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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for 16 febbraio 2007

L’intellettuale è morto – utopia (1)

Posted by Mauro Daltin su febbraio 16, 2007

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C’è stata una generazione di intellettuali che si è formata nel dopo-guerra: penso a uomini di cinema (Pasolini, Antonioni, Bertolucci e ne potrei dire a decine di questo livello), uomini di lettere (Mario Rigoni Stern, Pasolini, Vittorini, Bianciardi, Berto, Volponi, Bartolini, e ne potrei citare a decine), uomini di cultura (critici, filosofi eccetera). Chi possiamo citare oggi? Al di là della generazione dei settantenni, chi ha preso il loro posto, c’è qualcuno che bussa dietro la porta? Dico con il peso culturale, etico e morale di questi personaggi.

L’utopia credo possa essere il primo termine da prendere in esame per un’analisi: utopia come tensione, come impegno civile, come indignazione verso le cose, nel senso in cui un intellettuale debba essere al centro dei processi e delle dinamiche sociali. Come l’economista, come il sociologo, come il politico, come il professore universitario, nel passato lo scrittore ci metteva la faccia, la sua faccia. Penso alle pagine del Corriere di Pasolini, penso ai libri storici di Mario Rigoni Stern, penso all’impegno partigiano di Elio Bartolini, ma tutti, tutti, erano coinvolti nella Vita Vera. Era una generazione nella quale molti avevano fatto la guerra, nella quale c’era la miseria, il sogno di affrancarsi eccetera. Tutte cose che non ci sono più, per fortuna. Ma la guerra c’è ancora, diversa, ma c’è. La miseria sta ritornando un tema di attualità, la forbice tra le classi sociali si sta di nuovo ampliando. Chi si fa portatore e interprete di questi cambiamenti? Dove sono le critiche degli scrittori? Negli anni Sessanta si sapeva se uno scrittore stava da una parte o dall’altra. Adesso non lo si sa più (al di là del Baricco veltroniano o del Buttafuoco destrorso), troppo pericoloso schierarsi, si potrebbe rischiare di perdere pubblico, lettori, occasioni, inviti. I libri sono più neutri, le pagine culturali sono diventate marchette pubblicitarie. Ovviamente ci sono eccezioni, ma sempre nel senso della spettacolarizzazione (Aldo Nove e le sue sparate, ad esempio) e le polemiche sono sterili, prive di contenuti forti. Internet è un mezzo in cui si trova qualcosa in questo senso, ma cosa rimarrà di tutto questo? Dov’è finita l’utopia di pensare alla cultura come fonte e strumento per il cambiamento dello stato delle cose?

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Nessun uomo è al sicuro

Posted by paolo fichera su febbraio 16, 2007

Cosa pensate della sensibilità non tanto dell’opinione pubblica italiana quanto dei suoi intellettuali di fronte alla negazione della libertà di espressione nel mondo?
Contando le decine di giornalisti uccisi ogni anno, ma soprattutto la persecuzione di scrittori in paesi come ad esempio la Cina, ma anche negli USA (con mezzi diversi, ma basti pensare a Chomsky), secondo voi in Italia c’è una consapevolezza reale del problema o tutto è ovattato dato che da noi il problema non sussiste?

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