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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Sergej Timofeev (Riga, 1970), due poesie

Posted by pasha39 su maggio 10, 2007

a cura di paolo galvagni

Vagarono per la vecchia Tallinn,
salirono fino alla Città alta,
là dove gli artisti vendono i loro
soggetti originali, sempre gli stessi.

Bevvero birra “Saku” ora qui, ora là,
consumarono un lauto pranzo, una colazione leggera.
I loro amici, non gravati da sventure,
si aggregarono a loro, incrociandoli ovunque.
In quei giorni in città c’era un grande festival rock,
ma li interessava poco. Del resto il centro
era pieno di conoscenti, richiamati dall’evento.
Lui aveva smesso di fumare la pipa,
ma la sua cartella di cuoio serbava il dolce
odore di tabacco. Lei di nuovo copriva la testa
con fazzoletti di seta dai toni ambigui. Li divertiva
la città, in cui tutto sembrava appena
arrotondato, come quelle stanze nelle case vecchie,
sempre con un tavolino nel mezzo.
Di solito lì suonava la musica e bevevano tè.
Ora era estate, amici simpatici
facevano tutto lievemente. Nessuno era più saggio,
ma giravano insieme per i negozi.

***

Un gatto bianco venne da noi.
Era sordo.
Quando dormiva nella scatola di cartone
nel mio piano,
si poteva urlare e battere i piedi,
lui sonnecchiava dolcemente.
Certamente passeggiava,
non di rado potevo
vederlo uscire dalla
finestra dello scantinato,
lo seguivano altri gatti,
come giocatori dopo una partita a carte.
A volte passeggiava sino a tardi,
io facevo pressappoco lo stesso.
Quando arrivavo al portone,
lui aspettava quieto sui gradini,
aprivo e rincasavamo
insieme. Entrava in ascensore sempre
per primo. Salivamo tranquillamente
al sesto piano, uscivamo uno dietro l’altro,
andavo alla mia porta, lui talora
passeggiava per il piano, talora
mi seguiva. Ma lo allontanavo
dolcemente dalla porta e,
in risposta ai suoi miagolii indignati,
gli portavo carne o formaggio.
Stamattina, andando al lavoro,
l’ho visto nella scatola,
dormiva acciambellato.
L’hanno avvelenato a mezzogiorno.
Una donna ha tentato di dargli
un po’ di latte, ma era tardi.
L’ho portato sotto un albero
dal sentiero d’asfalto.

Una Risposta to “Sergej Timofeev (Riga, 1970), due poesie”

  1. …due poesie che mi riportano a un luogo e ad atmosfere cui sono legato da anni…

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