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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Ad Istanbul, tra pubbliche intimità

Posted by Mauro Daltin su novembre 23, 2008

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Ad Istanbul, tra pubbliche intimità di Enrico Pietrangeli, Edizioni Il Foglio, 10,00 Euro

Recensione di Pier Luigi Coda

Nel periodare di Enrico Pietrangeli, ho ritrovato il “colloquial style” di Stephen Spender, un poeta che mi è caro fra tutti: quel lasciare sgocciolare sulla pagina le dolenti immagini dell’animo, quel certo soppesato disincanto che travalica la solidità strutturale della costruzione metrica per intingersi nel ritmo musicale che accompagna il formarsi del pensiero.
Ed ho ritrovato quell’ansia dell’andare che scuote il desiderio di appisolarsi nell’acquiescere della propria stupefatta indolenza, (“Che bello dormire/d’inedia morire/ e neppure mangiare,/soltanto sognare”), mentre, nel contempo, urge la frenesia di esplorare siti e lontananze che, inevitabilmente, riportano sempre e comunque a misurarsi col proprio io, a confrontarsi con il proprio turbolento (angosciato?) esistere “lungo quei viali,/onesti e sereni,/ di anonimi borghesi”.
Roma, Trieste, Buenos Aires dove vibrano le fisarmoniche, Istanbul: mete senza approdo, forse le visioni incantate che non esistono se non nell’assenza di un immaginario che non riesce ad offrire né requie né pacificazione perché ovunque c’è da far di conto con la propria lacerazione esistenziale; un profumo di donna, un deserto, una bottiglia di champagne per una notte di sesso, un gatto morto sopra il selciato che giace esentato alla vita.
Con questa raccolta poetica, Enrico Pietrangeli si conferma poeta di forte consistenza e di respiro, sicuro del suo “modus operandi” senza ricorrere a superflue sperimentazioni lessicali, ma confidando unicamente nel sapore universale dell’arte per trasformare in poesia il quotidiano cammino del vivere. E leggendo la sua bella raccolta non ho potuto far a meno di ricordare quanto scrisse Dylan Thomas in una lettera inviata a Pamela Hansford Johnson il giorno di Natale del 1933: “Una cosa che ho sempre notato e sempre ammirato nei suoi versi e nelle sue poesie è l’immediatezza delle frasi iniziali; non c’è mai alcun bordeggiamento; dice quello che ha da dire il più rapidamente e il più semplicemente possibile. E non ha mai messo nulla nelle poesie per renderle più difficili”. (D.T. – Ritratto del poeta attraverso le lettere – Einaudi Editore pag. 92)

Una Risposta to “Ad Istanbul, tra pubbliche intimità”

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