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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Taras Ševčenko (1814-1861)

Posted by pasha39 su giugno 22, 2007

NOTTI DI FANCIULLA

La folta treccia si sciolse
    Sino alla vita,
Si scoprirono gli alti seni,
    Onde nel mare;

Luccicarono gli occhi castani,
    Stelle nella notte,
Si protesero le mani bianche  –
    Cosi si stringerebbero
A un corpo. E affondarono
sul freddo guanciale,
Si irrigidirono, si pietrificarono,
Si separarono tra le lacrime.

A che giovano la bella treccia,
Gli occhi da colomba,
Il corpo flessuoso… se non ho
Uno sposo fedele,
Non ho nessuno da amare,
Nessuno cui aprire il mio cuore…
Cuore mio! cuore mio!
Arduo per te palpitare
Solitario. Con chi vivere,
Con chi, mondo infido,
Dimmi… A che giova
La gloria… la gloria.
Voglio amare, vivere
Col cuore, non con la beltà!
Mi invidiano,
Superba e malvagia
Mi chiamano i maligni.
Non sanno costoro
Ciò che serbo nel cuore…
Facciano pure,
Commettono peccato… Dio caro,
Perché non vuoi
Accorciare le notti
Buie, a me gravose!…
Di giorno non sono sola –
Parlo col campo,
Parlando dimentico 
La mala sorte nel campo,
Ma di notte…» –  quindi tacque.
Sgorgarono le lacrime…
Le bianche mani si protesero,
Affondarono sul guanciale.

                                                   San Pietroburgo, 18 maggio 1844

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