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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for 17 dicembre 2007

HERMANN NITSCH : Il Teatro delle orge e dei misteri

Posted by paolo fichera su dicembre 17, 2007

Nietzsche: “Il corpo umano oggi è un pensiero più sorprendente dell’anima di un tempo”

“Il 4 giugno 1962 ho sventrato, smembrato e dilaniato un agnello” … così inizia il manifesto del Teatro delle orge e dei misteri di Hermann Nitsch “azione estetica di sostituzione del sacrificio”.

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“Tutta la mia arte è una preghiera. Non solo a Dio, ma alla natura, all’essere, al cosmo intero. Io sono profondamente religioso, anche se non sposo nessuna particolare confessione. Il mio lavoro e il mio teatro sono un modo estetico di pregare, una via contemporanea alla preghiera. Gli stessi simboli che uso sono simboli presenti in tutte le religioni: il vino, il sangue, il sacrificio. La differenza è che non sono metaforici, ma veri, reali”
“io uso il corpo umano, uso il sangue e la carne, parlo di sessualità di religione, ma soprattutto di morte”
“La televisione, i film ci propongono ogni giorno centinaia di morti. Ma come pura immagine, come qualcosa che non ci riguarda. Noi abbiamo inventato la morte pulita. Nel mio Teatro, invece, la morte torna a essere un’esperienza concreta: il sangue ha un odore e un colore, le viscere degli animali hanno una forma, sono sporche. Se io provoco scandalo è solo perché presento una verità, perché cerco sull’esempio di ogni grande artista del passato di lacerare l’ottusità, di raggiungere una consapevolezza. Il senso profondo del mio lavoro è questo: la presa di coscienza di verità antiche e la liberazione della paura attraverso la catarsi”

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Hermann Nitsch
titolo: K 5/90
anno: 1990
formato: 105.5 x 80.5 cm
tecnica: olio e sangue su tela
collezione privata

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Zeroteatro ad est

Posted by paolo fichera su dicembre 17, 2007

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Un gruppo di artisti italiani decide di trasferirsi a lavorare in est Europa, ponendo la base operativa a Sarajevo e costruendo relazioni ‘dal basso’. Un’intervista a Giorgio Degasperi di Zeroteatro.

di Nicole Corritore, articolo tratto da www.balcanicooperazione.it

Un mese fa avete festeggiato a Sarajevo il decennale della nascita di “Ey de net – Zeroteatro”. Ci puoi delineare il percorso che vi ha portato a lavorare nei Balcani e perché?

“Zeroteatro” è la denominazione di un progetto che sta dentro un ambito più grande, cioè l’associazione “Ey De Net, in attesa dei Fanet” fondata a Bologna nel 1997 da un gruppo di artisti, provenienti da diverse regioni d’Italia (Sicilia, Abruzzo, Valle d’Aosta, Lombardia, ecc.) e che a Bologna hanno trovato l’occasione di incontro per un crogiolo di intenti teatrali comuni. “Zeroteatro” è dunque l’espressione di un percorso fatto da molti artisti, che in seguito si sono inoltrati a lavorare nell’Est Europa perché hanno trovato per sé congeniale la cultura lì incontrata.

Avvenne un po’ per caso. Nel 1999 ci invitarono a partecipare al festival di Spalato “Grlimno se morem” e a distanza di qualche settimana un altro ente ci aveva invitato a Szeged, in Ungheria. Tra un festival e l’altro decidemmo di trascorrere 15 giorni nei territori della ex Jugoslavia, più precisamente in Bosnia Erzegovina. Fu un viaggio che rappresentò per noi l’accesso ad una dimensione fino ad allora sconosciuta. Ci spinse ad avviare un percorso di conoscenza, fatti i conti con la consapevolezza della nostra ignoranza nei confronti di quel paese, ignoranza che purtroppo è condivisa dall’italiano medio. Toccammo con mano che si trattava di un “pezzo di casa nostra” che ci era rimasto avulso: la famosa Cortina di Ferro aveva funzionato per lungo tempo, in entrambe le direzioni. A mio avviso, la propaganda occidentale è riuscita ad essere altrettanto ottundente di quella oltre Adriatico. E’ riuscita ad impedire a noi cittadini di capire ciò che accadeva sul piano culturale, delle tradizioni, della storia di questo enorme territorio così prossimo a noi.
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