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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Bon Voyage di Božidar Stanišić

Posted by Mauro Daltin su marzo 15, 2007

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Recensione di Maurizio Mattiuzza
Bon Voyage di Božidar Stanišić – Nuova Dimensione editore

Chissà quanti sono ancora i libri che hanno, come questo, oltre che una profondità impareggiabile anche il pregio, sempre più raro, di farci capire il nostro altrove
Che ci spingono ad arrovellarci, a cercare, tra le migliaia di frasi fatte che affollano il silenzio rumoroso dei nostri treni e delle vite che la ci raccontiamo, quell’unica parola che ha, da sola, l’ardire di dire e di sapersi vera.
Forse il titolo che ha scelto Božidar Stanišić per questa sua avventura narrativa aperta da una grande prefazione di Paolo Rumiz, è una speranza, un augurio o forse, anche e di più, un annuncio amaro. Un avviso riservato a chi ancora non ha inteso fino in fondo la direzione e il verso di quel binario che chiamiamo storia e ancora non realizza che è da quelli che oggi, come allora , sono dovuti e devono andare via, dai via(a)ndanti, che si impara sempre cosa vuol dire partire e anche, forse, soprattutto dover per forza stare.
Uomini e donne in cerca di una pausa dalla fuga che la penna lucida e concreta di questo ottimo autore coglie qui nell’atto di riavvolgere il filo che annoda le conseguenze dell’ inferno che ha dissolto la jugoslavia, alla necessità, impellente, di trovarsi a scavare per primi dentro le pieghe assonnate ed indifferenti di questo “male occidentale” che noi, sempre più straniti e consumati, sembriamo non vedere più…
Capita così, che leggendo questi due racconti, così diversi per ambientazione e così uguali per aroma ci si trovi a fare i conti con una sorta di proiezione a largo raggio di quel “ vuoto esausto” in cui sembrano essere cadute molte e, forse anche già troppe, delle nostre domande migliori.
E così, mentre il treno va, ci vediamo riflessi in quella luce bianca che hanno i vagoni di sera, tutti insieme e tutti soli, scrutati da un occhio che si è fatto lesto altrove e sa scovare, in noi, le tracce di un’anomia lieve ed inesorabile.
Sono, queste di Stanišić, pagine fitte e bellissime, in cui, come in ogni libro che conta, chi racconta ci porta, in maniera assolutamente toccante, alla visione netta, oltre che del dramma bosniaco, anche di quelle malattie del nostro vivere quotidiano che ci ostiniamo a credere asintomatiche.
Una narrazione che procede paziente e per linee stringe, lenta ma inesorabile, tutto il mondo attorno alla morsa delle proprie responsabilità..
Un affresco preciso che trova il suo colore più forte, in quell’ impossibilità di uscire dalla “colpa di non avere colpa” in cui naufraga la speranza di una nuova vita che il personaggio del secondo racconto, esule jugoslavo in Australia, si era pazientemente e dolorosamente costruito.
In quelle sue parole sconnesse, in quella stanchezza piena di memoria, che sono, letterariamente, un vero gioiello dal retrogusto vagamente kunderiano, l’autore ci consegna durante una banale festa in giardino la chiave di questo libro e un modo per capire, fino in fondo, un male che forse ci sembrava d’altri ed è, per diversi gradi,sempre anche nostro.
Una necessità della pace che è, prima di tutto, il bisogno di un dialogo interpersonale che non tema abissi o spaesamenti, sogni di vita diversi.
Un’assunzione di verità.

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2 Risposte to “Bon Voyage di Božidar Stanišić”

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