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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Dmitrij Grigor’ev

Posted by pasha39 su aprile 26, 2007

a cura di paolo galvagni

Dmitrij Grigor’ev è nato nel 1960 a Pietroburgo, dove risiede tuttora. E’ poeta e prosatore. Ha pubblicato le raccolte: “Poslednij vrag” ([L’ultimo nemico], 1994) “Perekrëstki” ( [Incroci], 1995), “Zapiski na obocine” ([Appunti sul ciglio della strada], 2000). Nel 2002 ha pubblicato il romanzo “Gospodin veter” [Il signore vento]. Suoi versi sono apparsi in traduzione italiana sulle riviste “Poesia” e “L’Immaginazione”.

è volato un uccello nero come l’asfalto
ha bussato alla finestra col becco argenteo
quante stelle sul vetro quanti pianeti
l’uccello ha mangiato poi è morto

marciscono le nubi per quanto batti
arriverà la primavera laveremo la finestra
con uno straccio su cui sono disegnati scarabei
uno straccio bianco con una striscia azzurra

***

un bombo batte sul vetro
da fuori la pioggia
il bombo batte alla finestra
come il mio animo

il bombo sibila risuona il vetro
sulle gocce di pioggia
apri presto la finestra
potremo respirare

il bombo ha sulle ali la parola
sugli abiti la risata
domani tornerà di nuovo
e salverà tutti noi

****

Trentasette e tre

Ogni sera si alza la febbre
senza nessun segno di dolore,
ogni sera si solleva il vento
e spinge per la strada la polvere,
potrei scrivere dei soldati
ma scrivo solo di un campo vuoto,
dove la neve non s’è ancora sciolta tutta,
giace ancora nel burrone
come  un ultimo partigiano
con la tuta mimetica
che attenda il suo battaglione,
il suo treno pesante,
potrei scrivere racconti
su una fabbrica morta una scuola marcia,
ma il mio animo vuole liberarsi
senza segni di dolore.

***

Le sedie lungo la parete
S’ergono vuote,
affinché si seggano tutti i miei sogni,
Quando il sole si raffredda:
con un cappello da fabbro un ragazzo
dal volto nero,
un pescatore con l’impermeabile,
simile a un tricheco,
una ragazza con un fazzoletto lilla,
un vecchio con gli occhi azzurri,
mentre tutti all’attracco
mi accompagnano, agitano le mani,
sono sempre più lontani,

e le sedie s’ergono –
sedili ritorti,
una fila lunga.
 

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