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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

An eight year-old poet

Posted by federico federici su marzo 1, 2008

 

 

[1] Il poeta di otto anni si chiama Nika Turbina. È nata il 17 Dicembre 1974 a Yalta e, per una meravigliosa coincidenza, frequenta a Yalta la stessa scuola dove una volta studiava Marina Tsvetayeva. Il nonno di Nika – Anatoli Ignatievich Nikanorin – è poeta e autore di parecchi volumi di poesia. Molte persone studiano però nella scuola della Tsvetayeva e altrettante persone hanno nonni che sono poeti.
Non è un caso che io chiami qui Nika poeta e non poetessa. Dal mio punto di vista un poeta di otto anni è qualcosa di raro e forse persino un miracolo. Un bambino scrisse una volta i versi: ‘Che ci sia sempre il sole, che ci sia sempre la mamma e che sempre ci sia anche io‘, che divennero poi il ritornello di una famosa canzone. Poeta è chi scrive versi che formano una unità – il suo carattere, la sua immagine. Dal nostro punto di vista di adulti, un bambino non è neppure una poesia, ma solo il suo primo verso. È possibile che qualcosa che ancora si sta formando, costituisca già un’immagine? Raramente, ma è possibile. La maggior parte degli esempi ci viene dalla musica: il primo e più famoso è Mozart. Il direttore d’orchestra italiano Willi Ferrero divenne famoso in tutto il mondo quando non aveva ancora compiuto dieci anni, ma né lui, né la nostra violinista Busya Goldshtein, che diede i suoi maggiori concerti in precoce età, divennero poi geni come ci si aspettava. Tuttavia rimangono rispettabili professionisti, il che non è cosa da poco.
Hanno dato, non più bambini, la rara gioia del miracolo agli adulti che li hanno ascoltati? La voce di Roberto Loretti ha perso con l’età il suo fascino divino, ma ancora oggi, il modo sottile in cui intona ‘Santa Lucia’, risuona gradito nei nostri ricordi.
Quando ti imbatti nel raro e precoce talento dei bambini, non dovresti preoccuparti anzitempo che potrebbero rimanere viziati da un’eccessiva attenzione. È assai più pericoloso non dare attenzione per tempo. Se è necessaria agli adulti, perché non dovrebbe esserlo per i bambini? Bisogna ammettere che nel caso dell’artista Nadya Rusheva il riconoscimento arrivò tardivo in vita, non per ostilità nei suoi confronti, ma per sconcerto di fronte ai suoi disegni che non avevano nulla di infantile. Abbiamo creato nella nostra nazione condizioni incredibili per lo sviluppo dell’arte e della cultura dei bambini, eppure talvolta questa organizzazione è eccessiva, ci avviciniamo con i paradigmi preconcetti tipici degli adulti e cominciamo quando sono ancora nella culla o all’asilo ad appioppare loro brutte filastrocche, in versi di scarsa fattura, scritte in un linguaggio infantile artefatto. La rivista Komsomolskaya Pravda ha giustamente affrontato questo argomento già diverse volte. Per qualche ragione siamo portati a stimolare nei bambini una cultura infantile e siamo spaventati dalla possibilità che si manifestino in loro tratti più maturi. Per questo la comparsa di tratti maturi nei bambini richiede cura e discrezione, capacità di non interferire, combinate però a quella di offrire, con altrettanta discrezione e cura, un supporto.
Nika Turbina fu scoperta da Komsomolskaya Pravda che ne pubblicò i lavori quando aveva solo otto anni; a ciò seguì l’invito della televisione di Stato ad apparire e leggere di fronte a una platea di milioni di spettatori, quando ancora non aveva compiuto nove anni. Ammetto che persi la pubblicazione e non vidi la trasmissione in TV, ma raccolsi da più parti le più disparate reazioni, alcune di sgomento, e caute – ‘Spero che non facciano impazzire la bambina, trasformandola in un prodigio‘ – altre apertamente sospettose – ‘Non può averle scritte lei quelle cose…Sono troppo mature.
Quando ancora studiava al liceo, Tsvetayeva scrisse: Per i miei versi, come per i vini di un certo pregio /verrà il tempo…
Tuttavia, Tsvetayeva aveva già quindici anni, mentre qui abbiamo una bambina di otto anni. Nel contesto odierno di un catastrofico aumento dell’età media dei poeti giovani, ora fissata intorno ai quaranta anni, sembra incredibile che Mayakovsky abbia scritto A Cloud in Trousers quando era ‘bello a ventidue anni‘. E ora abbiamo di fronte un poeta di otto anni. Un balzo inatteso, che copre la voragine aperta di parecchie generazioni. Forse la smania, l’impazienza di avere sempre nuovi, luminosi nomi, potrebbero farci prendere un abbaglio?
Fui scettico sino all’estate del 1983 quando incontrai Nika nella casa di Pasternak a Peredelkino. Ero passato di lì con il mio traduttore inglese Arthur Boyars e il mio editore Marion Boyars, dopo una visita alla tomba di Pasternak. Chiesi loro se avessero voluto visitare anche la casa, che era tenuta esattamente come quando Pasternak era in vita dalla nuora. Per caso Nika Turbina e sua madre erano giunte lo stesso giorno in visita da Yalta. Davanti a una tazza di tè chiesi a Nika di recitare per noi le sue poesie. Bastarono pochi versi a far cadere in me ogni dubbio – le sue poesie non erano frutto di una mistificazione letteraria. Solo i poeti sanno leggere a quel modo. Nella sua voce riuscivo a presentire un richiamo speciale, oserei dire sostenuto. Più tardi, su mia richiesta, sua madre mi diede tutto quello che Nika aveva scritto e mi resi conto che avevo di fronte non semplici poesie sparse, ma un vero e proprio libro, perché tutto concorreva a rappresentare l’immagine chiara di una personalità.
Trovai alcune piccole ingenuità nei testi, ma non volli imporre a Nika le mie correzioni – volevo che fosse lei stessa a farle. Nika difendeva le sue poesie con la dignità di una piccola regina che senta il peso di una corona di metallo sulla propria testa. Così, ad esempio, non riuscii a convincerla che il termine usato per ortiche (krapíva) non era accentato sull’ultima sillaba. Suggerii che venisse rimpiazzato con tryn-travá, ma Nika insistette: ‘Ho sentito contadini dire krapivá‘. Nika conosce il proprio valore, ma mai una volta mi è capitato di percepire la presunzione di una bambina viziata: si trattava sempre, solamente, della naturale difficoltà di fronte al proprio compito. Quando Nika conveniva su qualcosa, ciò accadeva con una certa difficoltà, perché tutto doveva essere accettato moralmente, interiormente ri-valutato. Non ha ancora evidentemente la malizia di uno scrittore di professione, ma ha un rispetto professionale per ciò che fa la scrittura. Questo libro è stato pubblicato solo con la sua partecipazione.
Il libro di Nika Turbina è un fenomeno unico non solo perché è scritto da una ragazza di otto anni. Questo libro lascia intendere che i bambini in generale hanno una percezione del mondo molto più matura di quanto ci si aspetti, ma non tutti i bambini sanno come esprimerla, mentre Nika è capace di farlo. Ci sono molte pagine di diario, questioni puramente private in questo libro. Eppure, uno dovrebbe fermarsi e considerare tutte le tragiche intonazioni che contiene, perché anche gli altri bambini devono avere lo stesso acuto senso della contemporaneità, la viva impressione della menzogna, della viscidità, la stessa dolorosa preoccupazione per il nostro pianeta.
Il diario poetico di Nika, nella sua vulnerabile sincerità, è insieme il diario di tutti gli altri bambini, quelli che non scrivono poesia.
Diventerà mai Nika, un giorno, poeta di professione? Chi può dirlo…
La sua stessa risposta in proposito è seria e cauta:
Non lo so. Spetterà al destino dirlo… Ma non mi sembra che la cosa sia importante.
Che cosa è importante per te?’
Dopo averci pensato su, rispose: ‘Ciò che importa è la verità… Ho iniziato componendo versi ad alta voce quando avevo tre anni… Picchiavo i miei pugni sul pianoforte e componevo… Le poesie venivano come qualcosa di incredibile, che ti raggiunge e di nuovo di lascia… E questa cosa per il momento non se ne è andata. Come un sogno che non svanisce mai completamente. Quando scrivo, ho l’impressione che una persona possa fare tutto ciò che vuole… Ci sono così tante parole dentro da smarrirsi. Una persona deve capire che la vita non è lunga. E se dà valore alla propria vita, allora questa vita sarà lunga e, se davvero lo merita, sarà eterna, persino dopo la morte.
Devo ammettere che anche la risposta di Nika su quale fosse il suo poeta preferito non mancò di stupirmi.
Mayakovsky.
Ma tu non hai nulla in comune con lui…‘ proruppi.
Non importa. La sua poesia mi dà forza. E con quella forza posso andare dove voglio, sempre più lontano…‘ rispose.
Il titolo di questo libro è stato scelto insieme a Nika, prendendolo da una delle poesie. In qualche modo, un bambino di otto anni è un primo abbozzo di persona. Così come le forme del pensiero poetico nascono e si espandono da una prima bozza, altrettanto si sviluppano nel bambino gli elementi della sua futura maturità morale.
Spero che, prendendo questo libretto tra le mani, i lettori entrino nel segreto e per nulla scontato mondo, non semplicemente di una bambina di otto anni, ma di un poeta di otto anni, e considerino, una volta ancora di più, la ricchezza spirituale di cui sono dotati i nostri bambini e come proprio questa ricchezza vada guardata da tutte le molte minacce di distruzione, che pendono sulle teste dei bambini nel mondo.

Yevgeny Yevtushenko

 

[1] traduzione di F. Federici, da First Draft, Nika Turbina, page 9 – 13, first published in Moscow, USSR, 1984

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