PaginaZero

RIVISTA DI CULTURE DI FRONTIERA

di Ilaria Seclì

Posted by paolo fichera su dicembre 3, 2009

di Ilaria Seclì

a Marino,
estrema resistenza al processo di adultificazione

Se il mare o le altezze la prenderanno. O la voragine incolmabile di questo amore senza scampo, né sosta o fine. Questa fibra straripata da nomi e storie, vicoli, ponti, malìe di balconi all’undicesimo piano, acque di febbraio, tramonti del primo mese, scroscio di fontana, cerchio di lago. Un pesce giura di averla vista impigliata tra la scogliera di Castro mentre urlava un nome incomprensibile. Un bambino la vide ascoltare il giubilo e il calore delle case degli altri, persa nel fumo dei comignoli, il 24 di un imprecisato dicembre.
In Germania, ormai è l’altro secolo, -ma la neve è ancora quella, ed è ancora fresca- un’ossuta vecchietta giurò di averla vista carponi nell’infinita distesa di bianco. Sfilava coriandoli, dal muto dormitorio di gigli vitrei e li lanciava al nero torvo di maleodoranti nubi, cantando nenie in una lingua sconosciuta. Un uccello la spiò arrampicata su un albero, vicino alla fermata del tram, osservare passi e gesti, sorrisi, malinconie, rabbie, tremori, ascoltare discorsi, fissare corpi trepidanti o senza speranza. Sulla strada, tra le vite sospese,  scrutare timorosa e sfacciata volti, piedi nudi,  mani, ascoltare imprecazioni alla legge, fumi d’incensi, abbaiare rabbiosi di cani. Nelle bettole tra gli ubriachi e tra chi fa di dipendenza suo resistente, dinoccolato incedere. E nei teatri, tutti gli esseri del bosco ne sono testimoni. Lì vive, presa da una gioia fremente e malinconica. Gioia viva. Lì piange e ride, lì esalta compiuto il suo essere.
Nelle stazioni più di una voce ne testimonia la presenza. E la si dice in lacrime, soprattutto per il saluto tra una mamma e la figlia, o tra due amanti. Nei suoi vicoli è certo, la si incontra sempre. Passeggia assorta e attenta insieme, tocca la pietra d’ambra e sole, prima di porgerle l’orecchio in attesa della voce, si dice, di un ignoto e affascinante clown normanno, dai lunghi capelli rossi, scomparso all’improvviso per una  magia fin troppo riuscita.

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Terre di vite: vino, volti, suoni, immagini e parole

Posted by paolo fichera su novembre 6, 2009

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Oggetto: “Terre di vite: vino, volti, suoni, immagini e parole”

Cantine del Castello Conti
via Borgomanero 15 – 28014 Maggiora (NO)
Sabato 7 novembre 2009 dalle 18 alle 22

si terrà la manifestazione

Terre di vite: vino, volti, suoni, immagini e parole

introdotta, alle 17.00, da una tavola rotonda sul tema

“Il vino tra terra e poesia”

interverranno:

Sandro Sangiorgi         fondatore e direttore di Porthos, giornalista e sommelier
Marco Arturi             giornalista

modera

Luigi Metropoli            Divino Scrivere

La manifestazione si inserisce nel settore della viticoltura di qualità all’interno del vivace panorama vinicolo italiano.
Il filo conduttore della serata è l’amore per la terra, per il territorio in cui si opera e per il lavoro nelle vigne, nel segno di un ritorno a una naturalità che non rinuncia alla cultura, ma anzi la incontra per un arricchimento i cui beneficiari sono l’uomo e l’ambiente.

Saranno presenti i seguenti produttori vitivinicoli, con relativi banchi d’assaggio:
Cantine del Castello – Elena Conti (doc Boca – Piemonte)
Le Piane – Christoph Künzli (doc Boca – Piemonte)
Antoniolo – Lorella Zoppis (docg Gattinara – Piemonte)
Antoniotti Odilio – Odilio Antoniotti (doc Bramaterra – Piemonte)
Cappellano – Augusto Cappellano (docg Barolo – Piemonte)
Ar.Pe.Pe – Isabella Pelizzatti Perego (docg Valtellina Superiore – Lombardia)
Az. Agr. Crociani – Susanna Crociani (docg Nobile di Montepulciano – Toscana)
Az. Vin. Fiorini – Cristina e Alberto Fiorini (doc Lambrusco di Sorbara – Emilia)

La serata, ideata e curata dalle sorelle Conti, Barbara Brandoli e Luigi Metropoli dell’associazione culturale Divino Scrivere, Gianni Usai, si articola in un percorso sinestetico ricco di seduzioni, di intrecci sensoriali che allieteranno anche lo spirito. Oltre ai banchi d’assaggio, nella cornice delle Cantine Conti, dove si possono degustare i vini delle varie aziende presenti, si potrà intraprendere un percorso fotografico, “Tralci di vita” di Massimo Prizzon http://www.massimoprizzon.it, che arricchirà la degustazione, mentre versi e rime di poeti contemporanei fungeranno da raccordo tra i vari banchetti. Durante la serata l’artista Oreste Sabadin http://www.orestesabadin.it realizzerà “Arte di Vino”, piccole opere su carta con i terricci e i vini dei produttori coinvolti. Scenografie e allestimento a cura di Mauro Maulini. Le poesie sono dei poeti: Cristina Babino, Maria Grazia Calandrone, Chiara Daino, Federico Federici, Paolo Fichera, Adriano Padua, Anila Resuli, Ilaria Seclì.
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paolo fichera: nel respiro

Posted by paolo fichera su ottobre 5, 2009

copertina
è uscita per la casa editrice L’arcolaio di Gianfranco Fabbri, nella collana “Il laboratorio” diretta da Stefano Guglielmin, l’ultima raccolta di Paolo Fichera: nel respiro.

*

ascolta e resta carne
nel legno
che la parola fissa e annida

e chiara rende la luce

ora che la luce
ha scavato la penombra
ora che l’ha resa
sperma
ora che la notte ha sete
e l’umanità è il battito ampio
di un vagito che si perde

*

per acquistare il volume rivolgersi alla casa editrice: http://78.6.11.203/Arcolaio/

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Addio Luciano

Posted by Mauro Daltin su settembre 18, 2009

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L’altra notte è morto Luciano Morandini, uomo, poeta, scrittore, intellettuale che ha donato a chi lo conosceva un sacco di cose. Non solo i libri che ha scritto e le parole che condivideva, ma per me rimane assoluta la lezione di onestà dell’uomo, il non scendere mai a compromessi con i poteri rimanendo sempre libero.
Ricordo l’ultima volta che ci siamo seduti in casa sua e abbiamo chiacchierato un po’ di libri, poesia, giovani scrittori. Lo guardavo muoversi tra gli scaffali infiniti della sua libreria, avvicinarmi, prendermi per un braccio e sospirarmi tutta la sua paura e preoccupazione per come le cose si stavano mettendo. Ma la sua non era una nostalgia, ma una rabbia timida, una decisa ma silenziosa battaglia.
Angelo Floramo mi ha scritto un sms che racchiude bene il senso di vuoto che un personaggio così ci lascia: “Stiamo perdendo i pezzi migliori della nostra coscienza”. Parlando con Luciano dovevi fare i conti con la coscienza di un tempo e di un popolo. Non potevi sottrarti alle responsabilità, non potevi trovare giustificare a ingiustizie e sopprusi.
“Mauro, continua con la rivista, non mollare, è un progetto politico e culturale nel senso alto del termine…” mi incoraggiava Luciano parlandomi di PaginaZero. Non ti ho ascoltato Luciano. Tu avresti continuato, lo so, avresti affrontato e combattutto le difficoltà. Per questo tuo esempio ti sarò grato sempre e per questo dico che abbiamo perso molto. Tutti.
Mauro Daltin

Pubblico anche una lettera di addio a Luciano firmata da un po’ di persone della cultura friulana e non solo.

A Luciano

In sordina, defilato, senza clamori, te ne sei andato Luciano, uomo forte e taciturno, che con i tuoi silenzi sapevi trarre maggior forza e peso alle tue parole quand’esse uscivano a comporre versi o prose, o quando con la tua voce antica sapevano riempire i cuori.
In questa epoca triste, con la tua mente attenta e viva e la tua storia di intellettuale multiforme e onesto, hai sofferto anche tu del timore che poesia e bellezza, così come impegno civile e coerenza, scomparissero nel nulla
della attuale quotidianità che ben altri “valori” impone.
E di certo per questo e per la tua gentilezza, per il tuo sguardo indagatore e fraterno, che ci mancherai compagno e
amico, a ogni 25 Aprile e Primo Maggio, e in ogni attimo in cui cercheremo poesia; ma in ogni giornata varranno anche
per te quei tuoi stessi versi che mirabilmente hai saputo donare a tutti noi: “la morte giammai spense il vostro ardor, dal cuor della terra rispunta l’amor…”.

Addio Luciano.

Omero Antonutti, Carla Battistella, Alessandra Bertolissi, Renato Calligaro, Claudio Cojaniz, Giorgio Cojaniz, Silvio Cumpeta, Mauro Daltin, Augusto De Bernardi, Aldina De Stefano, Silvana Fachin Schiavi, Angela Felice, Marina Giovannelli, Claudio Grisancich, Edi Kanzian, Alessandra Kersevan, Tito Maniacco, Claudio Martelli, Maurizio Mattiuzza, Graziella Moreale, Marina Moretti, Dario Pagani, Teresa Parmesan, Giancarlo Pauletto, Alessandro Rocco, Francesco Schiavi, Giacomo Scotti, Luigina Soranzio, Michela Spanghero, Andrea Valcic, Giancarlo Velliscig, Franca Visintin.

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Non essendo che uomini

Posted by paolo fichera su settembre 2, 2009

Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi

(Dylan Thomas, Poesie inedite)


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Ritorno ai Balcani: un viaggio fra passato e presente nei ricordi di Nedim Gürsel

Posted by paolo fichera su maggio 25, 2009

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Ritorno ai Balcani: un viaggio fra passato e presente
nei ricordi di Nedim Gürsel

di Antonella Zambelloni

In Ritorno ai Balcani (editore Ananke, 1996) l’autore ci immerge in una serie infinita di immagini e di ricordi, di esperienze e di storia, di realismo e di fantasia: la volontà pare proprio quella di delineare il percorso della sua vita, la storia del suo paese attraverso uno stile chiaro e limpido, che riporta alla mente quella chiarezza e quella ricerca della realtà della scrittura settecentesca classica. È possibile infatti effettuare un paragone, tenendo comunque conto di tutte le differenze e delle specificazioni del caso, con la Vita di Vittorio Alfieri, il grande scrittore autore di alcune fra le più belle tragedie della nostra letteratura e di un’autobiografia in cui si intersecano con maestria romanticismo, ormai alle porte nel panorama letterario della sua epoca, e quel gusto per la descrizione e l’analisi, tipico del secolo dei lumi. Come è noto, Alfieri divide la sua opera in quattro parti, corrispondenti alle quattro fasi della vita umana (infanzia, adolescenza, giovinezza, virilità) nelle quali traccia il percorso della propria esistenza mostrando come dall’iniziale repulsa quasi per le lettere sia maturato in lui il desiderio dell’arte e della scrittura creativa. Narra delle proprie passioni, dei propri amori e sogni, delle proprie esperienze, dei propri viaggi che gli hanno fatto conoscere l’Europa di allora, del suo odio per il potere “tiranno” e della sua ricerca di libertà e indipendenza lontano dall’oppressione. Alfieri era un carattere appassionato, poco incline ad essere incanalato in rigide convenzioni formali o in facili categorizzazioni: Alfieri ha lasciato alcune fra le migliori pagine di un diario intimo, di un resoconto di viaggio, di una delineazione di un percorso artistico, raccontando del suo desiderio di lasciare una immagine di sé che fosse veritiera e che potesse rispecchiare la sua vera natura, un carattere ribelle e allo stesso tempo fragile, come solo un artista può essere. In Gürsel non è sbagliato affermare che si ripresentano simili strutture e simili volontà: anche lo scrittore turco ha infatti tracciato non solo il ritratto del suo paese ma lo ha impreziosito con le sue osservazioni e con tutta una serie di riferimenti che fanno capo da un lato alla tradizione letteraria dall’altro alla cronaca più recente. Per chi non conosce i Balcani e la loro travagliata vicenda e vuole osservarla attraverso gli occhi di chi ha vissuto sulla propria pelle quella tragedia questo libro potrebbe dargli le giuste risposte. Leggi il seguito di questo post »

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parole in forma di colore. visioni nella poesia di Rita R. Florit

Posted by paolo fichera su maggio 23, 2009

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parole in forma di colore

a cura di Francesca Pietracci

visioni nella poesia di

Rita R. Florit

con proiezione delle videopoesie

Lezioni inevitabili (2005)

Varchi del rosso (2006)

TwinVideo: Air-TuttoXaria (2008)

OPENING

sabato 16 maggio 2009 – ore 19:00

fino al 7 giugno 2009

Bibliothé Contemporary Art

via Celsa, 5 (piazza del Gesù) Roma – 06.6781427

lunedì>venerdì 12:00>20:00 – sabato 18:00>24:00

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Berlusconi-Mills: sentenza…………………..

Posted by paolo fichera su maggio 19, 2009

In ordine sparso:

repubblica

articoli sulla notizia

ilsole24ore

procedimenti a carico di silvio berlusconi da wikipedia

giornalettismo

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ALI – rivista d’arte, letteratura e idee…

Posted by paolo fichera su maggio 10, 2009

ALI – rivista d’arte, letteratura e idee…

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Sommario : n° 1

Breve premessa – Gian Ruggero Manzoni
Nella carne dormono Ali – Antonio Castronuovo
Vertebrae – (poesie) Pasquale Di Palmo
Nella rete si dibattono Ali – Elio Copetti
Il volo dello struzzo – Vittorio Zanotta
Un maestro : Emilio Villa e il suo volo nel sapere – Luca Ariano
Dune, paesaggio di un corpo elevato – Marisa Vescovo
Sull’origine – (Boncinelli/Moriggi a colloquio) – Andrea D’Agostino
Distanza Netta – (poesie) Sebastiano Aglieco
Su roccia o tela, su osso o tastiera lo stesso
impatto atemporale del bello
– Salvatore Scafiti
Il senso di un incontro… il lungo cammino della magia – Castagna/Lagazzi
La funzione dell’artista nella contemporaneità – Antonella Zambelloni
Ri-traduzione e contro-traduzione del trentottesimo
frammento del Minima moralia di Adorno
– Pier Marco Turchetti
Per un’alchimia salutare – Nicola Macolino
Il settimo sigillo – Elisa Ravaglia
Emanazioni alate – Gian Ruggero Manzoni

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Sommario : n° 2

Sociale. La questione prima di una generazione che fa poesia – Matteo Fantuzzi
Manifesto con parole chiare – Antonin Artaud,
L’incidenza della poesia è nulla – Manzoni/Sica
Lingua, linguaggio, parola: magia, musica, metamorfosi, sacralità – Paolo Ruffilli
Il mito dell’altro che è in noi – Marisa Vescovo
Dialogo tra “La grande abbuffata” e Marco Ferreri – Elisa Ravaglia
Emilio Vedova. De-scrivere, de-contestualizzare l’opera – Luciano Marucci
Il richiamo della natura come madre e come possibilità – Gretha Harstad
La tradizione non è tradizionale – Antonio Castronuovo
ALI, per un’estetica a venire (o per un uomo a venire) – Rubina Giorgi
Helle Busacca: l’Antigone dimenticata – Luca Ariano
La caduta tra chiari e scuri – per le opere di Orodè – Gian Ruggero Manzoni

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Marcel Duchamp. La vita di un’opera d’arte.

Posted by paolo fichera su aprile 29, 2009

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La crisi, l’editoria e il giornale di domani

Posted by paolo fichera su marzo 27, 2009

La crisi colpisce l’editoria così sarà il giornale di domani

di Enrico Franceschini

articolo tratto da “la Repubblica”, 18 marzo 2009

Il necrologio è sormontato da due date: 1764-2009. “Dopo una lunga battaglia con pubblicità in declino, età anagrafica dei lettori troppo avanzata, concorrenza di Internet, sconsiderati livelli di indebitamento, costi inflessibili, ambizioni esagerate e crisi di nervi, l’industria dei giornali è passata a miglior vita”, annuncia il testo. Humour nero, specie se stampato su un giornale: il Financial Times, che ieri ha aperto a questo modo un’inchiesta sulla crisi dell’informazione quotidiana. Dal New York Times alle gazzette di provincia, la carta stampata è in declino: alla sua crisi strutturale, provocata dall’avvento del web, si è aggiunta la mazzata della crisi ciclica, la peggiore recessione economica a memoria d’uomo. Negli Stati Uniti, grandi giornali vanno in bancarotta uno dopo l’altro; ovunque, tutti perdono copie e profitti, e cercano di sopravvivere riducendo le spese.

Eppure la stampa quotidiana non ha mai avuto tanti lettori come oggi: grazie alle edizioni online, che tuttavia nella maggior parte dei casi sono gratuite e generano entrate pubblicitarie ancora troppo basse. “Dacci oggi il nostro giornale quotidiano”, continuano a dire i cittadini del mondo, però si sono abituati a leggerlo sullo schermo di un computer o di un telefonino, senza sborsare un soldo. Leggi il seguito di questo post »

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The Gonars Memorial

Posted by Mauro Daltin su marzo 16, 2009

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circolo culturale artetica – circolo culturale trois

PRIMO APPUNTAMENTO DI RESISTENZE 2009

25 APRILE, ANCORA RESISTENZA
ITINERARI_MEMORIA_MUSICA_STORIE_IMMAGINI_PAROLE

SABATO 21 MARZO
RIVIGNANO – Ex Osteria Alle Piramidi ore 18.30

Gonars 1942/43 – un lager in Friuli, coltivare la memoria, combattere il revisionismo
Gonars ‘42/43 – un lager in Friûl, coltivâ la memorie, combati il revisionisim

Proiezione del documentario The Gonars memorial. Gonars 1942/43: il simbolo della memoria italiana perduta regia di Alessandra Kersevan e Stefano Raspa – dalle ore 21.00 concerto acustico con Gabriella Gabrielli (Zuf de Zur) e Guido Carrara (Bande Zingare)

gonars-memorialIl dvd contiene un documentario con commenti storici ed interviste a testimoni diretti sul campo di concentramento di Gonars (UD), uno dei primi realizzati dal regime fascista che rimase aperto dalla primavera del ’42 al settembre del ’43, fino al crollo del regime. Fu un campo particolare perché destinato agli slavi (croati e sloveni) verso cui i fascisti nutrivano da sempre sentimenti di odio paragonabile a quello dei nazisti per gli ebrei. Dopo l’8 settembre vi erano recluse ancora più di cinquemila persone. I morti furono quattrocentosettantuno, di cui settanta bambini con meno di un anno. Leggi il seguito di questo post »

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Di qua e di là della frontiera

Posted by Mauro Daltin su marzo 2, 2009

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Trovate in edicola da venerdì il nuovo numero del settimanale “Carta”. Nel supplemento “Carta estnord” è stato pubblicato un articolo di Mauro Daltin dal titolo Di qua e di là delle frontiera, che racconta le suggestioni del confine orientale, del concetto di frontiera eccetera.

Questo il pdf dell’articolo:
qui

Questo il sommario del numero del supplemento Carta qui-estnord numero 7 del 2009 in allegato in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Sud Tirolo

Sommario
Lezioni di geografia [Mauro Daltin]
Cartoline dall’altro nordest [Carta Estnord]
La politica di Provincia [Gianni Belloni ]
La decrescita passa per il Comune [Chiara Spadaro]
Il cambiamento immobile. Cosa c’è nel voto del Veneto [Chiara Spadaro]
Il cambiamento immobile. Cosa c’è nel voto del Veneto -intervista a Gianni Riccamboni
Oltre il balcone fiorito [Alessandra Zendron]
Estest [Andrea Bellavite]
De Gustibus [Danilo Gasparini]
Pratiche di cittadinanza [Fabio Della Pietra]
L’ambulatorio degli irregolari [Giulio Todescan]
La città del Passante e Veneto City [Paolo Cacciari]
La signora Gelmini odia il Veneto [Gianni Belloni]
L’acqua dopo la privatizzazione [Andrea Trentin]
Economie dal basso, coop operaie [Gianni Belloni]
Il vento dei Balcani soffia ancora -Intervista a Michele Nardelli
Le monete oltre gli schei [Eliana Caramelli]
Resistenza zingara [Irene Rui]
Cartolina [Marco Baravalle]

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Letterature bicolori

Posted by Mauro Daltin su febbraio 17, 2009

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Segnalo con piacere questo progetto di una scuola superiore di Torino che si intitola “Letterature bicolori” e che potete leggere sul loro bel sito internet cliccando qui. E questo è il loro blog: http://letteraturebicolori.blogspot.com/
In tempi di discorsi di classi separate fra studenti italiani e studenti immigrati e di sfascio dell’istituzione scolastica, questa mi pare una di quelle cose che scaldano il cuore e che fanno ancora sperare.

Il sito in formazione del liceo A. Einstein di Torino invita studentesse e studenti, insegnanti, lettori, scrittori, curiosi impenitenti a incontrarsi intorno alla letteratura migrante che si esprime in italiano, letteratura che mescola i diversi colori dei linguaggi e delle culture.

Nell’Istituto è operativa una commissione di docenti che si occupano della accoglienza degli studenti stranieri e della loro alfabetizzazione con corsi specifici in relazione alle diverse esigenze.

Alcuni studenti provenienti da nazioni differenti, con una specifica formazione di peer educators, affiancano gli insegnanti nelle varie fasi di sostegno all’inserimento degli studenti immigrati: accoglienza, spiegazione delle regole sociali scolastiche, dell’organizzazione dello studio, della valutazione, dei modi di intendere il rapporto studente-docente.

Tutti gli anni si svolgono attività di educazione alla cittadinanza ed alla legalità per sviluppare negli studenti la consapevolezza della necessità dell’impegno sociale attraverso la conoscenza del territorio, la cultura delle pari opportunità intesa come rispetto dell’altro, la difesa del valore della pace.

Da questa realtà è nato il progetto Letterature bicolori

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Estratti

Posted by paolo fichera su febbraio 17, 2009

Estratti

“Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo”
Angelo Maria Ripellino

“… Essere poeta ed uomo vuol dire essere bosco senza tronchi e vedere… Essere non è lieve… Lievi sono solo gli stronzi…”
“Occorrerebbe vivere per essere,/ma non sarete, perché non vivete,/e non vivete, perché non amate,/perché non amate voi stessi, e tanto meno il prossimo”
“Perché il tuo volo è malato,/perché s’attarda ed è oscuro?/- Per quindici anni ho parlato ad un muro”
Vladimir Holan

“Deviarmi? La via del mio fermo proposito è segnata da rotaie di ferro per correre sulle quali il mio spirito è scanalato”
Herman Melville

“Ai morti la sepoltura e ai vivi la foccaccia”
Miguel de Cervantes

“Si è così tristi, da giovani! D’altronde, tutta questa roba non è allegra! Almeno per certe nature”
Gustave Flaubert

“Tutto passa, la corrente della vita, quel che nella corrente della vita noi rincorriamo è a noi più caro di ogni altra cosa”
James Joyce

“L’odore dell’orizzonte da ogni parte,/Cenere, come se le colline celassero un fuoco/Che altrove divorava un universo”
Yves Bonnefoy

“Non posso addormentarmi, compongo sempre. Scrivo, e tutto si incatena armoniosamente”
Lev Tolstoj

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Mi uccida, altrimenti è un assassino

Posted by paolo fichera su febbraio 10, 2009

Molti anni prima aveva detto che “sarebbe stato contento di morire”, se non ci fossero stati troppi dolori. Ma i dolori furono tremendi, e forse voleva ancora vivere. La mattina del 3 giugno chiese la morfina, e disse a Robert Klopstock: “Lei me l’ha sempre promessa, ormai da quattro anni. Lei mi tortura, mi ha sempre torturato. Non voglio più parlarle. E’ così che morirò”. Gli fecero due iniezioni. Dopo la seconda iniezione, disse: “Non mi prenda in giro. Lei mi dà un antidoto. Mi uccida, altrimenti è un assassino”. Quando gli diedero la morfina, ne fu felice: “Così va bene, ma ancora, ancora, non fa effetto”. Si addormentò lentamente, si risvegliò confusamente. Klopstock gli reggeva la testa, e lui pensò che fosse sua sorella Elli: “Vai via, Elli, non così vicino, non così vicino…”. Poi, con un cenno brusco e inusuale, ordinò che l’infermiera uscisse: si strappò con forza la sonda e la buttò in mezzo alla stanza. “Basta con questa tortura. Perché prolungare?” Quando Klopstock si allontanò dal letto per pulire la siringa, Kafka gli disse: “Non vada via”. “No, non vado via” disse Klopstock. Con voce profonda, Kafka ribatté: “Ma vado via io”.

Kafka di Pietro Citati

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Rete dei Redattori Precari

Posted by paolo fichera su gennaio 29, 2009

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Buongiorno,

La Rete dei Redattori Precari comunica la nascita del suo sito web, www.rerepre.org.

La Rete dei Redattori Precari è una libera associazione di redattori e altri lavoratori dell’industria editoriale assunti con contratti atipici che si propone di:
far conoscere il ruolo centrale che redattori precari e affini rivestono all’interno della filiera editoriale;
denunciare il precariato che dilaga in questo settore e che molto spesso viene sottaciuto in nome di una visione edulcorata e mistificata di tutto ciò che concerne l’universo dei libri e della produzione culturale;
avanzare rivendicazioni giuridiche e salariali in un contesto, quello dell’editoria, in cui il mercato del lavoro è totalmente deregolamentato e spesso caratterizzato da situazioni di vera e propria illegalità;
promuovere iniziative di collaborazione e scambio di esperienze con altri gruppi di lavoratori atipici organizzati al fine di creare e diffondere una coscienza condivisa sulla piaga del precariato.

Vi chiediamo di visitare il sito e di far conoscere l’attività della Rete segnalandone l’esistenza nel vostro spazio web. Da parte nostra, ci dichiariamo sin da ora disponibili allo scambio di link.

Grazie mille per il sostegno che vorrete accordarci,
il gruppo di coordinamento della Rete dei Redattori Precari

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La frontiera della poesia: Petr Halmay

Posted by paolo fichera su gennaio 25, 2009

halmay1La frontiera della poesia: Petr Halmay
di Antonella Zambelloni

Sconosciuto in Italia e edito, per la prima volta, grazie a Le Edizioni del Foglio Clandestino, L’impronta del tempo di Petr Halmay è arrivato nel nostro paese quasi in sordina. La letteratura dell’Est, come è noto, è un genere di nicchia e non particolarmente conosciuto. Se a questo si aggiunge un poeta sui generis che ha un pubblico di riferimento ben preciso e non massificato, allora è facile intuire la scommessa che è stata fatta nel pubblicarlo.
La scarsa notorietà però non deve frenare o impedire la lettura, ma deve essere un modo, al contrario, per stimolarla e far riflettere su quanti scrittori circolino al di là del circuito letterario classico e canonico e quanto quindi la poesia, ormai al margine della società contemporanea, abbia ancora qualcosa da dire e da insegnare.
Petr Halmay è nato nel 1958 a Praga e fa parte di quella generazione di poeti cechi che ha dovuto affrontare la censura e la difficoltà dello scrivere all’interno di un regime che proibiva alla parola poetica di esprimersi al meglio. Solo negli anni 90 infatti è incominciata la così detta normalizzazione della libertà di espressione che ha permesso a molti artisti di affacciarsi nel panorama contemporaneo con più facilità.
Quando si legge Halmay bisogna tener presente questo contesto socio-culturale di riferimento, che qui si è solo accennato, perché è indispensabile per capire la portata del testo di questo scrittore, quanto peso abbiano allora le sue immagini e il loro messaggio.
Nelle sue poesie è possibile riscontare un elemento ricorrente, una sorta di leitmotiv costante che appare in tutte le sue sfumature. Ecco allora il dissidio, costante, fra l’io e il mondo, fra la contemporaneità e la ricerca di una pace interiore in un altro mondo, lo scontro fra passato e presente, fra uomo e donna, fra amore e odio: si riscontra sostanzialmente una frontiera all’interno del testo, un luogo che sta al mezzo fra queste contrapposizioni. E il luogo di frontiera è la stessa poesia: l’autore infatti non trova una soluzione all’interno di questi dissidi, ma lascia la strada aperta allo scontro e al dialogo col lettore, chiamato a essere protagonista di questa interpretazione. Leggi il seguito di questo post »

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Come siamo anche stati

Posted by paolo fichera su gennaio 7, 2009

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.
(…)
“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso Americano (ottobre 1912)

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BOLESŁAW LEŚMIAN: IL POETA POLACCO DEL VERSO DI-VERSO

Posted by paolo fichera su dicembre 17, 2008

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BOLESŁAW LEŚMIAN: IL POETA POLACCO DEL VERSO DI-VERSO

di Ilaria De Nuzzo

Bolesław Leśmian rappresenta un caso straordinario nella letteratura polacca – e, oserei dire, mondiale – di tutti i tempi. A lungo gli fu dato esiguo spazio nelle Storie della letteratura “di casa”, ed ancora oggi ne trova pochissimo in quelle fuori porta. Il primo accidente si spiega con i tempi propagandistici e tutt’altro che di libertà di espressione, pensiero e scelte culturali che la Polonia ha attraversato nell’ultimo secolo- e non solo- e che videro il poeta passare in secondo piano per far posto a quelle voci che, per vocazione o per dovere, portarono avanti le cause sociale e politica. Il fatto che all’estero sia rimasto sconosciuto, e che anche successivamente alle sua “rivelazione” non si siano mossi passi significativi nel senso della propagazione del suo operato, si spiega anche – ahi noi traduttori! – con l’immane difficoltà di convertire il suo codice linguistico in qualcosa di pacatamente simile e modestamente equivalente sul piano espressivo. La fantasia di Leśmian nell’accostare immagini e produrre neologismi è sorprendente per il madrelingua polacco, sconvolgente per l’impavido straniero. Eppure, proprio questo incendia la fantasia e la voglia di proseguire per questo sentiero, guidati da una musicalità del verso che ha gettato, in modo consapevole oppure no, le basi per una poesia auto-produttrice e nuova che “risvegli l’attenzione già morta dell’ascoltatore ed ecciti di nuovo l’entusiasmo creatore nello stesso autore”(1) .
Impresa ardua, il tentativo di inquadrare Leśmian e la sua variegata opera in un cronotopo (2) se non coincidente, quantomeno coerente con le definizioni che della sua poetica si ebbero: espressionista, simbolista, realista, modernista, …ista, …ista, …ista: fu bravissimo, il nostro poeta, ad eludere ogni movimento, ogni corrente, ogni possibile definizione, facendo parte al contempo di tutto e lasciando un segno indelebile, al quale non ci si può rivolgere con sentimento che non sia di riconoscenza.
Il solo scopo che mi prefiggo scrivendo quanto segue, è quello di suscitare interesse ed ammirazione nei confronti di una personalità che fu ogni cosa e il suo contrario, che appartiene ad ogni tempo ed è pur sempre anzitempo, che fu in grado di indagare l’uomo di ogni epoca, puntando i piedi in una tradizione popolare, quella slava, da una prospettiva di universale tragicità ed irripetibilità. Leggi il seguito di questo post »

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La Mirabile Visione

Posted by paolo fichera su dicembre 12, 2008

La Mirabile Visione è una lettura antologica – introdotta e commentata da Luigi Scorrano e interpretata da Simone Giorgino – del primo lavoro letterario attribuito con certezza a Dante Alighieri, la Vita Nova, opera in versi e prosa che il poeta scrisse prima dei trent’anni, fra il 1292 e il 1293. La vicenda si incentra intorno a un’esperienza d’amore idealizzata, quella del poeta per Beatrice, ripercorsa in un avvincente diario intimo che alcuni fra i più autorevoli critici considerano preludere alla Divina Commedia. La Mirabile Visione si sofferma su alcuni frammenti scelti dell’opera: il primo incontro, avvenuto a soli nove anni, fra Dante e Beatrice; il saluto di lei, di nove anni successivo, che incoraggia il poeta, turbato e confuso, a descrivere il proprio amore per la donna amata; il sogno/profezia della morte di Beatrice; e, infine, l’anticipazione del “poema sacro”.

Luigi Scorrano

È un autorevole dantista, curatore, con Aldo Vallone, di un importante commento alla Divina Commedia. Fra le sue opere in volume figurano: Modi ed esempi di dantismo novecentesco (1976), Presenza verbale di Dante nella letteratura italiana del Novecento (1994), Tra il “banco” e “l’alte rote”. Letture e note dantesche (1996), Il Dante “fascista”. Saggi, letture, note dantesche (2001).

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tessere il vuoto

Posted by paolo fichera su novembre 26, 2008

locandinainvio1TRENTAQUATTROCINQUANTOTTO ARTE CONTEMPORANEA

via Inferiore 26, 31100 Treviso – telefono: +39 0422 582404

DAL 29 NOVEMBRE 2008 AL 17 GENNAIO 2009 INAUGURAZIONE: 29 NOVEMBRE 2008 ORE 18.30

tessere il vuoto

personale di IVAN DE MENIS curatore: Carolina Lio

Ivan De Menis è un artista che cresce velocemente, che resta nel campo di azione dell’informale, ma che lo gioca cambiando spesso le regole. Queste regole sono i tipi di colori, di forme, di disposizioni nello spazio. E potremmo chiamarle più efficacemente delle direzioni, in quanto seguono un avanzamento preciso verso una pulizia sempre più evidente. I colori diventano sempre più chiari, le forme regolari e lo spazio si geometrizza. Così si arriva alle famose “tessere” che vengono richiamate dal titolo della mostra e che altro non sono che tasselli, sovrapposizioni di tela e tessuti di forma irregolarmente squadrata che formano scacchiere chiare o con colori sobri, simili a volte agli scacchi o comunque a qualche altro gioco magari non ancora inventato.
Queste disposizioni sono in realtà delle “forma mentis”, modelli di pensiero resi razionali e controllati per uno studio che l’artista tenta di compiere sui processi umani, apparentemente schematici, che sembrano rifarsi a dei modelli di cosa viene ritenuto giusto e normale, ma che nascondono un insieme di difficoltà coperte da questo apparente “far quadrare i conti”. L’ordine di superficie è infatti ottenuto, nelle sue opere, da un processo di sovrapposizione, di aggiunta, strato su strato, messi insieme e amalgamati da un colore che quasi li cuce. Per questo il “tessere” del titolo ha una valenza anche verbale e rimanda a un’operazione manuale lenta, laboriosa, riflessiva che di fatto fa parte del processo creativo di De Menis.
Infine, che cos’è il vuoto che viene tessuto, il vuoto su cui si muovono le tessere e che viene costruito in una contraddizione in termini? E’ un vuoto strutturato, complesso, quindi in realtà pieno, un vuoto finto, che emerge dall’analisi del mondo e dell’umanità contemporanei sotto forma di una omogeneità standardizzata. Un vuoto apparente, una spennellata di bianco che va a coprire un quadro complessissimo, decisamente viscerale, spesse volte cromaticamente reso con colori cupi come un bordeaux sanguigno o un blu intenso e buio, di cui però in superficie non vediamo che qualche traccia e suggerimento, essendo il tutto coperto da una facciata leggera, pacata, appunto bianca (Carolina Lio)

ORARI DI APERTURA: Dal Martedì al Sabato dalle ore 16.00 alle 19.30. Sabato anche dalle 10.00 alle 12.30.

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“Latitanze” a Gorizia_28 novembre

Posted by Mauro Daltin su novembre 24, 2008

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VENERDI’ 28 NOVEMBRE – ORE 18.03 – SALA APT – PIAZZALE DELLA STAZIONE – GORIZIA

RASSEGNA “IL LIBRO DELLE 18.03” – AUTORI IN VIAGGIO

Presentazione del libro

Latitanze
di Mauro Daltin

Introduce
Giovanni Fierro (poeta)

Per scaricare il pdf della locandina della rassegna clicca il-libro-delle-1803.

APT GORIZIA, AL TERMINE DI OGNI INCONTRO, INVITA TUTTI I PARTECIPANTI A PRENDERE PARTE AL RINFRESCO.

PER INFORMAZIONI RIVOLGERSI A:
APT GORIZIA
Tel. 0481/593506
e-mail: info@aptgorizia.it

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Ad Istanbul, tra pubbliche intimità

Posted by Mauro Daltin su novembre 23, 2008

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Ad Istanbul, tra pubbliche intimità di Enrico Pietrangeli, Edizioni Il Foglio, 10,00 Euro

Recensione di Pier Luigi Coda

Nel periodare di Enrico Pietrangeli, ho ritrovato il “colloquial style” di Stephen Spender, un poeta che mi è caro fra tutti: quel lasciare sgocciolare sulla pagina le dolenti immagini dell’animo, quel certo soppesato disincanto che travalica la solidità strutturale della costruzione metrica per intingersi nel ritmo musicale che accompagna il formarsi del pensiero.
Ed ho ritrovato quell’ansia dell’andare che scuote il desiderio di appisolarsi nell’acquiescere della propria stupefatta indolenza, (“Che bello dormire/d’inedia morire/ e neppure mangiare,/soltanto sognare”), mentre, nel contempo, urge la frenesia di esplorare siti e lontananze che, inevitabilmente, riportano sempre e comunque a misurarsi col proprio io, a confrontarsi con il proprio turbolento (angosciato?) esistere “lungo quei viali,/onesti e sereni,/ di anonimi borghesi”.
Roma, Trieste, Buenos Aires dove vibrano le fisarmoniche, Istanbul: mete senza approdo, forse le visioni incantate che non esistono se non nell’assenza di un immaginario che non riesce ad offrire né requie né pacificazione perché ovunque c’è da far di conto con la propria lacerazione esistenziale; un profumo di donna, un deserto, una bottiglia di champagne per una notte di sesso, un gatto morto sopra il selciato che giace esentato alla vita. Leggi il seguito di questo post »

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Casa della Poesia

Posted by paolo fichera su novembre 17, 2008

sconosciuto

Cari amici,
come ormai molti di voi già sanno, Casa della poesia vive un momento di grande difficoltà, pur continuando a svolgere le proprie attività e i propri progetti.

A voi, amici di Casa della poesia, appassionati frequentatori, o simpatizzanti da lontano, amici dei nostri amici poeti, il nostro appello: aiutateci a r/esistere con un gesto semplice e piccolo, acquistando per voi, per un regalo natalizio, per i vostri amici del cuore, uno o più libri della Multimedia Edizioni.

È questa la maniera di darci autonomia e l’aiuto di cui ora abbiamo bisogno.

Richiedeteli direttamente a noi o andando nell’E-STORE del nostro sito:

http://www.casadellapoesia.org/estore-elenco.php?cat=Libri

Siamo certi di avere il vostro aiuto e di ricambiare continuando a portarvi tanti progetti e la grande poesia nazionale ed internazionale.

Attendiamo con fiducia vostre notizie e per chi “vive in zona”, vi aspettiamo per un caffè, un tè, un bicchiere di vino, una grappa, nella nostra nuova “casa”.

Saluti

Raffaella Marzano & Sergio Iagulli

tel. 089/951621 – 347/6275911

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