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Nessuno di noi vuole per altro nascondersi, o nascondere al lettore, che non solo la copertina di questo libro, ma il libro stesso – la sua esistenza, la sua comparsa in questa collana – è o può sembrare una sorta di ossimoro. Quando, nel 1975, compì settant’anni Holan, una rivista italiana (…) pubblicò, assieme a una sua breve poesia inedita (…) anche dei versi, pure inediti, di Pasolini, intitolati “Guardo la finestra chiusa della casa Holan”. E questi versi erano, anzi sono (anzi possono sembrare) un attacco a Holan, che Pasolini descrive come un eremita “divenuto venerabile” la cui privatezza è “vezzeggiata e protetta” dalle “migliori signore borghesi”, un vecchio malato le cui mani “non gli servono più se non a tremare” e che sorbisce “brodi e tè/ come un piccolo sublime porco ferito/ ingrugnato e affabile” un “poeta da teatro” che fa “il gesto di scrivere poesia anziché scrivere poesia” …
Nella decisione di pubblicare questo libro nei “Quaderni di Pier Paolo Pasolini” qualcuno potrebbe vedere, una volontà di paradosso, una bizzarra e un po’ sconsiderata provocazione. Come interpretare come giudicare altrimenti, la presenza di un poeta che Pasolini non amava, al quale Pasolini si rivolgeva con dura estraneità e quasi con ripugnanza, nella collana che porta il suo nome?
Si rassicuri il lettore: le cose non stanno così. Che Pasolini, lungi dal non amare la poesia di Holan, la apprezzasse grandemente e desiderasse conoscerla più di quanto la conosceva, lo prova in modo inequivocabile un articolo uscito il 14 aprile 1974 sul Corriere della Sera (…) : “Un’ombra che prese corpo , un “nome” che è diventato un fatto. Holan è entrato nel novero dei poeti letti”. Leggi il seguito di questo post »
Diciotto reportage di autori israeliani per diciotto trame, tra esteriorità, paradossi, psicologia e dramma. Uno sguardo fotografico diverso sulle tante anime di un paese dalle forti contraddizioni: israeliano o palestinese, ricco e povero, moderato ed estremo, tradizionale e secolare, creativo e distruttivo, presente o futuristico, rifugiato, residente, immigrato, sopravvissuto o clandestino, musulmano, ebreo, cristiano, druso o samaritano.
Un itinerario tra le contrapposizioni sociali e le differenze religiose dove i confini formano l’identità.
La percezione fotografica dei confini nel paese delle contrapposizioni.
Fotografi
Abir Sultan | Ahikam Seri | Benyamin Reich | Dan Bronfeld | Dvir Stanislav | Eddie Gerald | Elinor Carucci | Felix Lupa | Gaston Zvi Ickowicz | Gili Yaari | Harel Stanton | Julia Komissaroff | Kobi Wolf | Nitzan Hafner | Tomer Appelbaum | Yaakov Israel | Yonathan Weitzman | Yuval Tebol
Su Clepsydra Edizioni, presentazione di una raccolta di quindici poeti di lingua araba.
“Questa raccolta raccoglie diverse testimonianze di come il poeta vede la guerra, la vita, l’amore per l’altro, l’amore per Dio e di come tutto questo influenzi la visione della poesia all’interno di un contesto sociale diverso da quello occidentale. Una poesia molto intima quanto certamente collettiva: si ritorna un po’ al passato leggendo questa poesia, perchè essa si fa promotrice di valori molto forti come l’amore e la fede; di impronta non solo soggettiva ma anche oggettiva. Questa poesia sembra il punto d’incontro delle anime; è la forza che accelera e fa sì che esistano gli incontri tra le persone; è certamente una poesia che continuamente cerca di trasmettere e completare quello che le persone comuni pensano, ma non sanno dire. In un certo senso, si mostra come poesia rivelatrice. Il poeta quindi è colui che rivela al mondo quello che non riesce a dire, a vedere, ad osservare; e lo fa con un linguaggio molto alto, intensamente ricercato perché la parola attraversi i cuori e la mente; perché la parola possa esprimersi, semplicemente.” (Anila Resuli)
Per scaricare i pdf della raccolta in triplice lingua italiano-inglese-arabo: QUI
Mahmoudan Hawad. Biografia e poesia
a cura di Marco Ribani
Scrittore e pittore tuareg, nato nel 1950 in una famiglia nomade a nord di Agadez, in un accampamento della tribù Ikaskazen, appartenente alla confederazione dei Kel Aïr (l’Aïr è un massiccio montuoso situato al nord ovest dell’attuale Niger). Sua madre e sua zia lo allevarono secondo la tradizione tuareg che egli distingue scrupolosamente dall’educazione islamica per la quale nutrirà un odio profondo per tutta la sua infanzia. Definisce l’educazione tuareg non solo come l’apprendimento della vita nel deserto, della transumanza, della conoscenza e classificazione delle specie (vegetali e animali), ma anche come l’apprendimento di una cultura trasmessa attraverso cicli di racconti molto elaborati, cinque cicli in tutto, di cui l’ultimo tiene insieme il tutto. Impara il dominio sulle parole accompagnando suo nonno alle riunioni politiche (chiamate “asagawar”) e partecipa con sua madre e lo zio materno agli “ahal” le veglie che sono allo stesso tempo scuole di teatro, filosofia e poesia. Oltre a due romanzi, Hawad ha pubblicato una quindicina
di opere poetiche.
Attraversando il crepuscolo
Tra la notte e la luna,
passano gli uomini aghi
che l’insonnia ricuce.
Tra la notte e le tombe,
camminano gli uomini.
Tra la luna e l’ombra della palma,
passano gli uomini della penombra, sogno,
uomini che portano a spalla un fucile
e la rete delle strade e dei canti,
uomini rami del loro sogno,
uomini che calzano i ciottoli,
uomini che risalgono la notte
sul campo della notte,
uomini miscuglio di barba e rivolta,
braccia d’uomini,
passano e seminano aurore,
fruste che fustigano i giorni.
O uomini resistenti
Che attraversano il crepuscolo!
Uomini,
ormai siete braccia dell’aurora
e albero del giorno.
Uomini
Non dimenticate le donne,
radici e cime del giorno. Leggi il seguito di questo post »
a Marino,
estrema resistenza al processo di adultificazione
Se il mare o le altezze la prenderanno. O la voragine incolmabile di questo amore senza scampo, né sosta o fine. Questa fibra straripata da nomi e storie, vicoli, ponti, malìe di balconi all’undicesimo piano, acque di febbraio, tramonti del primo mese, scroscio di fontana, cerchio di lago. Un pesce giura di averla vista impigliata tra la scogliera di Castro mentre urlava un nome incomprensibile. Un bambino la vide ascoltare il giubilo e il calore delle case degli altri, persa nel fumo dei comignoli, il 24 di un imprecisato dicembre.
In Germania, ormai è l’altro secolo, -ma la neve è ancora quella, ed è ancora fresca- un’ossuta vecchietta giurò di averla vista carponi nell’infinita distesa di bianco. Sfilava coriandoli, dal muto dormitorio di gigli vitrei e li lanciava al nero torvo di maleodoranti nubi, cantando nenie in una lingua sconosciuta. Un uccello la spiò arrampicata su un albero, vicino alla fermata del tram, osservare passi e gesti, sorrisi, malinconie, rabbie, tremori, ascoltare discorsi, fissare corpi trepidanti o senza speranza. Sulla strada, tra le vite sospese, scrutare timorosa e sfacciata volti, piedi nudi, mani, ascoltare imprecazioni alla legge, fumi d’incensi, abbaiare rabbiosi di cani. Nelle bettole tra gli ubriachi e tra chi fa di dipendenza suo resistente, dinoccolato incedere. E nei teatri, tutti gli esseri del bosco ne sono testimoni. Lì vive, presa da una gioia fremente e malinconica. Gioia viva. Lì piange e ride, lì esalta compiuto il suo essere.
Nelle stazioni più di una voce ne testimonia la presenza. E la si dice in lacrime, soprattutto per il saluto tra una mamma e la figlia, o tra due amanti. Nei suoi vicoli è certo, la si incontra sempre. Passeggia assorta e attenta insieme, tocca la pietra d’ambra e sole, prima di porgerle l’orecchio in attesa della voce, si dice, di un ignoto e affascinante clown normanno, dai lunghi capelli rossi, scomparso all’improvviso per una magia fin troppo riuscita.
Oggetto: “Terre di vite: vino, volti, suoni, immagini e parole”
Cantine del Castello Conti
via Borgomanero 15 – 28014 Maggiora (NO)
Sabato 7 novembre 2009 dalle 18 alle 22
si terrà la manifestazione
Terre di vite: vino, volti, suoni, immagini e parole
introdotta, alle 17.00, da una tavola rotonda sul tema
“Il vino tra terra e poesia”
interverranno:
Sandro Sangiorgi fondatore e direttore di Porthos, giornalista e sommelier
Marco Arturi giornalista
modera
Luigi Metropoli Divino Scrivere
La manifestazione si inserisce nel settore della viticoltura di qualità all’interno del vivace panorama vinicolo italiano.
Il filo conduttore della serata è l’amore per la terra, per il territorio in cui si opera e per il lavoro nelle vigne, nel segno di un ritorno a una naturalità che non rinuncia alla cultura, ma anzi la incontra per un arricchimento i cui beneficiari sono l’uomo e l’ambiente.
Saranno presenti i seguenti produttori vitivinicoli, con relativi banchi d’assaggio: Cantine del Castello – Elena Conti (doc Boca – Piemonte) Le Piane – Christoph Künzli (doc Boca – Piemonte) Antoniolo – Lorella Zoppis (docg Gattinara – Piemonte) Antoniotti Odilio – Odilio Antoniotti (doc Bramaterra – Piemonte) Cappellano – Augusto Cappellano (docg Barolo – Piemonte) Ar.Pe.Pe – Isabella Pelizzatti Perego (docg Valtellina Superiore – Lombardia) Az. Agr. Crociani – Susanna Crociani (docg Nobile di Montepulciano – Toscana) Az. Vin. Fiorini – Cristina e Alberto Fiorini (doc Lambrusco di Sorbara – Emilia)
La serata, ideata e curata dalle sorelle Conti, Barbara Brandoli e Luigi Metropoli dell’associazione culturale Divino Scrivere, Gianni Usai, si articola in un percorso sinestetico ricco di seduzioni, di intrecci sensoriali che allieteranno anche lo spirito. Oltre ai banchi d’assaggio, nella cornice delle Cantine Conti, dove si possono degustare i vini delle varie aziende presenti, si potrà intraprendere un percorso fotografico, “Tralci di vita” di Massimo Prizzon www.massimoprizzon.it, che arricchirà la degustazione, mentre versi e rime di poeti contemporanei fungeranno da raccordo tra i vari banchetti. Durante la serata l’artista Oreste Sabadin www.orestesabadin.it realizzerà “Arte di Vino”, piccole opere su carta con i terricci e i vini dei produttori coinvolti. Scenografie e allestimento a cura di Mauro Maulini. Le poesie sono dei poeti: Cristina Babino, Maria Grazia Calandrone, Chiara Daino, Federico Federici, Paolo Fichera, Adriano Padua, Anila Resuli, Ilaria Seclì. Leggi il seguito di questo post »
è uscita per la casa editrice L’arcolaio di Gianfranco Fabbri, nella collana “Il laboratorio” diretta da Stefano Guglielmin, l’ultima raccolta di Paolo Fichera: nel respiro.
*
ascolta e resta carne
nel legno
che la parola fissa e annida
e chiara rende la luce
ora che la luce
ha scavato la penombra
ora che l’ha resa
sperma
ora che la notte ha sete
e l’umanità è il battito ampio
di un vagito che si perde
L’altra notte è morto Luciano Morandini, uomo, poeta, scrittore, intellettuale che ha donato a chi lo conosceva un sacco di cose. Non solo i libri che ha scritto e le parole che condivideva, ma per me rimane assoluta la lezione di onestà dell’uomo, il non scendere mai a compromessi con i poteri rimanendo sempre libero.
Ricordo l’ultima volta che ci siamo seduti in casa sua e abbiamo chiacchierato un po’ di libri, poesia, giovani scrittori. Lo guardavo muoversi tra gli scaffali infiniti della sua libreria, avvicinarmi, prendermi per un braccio e sospirarmi tutta la sua paura e preoccupazione per come le cose si stavano mettendo. Ma la sua non era una nostalgia, ma una rabbia timida, una decisa ma silenziosa battaglia.
Angelo Floramo mi ha scritto un sms che racchiude bene il senso di vuoto che un personaggio così ci lascia: “Stiamo perdendo i pezzi migliori della nostra coscienza”. Parlando con Luciano dovevi fare i conti con la coscienza di un tempo e di un popolo. Non potevi sottrarti alle responsabilità, non potevi trovare giustificare a ingiustizie e sopprusi.
“Mauro, continua con la rivista, non mollare, è un progetto politico e culturale nel senso alto del termine…” mi incoraggiava Luciano parlandomi di PaginaZero. Non ti ho ascoltato Luciano. Tu avresti continuato, lo so, avresti affrontato e combattutto le difficoltà. Per questo tuo esempio ti sarò grato sempre e per questo dico che abbiamo perso molto. Tutti. Mauro Daltin
Pubblico anche una lettera di addio a Luciano firmata da un po’ di persone della cultura friulana e non solo.
A Luciano
In sordina, defilato, senza clamori, te ne sei andato Luciano, uomo forte e taciturno, che con i tuoi silenzi sapevi trarre maggior forza e peso alle tue parole quand’esse uscivano a comporre versi o prose, o quando con la tua voce antica sapevano riempire i cuori.
In questa epoca triste, con la tua mente attenta e viva e la tua storia di intellettuale multiforme e onesto, hai sofferto anche tu del timore che poesia e bellezza, così come impegno civile e coerenza, scomparissero nel nulla
della attuale quotidianità che ben altri “valori” impone.
E di certo per questo e per la tua gentilezza, per il tuo sguardo indagatore e fraterno, che ci mancherai compagno e
amico, a ogni 25 Aprile e Primo Maggio, e in ogni attimo in cui cercheremo poesia; ma in ogni giornata varranno anche
per te quei tuoi stessi versi che mirabilmente hai saputo donare a tutti noi: “la morte giammai spense il vostro ardor, dal cuor della terra rispunta l’amor…”.
Addio Luciano.
Omero Antonutti, Carla Battistella, Alessandra Bertolissi, Renato Calligaro, Claudio Cojaniz, Giorgio Cojaniz, Silvio Cumpeta, Mauro Daltin, Augusto De Bernardi, Aldina De Stefano, Silvana Fachin Schiavi, Angela Felice, Marina Giovannelli, Claudio Grisancich, Edi Kanzian, Alessandra Kersevan, Tito Maniacco, Claudio Martelli, Maurizio Mattiuzza, Graziella Moreale, Marina Moretti, Dario Pagani, Teresa Parmesan, Giancarlo Pauletto, Alessandro Rocco, Francesco Schiavi, Giacomo Scotti, Luigina Soranzio, Michela Spanghero, Andrea Valcic, Giancarlo Velliscig, Franca Visintin.
Ritorno ai Balcani: un viaggio fra passato e presente
nei ricordi di Nedim Gürsel
di Antonella Zambelloni
In Ritorno ai Balcani (editore Ananke, 1996) l’autore ci immerge in una serie infinita di immagini e di ricordi, di esperienze e di storia, di realismo e di fantasia: la volontà pare proprio quella di delineare il percorso della sua vita, la storia del suo paese attraverso uno stile chiaro e limpido, che riporta alla mente quella chiarezza e quella ricerca della realtà della scrittura settecentesca classica. È possibile infatti effettuare un paragone, tenendo comunque conto di tutte le differenze e delle specificazioni del caso, con la Vita di Vittorio Alfieri, il grande scrittore autore di alcune fra le più belle tragedie della nostra letteratura e di un’autobiografia in cui si intersecano con maestria romanticismo, ormai alle porte nel panorama letterario della sua epoca, e quel gusto per la descrizione e l’analisi, tipico del secolo dei lumi. Come è noto, Alfieri divide la sua opera in quattro parti, corrispondenti alle quattro fasi della vita umana (infanzia, adolescenza, giovinezza, virilità) nelle quali traccia il percorso della propria esistenza mostrando come dall’iniziale repulsa quasi per le lettere sia maturato in lui il desiderio dell’arte e della scrittura creativa. Narra delle proprie passioni, dei propri amori e sogni, delle proprie esperienze, dei propri viaggi che gli hanno fatto conoscere l’Europa di allora, del suo odio per il potere “tiranno” e della sua ricerca di libertà e indipendenza lontano dall’oppressione. Alfieri era un carattere appassionato, poco incline ad essere incanalato in rigide convenzioni formali o in facili categorizzazioni: Alfieri ha lasciato alcune fra le migliori pagine di un diario intimo, di un resoconto di viaggio, di una delineazione di un percorso artistico, raccontando del suo desiderio di lasciare una immagine di sé che fosse veritiera e che potesse rispecchiare la sua vera natura, un carattere ribelle e allo stesso tempo fragile, come solo un artista può essere. In Gürsel non è sbagliato affermare che si ripresentano simili strutture e simili volontà: anche lo scrittore turco ha infatti tracciato non solo il ritratto del suo paese ma lo ha impreziosito con le sue osservazioni e con tutta una serie di riferimenti che fanno capo da un lato alla tradizione letteraria dall’altro alla cronaca più recente. Per chi non conosce i Balcani e la loro travagliata vicenda e vuole osservarla attraverso gli occhi di chi ha vissuto sulla propria pelle quella tragedia questo libro potrebbe dargli le giuste risposte. Leggi il seguito di questo post »
Breve premessa – Gian Ruggero Manzoni Nella carne dormono Ali – Antonio Castronuovo Vertebrae – (poesie) Pasquale Di Palmo Nella rete si dibattono Ali – Elio Copetti Il volo dello struzzo – Vittorio Zanotta Un maestro : Emilio Villa e il suo volo nel sapere – Luca Ariano Dune, paesaggio di un corpo elevato – Marisa Vescovo Sull’origine – (Boncinelli/Moriggi a colloquio) – Andrea D’Agostino Distanza Netta – (poesie) Sebastiano Aglieco Su roccia o tela, su osso o tastiera lo stesso
impatto atemporale del bello – Salvatore Scafiti Il senso di un incontro… il lungo cammino della magia – Castagna/Lagazzi La funzione dell’artista nella contemporaneità – Antonella Zambelloni Ri-traduzione e contro-traduzione del trentottesimo
frammento del Minima moralia di Adorno – Pier Marco Turchetti Per un’alchimia salutare – Nicola Macolino Il settimo sigillo – Elisa Ravaglia Emanazioni alate – Gian Ruggero Manzoni
Sommario : n° 2
Sociale. La questione prima di una generazione che fa poesia – Matteo Fantuzzi Manifesto con parole chiare – Antonin Artaud, L’incidenza della poesia è nulla – Manzoni/Sica Lingua, linguaggio, parola: magia, musica, metamorfosi, sacralità – Paolo Ruffilli Il mito dell’altro che è in noi – Marisa Vescovo Dialogo tra “La grande abbuffata” e Marco Ferreri – Elisa Ravaglia Emilio Vedova. De-scrivere, de-contestualizzare l’opera – Luciano Marucci Il richiamo della natura come madre e come possibilità – Gretha Harstad La tradizione non è tradizionale – Antonio Castronuovo ALI, per un’estetica a venire (o per un uomo a venire) – Rubina Giorgi Helle Busacca: l’Antigone dimenticata – Luca Ariano La caduta tra chiari e scuri – per le opere di Orodè – Gian Ruggero Manzoni
La crisi colpisce l’editoria così sarà il giornale di domani
di Enrico Franceschini
articolo tratto da “la Repubblica”, 18 marzo 2009
Il necrologio è sormontato da due date: 1764-2009. “Dopo una lunga battaglia con pubblicità in declino, età anagrafica dei lettori troppo avanzata, concorrenza di Internet, sconsiderati livelli di indebitamento, costi inflessibili, ambizioni esagerate e crisi di nervi, l’industria dei giornali è passata a miglior vita”, annuncia il testo. Humour nero, specie se stampato su un giornale: il Financial Times, che ieri ha aperto a questo modo un’inchiesta sulla crisi dell’informazione quotidiana. Dal New York Times alle gazzette di provincia, la carta stampata è in declino: alla sua crisi strutturale, provocata dall’avvento del web, si è aggiunta la mazzata della crisi ciclica, la peggiore recessione economica a memoria d’uomo. Negli Stati Uniti, grandi giornali vanno in bancarotta uno dopo l’altro; ovunque, tutti perdono copie e profitti, e cercano di sopravvivere riducendo le spese.
Eppure la stampa quotidiana non ha mai avuto tanti lettori come oggi: grazie alle edizioni online, che tuttavia nella maggior parte dei casi sono gratuite e generano entrate pubblicitarie ancora troppo basse. “Dacci oggi il nostro giornale quotidiano”, continuano a dire i cittadini del mondo, però si sono abituati a leggerlo sullo schermo di un computer o di un telefonino, senza sborsare un soldo. Leggi il seguito di questo post »
anpi palazzolo-muzzana-precenicco-pocenia-latisana
circolo culturale artetica – circolo culturale trois
PRIMO APPUNTAMENTO DI RESISTENZE 2009
25 APRILE, ANCORA RESISTENZA
ITINERARI_MEMORIA_MUSICA_STORIE_IMMAGINI_PAROLE
SABATO 21 MARZO
RIVIGNANO – Ex Osteria Alle Piramidi ore 18.30
Gonars 1942/43 – un lager in Friuli, coltivare la memoria, combattere il revisionismo Gonars ‘42/43 – un lager in Friûl, coltivâ la memorie, combati il revisionisim
Proiezione del documentario The Gonars memorial. Gonars 1942/43: il simbolo della memoria italiana perduta regia di Alessandra Kersevan e Stefano Raspa – dalle ore 21.00 concerto acustico con Gabriella Gabrielli (Zuf de Zur) e Guido Carrara (Bande Zingare)
Il dvd contiene un documentario con commenti storici ed interviste a testimoni diretti sul campo di concentramento di Gonars (UD), uno dei primi realizzati dal regime fascista che rimase aperto dalla primavera del ‘42 al settembre del ‘43, fino al crollo del regime. Fu un campo particolare perché destinato agli slavi (croati e sloveni) verso cui i fascisti nutrivano da sempre sentimenti di odio paragonabile a quello dei nazisti per gli ebrei. Dopo l’8 settembre vi erano recluse ancora più di cinquemila persone. I morti furono quattrocentosettantuno, di cui settanta bambini con meno di un anno. Leggi il seguito di questo post »
Trovate in edicola da venerdì il nuovo numero del settimanale “Carta”. Nel supplemento “Carta estnord” è stato pubblicato un articolo di Mauro Daltin dal titolo Di qua e di là delle frontiera, che racconta le suggestioni del confine orientale, del concetto di frontiera eccetera.
Questo il sommario del numero del supplemento Carta qui-estnord numero 7 del 2009 in allegato in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Sud Tirolo
Sommario
Lezioni di geografia [Mauro Daltin]
Cartoline dall’altro nordest [Carta Estnord]
La politica di Provincia [Gianni Belloni ]
La decrescita passa per il Comune [Chiara Spadaro]
Il cambiamento immobile. Cosa c’è nel voto del Veneto [Chiara Spadaro]
Il cambiamento immobile. Cosa c’è nel voto del Veneto -intervista a Gianni Riccamboni
Oltre il balcone fiorito [Alessandra Zendron]
Estest [Andrea Bellavite]
De Gustibus [Danilo Gasparini]
Pratiche di cittadinanza [Fabio Della Pietra]
L’ambulatorio degli irregolari [Giulio Todescan]
La città del Passante e Veneto City [Paolo Cacciari]
La signora Gelmini odia il Veneto [Gianni Belloni]
L’acqua dopo la privatizzazione [Andrea Trentin]
Economie dal basso, coop operaie [Gianni Belloni]
Il vento dei Balcani soffia ancora -Intervista a Michele Nardelli
Le monete oltre gli schei [Eliana Caramelli]
Resistenza zingara [Irene Rui]
Cartolina [Marco Baravalle]
Segnalo con piacere questo progetto di una scuola superiore di Torino che si intitola “Letterature bicolori” e che potete leggere sul loro bel sito internet cliccando qui. E questo è il loro blog: http://letteraturebicolori.blogspot.com/
In tempi di discorsi di classi separate fra studenti italiani e studenti immigrati e di sfascio dell’istituzione scolastica, questa mi pare una di quelle cose che scaldano il cuore e che fanno ancora sperare.
Il sito in formazione del liceo A. Einstein di Torino invita studentesse e studenti, insegnanti, lettori, scrittori, curiosi impenitenti a incontrarsi intorno alla letteratura migrante che si esprime in italiano, letteratura che mescola i diversi colori dei linguaggi e delle culture.
Nell’Istituto è operativa una commissione di docenti che si occupano della accoglienza degli studenti stranieri e della loro alfabetizzazione con corsi specifici in relazione alle diverse esigenze.
Alcuni studenti provenienti da nazioni differenti, con una specifica formazione di peer educators, affiancano gli insegnanti nelle varie fasi di sostegno all’inserimento degli studenti immigrati: accoglienza, spiegazione delle regole sociali scolastiche, dell’organizzazione dello studio, della valutazione, dei modi di intendere il rapporto studente-docente.
Tutti gli anni si svolgono attività di educazione alla cittadinanza ed alla legalità per sviluppare negli studenti la consapevolezza della necessità dell’impegno sociale attraverso la conoscenza del territorio, la cultura delle pari opportunità intesa come rispetto dell’altro, la difesa del valore della pace.
Da questa realtà è nato il progetto Letterature bicolori
“Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo”
Angelo Maria Ripellino
“… Essere poeta ed uomo vuol dire essere bosco senza tronchi e vedere… Essere non è lieve… Lievi sono solo gli stronzi…”
“Occorrerebbe vivere per essere,/ma non sarete, perché non vivete,/e non vivete, perché non amate,/perché non amate voi stessi, e tanto meno il prossimo”
“Perché il tuo volo è malato,/perché s’attarda ed è oscuro?/- Per quindici anni ho parlato ad un muro”
Vladimir Holan
“Deviarmi? La via del mio fermo proposito è segnata da rotaie di ferro per correre sulle quali il mio spirito è scanalato”
Herman Melville
“Ai morti la sepoltura e ai vivi la foccaccia”
Miguel de Cervantes
“Si è così tristi, da giovani! D’altronde, tutta questa roba non è allegra! Almeno per certe nature”
Gustave Flaubert
“Tutto passa, la corrente della vita, quel che nella corrente della vita noi rincorriamo è a noi più caro di ogni altra cosa”
James Joyce
“L’odore dell’orizzonte da ogni parte,/Cenere, come se le colline celassero un fuoco/Che altrove divorava un universo”
Yves Bonnefoy
“Non posso addormentarmi, compongo sempre. Scrivo, e tutto si incatena armoniosamente”
Lev Tolstoj
Molti anni prima aveva detto che “sarebbe stato contento di morire”, se non ci fossero stati troppi dolori. Ma i dolori furono tremendi, e forse voleva ancora vivere. La mattina del 3 giugno chiese la morfina, e disse a Robert Klopstock: “Lei me l’ha sempre promessa, ormai da quattro anni. Lei mi tortura, mi ha sempre torturato. Non voglio più parlarle. E’ così che morirò”. Gli fecero due iniezioni. Dopo la seconda iniezione, disse: “Non mi prenda in giro. Lei mi dà un antidoto. Mi uccida, altrimenti è un assassino”. Quando gli diedero la morfina, ne fu felice: “Così va bene, ma ancora, ancora, non fa effetto”. Si addormentò lentamente, si risvegliò confusamente. Klopstock gli reggeva la testa, e lui pensò che fosse sua sorella Elli: “Vai via, Elli, non così vicino, non così vicino…”. Poi, con un cenno brusco e inusuale, ordinò che l’infermiera uscisse: si strappò con forza la sonda e la buttò in mezzo alla stanza. “Basta con questa tortura. Perché prolungare?” Quando Klopstock si allontanò dal letto per pulire la siringa, Kafka gli disse: “Non vada via”. “No, non vado via” disse Klopstock. Con voce profonda, Kafka ribatté: “Ma vado via io”.