%E2%80%9Cla-voce-del-peccato%E2%80%9D-che-sfido-l%E2%80%99islam" target="_blank">qui</a>) nasce a Teheran nel 1935, in un periodo di grandi trasformazioni sociali, terza di sette figli, Forugh studia arte e inizia prestissimo a comporre versi appassionati. A sedici anni sposa il cugino trentenne, Parviz Shapoor, disegnatore e caricaturista e l’anno successivo dall’unione nasce Kamyar. Dopo tre anni di matrimonio si sentirà costretta a scegliere tra il marito e la poesia e sceglierà quest’ultima, perdendo per sempre, secondo la legge coranica, la possibilità di rivedere suo figlio. Pubblica nel 1955, la silloge <em>Asir </em>(<em>Prigioniera</em>) che suscita scalpore. Per la prima volta nella storia islamica una donna esprime emozioni e sentimenti, con una lirica dal linguaggio esplicito e spontaneo, considerata immorale dalla cultura tradizionale, per la sensualità e la carica erotica. Ma Forugh “paga” duramente le coraggiose scelte di autonomia e anticonformismo, con una forte depressione che la porterà nel settembre dello stesso anno al ricovero di un mese in un ospedale psichiatrico. Parte poi per un lungo viaggio in Italia e in Europa. È il 1956 ed esce la sua seconda silloge, <em>Divar</em> (<em>Il muro</em>), dedicata all’ex marito. Quello stesso anno ha inizio l’intenso rapporto artistico e sentimentale col regista-scrittore Ebrahim Golestan che, pur avendo già una moglie, tra alti e bassi, l’accompagnerà fino alla morte. L’eclettica Forugh si dedica quindi con successo alla sceneggiatura, al montaggio, alla recitazione e infine, col documentario <em>Khamnè siyab ast</em> (<em>La casa è nera</em>), girato in una colonia di lebbrosi, ottiene, nel 1964, il primo premio per la regia al festival di Uberhausen. Del 1964 è anche la pubblicazione di <em>Tavallodi digar </em>(<em>Un’altra nascita</em>), dedicata a Golestan, una raccolta di 35 poesie scritte nei precedenti sei anni di intensa attività artistica. Quest’opera vede la luce in un periodo in cui le restrizioni del regime dello scià Pahlavi trasformano ogni scritto in voce di protesta ed è già forte in Iran l’influsso della cultura europea. Sarà pubblicato postumo, nel 1974, l’ultimo volume <em>Imam biavarim be aghaz-efasl-esard</em> (<em>Crediamo soltanto all’inizio della stagione fredda</em>). Nel pomeriggio del 13 febbraio 1967, al culmine del successo seppur ignorata e invisa ai regnanti, alla guida della sua jeep sbanda e si schianta contro il muro di un viale alberato di Teheran, in circostanze mai chiarite dalle istituzioni. Ha solo 32 anni.</p>
<p><a href="http://vivianascarinci.files.wordpress.com/2010/05/la-strage-dei-fiori.jpg"><img class="alignleft" title="la strage dei fiori" src="http://vivianascarinci.files.wordpress.com/2010/05/la-strage-dei-fiori.jpg?w=105&#038;h=150" alt="" width="105" height="150" /></a><em><strong>La strage dei fiori</strong></em></p>
<p>Traduzione italiana di Domenico Ingenito. Disponibile  <a href="http://www.orientexpress.na.it/pc/libro.asp?l=12" target="_blank">qui</a></p>
<p><a href="http://vivianascarinci.files.wordpress.com/2010/05/e-solo-la-voce-che-resta.jpg"><img class="alignleft" title="E' solo la voce che resta" src="http://vivianascarinci.files.wordpress.com/2010/05/e-solo-la-voce-che-resta.jpg?w=97&#038;h=150" alt="" width="97" height="150" /></a><em><strong>È solo la voce che resta</strong></em></p>
<p>Traduzione italiana di Faezeh Mardani.  Aliberti Editore</p>
<h2 style="text-align:center;"></h2>
<h2 style="text-align:center;"></h2>
<h2 style="text-align:center;">The House is Black. Khamnè siyab ast</h2>
<h2 style="text-align:center;"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='390' src='http://www.youtube.com/embed/bG08p2zUGA0?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></h2>
<p style="text-align:center;">“Se io ho scritto poesie per tutta la vita, questo non significa che la Poesia sia l’unico mezzo di espressione. A me piace il cinema. Se potessi lavorerei in ogni campo. Se non fosse esistita la Poesia avrei recitato in Teatro. Se non fosse esistito il Teatro, avrei fatto del Cinema. Se perseguo la strada dell’Arte è perché ho qualcosa da dire.”</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Forugh Farrokhzâd</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1464/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1464/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1464&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">paolo fichera</media:title>
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			<media:title type="html">Forugh%20Farrokhzad[1]</media:title>
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			<media:title type="html">la strage dei fiori</media:title>
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			<media:title type="html">E&#039; solo la voce che resta</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>casa editrice L&#8217;arcolaio</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 13:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Poesia _______________________ La Costruzione del Verso collana cameo Il Laboratorio autori impegnati nella sperimentazione poetica I Codici del &#8217;900 per gli autori italocentrici I Germogli poesia di autori esordienti o alla prima pubblicazione L&#8217;Altra Lingua dedicata alla poesia dialettale ______________________ Prosa Brogliacci &#38; Prose Riflessioni e romanzi Saggi _______________________ Chi fosse interessato a sottoporre in [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1438&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/05/logo.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1421" title="logo" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/05/logo.gif?w=300&#038;h=93" alt="" width="300" height="93" /></a></p>
<p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/05/collane.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1424" title="collane" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/05/collane.jpg?w=149&#038;h=28" alt="" width="149" height="28" /></a></p>
<p><strong>Poesia</strong><br />
_______________________</p>
<p><strong>La Costruzione del Verso</strong> <em>collana cameo<br />
</em><strong>Il Laboratorio</strong><em> autori impegnati nella sperimentazione poetica<br />
</em><strong>I Codici del &#8217;900</strong><em> per gli autori italocentrici<br />
</em><strong>I Germogli</strong><em> poesia di autori esordienti o alla prima pubblicazione<br />
</em><strong>L&#8217;Altra Lingua</strong><em> dedicata alla poesia dialettale</em></p>
<p>______________________</p>
<p><strong>Prosa</strong></p>
<p><strong>Brogliacci &amp; Prose </strong><em>Riflessioni e romanzi<br />
</em><strong>Saggi</strong></p>
<p>_______________________</p>
<p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/05/pubblicazioni.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1431" title="pubblicazioni" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/05/pubblicazioni.jpg?w=149&#038;h=28" alt="" width="149" height="28" /></a></p>
<p><strong>Chi fosse interessato a sottoporre in lettura le proprie opere può farlo inviandole all&#8217;indirizzo info@editricelarcolaio.it</strong></p>
<p>________</p>
<p>Segreteria: info@editricelarcolaio.it<br />
Direttore:  <strong>gianfrancofabbri@editricelarcolaio.it</strong><br />
Sede Aziendale: Via Ravegnana 534, 47100 Forlì</p>
<p><strong>per qualsiasi informazione e per l&#8217;acquisto anche on line dei volumi della casa editrice consultate il sito:</strong><br />
<a href="http://78.6.11.203/Arcolaio/">http://78.6.11.203/Arcolaio/</a></p>
<p>_____________</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/05/catalogo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1443" title="catalogo" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/05/catalogo.jpg?w=149&#038;h=28" alt="" width="149" height="28" /></a></p>
<p style="text-align:left;"><em> </em></p>
<p><em>Dall&#8217;amicizia alla donazione di sé </em><strong> Laura Paolini</strong>/<em>La stirpe del mare </em><strong> Gianluca Chierici</strong>/<em>Come all&#8217;origine dell&#8217;aria</em> <strong>Filippo Davoli</strong>/<em>Uodishallo </em><strong> Emidio Montini</strong>/<em>I giorni dell&#8217;acqua </em><strong> Rossella Renzi</strong>/<em>nel respiro</em> <strong>Paolo Fichera</strong>/<em>Cercavi tra l&#8217;erba le parole </em><strong> Roberto M. Masini</strong>/<em>Ma ciò che resta lo istituiscono i poeti </em><strong> Daniele Referza</strong>/<em>Io cane</em> <strong>Roberto Cogo</strong>/<em>Ruderi del Tauro </em><strong> Enrico De Lea</strong>/<em>Minuta di silenzio </em><strong> Lorenzo Mari</strong>/<em>Canti onirici </em><strong> Silvia Comoglio</strong>/<em>La parola data </em><strong> Giovanni Nuscis</strong>/<em>Gli affanni, gli agi e la speranza</em> <strong>Giorgio B. Squarotti</strong>/<em>Dire</em> <strong>Fabio Michieli</strong>/<em>Canzoniere I </em><strong> Gianluca D&#8217;Andrea</strong>/<em>L&#8217;inclinazione al cerchio </em><strong> Iliana de Monte</strong>/<em>Cosmesi </em><strong> Tonino Vaan</strong>/<em>Livorno</em> <strong>Mauro Germani</strong>/<em>Interno, Esterno </em><strong> Salvatore Della Capa</strong>/<em>Bucare la polvere </em><strong> Katia Zattoni</strong>/<em>Humus </em><strong> Francesco M. Tipaldi</strong>/<em>Giorni manomessi </em><strong> Roberto Ceccarini</strong>/<em>Stanze del viaggiatore virale </em><strong> Giovanni Turra Zan</strong>/<em>La lepre cede il passo all&#8217;oro </em><strong> Francesca Sallusti</strong>/<em>Ciclo di Giuda </em><strong> Lorenzo Carlucci</strong>/<em>Gli incendi </em><strong> Filippo Davoli</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1438/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1438/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1438&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>CARTA BIANCA &#8211; LA FESTA DI ESISTERE</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 13:07:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[MONDO]]></category>

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		<description><![CDATA[mostra fotografica di Manuel Magni video di Stefano Massari CARTA&#124;BIANCA &#8211; spot nuova mostra fotografica + venerdì 7 maggio &#8216;MATERIALI PERSISTENTI&#8217; &#8211; festa con apertivo &#8211; live set acustico Ladeeva+Manuel Magni (chitarra &#8211; basso e voce) dedicato al il 32° anniversario dell&#8217;omicidio mafioso di Peppino Impastato www.cartabianca.name<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1416&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='390' src='http://www.youtube.com/embed/TDhbhpqIGes?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span><br />
mostra fotografica di <strong>Manuel Magni </strong>video di <strong>Stefano Massari</strong></p>
<p><strong>CARTA|BIANCA &#8211; spot nuova mostra fotografica + venerdì 7 maggio &#8216;MATERIALI PERSISTENTI&#8217; &#8211; festa con apertivo &#8211; live set acustico Ladeeva+Manuel Magni (chitarra &#8211; basso e voce) dedicato al il 32° anniversario dell&#8217;omicidio mafioso di Peppino Impastato</strong></p>
<p><a href="www.cartabianca.name">www.cartabianca.name</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1416/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1416/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1416&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>THE PURSUIT OF HAPPINESS &#124; Arsenal Gallery &#124; Poznan</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2010/05/01/the-pursuit-of-happiness-arsenal-gallery-poznan/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 14:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

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		<description><![CDATA[THE PURSUIT OF HAPPINESS Louise Adkins, Alexander Bates, Melissa Bugarella, Kathryn Cooper, Andy D’Cruz, Charlie Coffey, Michael Davies, Maddy Dickerson, Tinsel Edwards,  Iames C. Fagan, Ester Faiman, Gene George, Ierome Harrington, Anna Kalwaitys, Merve Kaptan, Maria Kiartansdottir, Aneta Lis, Eva Lis, Tomasz Madaiczak, Ivo Nikic, Herve Perez, Paulina Plachecka, Marianna i Daniel O’Reily, Alicia Rogalska, [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1411&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/05/poh2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1414" title="POH" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/05/poh2.jpg?w=300&#038;h=146" alt="" width="300" height="146" /></a></p>
<p><strong>THE PURSUIT OF HAPPINESS<br />
Louise Adkins, Alexander Bates, Melissa Bugarella, Kathryn Cooper, Andy D’Cruz, Charlie Coffey, Michael Davies, Maddy Dickerson, Tinsel Edwards,  Iames C. Fagan, Ester Faiman, Gene George, Ierome Harrington, Anna Kalwaitys, Merve Kaptan, Maria Kiartansdottir, Aneta Lis, Eva Lis, Tomasz Madaiczak, Ivo Nikic, Herve Perez, Paulina Plachecka, Marianna i Daniel O’Reily, Alicia Rogalska, Mateusz Sadowski, Iustyna Scheuring, Erica Scourti, Emily Paige Short, Michal Tkachenko, Matthew Vedron, Siohban Wanklyn, Liz Wroe, Fani Zguro, Piotr Zylinski<br />
Curators Tekla Wozniak, Zbigniew Kotkiewicz<br />
Arsenal Gallery, Poznan<br />
From May 7 until June 6, 2010</strong></p>
<p>THE PURSUIT OF HAPPINESS Project joined SocialDesignSite, a non-profit organisation that aims to foster a discourse on social design through our international online platform and the organization of and participation in projects, exhibitions, conferences, lectures, etc.  THE  PURSUIT OF HAPPINESS Project is looking for contributors for its upcoming publication. The publication will anticipate and promote series  of exhibitions and talks. With help of academics and art students, creative and critical writing practitioners we aim to prepare a strong background for upcoming events and develop a critical discourse on The Pursuit of Happiness. Selected for the publication texts will be presented in the book along with the artworks submitted to the project. The  curators encourage all of you considering participation in the project to familiarize with the participating audio-visual artists&#8217; works and a brief introduction to THE PURSUIT OF HAPPINESS Project . They are available on the project&#8217;s website:</p>
<p><strong>galeria miejska arsenał</strong></p>
<p>stary rynek 3<br />
61-772 poznań<br />
poland<br />
<strong>tel/fax </strong><br />
work  +48 61 852 95 01<br />
work  +48 61 852 95 02<br />
arsenal@arsenal.art.pl<br />
<a href="www.arsenal.art.pl">www.arsenal.art.pl</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1411/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1411/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1411&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">POH</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Antoine D&#8217;Agata &#8211; &#8220;L&#8217;image d&#8217;après&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 16:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

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		<description><![CDATA[<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1409&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='390' src='http://www.youtube.com/embed/J5yMHDOMrzM?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1409/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1409&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Tirannide</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2010/04/24/tirannide/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 12:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[MONDO]]></category>

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		<description><![CDATA[Vittorio Alfieri &#8220;Tirannide indistintamente appellar si debbe ogni qualunque governo in cui, chi è preposto all&#8217;esecuzione delle leggi può farle, distruggerle, interpretarle, impedirle, sospenderle o anche soltanto eluderle con sicurezza d&#8217;impunità. E quindi o questo infrangileggi sia ereditario o elettivo, usurpatore o legittimo, uomo buono o tristo, uno o molti, a ogni modo, chiunque ha [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1403&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/04/manichini.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1404" title="manichini" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/04/manichini.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><strong>Vittorio Alfieri</strong></p>
<p>&#8220;Tirannide indistintamente appellar si debbe ogni qualunque governo in cui, chi è preposto all&#8217;esecuzione delle leggi può farle, distruggerle, interpretarle, impedirle, sospenderle o anche soltanto eluderle con sicurezza d&#8217;impunità. E quindi o questo infrangileggi sia ereditario o elettivo, usurpatore o legittimo, uomo buono o tristo, uno o molti, a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva che basti a ciò fare, è tiranno, ogni società che lo ammetta è tirannide, ogni popolo che lo sopporta è schiavo&#8221;.</p>
<p>“Dalla paura di tutti nasce nella tirannide la viltà dei più. Ma i vili in supremo grado necessariamente son quelli, che si avvicinano più al tiranno, cioè al fonte di ogni attiva e passiva paura. Grandissima perciò, a parer mio, passa la differenza fra la viltà e la paura. Può l’uomo onesto, per le fatali sue natìe circostanze, trovarsi costretto a temere; e temerà costui con una certa dignità; vale a dire, egli temerà tacendo, sfuggendo sempre perfino l’aspetto di quell’uno che tutti atterrisce, e fra se stesso piangendo, o con pochi a lui simili, la necessità di temere, e la impossibilità d’annullare, o di rimediare a un così indegno timore. All’incontro, l’uomo già vile per propria natura, facendo pompa del timor suo, e sotto la infame maschera di un finto amore ascondendolo, cercherà di accostarsi, d’immedesimarsi, per quanto egli potrà, col tiranno: e spererà quest’iniquo di scemare in tal guisa a se stesso il proprio timore, e di centuplicarlo in altrui.”<br />
<strong><br />
</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1403/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1403/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1403&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>

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	</item>
		<item>
		<title>&#8220;Grazia De&#8217; Fiori&#8221; Simone Franco, Simone Giorgino e Orodè Deoro</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2010/03/20/grazia-de-fiori-simone-franco-simone-giorgino-e-orode-deoro/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 09:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginazero.wordpress.com/?p=1394</guid>
		<description><![CDATA[Omaggio a Carmelo Bene, nell&#8217;ottavo anniversario della sua morte. 16 marzo 2010, Fondo Verri di Lecce. Un estratto di &#8220;Grazia De&#8217; Fiori&#8221;: performance pittorica di Orodè Deoro e letture dal poema beniano &#8220;&#8216;L MAL DE&#8217; FIORI&#8221; del poeta Simone Giorgino e dell&#8217;attore Simone Franco, con selezione musicale a cura degli stessi e di Andrea Cariglia.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1394&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='390' src='http://www.youtube.com/embed/0F5kjx1fUHk?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span>
<p><strong>Omaggio a Carmelo Bene, nell&#8217;ottavo anniversario della sua morte.</strong></p>
<p><strong>16 marzo 2010, Fondo Verri di Lecce.</p>
<p>Un estratto di &#8220;Grazia De&#8217; Fiori&#8221;: performance pittorica di Orodè Deoro e letture dal poema beniano &#8220;&#8216;L MAL DE&#8217; FIORI&#8221; del poeta Simone Giorgino e dell&#8217;attore Simone Franco, con selezione musicale a cura degli stessi e di Andrea Cariglia.</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1394/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1394&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Il golem è un sosia</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2010/03/19/il-golem-e-un-sosia/</link>
		<comments>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2010/03/19/il-golem-e-un-sosia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 14:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginazero.wordpress.com/?p=1390</guid>
		<description><![CDATA[Scena dal film muto Der Golem, wie er in die Welt kam (1920) di Paul Wegener Nel racconto di Jorge Luis Borges c’è un uomo che guarda al golem, al simulacro che sta sognando. Nell’opera di Maria Korporal è viceversa il golem a guardare; e quanto appare riflesso dagli schermi è ciò che il suo occhio scruta. Ma il golem è anche un sosia, un’immagine di noi, emulsionata in una fisica dirimpetta, da un nostro atto immaginativo iniquo, in [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1390&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/750px-golem_0011.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1391" title="750px-golem_0011" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/750px-golem_0011.jpg?w=300&#038;h=240" alt="" width="300" height="240" /></a></p>
<p><em>Scena dal film muto Der Golem, wie er in die Welt kam (1920) di Paul Wegener</em></p>
<p>Nel racconto di Jorge Luis Borges c’è un uomo che guarda al golem, al simulacro che sta sognando. Nell’opera di Maria Korporal è viceversa il golem a guardare; e quanto appare riflesso dagli schermi è ciò che il suo occhio scruta. Ma il golem è anche un sosia, un’immagine di noi, emulsionata in una fisica dirimpetta, da un nostro atto immaginativo iniquo, in cui ci si plasmi, o per verità o per morte, assoluti, e senza nessuna variabile nell’ambito di questo spettro. Se il golem è anche questo, noi stessi, come sembra suggerire l’opera di Maria Korporal, ne risultiamo al suo occhio, simulacri che si sognano riflessi da una teoria di schermi. E come il golem, fantocci devoluti al loro stesso occhio, che si credono umani, inseguendo il sogno di apparire. E si ribellano solo nel caso in cui si voglia disinnescare la loro immagine, cancellando un’iniziale (Viviana Scarinci)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1390/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1390/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1390&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Che cos’è un golem?</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 16:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maria Korporal Che cos’è un Golem? In ebraico antico la parola sembra che abbia significato l’embrione umano, l’esistenza imperfetta prima della creazione. Il nome appare nella Bibbia al verso 16 del salmo 138: “I Tuoi occhi videro il mio golem…” Nella filosofia ebraica del medioevo il termine indicava materia viva ma ancora senza forma. [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1384&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/maria-golem-1.jpg"><img class="size-full wp-image-1383 aligncenter" title="maria-golem-1" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/maria-golem-1.jpg?w=294&#038;h=299" alt="" width="294" height="299" /></a></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><strong>di Maria Korporal</strong></p>
<p style="text-align:left;">Che cos’è un Golem? In ebraico antico la parola sembra che abbia significato l’embrione umano, l’esistenza imperfetta prima della creazione. Il nome appare nella Bibbia al verso 16 del salmo 138: “I Tuoi occhi videro il mio golem…” Nella filosofia ebraica del medioevo il termine indicava materia viva ma ancora senza forma. Nella Germania del XII-XIII secolo i mistici hassidici sperimentavano un rito oscuro, dove il potere cabalistico dell’alfabeto ebraico veniva usato per manipolare la materia terrosa fino ad animarla, cioè a crearne un “golem”; una specie di simulazione della creazione di Adamo dal fango. Queste usanze mistiche e filosofiche diedero vita ad una serie di leggende sul Golem, che diventò uno dei più importanti temi del folklore ebraico e della letteratura yiddish. Queste leggende hanno in comune un rabbino o un cabalista che crea un fantoccio d’argilla, con sulla fronte scritta la parola EMETH, che vuol dire verità e che possiede il potere di animare la creatura. Il Golem può essere disattivato cancellando la prima lettera, facendolo crollare a terra sotto il potere di METH, cioè morte. In molte versioni il Golem viene creato per proteggere gli ebrei dai loro innumerevoli nemici sempre pronti alle calunnie antisemitiche e alle persecuzioni, in altre appare come automa o robot primitivo per aiutare nei lavori domestici. Di solito il Golem viene descritto come un simpatico e goffo individuo. Tuttavia, in quasi tutte le storie si arriva sempre ad un momento fatale: il rabbino dimentica di cancellare la lettera del potere per disattivare il Golem quando non serve, e il fantoccio d’argilla cresce a dismisura fino a scatenarsi e a minacciare il suo creatore. Alla fine si riesce sempre a sopraffare la creatura.<span id="more-1384"></span><br />
Ci sono chiare affinità tra la leggenda del Golem e quella dell’Homunculus di Paracelso, un piccolo uomo creato in una storta o in un vaso, che appare in testi alchemici del Rinascimento e di cui fece menzione anche Goethe nel suo Faust. Altre analogie possiamo trovare nel romanzo gotico Frankenstein di Mary Shelley pubblicato nel 1818.<br />
Durante il diciannovesimo secolo fino ai giorni nostri, il Golem è diventato un punto di partenza per creativi: dagli scrittori ai cineasti, dai filosofi agli scienziati, che di volta in volta lo hanno trasformato in un simbolo della tecnica moderna, cattiva o buona che essa sia. Tra le numerose opere letterarie che hanno come protagonista il Golem o i suoi derivati, spicca Der Golem di Gustav Meyrink, scrittore e occultista praghese, pubblicato per la prima volta nel 1915. Questo romanzo tratta la leggenda in modo piuttosto singolare: nella Praga della fine del ‘800, tutto quello che è rimasto del Golem è una piccola statuetta di argilla, conservata nella Vecchia Sinagoga, dopo averlo disattivato definitivamente. Tuttavia, qualcosa della leggenda è ancora viva tra gli abitanti del Ghetto; generazioni dopo generazioni testimoniano di aver visto il Golem. Si manifesta una volta ogni trentatré anni, appare sulle strade di Praga e alla fine sparisce sempre in un certo palazzo, in una stanza senza porte, nella quale nessuno mai è riuscito entrare. Nonostante le descrizioni abbastanza concrete della figura, il Golem rimane una forma vuota, che viene animata da chi lo incontra. Der Golem di Meyrink viene spesso considerato come l’incarnazione dello spirito del ghetto ebraico, ovvero dell’immaginario collettivo di un popolo. Allo stesso tempo però si pone il problema dell’identità individuale: l’immaginato si confonde con l’immaginatore. È significativo che il protagonista del romanzo, l’orefice Athanasius Pernath, riconosce nel Golem le sue proprie fattezze. Il Golem è il suo sosia, e, nel corso della storia, le identità si vanno mischiando sempre di più. Pernath finisce per trovarsi nella stanza senza finestre, cioè la parte della mente non accessibile alla coscienza normale. Diventa sempre più difficile distinguere la verità dalla falsità. La confusione raggiunge il suo culmine nell’ultimo capitolo del romanzo. Qui il vero protagonista del libro si sveglia da un lungo e tormentato sonno: tutta la storia è stata un sogno. Il sognatore Pernath è a sua volta sognato e, come risulta alla fine del libro, è stato proprio lui a indurre il protagonista al sogno (tramite potere alchimico- cabalistico, elemento sempre presente nei libri di Meyrink).<br />
“Il sognatore sognato” è un tema molto affascinante che possiamo trovare anche nel bellissimo racconto “Le rovine circolari” (Finzioni, 1944) di Jorge Luis Borges, poeta e scrittore argentino, maestro dell’immaginario. L’autore stesso rivela le affinità tra questo racconto e la sua poesia “Il Golem”, nel Prologo della raccolta L’altro, lo stesso (1964). La storia “Le rovine circolari” è di grande interesse. Il protagonista si è proposto di sognare un uomo, “voleva sognarlo con minuziosa interezza e imporlo alla realtà”. Anni passano, centinaia di notti di sogni prima caotici, poi teorici, e alla fine, passo per passo, il sognatore riesce a concretizzare un uomo. Comincia con il cuore: “Lo sognò attivo, caldo, segreto, della grandezza d’un pugno serrato, color granata nella penombra d’un corpo umano ancora senza volto né sesso; con minuzioso amore lo sognò, durante quattordici lucide notti. Ogni notte lo percepiva con maggiore evidenza. Non lo toccava: si limitava ad esserne testimone, a osservarlo, talvolta a correggerlo con lo sguardo. Lo percepiva, lo viveva, da molte distanze e sotto molti angoli. La quattordicesima notte sfiorò con l’indice l’arteria polmonare e poi tutto il cuore, di fuori e di dentro. L’esame lo soddisfece.” Notti e notti ancora, e finalmente il sognatore è riuscito a realizzare la sua creatura. L’uomo sognato non si distingue da un uomo vero, tranne per il fatto che è insensibile al fuoco. Alla fine del racconto, le rovine circolari (le rovine di un tempio antico, dove si è svolta la storia) vengono colpite da un incendio. Il protagonista, ormai invecchiato, invece di fuggire decide di restare lì: “Pensò, un istante, di rifugiarsi nell’acqua; ma comprese che la morte veniva a coronare la sua vecchiezza e ad assolverlo dalle sue fatiche. Andò incontro ai gironi di fuoco: che non morsero la sua carne, che lo accarezzarono e inondarono senza calore e senza combustione. Con sollievo, con umiliazione, con terrore, comprese che era anche lui una parvenza, che un altro stava sognando.”<br />
In genere, il Golem è muto; solo Dio è in grado di dare la parola alle sue creature, ed è stato l’Uomo l’unico eletto a ricevere questo dono. Eppure, sì, fino a un paio di anni fà si poteva sentire la voce del Golem: da martedì a venerdì, alle 8:35 su Radio Rai Uno andava in onda “Golem”, un divertente programma radiofonico ideato e condotto da Gianluca Nicoletti, che parlava  del mondo della televisione in vena satirica e ne faceva una intelligente critica. Perché Nicoletti ha scelto il nome “Golem”? Nel suo libro Golem. Idoli e televisioni (pubblicato da RAI-ERI nel 1999), racconta di essere rimasto affascinato dal film Der Golem, girato e interpretato da Paul Wegener negli anni venti: “Mi aveva colpito la drammatica inespressività del robot protagonista, ridicolo fantoccio con illusione di umanità. Proprio il prototipo dell’uomo televisivo.” Dopo un approfondimento della leggenda e dei suoi derivati, sottolineando che, in tutte le versioni, il Golem finisce sempre a rivoltarsi verso il proprio creatore (“convince se stesso di esistere”), Nicoletti conclude: “Non è difficile a questo punto identificare la grande macchina, il macroGolem, il robot antesignano di tutti i mostri di Frankenstein, Robocop, Terminator e cyborg di varia natura, ora nella sua ultima manifestazione di mostro collettivo, impersonale e altamente virale. Ce lo troviamo di fronte per gran parte del nostro tempo utile, ci osserva con lo sguardo da ciclope, ci studia e ci riproduce, anzi ci copia nel suo delirio senza uscita di creatura e creatore allo stesso tempo.”</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1384/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1384/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1384&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>“L’occhio del golem” di Maria Korporal</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 06:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“voleva sognarlo con minuziosa interezza e imporlo alla realtà. (…) Lo sognò attivo, caldo, segreto, della grandezza d’un pugno serrato, color granata nella penombra d’un corpo umano ancora senza volto né sesso; con minuzioso amore lo sognò, durante quattordici lucide notti. Ogni notte lo percepiva con maggiore evidenza. Non lo toccava: si limitava ad esserne [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1368&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">“voleva sognarlo con minuziosa interezza e imporlo alla realtà. (…) Lo sognò attivo, caldo, segreto, della grandezza d’un pugno serrato, color granata nella penombra d’un corpo umano ancora senza volto né sesso; con minuzioso amore lo sognò, durante quattordici lucide notti. Ogni notte lo percepiva con maggiore evidenza. Non lo toccava: si limitava ad esserne testimone, a osservarlo, talvolta a correggerlo con lo sguardo. Lo percepiva, lo viveva, da molte distanze e sotto molti angoli. La quattordicesima notte sfiorò con l’indice l’arteria polmonare e poi tutto il cuore, di fuori e di dentro. L’esame lo soddisfece.”</p>
<p style="text-align:left;"><em>Le rovine circolari  (Finzioni, 1944) di Jorge Luis Borges</em></p>
<blockquote style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/1.jpg"><img class="size-full wp-image-1367 aligncenter" title="1" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/1.jpg?w=248&#038;h=285" alt="" width="248" height="285" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">
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</blockquote>
<p style="text-align:justify;">
<blockquote style="text-align:center;"><p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/2.jpg"></a></p></blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-1369 aligncenter" title="2" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/2.jpg?w=300&#038;h=203" alt="" width="300" height="203" /></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
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<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1370" title="3" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/3.jpg?w=151&#038;h=263" alt="" width="151" height="263" /></a><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1371" title="4" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/4.jpg?w=148&#038;h=263" alt="" width="148" height="263" /></a><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1372" title="5" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2010/03/5.jpg?w=154&#038;h=278" alt="" width="154" height="278" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
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<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Le fotografie  si riferiscono a “L’occhio del golem” di Maria Korporal. L’opera la si potrebbe definire un’istallazione <em>reale</em>, in quanto occupa una porzione di spazio piuttosto rilevante e si sviluppa soprattutto in altezza. Come si evince dalle fotografie essa appare esternamente come un cilindro costituito da piccoli schermi, i quali riflettono lo sviluppo di un motivo unitario che segue la curvatura dell’esterno dell’opera. Il cilindro custodisce al suo interno l’occhio del golem (Viviana Scarinci)</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:justify;">
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><em><br />
</em></p>
</blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1368/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1368/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1368&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>LA POESIA NELLA RETE</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 06:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[PoesiaPresente e Poesia teXtura Festival 2010 Per il terzo anno consecutivo le associazioni Mille Gru (PoesiaPresente) e delleAli (Poesia teXtura Festival) incrociano le proprie strade. Dopo aver presentato, per la prima volta insieme, Mariangela Gualtieri e Mauro Ermanno Giovanardi (poesia e musica &#8211; 2008) e “Fra le mura”, di Maria Arena, con Rosaria Lo Russo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1364&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PoesiaPresente e Poesia teXtura Festival 2010</strong></p>
<p>Per il terzo anno consecutivo le associazioni Mille Gru (PoesiaPresente) e delleAli (Poesia teXtura Festival) incrociano le proprie strade. Dopo aver presentato, per la prima volta insieme, Mariangela Gualtieri e Mauro Ermanno Giovanardi (poesia e musica &#8211; 2008) e “Fra le mura”, di Maria Arena, con Rosaria Lo Russo e Daniela Orlando (poesia e danza &#8211; 2009), quest’anno il festival indagherà il rapporto tra “poesia, arti visive e nuove tecnologie” con Nanni Balestrini, Giovanni Fontana, Stefano Massari e Giacomo Verde (che per teXtura terrà anche un video-laboratorio).<br />
La terza serata è dedicata espressamente al rapporto tra poesia e rete:</p>
<p><strong>LA POESIA NELLA RETE</strong><br />
Spazi virtuali e immaginari poetici<br />
A cura di Sebastiano Aglieco<br />
Vimercate, Biblioteca civica, piazza Unità d’Italia 2 g<br />
<strong>Sabato 17 aprile ore 15/19</strong></p>
<p>Temi:<br />
I blog più rappresentativi di poecast.<br />
La poesia e i poeti in facebook.<br />
Gli editori di poesia in rete.<br />
Spazi personali e alternativi.<br />
Arti e poesia: videopoesia, immagini, progetti di lettura.<br />
Dalla rete alla carta stampata: due esperienze di critica letteraria e una antologia:<br />
<em>Radici delle isole</em>,<em> </em>di Sebastiano Aglieco<br />
<em>Poesia e finitezza</em>, di Stefano Guglielmin<br />
<em>Leggere variazioni di rotta</em>, a cura di Liberinversi</p>
<p>Gli amici poeti, critici, editori, organizzatori di eventi che utilizzano la Rete come mezzo di fruizione e di diffusione della poesia, sono tutti invitati a partecipare direttamente alla serata per esporre la propria esperienza. Per esigenze organizzative è necessario rivolgersi a Sebastiano Aglieco scrivendo urgentemente a: narcyso@virgilio.it</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1364/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1364&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Holan Pasolini. L&#8217;ossimoro della finestra</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/12/22/holan-pasolini-lossimoro-della-finestra/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 17:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIA]]></category>

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		<description><![CDATA[dal blog di Viviana Scarinci: Holan Pasolini. L&#8217;ossimoro della finestra di Giovanni Raboni Nessuno di noi vuole per altro nascondersi, o nascondere al lettore, che non solo la copertina di questo libro, ma il libro stesso – la sua esistenza, la sua comparsa in questa collana – è o può sembrare una sorta di ossimoro. [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1350&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>dal blog di <a href="http://tattichesiamesi.blogspot.com/">Viviana Scarinci:</a></p>
<h3 class="post-title entry-title"><a href="http://tattichesiamesi.blogspot.com/2009/12/holan-pasolini-lossimoro-della-finestra.html">Holan Pasolini. L&#8217;ossimoro della finestra</a></h3>
<p><a href="http://1.bp.blogspot.com/_KoFjV_mr2vU/Sy20Dxqe8ZI/AAAAAAAAAm4/lGoPEChBA18/s1600-h/holan.JPG"><img style="width:267px;float:left;height:400px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://1.bp.blogspot.com/_KoFjV_mr2vU/Sy20Dxqe8ZI/AAAAAAAAAm4/lGoPEChBA18/s400/holan.JPG" border="0" alt="" /></a></p>
<div><strong>di Giovanni Raboni<br />
</strong><br />
Nessuno di noi vuole per altro nascondersi, o nascondere al lettore, che non solo la copertina di questo libro, ma il libro stesso – la sua esistenza, la sua comparsa in questa collana – è o può sembrare una sorta di ossimoro. Quando, nel 1975, compì settant’anni Holan, una rivista italiana (…) pubblicò, assieme a una sua breve poesia inedita (…) anche dei versi, pure inediti, di Pasolini, intitolati “Guardo la finestra chiusa della casa Holan”. E questi versi erano, anzi sono (anzi possono sembrare) un attacco a Holan, che Pasolini descrive come un eremita “divenuto venerabile” la cui privatezza è “vezzeggiata e protetta” dalle “migliori signore borghesi”, un vecchio malato le cui mani “non gli servono più se non a tremare” e che sorbisce “brodi e tè/ come un piccolo sublime porco ferito/ ingrugnato e affabile” un “poeta da teatro” che fa “il gesto di scrivere poesia anziché scrivere poesia” …<br />
Nella decisione di pubblicare questo libro nei “Quaderni di Pier Paolo Pasolini” qualcuno potrebbe vedere, una volontà di paradosso, una bizzarra e un po’ sconsiderata provocazione. Come interpretare come giudicare altrimenti, la presenza di un poeta che Pasolini non amava, al quale Pasolini si rivolgeva con dura estraneità e quasi con ripugnanza, nella collana che porta il suo nome?<br />
Si rassicuri il lettore: le cose non stanno così. Che Pasolini, lungi dal non amare la poesia di Holan, la apprezzasse grandemente e desiderasse conoscerla più di quanto la conosceva, lo prova in modo inequivocabile un articolo uscito il 14 aprile 1974 sul Corriere della Sera (…) : “Un’ombra che prese corpo , un “nome” che è diventato un fatto. Holan è entrato nel novero dei poeti letti”.<span id="more-1350"></span><br />
E allora? Come si conciliano queste parole di naturale “consenso”, di lieta soddisfazione per un incontro ormai realizzato, con il ritratto impietosamente negativo consegnato ai suoi versi? La spiegazione dell’enigma è abbastanza semplice (…) la poesia [contro Holan] non è una poesia a sé stante (…) ma è parte di un lungo travagliato lavoro di Pasolini durato un intero decennio attorno alla sua ultima opera teatrale, Bestie da stile. (…). Intento a scrivere e riscrivere accanitamente, con Bestie da stile, una sorta di autobiografia tragica in cui il protagonista (cioè lui stesso) è “mascherato” da Jan Palach e ambienti e vicende subiscono di conseguenza, pur mantenendo ben visibile in filigrana la loro vera identità cronologia e storia, un puntiglioso e volutamente incredibile “viraggio” praghese, Pasolini fu colpito, leggendo l’”Almanacco dello specchio”, non solo dai testi di Holan, ma anche dalla condizione di Holan, la quale veniva descritta nell’introduzione premessa ai testi delle traduttrice – premessa in cui si poteva leggere, e Pasolini certamente lesse, del “leggendario, volontario isolamento&#8221; del poeta, ossia di come egli, “rinchiuso nella sua casa praghese sull’isola di Kampa” rifiutasse “con drammatica, ormai irreversibile ostinazione, ogni sortita, materiale o metaforica, nel tempo e nello spazio presenti”.<br />
Non occorre essere un detective per capire come l’immaginazione di Pasolini si sia potuta fulmineamente impadronire di questa notizia e, sull’onda della sua suggestione, trasformare Holan in un personaggio aggiunto di Bestie da stile, in una sorta di antagonista a posteriori di Pasolini-Palach. Al “poeta da teatro” che recluso volontariamente nella sua torre d’avorio, fa “il gesto di scrivere poesia” a coltiva la propria “santità” sotto la protezione della migliore borghesia, Pasolini-Palach (non dimentichiamo che è Jan, nel “Frammento” a pronunciare la requisitoria) contrappone la diversissima condizione da lui scelta: “io che mi spendo”, “la possibilità che ho depennato”, “il fatto/ di sé esempio, come tu hai fatto, non era affar mio” (…).<br />
Non credo occorra aggiungere altro(…). Se non temessi di apparire troppo malizioso (…) insisterei (mentre mi limito ad accennarvi) sulla mia impressione che il poeta vezzeggiato, decrepito, e tremante, ritrovato nei versi di Pasolini assomigli infinitamente di più al vecchio Montale che a Holan, di cui chi andò a trovarlo in quegli anni (cosa che Pasolini, a quanto mi risulta, non fece, né allora ne mai) ricorda la sanguigna robustezza contadina e l’apparentemente incrollabile salute, a dispetto delle micidiali sigarette che fumava di continuo e del fiasco di vino rosso che teneva accanto a sé sul tavolo del suo studio-fortezza.</div>
<blockquote><p>…Qualcosa<br />
è assente nei lombi e nell’ombelico della terra.<br />
Anche a noi manca molto, quando amiamo:<br />
così l’amore o l’oblio di se stessi …</p></blockquote>
<p><strong>Morte</strong></p>
<p>Da tempo ci troviamo faccia a faccia,<br />
tu come tu e io come paura.<br />
Di te non so nulla. E tu, sai cos’è la vita?<br />
E cosa i tuoi occhi? Può darsi<br />
che tu veda tutto mentre io non vedo che te.<br />
Ma quello che giù nella femmina è<br />
aperto mi sgomenta come la tua bocca da baciare,<br />
che si rifiuta cocciuta da muta,<br />
e attende ed è attesa…</p>
<p><strong>Lamento di Troia<br />
</strong><br />
I testicoli del dramma. La prostata<br />
dei combattimenti dei galli dinanzi a un ombelico di donna.<br />
Il pube di Elena, rischiarato<br />
dall’incendio di Troia … Ma<br />
il lamento, quell’antico lamento,<br />
da qualche angolino, da miseri cateti<br />
in cui già non dovrebbe più dolore,<br />
ma quel lamento che si moltiplicò<br />
per l’abbandono, e perché testimoni<br />
non si volevano oculari<br />
e il cordoglio non si sapeva firmare –<br />
ma quel lamento che attirò un soldato<br />
il quale, trafiggendo Ecate,<br />
disse: L’urina di una vecchia brucia anche il ràfano!</p>
<p><strong>Vita<br />
</strong><br />
Mentre chissà dove al cospetto d’una madre di dolore<br />
a cui morì una figliola<br />
hanno fermato tutti gli orologi<br />
perché lei non sapesse quando avrà luogo il funerale –<br />
qui, proprio qui,<br />
un piccino entra in una botteguccia<br />
e chiede mezzo chilo<br />
di riso per il cane: “Al babbo<br />
piace tanto” dice.<br />
E ieri un bambino è nato lì vicino.<br />
Quando l’hanno mostrato, oggi, alla madre<br />
lei ha detto “ Ha cinque ciglia in tutto<br />
a entrambi gli occhi …”</p>
<p><strong>Il tramonto del sole</strong></p>
<p>Il deretano del cielo sferza da un acquivento<br />
fino al sangue …E ancora in disparte<br />
di nuvolaglie le garze …Con certezza<br />
non è data sapere che cosa là in fondo<br />
la terra patisce, prima di passarlo …<br />
Ma gli uomini furiosamente<br />
mordono quello che amano:<br />
la frutta, le labbra e i seni …<br />
Però solo i bambini possono ancora,<br />
ma non posso oltre …Non c’è speranza<br />
che si trovi una palla nel loro campo da gioco …</p>
<p><strong>Vi prego</strong></p>
<p>Si, anche il cordoglio è una passione,<br />
la quale ama, ma non capisce<br />
né ciò che è rifiutato, né l’opposto limite…<br />
Che altro può fare se non<br />
appoggiarsi in se stessa<br />
così, di contro a ciò che è stato omesso,<br />
quando vien meno tutto il resto<br />
a un tal segno che non si giungerebbe a fine?<br />
Sì, anche il cordoglio è un passione,<br />
che capisce, ma senza amore …</p>
<p><strong>Non<br />
</strong><br />
La tempesta…A metà del cammino ti ha su per giù sorpreso,<br />
da dove non c’è mezzo tu torni e mezzo non c’è che tu prosegua,<br />
e sopraggiunge un alcunché di diverso<br />
e giunga or ora a questo …<br />
L’erba il cespuglio l’albero più s’avvicinano<br />
quando sono fuggiti …Gli animali<br />
è come se avessero il sesso giusto in paradiso …<br />
Il serpente soltanto si lascerebbe sedurre<br />
dal latte della primipara, ma anch’esso<br />
cerca dove essere il più solo<br />
per una lunga distanza<br />
e nel sangue senza sangue …Il nero<br />
davanti al nero arretra …Non più di quanto creda…</p>
<p><strong>Nasci, pati, mori… </strong><br />
<strong><br />
</strong>(…)<br />
Incapacemente tace la tua vita<br />
perduta nel cuore, non trovata nell’amore…</p>
<p><em>Prefazione e testi estratti da Il poeta murato, Edizioni “Fondo Pier Paolo Pasolini” Roma, 1991</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1350/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1350&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>PRIVATE n. 47</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 16:43:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginazero.wordpress.com/?p=1347</guid>
		<description><![CDATA[Diciotto reportage di autori israeliani per diciotto trame, tra esteriorità, paradossi, psicologia e dramma. Uno sguardo fotografico diverso sulle tante anime di un paese dalle forti contraddizioni: israeliano o palestinese, ricco e povero, moderato ed estremo, tradizionale e secolare, creativo e distruttivo, presente o futuristico, rifugiato, residente, immigrato, sopravvissuto o clandestino, musulmano, ebreo, cristiano, druso [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1347&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/47_promo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1346" title="47_promo" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/47_promo.jpg?w=242&#038;h=300" alt="" width="242" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.privatephotoreview.com/it/index.php">Diciotto reportage </a>di autori israeliani per diciotto trame, tra esteriorità, paradossi, psicologia e dramma. Uno sguardo fotografico diverso sulle tante anime di un paese dalle forti contraddizioni: israeliano o palestinese, ricco e povero, moderato ed estremo, tradizionale e secolare, creativo e distruttivo, presente o futuristico, rifugiato, residente, immigrato, sopravvissuto o clandestino, musulmano, ebreo, cristiano, druso o samaritano.<br />
Un itinerario tra le contrapposizioni sociali e le differenze religiose dove i confini formano l’identità.<br />
La percezione fotografica dei confini nel paese delle contrapposizioni.</p>
<p>Fotografi</p>
<p>Abir Sultan | Ahikam Seri | Benyamin Reich | Dan Bronfeld | Dvir Stanislav | Eddie Gerald | Elinor Carucci | Felix Lupa | Gaston Zvi Ickowicz | Gili Yaari | Harel Stanton | Julia Komissaroff | Kobi Wolf | Nitzan Hafner | Tomer Appelbaum | Yaakov Israel | Yonathan Weitzman | Yuval Tebol</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1347/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1347/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1347&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>e-book: Aleksandr Kuljachtin</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/12/12/e-book-aleksandr-kuljachtin/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 19:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-BOOK PZ]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginazero.wordpress.com/?p=1342</guid>
		<description><![CDATA[È uscito il nuovo e-book della collana di poesia le betulle nane Versi a Pietroburgo di Aleksandr Kuljachtin per scaricarlo qui: Aleksandr Kuljachtin<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1342&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg" href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2007/12/logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg"><img src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2007/12/logo_pz2thumbnailthumbnail.thumbnail.jpg" alt="logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg" /></a></p>
<p>È uscito il nuovo e-book della collana di poesia <strong>le betulle nane</strong></p>
<p><em>Versi a Pietroburgo </em>di <strong>Aleksandr Kuljachtin</strong><em><br />
</em><strong></strong></p>
<p><strong>per scaricarlo qui:<br />
<a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/aleksandr-kuljachtin.pdf">Aleksandr Kuljachtin</a></strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1342/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1342&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>K.H. Hödicke</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 16:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTI LUNGO LE FRONTIERE]]></category>

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		<description><![CDATA[K.H. Hödicke Senza titolo Tecnica: Gouache su carta Dimensioni: 30&#215;40 cm Anno: 1987 Collezione privata<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1336&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;">K.H. Hödicke<br />
Senza titolo<br />
Tecnica: Gouache su carta<br />
Dimensioni: 30&#215;40 cm<br />
Anno: 1987<br />
Collezione privata<br />
<a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/hodicke.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1335" title="hodicke" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/hodicke.jpg?w=300&#038;h=207" alt="" width="300" height="207" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1336/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1336/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1336&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>fogli d&#8217;occhi#2</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/12/10/fogli-docchi2/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 19:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fogli d&#039;occhi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginazero.wordpress.com/?p=1332</guid>
		<description><![CDATA[<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1332&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/chiara-daino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1331" title="chiara daino" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/chiara-daino.jpg?w=224&#038;h=300" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1332/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1332/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1332&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>

		<media:content url="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/chiara-daino.jpg?w=224" medium="image">
			<media:title type="html">chiara daino</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>e-book: Evgenij Palamarčuk</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/12/10/e-book-evgenij-palamarcuk/</link>
		<comments>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/12/10/e-book-evgenij-palamarcuk/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 16:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-BOOK PZ]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginazero.wordpress.com/?p=1324</guid>
		<description><![CDATA[È uscito il nuovo e-book della collana di poesia le betulle nane Kaliningrad di Evgenij Palamarčuk per scaricarlo qui: Evgenij Palamarčuk<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1324&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg" href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2007/12/logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg"><img src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2007/12/logo_pz2thumbnailthumbnail.thumbnail.jpg" alt="logo_pz2thumbnailthumbnail.jpg" /></a></p>
<p>È uscito il nuovo e-book della collana di poesia <strong>le betulle nane</strong></p>
<p><em>Kaliningrad </em>di <strong>Evgenij Palamarčuk</strong></p>
<p><strong>per scaricarlo qui:<a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/evgenij-palamarcuk.pdf"><br />
Evgenij Palamarčuk</a><br />
</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1324/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1324/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1324&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Poesia Araba &#8211; Sussurri al di là del mare</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 14:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIA]]></category>

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		<description><![CDATA[Su Clepsydra Edizioni, presentazione di una raccolta di quindici poeti di lingua araba. &#8220;Questa raccolta raccoglie diverse testimonianze di come il poeta vede la guerra, la vita, l’amore per l’altro, l’amore per Dio e di come tutto questo influenzi la visione della poesia all’interno di un contesto sociale diverso da quello occidentale. Una poesia molto [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1313&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/cleps1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1312" title="cleps" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/cleps1.jpg?w=85&#038;h=124" alt="" width="85" height="124" /></a> Su Clepsydra Edizioni, presentazione di una raccolta di quindici poeti di lingua araba.</p>
<p>&#8220;Questa raccolta raccoglie diverse testimonianze di come il poeta vede la guerra, la vita, l’amore per l’altro, l’amore per Dio e di come tutto questo influenzi la visione della poesia all’interno di un contesto sociale diverso da quello occidentale. Una poesia molto intima quanto certamente collettiva: si ritorna un po’ al passato leggendo questa poesia, perchè essa si fa promotrice di valori molto forti come l’amore e la fede; di impronta non solo soggettiva ma anche oggettiva. Questa poesia sembra il punto d’incontro delle anime; è la forza che accelera e fa sì che esistano gli incontri tra le persone; è certamente una poesia che continuamente cerca di trasmettere e completare quello che le persone comuni pensano, ma non sanno dire. In un certo senso, si mostra come poesia rivelatrice. Il poeta quindi è colui che rivela al mondo quello che non riesce a dire, a vedere, ad osservare; e lo fa con un linguaggio molto alto, intensamente ricercato perché la parola attraversi i cuori e la mente; perché la parola possa esprimersi, semplicemente.&#8221; (Anila Resuli)</p>
<p>Per scaricare i pdf della raccolta in triplice lingua italiano-inglese-arabo:<a href="http://www.clepsydraedizioni.com/?p=165"> QUI</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rivistapaginazero.wordpress.com/1313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rivistapaginazero.wordpress.com/1313/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1313&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">paolo fichera</media:title>
		</media:content>

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			<media:title type="html">cleps</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Il poeta tuareg: Mahmoudan Hawad</title>
		<link>http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/12/08/il-poeta-tuareg-mahmoudan-hawad/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 13:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo fichera</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIA]]></category>

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		<description><![CDATA[Mahmoudan Hawad. Biografia e poesia a cura di Marco Ribani Scrittore e pittore tuareg, nato nel 1950 in una famiglia nomade a nord di Agadez, in un accampamento della tribù Ikaskazen, appartenente alla confederazione dei Kel Aïr (l’Aïr è un massiccio montuoso situato al nord ovest dell&#8217;attuale Niger). Sua madre e sua zia lo allevarono [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rivistapaginazero.wordpress.com&#038;blog=653576&#038;post=1297&#038;subd=rivistapaginazero&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mahmoudan Hawad.</strong> Biografia e poesia<br />
a cura di <strong>Marco Ribani</strong><br />
<a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/hawad.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1298" title="Hawad" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/hawad.jpg?w=81&#038;h=118" alt="" width="81" height="118" /></a><br />
Scrittore e pittore tuareg, nato nel 1950 in una famiglia nomade a nord di Agadez, in un accampamento della tribù Ikaskazen, appartenente alla confederazione dei Kel Aïr (l’Aïr è un massiccio montuoso situato al nord ovest dell&#8217;attuale Niger). Sua madre e sua zia lo allevarono secondo la tradizione tuareg che egli distingue scrupolosamente dall&#8217;educazione islamica per la quale nutrirà un odio profondo per tutta la sua infanzia. Definisce l&#8217;educazione tuareg non solo come l&#8217;apprendimento della vita nel deserto, della transumanza, della conoscenza e classificazione delle specie (vegetali e animali), ma anche come l&#8217;apprendimento di una cultura trasmessa attraverso cicli di racconti molto elaborati, cinque cicli in tutto, di cui l&#8217;ultimo tiene insieme il tutto. Impara il dominio sulle parole accompagnando suo nonno alle riunioni politiche (chiamate &#8220;asagawar&#8221;) e partecipa con sua madre e lo zio materno agli &#8220;ahal&#8221; le veglie che sono allo stesso tempo scuole di teatro, filosofia e poesia. Oltre a due romanzi, Hawad ha pubblicato una quindicina<br />
di opere poetiche.</p>
<p><a href="http://dailymotion.virgilio.it/video/x7hmzv_hawad_creation">Houles des horizons disegni tuareg su lettura Hawad</a></p>
<p>Attraversando il crepuscolo<br />
Tra la notte e la luna,<br />
passano gli uomini aghi<br />
che l’insonnia ricuce.<br />
Tra la notte e le tombe,<br />
camminano gli uomini.<br />
Tra la luna e l’ombra della palma,<br />
passano gli uomini della penombra, sogno,<br />
uomini che portano a spalla un fucile<br />
e la rete delle strade e dei canti,<br />
uomini rami del loro sogno,<br />
uomini che calzano i ciottoli,<br />
uomini che risalgono la notte<br />
sul campo della notte,<br />
uomini miscuglio di barba e rivolta,<br />
braccia d’uomini,<br />
passano e seminano aurore,<br />
fruste che fustigano i giorni.<br />
O uomini resistenti<br />
Che attraversano il crepuscolo!<br />
Uomini,<br />
ormai siete braccia dell’aurora<br />
e albero del giorno.<br />
Uomini<br />
Non dimenticate le donne,<br />
radici e cime del giorno.<br />
<span id="more-1297"></span><br />
Animale da torchio,<br />
tendiamo la corda della resistenza<br />
tra i deserti e le montagne<br />
sulle reni e le vertebre<br />
di dune e ciottoli.</p>
<p>Mi chiedi cosa ne è del pozzo?<br />
Il pozzo è il nostro sguardo abisso.<br />
Maledette tutte le città e le prigioni<br />
che sbarreranno la strada<br />
alle nostre grida di assalto,<br />
slancio di felini<br />
che spiccano il volo-fulmine.</p>
<p>Tu, l’ingegnere di non so quale imbroglio,<br />
ora ti conosco!<br />
Sei tu il cervello senz’anima<br />
Dei computer della banca mondiale.<br />
Vedo anche te<br />
il suo doppio, il suo complice,<br />
la chiave delle casseforti del FMI.<br />
O voi che avete speculato sull’esclusione<br />
dei miei scheletri vivi di fratelli<br />
smembrati e gettati dalle spalatrici<br />
come un mucchio d’ossa sulle discariche,<br />
a colpi di decreti annunciati alle folle<br />
di Stati bananieri e dei loro capi cannibali<br />
che li osservano con l’acquolina in bocca,<br />
sì, voi, non vi preoccupate.<br />
Ci berrete,<br />
noi, il cancro e il suo aids assetato,<br />
nella tempesta di sabbia<br />
e nelle ceneri delle nostre terre<br />
che non temono gli uragani della borsa.<br />
Ehi tu, l’ex-maestro coloniale tramutato in conquistador,<br />
e tu l’ex legionario, e tu l’ex prete<br />
della pacificazione castrazione dei nostri,<br />
e tu l’ex-ruffiano riformato per essere Gestapo,<br />
tutta un’epoca di ex sessi gonfiabili,<br />
vi taglieremo i popliti e i nervi<br />
della virilità.<br />
Che tu sia maledetto, fratello nostro,<br />
tu, l’orecchio-gola di pappagallo<br />
ridotto a essere mercenario.<br />
Sì, è a te che parlo,<br />
apprendista cuoco di tutte le salse bollite<br />
dove si consumano a fuoco lento i tendini duri di tua madre,<br />
tu, domani, ancor prima che il pestello dell’aurora<br />
abbia triturato la notte perché nasca il giorno,<br />
noi ti metteremo una ventosa sul cranio<br />
e ti faremo sposare il cadavere furioso<br />
di un’adolescente ribelle.</p>
<p>E voi laggiù,<br />
al mercato di Timbuctù, d’Agadez,<br />
di Ghat, di Tamanrasset,<br />
sugli stracci dell’esotismo<br />
e i pezzi di filo spinato degli Stati spretati,<br />
dal concerto dei razzi e delle mitragliatrici,<br />
noi vi faremo ballare il nuovo tango alla moda,<br />
il tango di tutti gli ombelichi vorticosi,<br />
la marcia dei combattenti che si dondolano e vacillano<br />
e cadono e si rialzano<br />
e s’inginocchiano per balzare di nuovo,<br />
e, come fionda, roteare,<br />
gridare, tendersi e rialzarsi,<br />
schizzi di sangue e bava fusa di proiettili,<br />
rame e bronzo in fusione che seminano il lutto,<br />
opera dei vostri tecnici.<br />
Notte e crepuscolo,<br />
mezzogiorno e aurora,<br />
o palpiti esitanti,<br />
lampeggiare epilettico del giorno morente<br />
come un uccello nelle nostre mani,<br />
oh deserto,<br />
da tutti gli angoli della tua vista, tu ci conosci<br />
e noi abbiamo bevuto la luce del tuo sguardo<br />
fino a inghiottire il proiettore delle tue pupille.<br />
O sole, dà vita alle nostre madri combattenti<br />
Che s’impennano ululando, frenesia,<br />
e spezzano il recinto del loro ventre, fardello piegato<br />
dalla carestia, la sete e la sterilità,<br />
per calpestare il pomo d’Adamo della morte.</p>
<p>Sotto il volo dei rapaci,<br />
le madri, le nostre madri, cavalli delle dune,<br />
s’impennano sul dorso scivoloso del caos.<br />
Oh, madri ribelli,<br />
le nostre madri, pilastri<br />
sotto la tempesta degli avvoltoi,<br />
braccia delle nostre madri tese verso il cielo<br />
che prolungano il nostro assalto.<br />
Lode alle madri,<br />
le nostre madri con le mani nude,<br />
armate del cordone ombelicale degli aborti,<br />
i nostri fratelli effimeri<br />
che dissuadono il cielo di abbattersi sul vento.<br />
Vento gemito delle vette<br />
anche tu sei diventato noi.<br />
Vedi come prendiamo le armi<br />
non solo dagli artigli dell’avversario<br />
ma anche dalle braccia dei nostri fratelli precoci<br />
che non sono potuti maturare nove mesi<br />
ma che già, con il loro vigore,<br />
arrosto ovale di cannone,<br />
hanno lacerato la cavità del ventre delle loro madri.<br />
Corde e cinture dei nostri resistenti,<br />
pergamena ruvida, prole delle madri,<br />
o figli, che non avete potuto rifugiarvi<br />
nel seno delle vostre madri<br />
e nemmeno nel ventre della terra,<br />
assimilati dai mitragliatori di Parigi.</p>
<p>Compagno, eco dei nostri gemiti,<br />
se domani quelli della BBC ti domandassero<br />
chi arma la resistenza del sud della barberìa,<br />
urla nel lobo delle loro orecchie:<br />
- sono gli amministratori del FMI<br />
e della banca di Francia<br />
soprattutto quando ci costringono a mangiare<br />
il cadavere dei vecchi e dei bambini,<br />
dei genitori e dei fratelli.</p>
<p>Per la santità,<br />
cervello e sterco della mia asina,<br />
giuro a te, fratello mio,<br />
triste gufo solitario, compagno,<br />
ti giuro che ci restano ancora<br />
le mammelle di fuoco della parola<br />
per nutrire la resistenza<br />
delle cause del mondo<br />
già perse.</p>
<p>Non accetterò nessuna profezia,<br />
nessuna luce, tenebre o grigiore,<br />
soltanto lo guardo rosso e feroce<br />
d’un resistente esausto<br />
che continua a proiettare il suo veleno<br />
sullo sguardo dei vostri dei.</p>
<p>Una resistenza dalla voce velata<br />
è una bomba atomica.<br />
La offro a tutti coloro<br />
che desiderano frantumare il cervello<br />
dei loro dei.</p>
<p>I nostri cadaveri, che han ricevuto più volte il colpo di grazia,<br />
i nostri cadaveri che a causa del diktat<br />
dei carri armati e dei decreti<br />
non sono stati resi<br />
al ventre della terra,<br />
i nostri cadaveri sono esplosivi<br />
e li lascio a tutti gli esclusi<br />
dall’eredità delle banche<br />
di questo mondo.<br />
I nostri cadaveri sono esplosivi.<br />
Per ogni popolo assassinato sulla sua terra,<br />
non ci sono armi più sicure<br />
del divieto di rendere i suoi martiri<br />
al ventre della terra.<br />
Tutti gli altri bagagli della resistenza,<br />
sono i voli degli avvoltoi<br />
che li distribuiscono nel vento<br />
come l’allergia epilettica e contagiosa<br />
della violenza.</p>
<p>Voi, brava gente,<br />
immaginate tutto un popolo,<br />
un popolo per il quale i suoi fantasmi,<br />
come formiche,<br />
lavorano notte e giorno.</p>
<p>(<em>Tradotto dal tuareg (tamajaght)in francese dall&#8217;autore e da Hélène Claudot-Hawad e dal francese in italiano da Angela Biancofiore</em>)</p>
<p>Io vago errante<br />
Io vago errante, io sono folle, nudo,<br />
elegante, faccio smorfie, sorridente<br />
dietro la polvere della carovana<br />
che risale dal deserto verso l’oasi<br />
dove sgorgano le sorgenti dell’Unità.</p>
<p>O mie cavalcature<br />
nate il mio stesso giorno,<br />
io ho lasciato le provviste per il viaggio<br />
a quelli che non sanno fare a meno<br />
del latte della loro madre.</p>
<p>La mia ombra si moltiplica<br />
nello specchio dei miraggi.<br />
Sete.<br />
Mi sfiora il volteggio<br />
delle aquile dell’ultimo respiro.<br />
Il sole calante arrossa<br />
i miei orizzonti.<br />
Sangue.</p>
<p>Io non ho paura della morte,<br />
non ammiro affatto la vita.<br />
Niente mi turba, tranne queste piccole farfalle<br />
svanite sulla loro rosa d’amore.</p>
<p>Non c’è per me altro punto d’arrivo<br />
che la stella della mia follia.<br />
Quando il velo della fatica mi avvolgerà<br />
io cadrò sulla sabbia,<br />
granello tra i granelli.<br />
Come guanciale<br />
la mia mano che rivela<br />
i sogni di prima ch’io esistessi.<br />
Come compagno<br />
il silenzio in cui trova riparo<br />
il respiro di ogni creatura.</p>
<p>Di scritti e di parole<br />
io non conosco l’ombra,<br />
perché mia madre non m’ha insegnato altro<br />
che interpretare l’incresparsi della sabbia<br />
dove scompaiono la tracce di ogni vita.</p>
<p>Un tetto io non ce l’ho<br />
per poterlo rimpiangere.<br />
La tenda della realtà<br />
si trova oltre il bivacco delle stelle<br />
che corrono verso altre vie lattee.<br />
Il giorno in cui tremerà la terra<br />
chi si trova abbandonato al suolo<br />
si rialzerà.</p>
<p>Quando il mio corpo cadrà sfinito<br />
seppellitelo laggiù, sotto la duna,<br />
il midollo farà da humus.<br />
La mia anima partirà gridando come un cammello<br />
verso gli oceani<br />
di cui nessuno custodisce gli accessi.</p>
<p>(<em>Da: Hawad, “Carovana della sete”, Ignazio Maria Gallino Editore, Milano 2001</em>)</p>
<p>Al figlio del nomade<br />
Calza i tuoi sandali<br />
e cammina sulla sabbia<br />
che nessuno schiavo ha mai calpestato.<br />
Sveglia la tua anima<br />
e bevi alle sorgenti<br />
che nessuna farfalla ha mai sfiorato.<br />
Dispiega i tuoi pensieri<br />
verso le vie lattee<br />
che nessun folle ha osato sognare.<br />
Respira il profumo dei fiori<br />
che nessuna ape ha mai corteggiato.<br />
Allontanati dalle scuole e dai dogmi:<br />
i misteri del silenzio<br />
che il vento rileva alle tue orecchie<br />
ti bastano.<br />
Allontanati dai mercati e dalla gente<br />
ed immagina la fiera delle stelle<br />
dove Orione allunga la sua spada,<br />
dove sorridono le Pleiadi<br />
intorno alla fiamme della Luna,<br />
dove neppure un fenicio ha lasciato le sue tracce.<br />
Pianta la tua tenda negli orizzonti<br />
dove nessuno struzzo ha pensato di celare le sue uova.<br />
Se tu vuoi risvegliarti libero<br />
come un falco che plana nei cieli,<br />
l’esistenza ed il nulla sospesi<br />
alle sue ali,<br />
la vita, la morte.</p>
<p>***<br />
<strong>Un occhio alla poesia del nomade </strong><br />
di <strong>Marco Ribani </strong><br />
<a href="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/farfalla-su-bomba.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1299" title="farfalla su bomba" src="http://rivistapaginazero.files.wordpress.com/2009/12/farfalla-su-bomba.jpg?w=150&#038;h=109" alt="" width="150" height="109" /></a></p>
<p>&#8220;L&#8217;obbiettivo non è quindi quello di rovesciare il re, che rappresenta la morte, e prendere il suo posto, ma semmai quello di mettere la vita al posto del re.&#8221; Marco Ribani</p>
<p>Uno sguardo superficiale potrebbe indugiare sull&#8217;aspetto per così dire, pittoresco, del poeta performer Hawad, ma il mondo da cui nasce la sua poesia è invece molto complesso, radicato nella tradizione, elaborato secondo un preciso riferimento religioso filosofico, creato con atti che si inseriscono appieno nella modernità dell&#8217;arte. Tre, mi pare, sono le parole chiave per spiegare sinteticamente il mondo di Hawad: Nomadismo, Corpo, Poesia.</p>
<p><em>Nomadismo</em></p>
<p>Dice Hawad in una sua importante intervista: “La Mecca è il nome musulmano di Certezza. Il pellegrino è, per certi aspetti, un nomade che compie un viaggio, trova la Certezza e smette di cercare. Il vero nomade non va alla Mecca perché egli è il tempio di se stesso. Chi ha scelto la strada del nomadismo porta avanti un percorso dove tutto è mobile e gratuito, lungo questo percorso si impara a camminare e a divenire lo spirito del vagabondaggio. La mente del nomade è vagabonda come lo è il suo pensiero. Per il nomade, il pensiero esiste solo quando è in marcia o quando canta; tutto ciò che è nomade deve essere cantato o in cammino per essere veramente tale. Dio non esiste come figura sedentaria. Dio è lo spirito e quindi è nomade. E il nomade lo incontra nella sua ricerca di perfezione, e in questa ricerca dello spirito il nomade compie azioni, trova organismi, forme, compie atti e gesti che gli permettono la fusione con lo spirito. E qui che il nomade incontra la via del sufismo che è innanzi tutto l&#8217;eliminazione di qualsiasi intermediario fra l&#8217;individuo e Dio. Il fine è agire come un&#8217;estensione di Dio. Essere Sufi significa praticare l&#8217;alterità e attuare i quattro punti fondamentali che sono:</p>
<p>Primo: sapere che esiste una cosa<br />
Secondo: vedere una cosa<br />
Terzo: essere in una cosa<br />
Quarto: diventare la cosa</p>
<p>Essere Sufi è anche servire ed aiutare gli altri, e non semplicemente star seduto a pregare. Essere un vero Sufi vuol dire rialzare chi è caduto, asciugare le lacrime di chi soffre, accarezzare l&#8217;orfano e chi non ha amici. Ma significa anche combattere le origini di questo male.</p>
<p><em>Il corpo del poeta</em></p>
<p>Per comprendere appieno la rilevanza di Hawad come poeta interculturale, occorre tenere ben presente che la poesia tuareg, pur sotto i colpi durissimi della globalizzazione e dell&#8217;aggressività degli stati che circondano il loro territorio, è a tutt&#8217;oggi una poesia vitale, che gode di continui e significativi apporti dalle nuove generazioni. Hawad bambino conosce la poesia della tradizione e la pratica precocemente. Ma quando è in condizione di maturare un proprio linguaggio si accorge che gli sarà possibile esprimersi compiutamente solo compiendo una drastica e dolorosa operazione di straniamento, che pur non essendo eretica rispetto agli insegnamenti Sufi, sta ad indicare la via più difficile e pericolosa, quella di divenire lo sciamano di se stesso. Decide allora di assumere due comportamenti: da una parte il guerriero sciamanico, il guerriero resistente tuareg che combatte una battaglia fisica e dall&#8217;altra un combattente psichico che afferma nei fatti la costanza della propria ricerca. Questi due aspetti formano il corpo del poeta che è un altro rispetto all&#8217;uomo Hawad e con il quale bisogna fare i conti perché esige di essere servito dalla passione e non il contrario, come l&#8217;uomo Hawad ogni tanto vorrebbe. Questo è un lavoro di grande autoanalisi che utilizza la forza del guerriero tuareg e la unisce al guerriero mistico che non combatte con le armi, ma con il pensiero.</p>
<p><em>Poesia</em></p>
<p>È da questi concetti che nasce la poesia di Hawad. Che dice. “Quando parlo di poesia non posso divorziare da questi concetti ed è da questi che faccio e costruisco la mia poesia. Io e le mie azioni costituiamo il laboratorio di ricerca, perché le parole finiscono, ma l&#8217;Atto rimane.”<br />
In questo senso l&#8217;Atto che si compie, sia esso un aforisma, una poesia o un suono selvaggio, un gesto calligrafico, una danza strana, non è uno strumento di comunicazione perché non è diretta all&#8217;altro, ma ad un Altro se stesso. Ed è per questo che ogni Atto va visto come un mattone che serve alla costruzione di un altro pensiero. Dice Hawad: “Non me ne frega niente di dare alle persone una dose di estetismo, né di pretendere che gli altri pensino o sognino i miei stessi pensieri e i miei stessi sogni. Non ho bisogno di sudditi o schiavi. Nell&#8217;Atto io fornisco gli strumenti per comprendere il mio pensiero, ma in un modo che ciascuno possa fare da sé nella costruzione di un proprio pensiero. Ecco perché le mie Furigrafie (espressioni di rabbia e collera) sono la stessa cosa delle mie poesie o delle azioni che compio. La poesia del nuovo secolo non può che essere uno strumento per combattere. Dice Hawad: “La poesia deve essere oggi una sorta di guerriglia contro l&#8217;anomia, contro l&#8217;impensabile, contro il ventre, contro la logica dello stomaco per entrare nella logica dello sguardo. Ma, nel contempo, la poesia deve condurre anche una guerriglia contro se stessa, per trovare la propria lingua, come vera espressione della materia vivente.”<br />
Per Hawad la poesia deve essere come un guerriero che indaga un nuovo linguaggio per il nostro dolore, e ci strappa dalla nostra frustrazione. Una poesia che amplia la visione di uomini e donne per mostrare un altro orizzonte, utopico, come un magnifico bianco inaccessibile, ma accessibile al tempo stesso. E d&#8217;altra parte, riflette Hawad: “ Come far fronte a questa realtà in cui ci troviamo? Per me, la rivolta è tanto necessaria quanto totale. Si tratta di una protesta e una reazione violenta contro la dominazione e l&#8217;asservimento dell&#8217;uomo da parte dell&#8217;uomo. Violazione dell&#8217;ordine delirante, della incapacità e della difficoltà.”<br />
Ma per Hawad la rivoluzione concepita a tavolino come esecuzione cinica di un&#8217;ideologia non è altro che una bugia. Per lui la rivolta si attua in una forma permanente e totale di trasgressione. La stessa vita quotidiana è la trasgressione del dogma della morte, del processo di dettatura della morte. La morte è un dogma dalla nascita, ma la vita non è un dogma è una negoziazione di tutti i giorni. Per questo che la rivolta in tal senso è fondamentale, perché la vita è così, trasgredisce i limiti della vita per trasformare l&#8217;assurdità della morte. Per Hawad anche la rivoluzione è importante, se la condizione è quella di seguire la regola di trasformare le cose, che non determina una situazione in cui c&#8217;è qualcuno che viene a trovarsi in una situazione di vantaggio che crea il potere. La rivoluzione è un processo che deve continuamente trasformare e alimentarsi nella vita quotidiana. L&#8217;obbiettivo non è quindi quello di rovesciare il re, che rappresenta la morte, e prendere il suo posto, ma semmai quello di mettere la vita al posto del re.</p>
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