PaginaZero

RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Archive for 27 gennaio 2008

Miklós Radnóti, poeta antifascista ungherese

Posted by paolo fichera su gennaio 27, 2008

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Miklós Radnóti: alla radice del cielo
di Katia Paoletti
tratto dal numero 10 della rivista “PaginaZero-Letterature di frontiera”

Il confine è labile: tra cielo e terra si consuma il canto, in un dialogo di preghiere e versi. Parentesi per non dimenticare ogni inizio e ogni fine nel ciclo continuo di rimandi e fughe. Ne osservo rispettosamente il moto e, in silenzio, ascolto la terra. Fonema radicato a se stesso, alla propria sonorità viscerale. Ne percepisco l’essenza: odore di erba e fango, memoria e presente infinito. Evoca immagini, rumori, inni. La valenza non ha significato terrestre: è una natura più terrena, umanamente contaminata, poco nordica, meno protagonista: spontanea, popolare, selvatica. La ripida discesa tra gli abissi di tutti i mondi possibili dove la vita cede il passo all’esistenza, alla sopravvivenza. Di tutte le vorticose peripezie con cui si costruiscono ponti e passaggi segreti. Scava con fatica e, dall’altra parte, si apre di nuovo il cielo.
Penso tanta letteratura centroeuropea e/o europeista e perdo il senso dell’orientamento. La terra come patria, rifugio, casa. Poeti, drammaturghi, narratori italiani, ungheresi, turchi: la rivolta estenuante, la lotta, la primavera dei popoli. Un triangolo nato per gioco, per simmetrie e affinità ma anche per quel chiaroscuro tra i cui veli prende forma una sensibilità lirica lontanamente bucolica che, nella maturità, si trasforma in sentimenti umani di rabbia e vendetta con forme espressionistiche crude che del fonema assumono sembianza. E dai labirinti del paradosso alle estremità corpose del non senso, per le deviazioni e le contraddizioni crudeli di ogni forma da natura umana toccata, si risale per i cunicoli fangosi nell’altro cielo che, per rotazione, torna nel primo: quello pastorale del canto, del ricordo, dell’infanzia. In tal senso, l’intera opera del poeta ungherese Miklós Radnóti proietta il ciclo evocato con una radice tragica e chiaramente esistenziale:

Le poesie saranno compiute con la morte. L’opera strutturata nel corso della vita con la morte diventa completa. La composizione, il messaggio poetico, che è stato svelato dalla vita superficiale, dal corpo, col cadere del corpo nella fossa della tomba diventa visibile, l’opera s’innalza e comincia a dare luce.
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