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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Intervista a Noam Chomsky

Posted by Mauro Daltin su marzo 29, 2007

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SAAD SAYEED intervista NOAM CHOMSKY
Excalibur Online

Fonte: http://www.excal.on.ca
Link: “http://www.excal.on.ca/index.php?
option=com_content&task=view&id=2322&Itemid=2”
25.10.2006

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da MANRICO TOSCHI

Il problema risiede nel non voler riconoscere che il tuo terrorismo é terrorismo– Noam Chomsky

Noto nel mondo accademico per il suo contributo nel campo della linguistica, il professor Noam Chomsky del MIT [Massachusset Institute of Technology] é ampiamente riconosciuto come uno dei dissidenti politici più influenti del nostro tempo. In questa intervista, Chomsky parla delle radici del terrorismo e del ruolo dell’intellettuale nella società.

Excalibur (Ex): Quanto é importante la comprensione del ruolo svolto da stati come gli Usa ed il Regno Unito quando si esamina la questione del terrorismo?
Chomsky (Ch): Dipende se vogliamo essere onesti e veritieri oppure se vogliamo servire il potere di stato (…) Dovremmo considerare tutte le forme di terrorismo. Scrivo di terrorismo da 25 anni, da quando l’amministrazione Reagan si insediò al governo nel 1981 e dichiarò che il punto focale della sua politica estera sarebbe stata la guerra al terrore. Una guerra contro il terrorismo di stato che definirono la piaga del mondo moderno a causa delle sue barbarie e così via. Questo fu il fulcro della loro politica estera e da allora scrivo di terrorismo. Ma ciò che scrivo causa rabbia estrema per la semplice ragione che uso la definizione ufficiale di terrorismo fornita dal governo Usa e che si trova sui testi ufficiali di legge ufficiale degli Stati Uniti. Se si usa quella definizione, ne segue chiaramente che gli Usa sono il principale stato terrorista ed il maggior sostenitore del terrorismo e visto che tale conclusione é inaccettabile, provoca rabbia furiosa.
Ma il problema risiede nel rifiuto di riconoscere che il tuo terrorismo é terrorismo. Questo non solo é vero negli Stati Uniti, é vero in generale. Il terrorismo é qualcosa che fanno a noi. In entrambi i casi é terrorismo e se vogliamo essere seri dobbiamo affrontare la questione.

Ex: Nel 1979, la Russia invase l’Afghanistan. Gli Usa usarono il regime di Ziaul Haq in Pakistan per finanziare l’aumento dell’insorgenza. Questo dette a Ziaul il via libera per finanziare il terrorismo oltre frontiera nel Kashmir. Adesso sembra che abbiamo alcuni di questi gruppi che fanno esplodere bombe a Mumbai. E’ chiaro che questi gruppi non sono più controllati da alcun governo.
Ch: I movimenti della jihad nella loro forma moderna si rifanno a prima dell’Afghanistan. Furono formati originariamente in Egitto negli anni ’70. Queste sono le radici del movimento jihadista, che nasce da basi intellettuali, attiviste ed anche dal terrorismo. Ma quando la Russia invase l’Afghanistan, l’amministrazione Reagan lo considerò come un’opportunità per perseguire i propri scopi della Guerra Fredda. Così agirono con l’intensa cooperazione del Pakistan e dell’Arabia Saudita ed altri (…) e l’amministrazione Reagan organizzò i più radicali estremisti islamici che poteva trovare ovunque nel mondo e li portò in Afghanistan per addestrarli ed armarli.
Intanto, gli Usa supportavano Ziaul Haq mentre trasformava il Pakistan in un paese pieno di madrasse e fondamentalisti. Inoltre l’amministrazione Reagan (…) continuò a confermare ufficialmente al Congresso che il Pakistan non stava sviluppando armi nucleari, come invece in realtà faceva, in modo che gli aiuti Usa al Pakistan poterono continuare. Il risultato finale di questi programmi fu di armare pericolosamente il Pakistan e creare anche un movimento jihadista internazionale, del quale Osama Bin Laden é un prodotto. Il movimento della jihad quindi si moltiplicò (…) può anche non piacere, ma l’hanno creato loro.

Ed ora, come tu hai osservato, é nel Kashmir.
Il Kashmir, comunque, é una storia ancor più complessa. Ci sono molti problemi nel Kashmir e si rifanno al passato, ma la maggioranza dei conflitti attuali provengono dagli anni ’80. Nel 1986, quando l’India bloccò le elezioni, a dire il vero le rubò, questo portò a ribellione, violenza terroristica ed atrocità, incluse le atrocità commesse dall’esercito indiano.

Ex: L’eredità coloniale é di solito dimenticata dai mass media. Che ruolo gioca questa eredità di fronte all’emergere di terroristi cresciuti in patria che si formano all’interno di paesi come Usa, Regno Unito e Canada in aggiunta alla creazione del terrorismo nel suo complesso?
Ch: L’argomento non é affrontato in Occidente perché é scomodo pensare ai propri crimini. Basta guardare i principali conflitti attualmente in atto in Africa, Medio Oriente, Sud Africa, molti di questi sono residui di sistemi coloniali. I sistemi coloniali imposero e crearono stati artificiali che non avevano niente a che fare con i bisogni, gli interessi e le relazioni delle popolazioni coinvolte. Furono creati nell’interesse dei poteri coloniali e quando il colonialismo vecchio stile cambiò in moderno neo-colonialismo, molti di questi conflitti sfociarono in violenza e questi rappresentano molte della atrocità che stanno accadendo oggi nel mondo. Come si può dire che il colonialismo non é rilevante? Certo che lo é, ed anche più direttamente. Prendiamo l’attentato di Londra del 2005. Blair cercò di far finta che non avesse niente a che fare con la partecipazione dell’Inghilterra all’invasione dell’Iraq. Questo é del tutto ridicolo. Secondo l’Intelligence Britannica ed i racconti delle persone collegate con l’attentato, la partecipazione britannica all’invasione e agli orrori commessi in Iraq li hanno infiammati e volevano reagire in qualche modo.

Ex: Qual é il ruolo dell’intellettuale quando tratta di imperialismo, e gli intellettuali stanno facendo il proprio lavoro?
Ch: Sfortunatamente, gli intellettuali stanno facendo il loro compito storico. Il ruolo storico degli intellettuali, purtroppo, se si guarda indietro quanto si può andare, é stato di supportare i sistemi di potere e giustificare le loro atrocità. Lo é l’articolo che leggi sul National Post scaturito dalla fantasia di rozzi conoscitori Stalinisti, questo é ciò che fanno gli intellettuali di solito, per quanto tu possa andare indietro nel tempo. Se si ritorna alla Bibbia, c’é una categoria di persone chiamate profeti, che possiamo tradurre con intellettuali. Erano ciò che chiameremmo intellettuali dissidenti: criticavano il male, fornendo analisi geopolitiche, richiamando al trattamento etico dei bambini orfani e ad un comportamento decente. Erano dissidenti intellettuali. Sono stati trattati nel modo giusto? Furono imprigionati o portati nel deserto e così via, erano un’aspetto marginale. Le persone che venivano trattate bene furono quelle che, secoli dopo, come nel vangelo, furono chiamati falsi profeti. L’attuale ruolo dell’intellettuale é quello di sostenitore del potere. Dovrebbero farlo? Certamente no; dovrebbero ricercare la verità, dovrebbero essere onesti, sostenere la libertà e la giustizia e ci sono alcuni che lo fanno. C’é una frangia che lo fa, ma non sono trattati bene. Stanno adempiendo al compito cui dovrebbero gli intellettuali.

Ex: E cosa é che la tiene motivato?
Ch: Ti racconterò una breve storia. Un paio di mesi fa sono stato a Beirut per una conferenza all’American University della città. Dopo il discorso, la gente si é avvicinata per parlarmi privatamente o per chiedere un autografo sul libro. Stavo tenendo un discorso in un teatro nel centro della città, attorno c’era un cospicuo gruppo di persone ed una giovane donna, poco più di 20 anni, mi si é avvicinata, ed ha detto questo: “Mi chiamo Kinda” ed é praticamente svenuta. Tu non conosci Kinda, perché viviamo in un tipo di società nella quale la verità é tenuta nascosta. Io però sapevo chi era. Aveva uno dei miei libri aperto in una pagina nella quale io avevo citato una delle sue lettere che scrisse quando aveva sette anni.
Fu proprio dopo il bombardamento Usa della Libia, la sua famiglia a quel tempo viveva in Libia, ed ella scrisse una lettera che fu trovata da un mio amico giornalista che cercò di renderla pubblica negli Stati Uniti ma non poté a causa del fatto che nessun volle pubblicarla. Egli me la dette ed io la pubblicai. La lettera diceva qualcosa del tipo:

“Caro Signor reagan, io ho sette anni. Voglio sapere perché hai ucciso la mia sorellina, la mia amica e la mia bambola di pezza. E’ perché siamo Palestinesi? Kinda”.

Questa é una delle lettere più toccanti che io abbia mai visto e quando si avvicinò a me e disse di essere Kinda, come ho detto, cadde a terra senza sensi, non solo a causa degli eventi ma a causa di ciò che significa.
Ecco qui gli Stati Uniti senza alcuna scusa, a bombardare un altro paese, uccidendo e distruggendo, e nessuno vuol sapere ciò che una bimbina di sette anni scrisse sulle atrocità. Questo é il tipo di cose che mi tiene motivato e devo tenere tutti motivati. E questo lo puoi moltiplicare per 10.000.

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