PaginaZero

RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Il numero 10 di PaginaZero

Posted by paolo fichera su marzo 1, 2007

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E’ uscito il decimo numero della rivista “PaginaZero-Letterature di frontiera” – Quadrimestrale di letteratura, arte e cultura (www.rivistapaginazero.net).
Numerose novità accompagnano l’uscita dii questo numero, dalle nuove tematiche affrontate alla nuova grafica della copertina, dall’aumento di 16 pagine, ora 80.

L’Editoriale di Mauro Daltin e Paolo Fichera introduce la tematica del numero: la libertà di pensiero e le persecuzioni di cui sono vittima scrittori e giornalisti nel mondo. Predrag Matvejevic´, tra democrazia e democratura, parla della condanna che lo ha colpito a seguito della pubblicazione di un suo libro. Angelo Floramo ricorda Anna Politkovskaja e dialoga con Tomaz Šalamun, il più grande poeta vivente dell’Europa Centro Orientale, e il professore Umberto Cerroni. Raphael D’Abdon ricorda le scrittrici sudafricane incarcerate durante l’apartheid. Melita Richter dà voce a un luogo in cui la migrazione e l’esilio forzati creano la nascita del rapporto con un’altra lingua. Mauro Daltin e Paolo Fichera dialogano con Moni Ovadia e Hans Kitmüller su temi come la libertà di espressione, l’informazione e i nuovi mezzi di comunicazione, con attenzione ai casi degli scrittori Orhan Pamuk e Peter Handke. Katia Paoletti ricorda il poeta ungherese Miklós Radnóti rinchiuso, per la sua origine e le sue scelte di libertà, in un campo di concentramento dove scrisse fino all’ultimo le sue poesie: un simbolo di resistenza contro tutto ciò che vuole soffocare la libertà di espressione.

***

Sommario del 10° numero:

Libertà di pensiero nell’Era della meta-vita
di Mauro Daltin e Paolo Fichera

Democrazia e democratura
di Predrag Matvejevic´

Scatti di dissidenza
di Angelo Floramo

Lo specchio. Proposte sulla narrativa femminile
dal carcere nel Sudafrica dell’apartheid

di Raphael D’Abdon

Miklós Radnóti: alla radice del cielo
di Katia Paoletti

Nessun uomo è al sicuro. Dialogo con Moni Ovadia e Hans Kitzmuller
a cura di Mauro Daltin e Paolo Fichera

Scrivere dall’esilio
di Melita Richter

***
http://www.rivistapaginazero.net (sito internet aggiornato in tutte le sezioni)
Per informazioni su come avere la rivista (costo della singola copia 6 euro) potete consultare il sito o scrivere una mail a redazione@rivistapaginazero.net

Un saluto e buona lettura,

Ilaria Prati (direttore responsabile); Mauro Daltin e Paolo Fichera (direttori); Angela Barlotti – Maurizio Mattiuzza – Paolo Patui – Angelo Floramo – Giorgia Kapatsoris – Pietro Spirito – Pedrag Matvejevic – Melita Richter – Barbara Ronca – Bozidar Stanisic (redazione).

4 Risposte to “Il numero 10 di PaginaZero”

  1. RIVELAZIONE E RIVOLUZIONE
    L’umorismo nell’utopia
    Recensione al libro di Moni Ovadia, Lavoratori di tutto il mondo ridete, Einaudi, Torino 2007

    di LAURA TUSSI

    “Utopia” è il termine che sottende la negazione di un’ubilocazione, di un dove concreto nel crollo delle ideologie, in quanto in “nessun luogo” si è realizzato il vangelo di Marx nel corso della historia universale. Una fede profonda nell’ironia delle “storielle” che riecheggia con esilarante sagacia, in un tripudio umoristico declinato in frizzi, lazzi, motti e citazioni sul Regime. Le storielle ebraiche traggono origine dall’ermeneutica talmudica in una weltanschauung umanistica dove l’utopia smarrisce i propri sogni e le promesse tanto da non riconoscere le esacerbate finzioni delatorie del dispotismo di regime. Il significato dell’utopia è l’instaurazione di una società ideale di libertà, fratellanza, giustizia e uguaglianza. L’uomo è complesso nella potenzialità della realizzazione di alti ideali con i valori della negazione di prevaricazione sul proprio simile, della giustizia sociale, dell’altruismo, dell’accettazione dell’altro e del diverso, dell’amore, della solidarietà, sentimenti non scontati nelle relazioni fra individui. Dunque non è lecito considerarli irrealizzabili e utopici nei rapporti fra soggetto e collettività. “Neanche l’URSS fu l’impero del male”, ma una federazione di repubbliche dell’epoca staliniana sotto l’egida di un totalitarismo perfetto, con tristissime note di drammaticità e terrore. La storia non è finita e la società socialista dovrà ancora realizzarsi nella libertà e nella democrazia, in un’utopia verificabile e immanente non riscontrabile in “nessun luogo”, ma che pervaderà l’intera globalità collettiva della società mondiale all’insegna del comunismo in un umanitarismo sociale che si contrapporrà ai simulacri del bieco capitalismo e delle dittature del novecento. Ogni rivelazione si tradurrà in rivoluzione rigenerante e rifondatrice di topofanie (rivelazioni di luoghi della memoria) contrapposte alle utopie, dove ogni manifestazione dei luoghi di benessere sociale e civile è realizzazione di società solidali e umanistiche, quali luoghi di glocalizzazione in un’olotopia, una nuova globalizzazione mondiale all’insegna di ideali e valori umanistici e umanitari, dove le rivelazioni del “bene sommo” trionferanno sui ciarpami di sistemi politici esacerbati in dispotismi conservatori. Le storielle dell’umorismo ebraico svelano con l’ironia le ottusità del regime dittatoriale del periodo staliniano, facendo crollare tabù e pregiudizi di un periodo oscurantista tramite l’umorismo ironico che fa partorire i fantasmi dalla mente di un sistema destinato al collasso, in plurime e poliedriche catarsi ermeneutiche di significato ironico sul senso dell’esistere.

    LAURA TUSSI

  2. cara laura,
    grazie per la recensione. Noi la metteremo in un post a parte. Sei d’accordo? Altrimenti qua si perde…
    ciao
    mauro

  3. Ciao Mauro,

    ti ringrazio tanto e complimenti per l’immane Vostro lavoro.
    ciao
    laura tussi

  4. IL CABARET DELLE MERAVIGLIE
    Recensione allo spettacolo di Moni Ovadia, Cabaret Yddish.

    di LAURA TUSSI

    La coinvolgente ed esilarante musica che fa vibrare con le sue note lo spettacolo da camera Cabaret Yddish è il Klezmer derivante dall’ebraico con riferimento agli strumenti musicali del popolo ebraico dell’est europeo a partire all’incirca dal XVI secolo, in cui riecheggia, a tratti, in tutta la sua drammaticità la diaspora, la musica dell’esilio, della dispersione, dell’erranza straziante, come afferma Moni Ovadia, il sapiente regista e strabiliante attore, che alterna citazioni, aneddoti, storie, racconti, canti e brani musicali in cui l’Yddish è la lingua e il Klezmer la musica quale filo conduttore.
    La cultura Yddish è un crogiuolo di differenti diversità, di identità complesse in un pluriverso di divergenti appartenenze, nel poliedrico miscuglio di ebraico, russo, polacco, tedesco, romeno e ucraino, dove l’ebreo errante si ritrova in una condizione inesorabile e polivalente di eterno, costante e costruttivo dialogo con le alterità, di confronto interetnico e di creativa risorsa interculturale, nella contemporanea vicinanza con il divino.
    Cabaret Yddish diventa l’emblema significante di contenuti e valori legati da una ricerca di senso e significato, nella fusione e con-fusione umoristica della tradizione ebraica intrisa di grande sapienza, di anima popolare, in un insieme colto, ma semplice e polivalente di formule linguisticamente internazionali, in un sentire ampio e in un afflato universale, intrisi di sagace ironia Yddish.

    LAURA TUSSI

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