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RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

Mi uccida, altrimenti è un assassino

Posted by paolo fichera su febbraio 10, 2009

Molti anni prima aveva detto che “sarebbe stato contento di morire”, se non ci fossero stati troppi dolori. Ma i dolori furono tremendi, e forse voleva ancora vivere. La mattina del 3 giugno chiese la morfina, e disse a Robert Klopstock: “Lei me l’ha sempre promessa, ormai da quattro anni. Lei mi tortura, mi ha sempre torturato. Non voglio più parlarle. E’ così che morirò”. Gli fecero due iniezioni. Dopo la seconda iniezione, disse: “Non mi prenda in giro. Lei mi dà un antidoto. Mi uccida, altrimenti è un assassino”. Quando gli diedero la morfina, ne fu felice: “Così va bene, ma ancora, ancora, non fa effetto”. Si addormentò lentamente, si risvegliò confusamente. Klopstock gli reggeva la testa, e lui pensò che fosse sua sorella Elli: “Vai via, Elli, non così vicino, non così vicino…”. Poi, con un cenno brusco e inusuale, ordinò che l’infermiera uscisse: si strappò con forza la sonda e la buttò in mezzo alla stanza. “Basta con questa tortura. Perché prolungare?” Quando Klopstock si allontanò dal letto per pulire la siringa, Kafka gli disse: “Non vada via”. “No, non vado via” disse Klopstock. Con voce profonda, Kafka ribatté: “Ma vado via io”.

Kafka di Pietro Citati

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