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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Cosa ho messo nel mio zaino di Enrico Brizzi

Posted by paolo fichera su ottobre 21, 2008

Inauguriamo oggi una nuova sezione del blog: “NEL VIAGGIO”. Verranno raccolti pezzi che hanno come protagonista il viaggio affrontato a piedi, in treno, in bicicletta.
“Camminare significa aprirsi al mondo. L’atto del camminare riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi (…) Spesso camminare è un espediente per riprendere contatto con noi stessi!” (David Le Breton)

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La sezione, curata da Mauro Daltin, si apre con uno scritto di Enrico Brizzi.

“Ho incontrato qualche giorno fa Enrico Brizzi, mi ha raccontato di cammini, sud Italia a piedi, Gerusalemme, via Francigena… di luoghi attraversati solo a forza di piedi, gambe e testa, di pastori incontrati, di aie che nascondono mondi al loro interno… e di molto altro. Pubblico in questo non luogo, a puntate, questo suo pezzo che mi ha gentilmente concesso di inserire” (Mauro Daltin)

Cosa ho messo nel mio zaino
di Enrico Brizzi

Ti piace camminare? Non ci hai mai pensato sul serio. Ti piace scegliere un posto e andarci a piedi, questo sì. Ma se dovessi dire, in tutta sincerità, camminare è solo un accidente necessario: se vuoi muoverti in autonomia, è semplicemente l’unica cosa che puoi fare. Preparare lo zaino, impermeabilizzare la tenda e spegnere il cellulare. Ti piace andare libero, e il fatto di camminare lo accetti come una conseguenza naturale della tua decisione. Poi c’è il fatto che camminare è un’attività antichissima. A trent’anni – un’età in cui nessuno dovrebbe più nutrire fiducia nelle scienze esatte – devi ammettere con te stesso che ami sempre di più rifugiarti in attività antichissime. Camminare, scrivere, ma anche coltivare le amicizie, innamorarsi e diventare padre. In un certo senso, i doni migliori della tua vita erano già a disposizione per gli uomini di molti secoli fa. La camminata in alta montagna ha i suoi indubbi pregi, ma il tuo spirito estroverso mal si adatta all’idea di incontrare solo teneri scoiattoli e timidi cerbiatti. Ti delizi come tutti della loro apparizione, ma ti emoziona ancor di più scambiare due parole con altri viandanti e con i miti abitatori delle zone di confine fra l’organizzazione urbana e la terra selvaggia. Per questo motivo preferisci da sempre passeggiate di più giorni che ti conducano via via da un luogo abitato a un altro, possibilmente lungo vecchie direttrici cadute in disuso. Pensi per esempio alla strada romana che corre nei boschi dell’Appennino fra Bologna e Firenze; a quel che resta della via Francigena percorsa nei secoli da milioni di pellegrini; alla via Vandelli e alla via Giardini, grandi opere dell’Età Moderna destinate a unire gli Stati emiliani alla Toscana settentrionale.

[continuerà nei prossimi giorni…]

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Una Risposta to “Cosa ho messo nel mio zaino di Enrico Brizzi”

  1. […] per leggere la prima parte: QUI […]

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