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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

BALKANI. Antiche civiltà fra Danubio e Adriatico

Posted by paolo fichera su dicembre 20, 2007

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BALKANI
Antiche civiltà fra Danubio e Adriatico
Museo nazionale Archeologico di Adria (Parco del Delta del Po)
7 luglio 2007 – 13 gennaio 2008

dal sito: http://www.balkani.it/

Balkani: antichi popoli tra Danubio, Drava, Sava e Mediterraneo

A partire dall’VIII sec. a.C. – epoca intorno alla quale ha inizio il percorso espositivo della mostra di Adria – nell’aria alto e medio danubiana si diffonde la cultura di Hallstatt, cosi denominata dalla località austriaca in cui gli scavi archeologici riportarono alla luce i primi e significativi reperti.

La sua fase centrale più riconoscibile (detta Hallstatt C e D) corrisponde alla prima grande cultura del ferro in Europa centrale e occidentale. Databile tra IX e V sec. a. C., è contraddistinta dal rinvenimento di grandi tombe aristocratiche coperte a tumulo, contenenti spesso ricchissimi corredi di guerrieri. Questi sono in gran parte composti da oggetti che richiamano la ricchezza, il prestigio e la potenza militare del defunto e denunciano una fitta rete di traffici commerciali di beni e materiali preziosi tra l’area danubiana e il Mediterraneo e anche il Mare del Nord, con un contributo locale fatto soprattutto di manodopera specializzata nella realizzazione e decorazione di oggetti in materiali metallici o preziosi (oro, argento e bronzo).

E’ una cultura, la nostra, che si avvicina a quanto si è ritrovato nei kurgan in Ucraina, o nelle tombe proto-etrusche nella Toscana meridionale e a Verucchio, nei pressi di Rimini: cioè, una diffusa rete di villaggi fortificati con una casta dominante in possesso sia del potere religioso che di quello militare, che svolgeva nel proprio “palazzo” tutte le attività connesse ai propri interessi che, nella maggior parte dei casi, erano quelli del territorio da essa dominato.

I “principi”, o capi-tribù, mantenevano buoni rapporti coi vicini, oppure intraprendevano guerre contro gli stessi, con l’intento di allontanarne il pericolo sulle proprie terre. Ospitavano commercianti carovanieri, dapprima quasi esclusivamente greci, offrendo il meglio e l’originale della produzione locale in cambio di beni di lusso e di tecnologie avanzate; organizzavano e celebravano sia riti religiosi che proteggevano la comunità che funerari.

Le società tribali presenti allora in una vasta parte del territorio europeo, compreso tra la Francia meridionale e la Transilvania, compresa quindi l’area balcanica, erano sicuramente più complesse di quanto il dato storico ed archeologico di permetta oggi di apprezzare. Molto delle stesse ci sfugge, poiché si tratta di culture prive di scrittura e poco dedite anche alla raffigurazione artistica. Tuttavia la struttura delle stesse, le pratiche, i riti e le credenze religiose sembrano diffondersi con caratteri simili di lì, anche nella pianura sarmatica meridionale e in Crimea, grazie anche al contatto di queste popolazioni con i Greci.

Il passaggio dalla cultura di Hallstatt alle culture celtiche più definite non fu, ovviamente, tranquillo e neppure diretto. Come ci ha indicato l’archeologia, esso avvenne durante il VI secolo a.C., quando è documentato il passaggio, proprio nell’area medio-danubiana, di popolazioni di cultura più orientale, di tipo Scitico. Si tratta di genti definite dalla letteratura antica greca anche col termine di Traci o di Cimieri, e che presentano aspetti simili a quelli delle popolazioni stanziatesi allora lungo la costa del mar Nero, dal delta del Danubio alla Crimea.
Tra queste erano i Triballi, i quali provenire in origine dall’odierna Moravia per poi transitare nell’odierno Kosovo e successivamente fermarsi a lungo sul Danubio nell’area dell’attuale Vojvodina, dove vennero poi sottomessi dai Macedoni.
Questi abitavano la Macedonia, regione nel nord dell’antica Grecia, confinante con l’Epiro ad ovest – coincidente grossomodo con l’attuale Albania – e la Tracia ad est. La loro origine etnica (greca o traco-illirica) è discussa, come lo è la lingua che inizialmente parlavano (un dialetto greco, ovvero una lingua differente dal greco) In ogni caso furono in seguito assorbiti nella koinè greca in periodo ellenistico. I Macedoni si trovarono isolati rispetto allo sviluppo della civiltà e della cultura greca fino al V sec. a.C. e le loro tradizioni religiose, politiche e culturali sembrerebbero derivare da quelle greche di epoca omerica, in accordo con il racconto di Erodoto. Durante il loro successivo isolamento subirono tuttavia influenze dalle popolazioni della Tracia e dell’Illiria e ciò spinse molti Greci a considerarli come stranieri o “barbari”.
Sono numerose le testimonianze che ci parlano dei Geti, presenti lungo il basso corso del Danubio e attorno alle sue foci almeno a partire dal VII sec. a.C.: il precoce contatto coi Greci li portò a fondare colonie e a formare organismi statali più avanzati, dai quali sorse il “regno Odrisio”, che godette di un certo prestigio e potere tra V e III sec. a.C. nella penisola Balcanica, in corrispondenza del basso corso del Danubio.
Da essi derivano direttamente i Daci (termine con cui i Romani definiscono in realtà i Geti), Il regno dacico, instauratosi intorno alla fine del III sec. a C. nella regione carpatico-danubiana, ebbe termine nel 102 d.C. ad opera dell’imperatore Traiano che intraprese più campagne militari contro questa popolazione piuttosto irrequieta, per sottometterla poi nel 102 d.C..
Alla cultura e al ceppo scitico appartengono invece gli Iazygi, che sono attestati sul mar d’Azov nel III sec. a.C. e, all’inizio del I sec. a.C., sulla riva del Danubio, dove saranno poi sconfitti dai Romani.

Tuttavia le spinte maggiori di spostamento di popolazioni avvengono ancora da nord-ovest, dalle stesse aree di provenienza della cultura di Halstatt: di qui, grossomodo nelle stesse regioni, ha origine intorno al V secolo a.C. la cultura di La Tène – così denominata dai ritrovamenti effettuati nel villaggio omonimo nei pressi di Neuchatel in Svizzera – che è considerata la protocultura di tutti i popoli Celti. Da essa derivano le culture contro le quali combatteranno i Romani in pianura Padana, in Gallia, ma anche lungo il Danubio.

Di cultura celtica erano gli Scordisci, che abitavano le basse valli della Sava e della Drava e la corrispondente parte della valle danubiana. Questi, presenti nella zona intorno metà del IV sec. a.C., sii scontreranno dapprima con i Greci all’inizio del secolo successivo (erano probabilmente i Galati, che violarono Delfi nel 279 a.C., per poi insediarsi, una volta ricacciati, nell’Anatolia centrale e probabilmente dell’area della Serbia attuale), poi coi Romani, tra 135 e 107 a.C.. Pur riportando alcune vittorie, infine furono sconfitti e, dopo diverse rivolte, nell’88 furono deportati ad est del Danubio, dove vennero sanguinosamente sottomessi dai Daci. Agli Stordisci si devono le fondazioni di numerose città dell’area danubiana, tra cui Singidunum, nome latino dell’odierna Belgrado.

Negli ultimi anni del II secolo a.C. giungono sull’alto corso Danubio le popolazioni germaniche dei Cimbri e dei Teutoni le quali, di lì a poco, si sposteranno a depredare altri territori nei confini dell’odierna Francia e anche in Italia, dove saranno annientati da Mario nel 101 a.C.

Sono questi gli ultimi sono gli ultimi passaggi traumatici di genti nomadi sulla sponda orientale del Danubio prima dell’arrivo definitivo dei Romani. Questi, dopo aver spesso combattuto contro le popolazioni della regione (ad esempio i Dalmati, i Narentani e gli Illiri, abitanti le regioni prospicienti l’Adriatico), sottomettono tra il 29 e il 9 a.C. tutte le regioni danubiane, dalla Mesia al Norico e alla Pannonia, nell’ambito di un progetto di conquista concepito e organizzato da Augusto.
Il disegno politico dell’imperatore prevedeva il raggiungimento e il consolidamento della presenza romana fino al Danubio, il limes orientale dell’impero, di modo da ottenere una stabilità interna ottimale per tutto il Mediterraneo. da qui la velocità e la profondità della romanizzazione dell’area.

La frattura tra Oriente e Occidente e la perdita di sicurezza del Mediterraneo, instabile anche su parte delle coste settentrionali avvenute durante l’alto Medioevo col crollo della frontiera danubiana e l’insediamento delle popolazioni Slave e poi degli Ungari durante il VII-IX sec. a.C. dimostrarono la lungimiranza del primo imperatore romano

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