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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Igor’ Cholin, HOMO SOVIETICUS – la quotidianità ai tempi dell’URSS

Posted by pasha39 su aprile 12, 2007

Cholin (1920-99), poeta moscovita degli ambienti underground. Al 1958 risale la raccolta poetica “Gli abitanti della baracca” era concluso. E’ stata Kulakov definita “l’epos classico della nuova letteratura russa. In quegli anni circolava nel samizdat. Sarebbe stata pubblicata solo 40 anni dopo.

Erano così versi convincenti che venivano citati anche da quanti non erano disposti a riconoscerne il valore letterario. Era la voce della realtà stessa, della vita russa del periodo del socialismo buio. Cholin registra quasi con impassibilità le condizioni della vita misera e insensata degli abitanti delle baracche. Tuttavia a questo sguardo diretto non si mescola quasi mai il disprezzo. Egli pare porgere lo specchio al volto: ecco, caro, sei così. E in questo sguardo potevano riconoscersi non solo gli abitanti delle baracche, ma anche quelli degli appartamenti, come pure delle dace private. L’esattezza e l’eleganza rendono questi versi un fatto dell’arte. Altra peculiarità è la loro bonarietà stoica.

In birreria c’è baccano e aleggia
Un aspro fumo di tabacco.
In birreria su uno sgabello
Siede il calzolaio Galkin Klim.

Sullo sgabello della birreria
S’è assopito il calzolaio Klim.
C’è baccano in birreria e aleggia
Un aspro fumo di tabacco.

***

Non lo fecero salire sul métro, era brillo.
In strada si addensava rapidamente la nebbia.
Si sdraiò sull’asfalto accanto a un muro di mattoni…
Di notte gli furono rubati i pantaloni.

***

Qui giace Butylkin, un sarto.
È morto per il vino in birreria…
Lo ha condotto lì
La forza dell’abitudine.

***

Si ubriacò.
La miocardite era acuita.
Pensava:
“La vodka fa male.
Devo decidermi a fare qualcosa,
Prima di ammalarmi definitivamente”.
Si ricordò: si era dimenticato
Di bere per smaltire la sbornia…
Si rincuorò.

***

In birreria volano gli insulti,
Tintinnano i bicchieri.
Semenov sta al bancone,
È tutto eccitato,
La frenesia della sbronza
Gli ha velato il senno.
È corso via.
Ha impegnato il pellicciotto.

***

Fa male la testa, e in gola
Si sente la raucedine.
Forse è per la vodka,
Forse è l’influenza.

***
Era ubriaco. Ha gridato a sua moglie: “Sciocca!”
Al mattino ha giurato: “La colpa è della vodka!”

***

Lei lo chiamò bastardo.
Lui, imbestialito per quella frase,
Le fece subito gli occhi neri.
Lei lo perdonò, ma non subito.

***

Aveva potere sulla moglie.
Se la picchiava, lei sopportava,
Le tremava solo il corpo.
Lui amava mangiare a sazietà.
Una volta lei bruciò le patate:
Le prese per questo…
Aveva potere sulla moglie,
Se la picchiava, lei sopportava.

***

Giunse brillo a casa.
Cupo.
Voleva prendere
Un vestito dal guardaroba.
La moglie strillò:
“Non toccare le cose!”
Lui l’afferrò per la gola.
Aveva le mani come tenaglie.
Le pupille torbide
Brillavano lugubremente
Da sotto le palpebre gonfie…
Chi è – una bestia, un uomo?

***
Il marito di Julja dopo la sbronza
Dorme sul letto in mutande,
Il vicino siede su una seggiola,
Non per nulla è venuto da Julja.

***

Si accapigliarono l’uno con l’altra.
Lui era più forte. La soggiogò.
Ecco infine le strinse la gola per bene:
“Colpiscila sul muso!”– lo spronava la madre.
La loro figlia Maša per lo spavento
Corse in un cantuccio lontano sotto il letto.
La moglie non gli aveva lavato i calzini,
Ecco il motivo della litigata.

***

Con una camicetta azzurra
Nel buffet di un cinema
Marusja tracanna vino
Con chissà chi.

Chi è lo spilungone
Con la faccia d’asino
Che fa bere a Marusja
Un forte vinello?

È il capo della cooperativa
“L’artigiano rosso”,
E Marusja
È la sua segretaria.

***

Lei bevve vodka con lui al ristorante,
Poi di notte lo chiamò in camera sua,
Al mattino disse ai vicini in cucina:
– È venuto da Tula (*) mio nipote.

*) Tula, città della Russia centrale.

***

Nel métro, in un vagone,
Su un sedile morbido,
La contabile Tonja
E Kostja stanno insieme.

Kostja ha tra le mani
Una cesta con il vino,
Possa ora Nina
Crepare di rabbia.

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