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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Intervista a Salvo Zappulla (Casa Editrice Terzo Millennio)

Posted by paolo fichera su aprile 5, 2007

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Il mondo dell’Editoria
Intervista a Salvo Zappulla
Scrittore e direttore della Casa Editrice Terzo Millennio

a cura di
Morena Fanti

(prima parte, domani la seconda)

Da qualche anno è aumentata la vendita di libri online, anche se ancora in percentuale abbastanza esigua rispetto ad altri paesi.
Nello stesso tempo è nata l’offerta di editoria print on demand, cioè i libri stampati nel momento in cui vengono richiesti, abbattendo così molti costi, tra cui anche il costo di produzione di libri spesso invenduti.
Pensa che questo abbia generato un diverso modo d’approccio al libro e alla lettura?
Pensa anche che tutto ciò favorisca lo sviluppo dell’editoria tradizionale, o possa, invece, avere l’effetto contrario?

R. Sicuramente internet ha rivoluzionato il mondo della comunicazione. Se prima il monopolio apparteneva alle grandi testate giornalistiche, ora anche i piccoli editori ed autori hanno trovato un’alternativa per farsi conoscere. Tuttavia ritengo che il Tempio dei libri rimangano sempre le librerie tradizionali perché conservano un loro fascino particolare, quasi mistico direi. Non credo molto ai libri stampati in digitale e non credo che possano avere alcun effetto, né in bene né in male nei confronti dell’editoria tradizionale. Non basta pubblicare un libro per diventare scrittori. Scrittori lo si diventa quando lo status viene riconosciuto dai lettori, ovvero sono disposti a spendere 10 euro per acquistare il tuo libro tra tanti altri. E in ogni caso stampare un libro non può considerarsi la fine di un percorso ma, al contrario, l’inizio. E’ necessario tutto un lavoro di preparazione e di programmazione affinché quel libro venga inserito nel circuito della distribuzione.


2- Alcune piccole case editrici nascono a sostegno di determinate problematiche sociali e di culture emarginate e minori, che spesso nessuno ascolta, diventando così la loro voce, e creando un’editoria di nicchia con guadagni molto ridotti.
Questo aumenta le difficoltà di inserimento in un mondo, quello dell’editoria, che spesso è in mano a quattro o cinque grossi colossi e lascia poco spazio per i piccoli, considerando anche le altre grosse difficoltà che ci si trova a dover affrontare, tipo il problema della distribuzione che ha costi molto onerosi.
Come ci si può salvare, allora, da un appiattimento dell’offerta editoriale, che potrebbe derivare dal cedimento ed eventuale chiusura di queste piccole case editrici?

R. Io credo che si possa fare editoria seria anche con mezzi limitati, basta avere le idee chiare, individuare fasce di mercato ben definite e inserirsi con prodotti qualificati che riscontrino l’interesse dei lettori. E’ chiaro che il problema principale dei piccoli editori rimane la distribuzione, la poca o inesistente visibilità nelle librerie. In questo caso il web può essere d’aiuto ma il problema di fondo rimane riuscire a conquistarsi un piccolo spazio nelle librerie. Altra cosa è pubblicare a spese dell’autore speculando sulle velleità artistiche di persone che magari scrivono bene ma non hanno nulla di importante da dire. In questo caso i piccoli editori, non investendo fondi propri, non hanno alcun interesse ad operare una valida selezione e tendono a pubblicare opere mediocri che vanno a ingolfare un mercato già saturo.

3- L’Italia è sempre stata un paese di scrittori e poeti, ma oggi si assiste ad un vero e proprio boom del numero di aspiranti scrittori, grazie anche alla facilità con cui si può mettere in rete i propri scritti in un proliferare di siti di scrittura e blog personali, in cui ognuno si può pensare come uno scrittore a tutti gli effetti.
La cosa sorprendente di tutto ciò, è che tutti scrivono ma nessuno legge.
Secondo lei è possibile pensare di scrivere davvero senza aver letto?
Pensa che ci siano degli autori che sono ‘vincolanti’ per arrivare ad una conoscenza del modo migliore di sviluppare una buona scrittura?

R. E’ proprio questo il grande limite della rete: chiunque può pubblicare, visto che non costa nulla, tutti sono scrittori e nessuno è scrittore; ci si immerge in un grande calderone dagli ingredienti più disparati. Non sono contrario, ognuno può dare sfogo alle proprie aspirazioni come meglio ritiene opportuno. A livello amatoriale può andare benissimo, ritrovarsi in un sito è una maniera per stare insieme tra persone che coltivano gli stessi interessi, questo vale sia per i siti letterari che per i siti porno. Non si diventa grandi scrittori senza aver letto; nella vita non si inventa nulla, non si può costruire una casa senza conoscere gli strumenti di lavoro. Leggere vuol dire confrontarsi, assimilare stili di scrittura diversi, differenti capacità di affabulazione. Non credo ci siano scrittori “vincolanti”, io amo i grandi surrealisti: Borges, Calvino, Kafka, Buzzati. Il deserto dei tartari l’avrò riletto almeno una diecina di volte. Lo sgocciolio lento dei minuti che si consumano, così come la fiammella della vita, in attesa del grande evento, mi fanno venire la pelle d’oca.

4- Come si concilia il suo lavoro di scrittore con quello di direttore di una casa editrice come Terzo Millennio? Per lei è quasi un percorso ‘obbligato’ per uno scrittore, arrivare ad occuparsi dell’editoria in tutti i suoi aspetti, o pensa che possa ancora esistere lo scrittore che vive appartato in un suo mondo di parole e non si interessa dei problemi legati al suo lavoro?

R. Si concilia con il fatto che io amo tutto ciò che ruota attorno alla carta stampata, mi verrebbe da abbracciare anche il più scalcinato dei tipografi. Terzo Millennio è una piccola realtà di cui siamo orgogliosi, ha la sua identità, siamo distribuiti in maniera capillare in tutta la Sicilia e per adesso può essere sufficiente. Abbiamo pubblicato scrittori di ottima qualità quali Gordiano Lupi, toscanaccio dalla penna tagliente e irriverente; Leone Zingales nella collana di educazione alla legalità, che ha avuto un riscontro di vendite al di là di ogni più rosea previsione. Il nostro fiore all’occhiello rimane Roberto Mistretta, tradotto in Germania e oggi conteso dalle migliori Case Editrici italiane. Ecco, basterebbe l’esempio di Mistretta per dare senso alla nascita di una piccola Casa editrice come Terzo Millennio. Tuttavia ci tengo a precisare, proprio perché intendiamo rimanere una piccola realtà seria, che esigenze di mercato non ci consentono di pubblicare più di uno o due romanzi all’anno, dando maggiore spazio alla collana di “Recupero delle tradizioni”.
Per quanto riguarda lo scrittore che vive appartato. Non so, mi sembra una visione piuttosto romantica. A me pare che tutti facciano a gara per apparire in televisione e per conquistarsi un metro di spazio. Lo scrittore è un manager di se stesso. La concorrenza è spietata e bisogna correre per non rimanere indietro.

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Una Risposta to “Intervista a Salvo Zappulla (Casa Editrice Terzo Millennio)”

  1. […] link all’intervista originale […]

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