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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Libertà di espressione: Razia Khan

Posted by Mauro Daltin su marzo 25, 2007

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RAZIA KHAN
(Bangladesh P.E.N. Centre)
Libertà di espressione e diritti umani per gli scrittori del mondo

Spesso, quando sentiamo queste parole, noi crediamo di averle, tali libertà, finché una qualche entità dispotica non ci impone improvvisi divieti su quanto diciamo o scriviamo. Quando vediamo degli scrittori gettati in prigione o esiliati per avere espresso ciò in cui credono, ci rendiamo conto che esiste una grave privazione di libertà e di diritti umani. Dante visse in esilio fino alla morte, a causa dell’intolleranza politica di potenti gruppi nell’Italia di quel tempo. Il poeta Shelley venne espulso da Oxforf per avere scritto un libello sull’ateismo. Julius Fucik fu incarcerato per le sue idee di sinistra. Munir Chowdhury, il nostro brillante drammaturgo, subì una lunga incarcerazione. Il poeta Nazrul l’agitatore fu gettato in prigione dagli Inglesi per avere dato sfogo al suo fervore patriottico. Nel mondo intero ci sono infiniti esempi di violazione dei diritti fondamentali degli scrittori.
Milton, nel suo “Areopagitica”, difendeva la libertà di ogni individuo ad esprimere le proprie convinzioni. La sua crociata contro la repressione prosegue tuttora. Il fanatismo religioso rifiuta ad un agnostico di esprimere i propri dubbi e riserve sulla religione organizzata. Lo scrittore è spesso un anticonformista, non disposto a sottostare a convenzioni e modelli di comportamento prestabiliti. Il rapporto con il suo creatore, se è credente, deve essere personale e individualistico. Non ha bisogno di seguire dogmi e dottrine. Lo scrittore deve essere libero di scegliere i suoi credo, esprimerli nel modo che preferisce ed esente da condanna. Non deve essere ritenuto il portavoce delle opinioni di gruppi religiosi o partiti politici. La sua libertà in questo campo deve essere assoluta. Nato nel Bengala coloniale, il nostro poeta ribelle sfidò le convenzioni religiose quando scrisse: “Lascerò le impronte dei miei piedi sul petto di Dio”. Sebbene attratto dal misticismo verso la fine della sua vita, in gioventù Nazrul fu un poeta laico che seppe dimostrarsi estremamente provocatorio nei confronti dei Musulmani ortodossi. Ma non fu mai perseguito per empietà, quantomeno non ufficialmente.
L’attuale forma di repressione fanatica non consente la libertà di espressione che esisteva nel nostro paese durante il dominio britannico. Ossessionati dai loro stessi riduttivi pregiudizi, i fanatici hanno trasformato paesi democratici in teocrazie, che incentivano gli intolleranti seguaci di dogmi antiquati. Alcuni di loro sguazzano in slogan e in scialbe banalità nel nome della scrittura creativa. Questi dilettanti e ciarlatani sarebbero descritti dal poeta Alexander Pope come scrittori della “Grub Street”. Costoro riescono ad usurpare tutti i premi e gli onori dell’arena letteraria con la benedizione del sistema che li vizia. La loro mediocrità e il loro conformismo sembrano essere più proficui dell’autentica abilità creativa. Discussioni, panflettismo e propaganda, polemica e negoziazione politica non contribuiscono alla fioritura della facoltà creativa. Ciò che occorre allo scrittore è libertà ed un sicuro isolamento da fazioni e cricche. L’aggressione estremamente intollerante ha portato all’uccisione di Humayun Azad in Bangladesh, colpito da un’arma all’uscita dalla nostra Fiera nazionale del libro. Manik Shaha, Ivy Rahman, Kibria sono stati violentemente ammazzati a causa della loro franca opposizione alle forze fanatiche. Ho deliberatamente evitato la parola “fondamentalismo” perché la trovo di fuorviante e deplorevole conio. Benché io non desideri infliggervi discussioni semantiche, non posso fare a meno di affermare il mio rispetto per i valori e i principi fondamentali che costituiscono la base della civiltà umana. La moderna deflazione del termine, specialmente
riguardo ai Musulmani, convoglia una connotazione non originariamente associata alla parola. Mentre i diritti umani e la libertà degli scrittori vengono oltraggiati, anche il linguaggio va corrompendosi attraverso la disattenta coniazione di parole.
La libertà dello scrittore è spesso offuscata dai cosiddetti vincoli di stato, società o persone. Di questi tempi, in certe parti del nostro paese, si insiste nel descrivere la vita rurale. Uno scrittore di città vorrebbe forse concentrarsi sulla rappresentazione della vita di città, ma quei gruppi che si trovano a proprio agio con scene di campagna cercano di imporre le loro stesse scelte anche agli altri. Ciò è legato a quanto comunemente conosciuto come antielitarismo. Ora, la maggior parte della letteratura mondiale tratta di aristocrazia. Etichettare questo intero gruppo di creatività come elitarista, mi sembra tendenzioso nel peggiore dei modi. Gli atteggiamenti e le coniazioni del giorno d’oggi non sono sempre assennati e genuini. Non importa quale classe o gruppo di persone uno scrittore descriva – ciò che conta, è la sua personale visione della realtà. La sua percezione di gente e di luoghi risveglia nei lettori una maggiore reazione alla vita. Riuscire a stimolare la sensibilità del lettore è l’impresa più grande di un autore. Ciò richiede un’innata capacità nonché sforzo coscienzioso e applicazione. Nel
conseguire questo obiettivo, il suo modus operandi non riguarda che lui.
Interferire nella libertà dello scrittore in nome di vincoli politici o sociali, è una forma di oppressione che va combattuta. Per allinearsi agli altri, uno scrittore non deve scegliere temi e soggetti popolari e alla moda. L’assoluta libertà nel praticare la sua arte è qualcosa di imprescindibile per uno scrittore, e noi siamo qui radunati per promuovere, sostenere e accrescere questa libertà. Quando Rousseau disse che “l’uomo è nato libero, ma dovunque si
trovi è incatenato”, alludeva a tutti i vincoli che l’uomo stesso ha creato, che hanno soffocato la libertà. Nel suo feroce disprezzo per qualsiasi autorità, religiosa, politica e sociale, il poeta inglese Blake veicola la descrizione di una tragica condizione umana. L’uomo è visto come il suo stesso distruttore. Distrugge tutte le cellule sane del suo corpo bevendo e mangiando in modo sbagliato, distrugge l’ambiente con il suo consumismo sfrenato. Di conseguenza, respira veleni anziché aria. Distrugge la propria libertà e gioisce nel mettersi le catene ai piedi in nome di questa o quella istituzione. Per lo scrittore, la propria libertà è un elemento essenziale; deve
lottare contro questo istinto perverso dei suoi simili di creare barriere e divieti assurdi.
Burocrazia e vecchie norme hanno già reso impossibile viaggiare liberamente, e se lo scrittore non gode di questa facoltà il suo orizzonte non può allargarsi. Venire a questa conferenza da un paese del Terzo Mondo, a mie spese e con innumerevoli regole cui ho dovuto sottostare, mi ha
lasciato un gusto amaro in bocca. Per un Asiatico, ottenere un visto Schengen per entrare in Europa è cosa estremamente ardua, che spesso si traduce in un affronto alla dignità e al rispetto di sé, senza parlare del costo gigantesco che va quasi al di là dei suoi mezzi. Partecipare a una conferenza PEN, vuol dire trovarsi senza un soldo in tasca per il resto dell’anno. Sia come sia, essere tra di voi, cari amici, è molto bello. Mi mancava il modo di
vedere europeo, che considero vitale all’allargamento dell’orizzonte mentale di uno scrittore. Lo scambio di vedute e di idee tra Asiatici ed Europei è fondamentale per uno scrittore, se vuole essere un cittadino del mondo.

Razia Khan
Durante gli studi presso l’Università di Dhaka, ha vinto il “P.E.N. Play Prize”. Primo classificato nell’English Honours Examination, ha vinto la “Pope Gold Medal” per la Letteratura Inglese. Primo classificato agli esami di laurea in Lettere Inglesi. Laureato in Gran Bretagna in Letteratura Inglese e Americana. È stata direttore e professore di Letteratura Inglese e Americana all’Università di Dhaka, Provost Rokeya (students) Hall. Ha vinto il “Bengali Academy Award” per il suo contributo al romanzo, il “National Award for Education” e il “Ladies Club Literary Award”. È stato invitato alle conferenze P.E.N. di Lione e Praga; ha partecipato alla conferenza P.E.N. di Barcellona. È stata membro della giuria del Festival del Film di Figuera da Foz (Portogallo). Lettore in Inglese sulla poesia del Bangladesh alla Conferenza della Letteratura del Commonwealth a Delhi. Ha visitato la Cina come membro di una Delegazione di Scrittori. È stata invitata dal Dipartimento di Stato USA ad un “Important Visitors’ Programme”. È stato membro del Comitato di Censura Film nel senato accademico dell’Università di Dhaka; membro della Giuria “Film Award”; patrocinatore dell’Associazione Amici Bangladesh-Cina Popolare. Direttore Generale del Bougainvillae Housing; Vice Presidente del P.E.N. Bangladesh. Ha fatto parte del Comitato di redazione del quotidiano nazionale The Observer di Dhaka.
Incaricata dell’Informazione presso la “Industrial Development Corporation”. Redattore a The Week and the Industry. Fa parte dell’Università delle Libere Arti in qualità di Capo del Dipartimento Inglese e Preside delle Discipline Umanistiche.
Lavori pubblicati:
– Poesia: Argus, Cruel April.
– Teatro: Song of the Stars; Seven Bengali Novels.
– Tesi di dottorato: “Multi-dimensional Vision in Geoge Eliot’s Last Novel”, pubblicata dall’Università di Dhaka.

**
articolo tratto dalla conferenza “Libertà di espressione e diritti umani per gli scrittori nel mondo” (maggio 2005), promossa dalla “Cattedra dei diritti umani dello scrittore”, responsabile e promotore il P.E.N. Club Italiano (www.penclubitalia.org).

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