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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Semën Nadson, due poesie

Posted by pasha39 su dicembre 12, 2007

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Semën Jakovlevic Nadson nasce a San Pietroburgo nel 1862, muore di tisi a 25 anni, a Jalta (Crimea) nel 1887.

È il cantore degli stati d’animo dell’intelligencija russa della fine dell’Ottocento. Accanto agli slanci libertario risuonano nella sua poesia il pessimismo, l’umiliazione per la sconfitta degli ideali.

Dal diario

A lungo ho cercato la felicità – e il suo raggio bramato
Ha luccicato per me nel crepuscolo: sono felice e amato;
Ma perché sul confine della terra promessa
Mi sono fermato, come un pavido pellegrino?
Dietro di me ho la sorda notte e gli anni di patimenti,
Davanti a me ho la primavera, la carezza, il saluto,
Ma io … quasi mi dispiacesse per le sofferenze svanite,
E guardo con tristezza dietro al passato…

Non chiamarmi folle, mia cara,
Non dire che ho mentito davanti a te;
No, ti amo, come un ragazzino, dando tutta
L’anima, tutti i sogni, tutta la vita – a te sola.
Ma gli echi delle tempeste del recente maltempo,
Come la voce della coscienza, ripetono al mio animo:
“In certi giorni è meschino il serto dell’amore e della felicità,
Ed è stupenda la spina della sofferenza per la gente!…”

1883

***

Guardami negli occhi, caro, più lietamente!
Questa notte è ebbra, ebbra e fragrante.
Attraverso la rete degli alberi la luna ha gettato
Macchie argentee sulla polvere del sentiero.
Sonnecchiano i pioppi… tremano e si illanguidiscono le stelle;
Si è levata la nebbia, vagando sul lago liscio;
Indugiano gli usignoli a tornare nei nidi per la notte,
Solo tu sei rimasto pallido e triste!

1885

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