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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Aleksandr Kuljachtin, due poesie

Posted by pasha39 su gennaio 14, 2008

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Aleksandr Kuljachtin è nato nel 1967 a Gatcina, nei pressi di Leningrado/Pietroburgo. Ha pubblicato versi in riviste (“Vavilon”, “Zapovednik”, “Ulov”) e antologie. Ha vinto il premio “Propilei” nel 2000.

Vive a San Pietroburgo. I due testi, qui presentati, sono tratti dal volume: “Stichi v Peterburge –21 vek” [Versi a Pietroburgo – XXI secolo], Sankt Peterburg 2005. Una sua poesia sulla Cecenia è apparsa in traduzione italiana nel volume: “Tra i ruderi di Groznyj”, Lecce 2005.

Ho perso il mio diario.
Il righello, la matita e il quaderno.
Ho perso l’elenco di libri,
Che mi avevano dato da leggere.

Là, sul portone, un uomo malvagio
Mi ha aggredito all’improvviso.
Ha strappato il mio elenco di libri
E in pieno giorno lo ha calpestato nel fango.

Mi ha anche tagliato la lingua,
Affinché io non potessi raccontare
Di aver perso l’elenco di libri,
Affinché decidessero di darmene un altro.

Mi ha anche strappato gli occhi,
Affinché io non trovassi mai
Nel fango il mio elenco di libri. Allora
Sono andata via e sono morta.

Lui ha riso, l’uomo malvagio,
Va bene, sia pure,
Io comunque il mio elenco di libri
Me lo ricordo perfettamente a memoria.

***

Il papà insegna al figlio a non mentire e a non rubare.
Il figlio annuisce e dice: “Papà, non lo farò”.
Di notte il figlio sente come sonoramente scricchiola
Il letto nella camera accanto. E un bisbiglio sommesso.
Le parole non si capiscono, ma impediscono di dormire.

A scuola il figlio studia la lettera “B” dopo la lettera “A”.
Esegue tutti gli esercizi consigliati.
La ragazzina, vicina di banco, scrive parole sul quaderno.
Le parole non si capiscono, ma si vedono le ginocchia.

Il figlio, fatti i compiti, riferisce che è pronto.
Il papà dice: “Ecco, bravo”. Bacia il piccino.
E lo manda al cinema. Sta’ fuori sino alle otto.
Il film è interessante, ma i rumori delle file posteriori
Distraggono il figlio, e lui ragiona male.

Nel cinema afoso preferirebbe dormire.
La ragazzina, seduta vicino, sfiora il figlio col gomito.
Non lo lascia guardare. Il papà lo sgriderà, se il figlio
Non dirà chiaramente di che parla la pellicola.
Il figlio siede, sbadiglia, tentando di capire il film.

A casa a quell’ora il letto scricchiola e scricchiola.

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