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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Intervista a Salvo Zappulla (Casa Editrice Terzo Millennio) #2

Posted by paolo fichera su aprile 6, 2007

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Intervista a Salvo Zappulla

a cura di Morena Fanti

(seconda e ultima parte)

5- Si parla spesso di editoria siciliana, mentre non si parla di un’editoria lombarda o emiliana, ad esempio. A cosa crede sia dovuto questo? Al fatto che la Sicilia si sente come slegata dal resto dell’Italia, con problemi che sono sempre e solo suoi, in cui solo i siciliani si possono riconoscere, oppure proprio in un voler rivendicare questa ‘sicilianità’ di cui mi sembra, lei stesso si fa portabandiera?

R. La Sicilia geograficamente è posta in una situazione di svantaggio rispetto alle altre regioni, bisogna attraversare il mare per portare i libri dall’altra parte, forse questo è penalizzante. La verità è che tutti i grandi mass media, televisioni e giornali, sono concentrati al nord e tendono a valorizzare i prodotti del luogo. O forse al sud non ci sono grosse realtà imprenditoriali all’altezza di competere con i colossi lombardi o piemontesi. Tuttavia ci sono ottime Case Editrici che si stanno creando spazio a livello nazionale, tra queste desidero ricordare “Il pozzo di Giacobbe” che produce libri di elevato impegno sociale e fiabe per bambini, corredati da una veste grafica elegantissima, che attira subito l’attenzione del lettore. Portabandiera? Piuttosto la croce porto. La croce di un vizio chiamato scrittura di cui non riesco a fare a meno, come le sigarette.


6- La Sicilia è da sempre terra di grandi letterati. Grandissimi scrittori sono nati in questa bella isola. Ci si potrebbe chiedere se, oltre alla bellezza dei luoghi, che possono influire su una certa ricerca intima da cui possono scaturire poesie e storie di sicura bellezza, abbia influito su questo anche il fatto stesso dell’isola che porta ad una sorta di ‘isolamento’ anche spirituale e ad un approfondimento di se stessi, di nuovo strada da percorrere per arrivare alle parole.
Cosa pensa di queste versioni? Quale ha più pesato sul suo modo di scrivere?

R. Bufalino parlava di Isolitudine. Forse è la stessa spiritualità a cui fa riferimento lei. In verità non mi sono mai ispirato agli scrittori siciliani nei miei romanzi. Io amo il surrealismo, la scrittura satirica, tutto ciò che è brio, esplosività. Amo immensamente quel geniaccio, non del tutto compreso, di Achille Campanile. Non mi pare che ci sia una grande tradizione di scrittori siciliani in questo campo. Sa qual è la molla che mi ispira? Il fatto di essere convinto di essere il più grande scrittore del mondo. Guai se pensassi che ci possa essere uno più bravo di me. Perderei lo stimolo a scrivere, mi sentirei sconfitto in partenza. Il problema più grosso è riuscire a convincere anche gli altri. (Spero, dopo queste dichiarazioni, non ci mettano in galera entrambi).

7- Le agenzie letterarie in Italia sono presenti da non molti anni. In che modo un’agenzia letteraria può essere utile ad uno scrittore esordiente? Ritiene che un lavoro di rappresentanza svolto in maniera competente possa essere davvero il punto di forza per presentarsi ad una casa editrice e ottenere ascolto e attenzione?

R. Le agenzie letterarie svolgono un ruolo importantissimo, direi determinante in certi casi. L’agente letterario professionista, che riscuote credito dai grandi editori, esegue un lavoro di ricerca, snellendo il lavoro agli editori, i quali ricevono centinaia di manoscritti da vagliare, con costi e impiego di tempo fastidiosi. L’agente conosce le esigenze degli editori, sa qual è quello giusto a cui indirizzare una determinata opera. E’ in grado di effettuare un lavoro di editing e dare i consigli migliori al suo autore. Attenzione però a non cadere nella rete di certe agenzie improvvisate che cominciano a chiedere una determinata somma per stipulare il contratto, un’altra per il lavoro di editing e un’altra ancora ad accordo concluso con l’editore trovato da loro. Quasi sempre si finirà nelle fauci di un editore a pagamento che completerà l’opera spillando altri soldi al povero sprovveduto autore, che alla fine si ritroverà con un libro stampato e mai o poco distribuito e con qualche migliaia di euro in meno.

8- I concorsi letterari sono stati da sempre uno dei modi più sicuri per farsi conoscere nel mondo dell’editoria e anche ai lettori. Negli ultimi anni il numero dei concorsi ha avuto un grande incremento. Pensa che siano ancora uno strumento efficace per farsi conoscere, o crede che abbiano perso parte del loro fascino, in questo mondo in cui tutto deve essere immediato e di pronto consumo, e che per molti rimanga l’idea che alcuni concorsi e alcuni premi, siano in un certo senso pilotati?

R. Non mi faccia parlare male dei concorsi. Sono arrivato 2° l’anno scorso al premio Massimo Troisi con un’opera teatrale. E giuro che non ero raccomandato. Non amo partecipare ai concorsi, ma questo è all’insegna dell ‘umorismo e mi ispirava. I concorsi, quando sono gestiti in maniera professionale, con giurie qualificate, possono costituire buoni trampolini di lancio. Astenersi da concorsi dove sono in palio medaglie, pergamene, immaginette della santa patrona, coppe e coppette e ci sono esose tasse di iscrizione da pagare. Meglio se in palio c’è la pubblicazione su un’antologia curata bene. Ne approfitto per segnalare il concorso indetto dalla mia amica Rina Brundu, “L’indizio nascosto”, quello sì è un concorso serio.

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